Tutto per puro caso o forse no.

L’inizio

Da tempo ormai, aveva sostituito la classica sveglia, con il suo smartphone, scelto la suoneria più odiosa possibile, e impostata per molestare e svegliare. Bhe faceva dannatamente il suo dovere, e valore aggiunto doveva trattenersi dall’irresistibile desiderio di spaccare la fonte di quel suono, quante sveglie aveva cambiato per quel motivo? Però ora non poteva certo permettersi di cambiare cellulare ogni giorno, sicuramente non con lo stipendio che si ritrovava. Così con riluttanza si lascia afferrare dalla predestinazione ad una routine consolidata ormai da 7 anni a quella parte. Lavarsi possibilmente doccia veloce, latte al micro, 5 fette biscottate, non una in più non una in meno, cambiarsi velocemente perché ormai il tempo iniziava a scarseggiare, e via di corsa al lavoro. 

Quella mattina il capo era sull’uscio in attesa, aveva un cipiglio più scorbutico del solito.
<<Andiamo!! anche oggi in ritardo…. muoviti!!! consegna speciale per te oggi…!!!>> e un ghigno malefico fece scattare di lato la perenne sigaretta appollaiata sulle labbra.
<<Andiamo!!! Andiamo!!!>> la voce roca, inspessita da pacchetti di bionde scadenti, la nicotina a macchiare i grossi baffi e barba attorno alla faccia, ma anche come nota principale del suo hou de toilette. Daniele era un principale, che sapeva rendersi dispotico e antipatico. Marcava stretto i dipendenti che gestiva nella sua agenzia di consegne, la CCV.
<<Andiamo cazzo… ma guardati hai ancora il cuscino attaccato alla faccia… La mammina non ti ha insegnato ad andare a letto presto quando si deve lavorare il giorno dopo?>> Daniele scatarrò molestamente, e il ghigno comparve sul faccione tondo.
<<Il committente ha chiesto espressamente di te!! Forza!… consegna entro le 10, località monte alto pedalare!!! >> e indicò un pacco della grandezza di un libro posto sul cesto delle uscite. Sospirò, sapeva benissimo che nessun committente aveva fatto richieste specifiche, ma era una punizione bella e buona, l’orologio alla parete segnava le 8:30, e per arrivare a Monte Alto ci voleva almeno un’ora e mezza. Sempre che …
<<Ma dai ancora!!!… e che cazzo… … >> sbotto con il pacchetto in mano e guardando l’unico mezzo rimasto per la consegna, uno sgangherato Porter Piaggio furgonato. Purtroppo, alla CCV Consegne Corrieri Veloci, chi prima arrivava sceglieva il mezzo per le consegne…. Con mesta rassegnazione, butto il pacchetto, l’unica consegna per ora notò, sul sedile passeggiero, di quella scatoletta a quattro ruote. Il logo mezzo sbiadito face la sua figura sui fianchi del Porter. Il faccione di Daniele spuntò oltre la soglia della rimessa: <<Ancora qui sei?!? CAZZO muoviti…che al tuo rientro ti aspettano altre 20 consegne da fare!!!>> e senza aspettare risposta scomparve dentro l’ufficio. 

La giornata non era iniziata bene, e sicuramente la mattinata non pareva girare meglio, e per giunta si stavano addensando grossi nuvoloni neri, minacciosi di pioggia. L’unico suono a fare da compagnia, era il ritmico e assordante stridore del motore sotto al suo sedere, che contribuiva anche ad un naturale riscaldamento in cabina. Il viaggio proseguì monotono e piatto, il pericolo di appisolarsi al volante era alimentato dal ronzio e riverbero nella cabina. Poi quasi all’improvviso ecco apparire il verde delle prime collinette di Monte alto, un verde che risalvata e staccava completamente dal cielo plumbeo che sovrastava quel pezzo d’Italia. Sul pacchetto, non vi era riportato nessun numero civico, a parte qualche nota per il fattorino, la località era Monte Alto, e più nello specifico La Grotta, che pareva quasi il nome di un agriturismo. E infatti gli si parò davanti un cartello, consunto e sbiadito che riportava La G o  a, alcune lettere illeggibili e forse per intuito ci lesse La Grotta. La strada divenne quasi subito sterrata, e il povero poter e le sue gemellari gemevano ad ogni buca, con la coppa dell’olio sempre pericolosamente esposta. Dopo quasi 10 minuti, arrivò a quella che doveva essere una recinzione perimetrale, in più punti diroccata. La oltrepassò e si trovo appena dopo davanti a se una catapecchia, degna di un classico film horror. << Ma dico scherziamo? ….>> rimase a bocca aperta. Qualche passo e superò i pochi gradini fino alla porta principale, che pareva reggersi appena in piedi. Cercò di suonare a quello che sembrava il campanello ≪Ahi≫ sbottò,  e lesse, portando il dito alla bocca, sul pacchetto un’altra nota per il fattorino “Attenzione morde”, e la porta si aprì cigolando. 

≪Permesso??≫ disse entrando, mentre un’oscurità innaturale si chiuse tutto attorno, ma continuò stranamente ad andare avanti, non si sentiva bene… poi inciampò in qualcosa e cadde, sembrò per ore, un muto urlo di rassegnazione. Si ritrovò in una radura, verde e rigogliosa, un laghetto al centro e si sporse guardando il suo riflesso e vide.

Cosa vide riflesso nel laghetto? Di quella radura che non sembrava in Italia?

  • un viso tondo gli occhi piccoli e verdi , una barbetta folta da nerd a incornicciare il viso, i capelli corti e neri. Tomas sospirò (50%)
    50
  • Il suo viso lentigginoso, gli occhi verdi e i capelli rossi con un taglio da maschiaccio, le labbra carnose, Adele tutto sommato si piacque (25%)
    25
  • Il suo viso smunto, gli occhi verdi e i capelli castani raccolti in una coda, e il pizzetto a coprirgli il mento. Giona in fondo si piaceva (25%)
    25

Voti totali: 8

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7 Commenti

  1. Ciao Nathan,
    anche se sono rimasta un po’ stordita da questo unico episodio, che sembra andare quasi di corsa, mi è piaciuta molto l’idea di scegliere il protagonista; voto Giona, che mi sta simpatico a pelle e sembra incastrarsi bene con ciò che hai descritto finora! Se hai voglia passa a leggere il mio racconto, buona scrittura!
    P.S. Ti segnalo ” si lascia afferrare” che risalta tra i verbi al passato!

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