Storie di vita

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede ora? Cosa si nasconde? (100%)

Svelato mistero1/2

La porta si chiuse alle sue spalle. Venne invaso dal profumo di erbe messe ad essiccare, fumo di un camino acceso, che non tirava bene, segatura di legna. 

La luce non era molta e la stanza dal soffitto basso era ingombra. Yvir il mercante era in piedi, indeciso se venirgli incontro o scappare, vicino allo spesso tavolaccio. Accanto a lui incuriosito c’era un ragazzo, gli occhi scuri, attenti a quel nuovo venuto.

La scena si scongelò di botto, quando la donna gli passò accanto con il suo profumo delle stesse erbe appese al soffitto. Minuta sottile, alla porta gli era apparsa molto più alta, quasi imponente. Arricciò il naso al suo odore di sudore e sangue. “Stai li in piedi a fissarci o vieni avanti?”, fece lei. Adbel si guardò le mani, macchiate di sangue, probabilmente ne aveva anche in faccia, si disse. Slacciò la cinghia che teneva il fodero della spada, un po’ impacciato e la depose accanto alla porta. “Dovrei darmi una lavata..” borbottò. “Prima voglio dare una occhiata a quella ferita che sta macchiando il pavimento. Goussè dagli una mano a togliersi quegli abiti e fallo sedere qui!” gli indicò lo sgabello. Lei andò a prendere il paiolo nel camino con l’acqua calda. “Ragazzo, corri di sopra a prendere quello straccio sopra il letto”. Il giovane guardò Yvir e si allontanò di corsa. “Stanno venendo qui?” disse questi riprendendosi in quel momento. “Dobbiamo andarcene se è così!”, con fretta guardandosi attorno. “Nessuno ci ha seguito, Yvir” intervenne Goussè, pratico mentre faceva accomodare Adbel e lo aiutava. “Chi doveva inseguirci, mercante?”, chiese il mercenario stancamente, “Chi vi stava aspettando alla locanda?”. Il mercante serrò le labbra, si guardò in giro come se ci potesse essere qualcuno in ascolto. “E..troppo pericoloso..ci hanno quasi trovati e..”. Adbel guardò Goussè come a indicare che il suo padrone era impazzito. “Ora vorrei un po’ di silenzio” intervenne la donna a salvare il mercante. “Colpo di spada?”. “Dardo” precisò Adbel. “Lo hai estratto tu?”, guardò Goussè che annuì. “Avresti dovuto lasciarlo dov’era!”. IL ragazzo portò giù lo straccio che la donna fece in strisce, tranne un pezzo più grosso che usò per pulire attorno alla ferita e a tamponare il sangue. Bagnò un angolo in una bottiglia scura di vetro, “Questo brucerà parecchio”, gli disse e tamponò la ferita. Adbel trattenne a stento l’urlo i muscoli contratti, il fiato. “Per tua fortuna non è rimasto niente dentro” fece lei allargandone i lembi e inserendo in essa una pinza di ferro dalle punte sottili. “Ti metterò dei punti”. Adbel aveva le lacrime agli occhi, ma ora il dolore era molto diminuito. “E inutile che ti dica di non usare la spalla per almeno un paio di giorni, tanto non ascolterai le richieste della vecchia Alaina” disse dopo aver finito di fasciare la ferita. Gli girò attorno e versò in un boccale di terracotta il contenuto della bottiglia scura, “Bevi” gli ingiunse. Lui fece per respingere e lei ferma ripetè il gesto.

Il liquido lo bruciò come fuoco dentro, ma non lasciò residui nella sua testa. Gli occhi del ragazzo non lo perdevano di vista. Yvir continuava a lanciare occhiate alla finestra o alla porta. Sobbalzò quando bussarono alla stessa. Alaina si asciugò le mani e andò ad aprire.

Turo entrò seguito dal suo secondo. “Per ora siamo a posto. Le guardie non verranno a darti la caccia, domani mattina saremo in viaggio, per cui non ci sarà alcuna richiesta di condanna, tanto più che ho spiegato loro chi erano gli altri. Sta di fatto però che ora abbiamo addosso gli occhi di tutti”. “Sapevano già chi eravate quando mi avete raggiunto alla Spalla” fece Adbel. “Se volevate passare inosservati, dovevate farlo da prima..perchè invece provare ad aggredirvi proprio quando c’è una guardia armata con voi?”. “Non ho una risposta Adbel a questa domanda, ma ho delle risposte alle altre..”. “Non sono più tanto convinto di volerle sapere. Quelli non erano degli sprovveduti, o dei semplici ladri. erano organizzati. sapevano il fatto loro”. “Hai qualcosa da bere, Alaina?”. Lei li guardò, “Sarà una lunga notte questa”.

“Non ti abbiamo mentito, Adbel. siamo mercanti. Ma non siamo solo quello. Da dieci anni vaghiamo per queste terre raccogliendo informazioni, documenti, notizie e nomi. Dieci anni in cui nessuno di noi si è mai dato pace. Avevamo un nome, ma non un volto. Un futuro che ci è stato rapito, strappato in una notte, cancellando così un intero regno, oltre la Dorsale. Questo fino a due settimane fa. Ci eravamo quasi arresi al destino. Poi Alaina ci ha mostrato il suo volto. In passato ci era già successo, quindi eravamo non solo scettici, ma sicuri di trovarci di fronte all’ennesima bufala. Non era così. lei conosce la nostra storia e sapeva chi stavamo cercando. Quale miglior nascondiglio che tenerlo in vista? Lo ha tenuto lei per cinque anni. Protetto e cresciuto. Non poteva però, dircelo. Noi eravamo osservati. Lei lo sapeva. L’occasione è diventata la malattia di Yvir”. “Prima ho voluto esserne sicura”, intervenne..

Il Resto della storia Alaina?!

  • uno in fuga (0%)
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  • Uno fuori casa (0%)
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  • Uno dentro casa (100%)
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7 Commenti

  1. Eccoci alla fine della storia..oppure no. In effetti la vicenda non si chiude, il finale in sospeso dovrebbe lasciare spazio ad una seconda serie di capitoli. Ho da recriminare il fatto di averli riletti solo ora, la stesura è stata in diretta, niente di preparato prima, se non un canovaccio mentale, quindi ci sono una serie di imprecisioni, alcuni nomi variati, frasi costruite sui pochi spazi possibili.
    Scarse visualizzazioni, nessun commento in un senso o nell’altro, quindi sono molto deluso. Non so se Abdel e gli altri troveranno futuro, so per certo che i loro viaggi continueranno..
    buona fortuna a tutti e buona vita

  2. Adoro i mondi così costruiti, diversi dal nostro ma non abbastanza da toglierti ogni appiglio. L’incipit a mio parere è semplicemente perfetto!
    Ho votato per leggere quanto hai già scritto liberamente, perchè credo che nessuna seconda stesura ti soddisferà mai come la prima.

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