LA ROTTA TRACCIATA

Dove eravamo rimasti?

E adesso? Le sagome nella nebbia raggiungono il naufrago (57%)

FACCIA A FACCIA

Le cose emerse dalla nebbia piombarono su di lui come una frana. Il naufrago si raggomitolò cercando di proteggersi, stringendosi la testa, che pulsava del canto delle voci incorporee…

Poi le voci si unirono in una sola, che cantava all’unisono con il mugolare della massa di corpi che lo schiacciava al suolo. Gli esseri restarono immobili per un istante e poi si spostarono, quasi ordinatamente.

Il naufrago non si mosse per qualche secondo, cercando di riprendere il controllo, se non della situazione, perlomeno di sè stesso. Non sarebbe riuscito a scappare, ma a quanto pare non lo volevano morto… o comunque non subito. Facendosi leva con un braccio si girò per fronteggiarli.

All’inizio pensò che lo stessero osservando da dietro un qualche genere di specchio deformante. Erano creature amorfe, dalla pelle biancastra e porosa, prive di connotati riconoscibili. Alcune di loro erano fuse assieme in grotteschi abbozzi umanoidi, altre avevano un arto o una testa in più. Sembravano pupazzi di pasta modellabile scartati e schiacciati insieme.

Era come trovarsi in un incubo del quale non ricordava l’inizio e non vedeva la fine.

Uno degli esseri calò su di lui e istintivamente il naufrago gli mollò un calcio, ma il suo piede sprofondò nel suo torace come se fosse di sabbia. Gli altri si agitarono, cozzarono l’uno contro l’altro, rilasciando particelle fumose e frammenti che si dispersero nell’aria in minuscole particelle. Non erano solo emersi dalla nebbia – erano fatti di nebbia.

La confusione non durò che un momento: altri si strinsero su di lui e si trovò di nuovo di fronte quello che aveva (quasi) colpito.

E la sua testa abbozzata cominciò ad acquisire dettagli: due bulbi neri sbocciarono in occhi, si aprì un buco che diventò una bocca… La cosa che sembrava l’imitazione di un essere umano stava cercando davvero di imitare un essere umano. La sua nuova faccia si arricchì di dettagli, dalle sopracciglia ai pori della pelle, finchè non divenne la copia perfetta della faccia che aveva davanti.

Il naufrago vide il suo riflesso negli occhi spenti dell’imitazione. Era la sua faccia… ma quella faccia non era soltanto sua. Si era già trovato a guardarsi così prima di quel momento, ma non davanti allo specchio.

La consapevolezza lo trascinò lontano da quel posto e in un istante la sua vita si riversò dentro la sua testa, in un fiume in piena di ricordi…

… Il ponte panoramico della Pike, ma non dall’interno, con la sua passeggiata romantica sotto le stelle e le panchine dove fermarsi ad ammirare il cosmo senza confini, no, dall’esterno, mentre camminava sullo scafo della Nave Bottiglia…

… un pozzo di fuoco blu, in quel ricordo ce n’erano tanti altri come lui, che fluttuavano nel vuoto attorno ad uno dei reattori secondari dell’astronave, attenti a non avvicinarsi troppo…

… il suo corpo, sospeso in una bolla trasparente di liquido rosso, un po’ come nella sua capsula di salvataggio, ma si trovava sulla Pike, nel ripostiglio dove i mozzi venivano riparati e stoccati quando non in servizio.

Attorno a lui, che galleggiava nella bolla, c’erano dozzine di suoi simili sospesi a loro volta nella soluzione di mantenimento, uomini con il suo volto da una parte e donne tutte identiche dall’altra.

È in quella bolla che tutti i suoi giorni iniziavano e finivano… fino al naufragio, fino a trovarsi su quel pianeta desolato davanti ad un pupazzo che indossava la sua faccia.

Era un mozzo sulla Nave Bottiglia Christopher Pike, un membro dell’equipaggio progettato e programmato per svolgere i compiti troppo rischiosi per gli altri – per gli umani “veri” che popolavano la nave e rappresentavano il futuro della razza umana.

La sua brutta copia fissava davanti a sè senza guardarlo. Si raddrizzò meccanicamente e, mentre le altre creature perdevano gradualmente consistenza e si riducevano in polvere, girò i tacchi e scomparve nella nebbia.

Dopo un periodo che gli sembrò molto lungo il naufrago riuscì a rimettersi in piedi, la mente sgombra. I ricordi della sua vita sulla Pike divenivano più vividi ora, con tutti i pezzi al loro posto. E ricordava che se non conosceva il suo nome è perchè i mozzi non ne avevano uno.

Era un membro dell’equipaggio sacrificabile. Nessuno avrebbe rischiato la vita per cercarlo.

In qualche modo le voci cullarono le sue preoccupazioni fino a sopirle, come probabilmente avevano fatto dal primo momento in cui aveva iniziato a sentirle. Cominciò a camminare, guidato da una volontà non sua. Era una sensazione paradossale: non sapeva perchè si muoveva, ma non riusciva a fermarsi… No, in realtà non pensava neanche di provare a fermarsi. Poteva immaginare di cosa si trattasse: le particelle di nebbia che aveva respirato fino a quel momento riempivano il suo corpo e rispondevano in qualche modo a quelle voci, che, ora comprendeva, erano istruzioni… per cosa, non lo sapeva, ma non si sentiva particolarmente turbato. Il che avrebbe dovuto turbarlo.

Anche lui sparì nella nebbia.

Nel prossimo capitolo potremmo capire un po' di più di quello che sta succedendo su questo strano pianeta... ma da che parte cominciamo?

  • Dal naufrago, continuiamo a segurlo mentre viene guidato nella nebbia e scopriamo dove le voci lo conducono (17%)
    17
  • Da FOCUS, torniamo da lui e vediamo cosa sta combinando (33%)
    33
  • Da un flashback sulla Nave Bottiglia, per avere un quadro completo della storia del naufrago (50%)
    50
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71 Commenti

  1. Ciao Dapiz,
    direi che si potrebbe ricominciare da una prospettiva del tutto diversa. Vediamo dalla prospettiva di chi o di cosa…
    Bel capitolo, bella la frase: “E lì, quasi in secca su un basso fondale nel bel mezzo della mezzaluna di scogli e roccia scolorita, stava adagiato il relitto di un imponente vascello” molto suggestiva, quasi musicale.
    Ti segnalo anche un refusino: “Era come se i vecchi dèi del folklore terrestre stesse cambiando…” stessero. 😉
    Bene, ci si rivede al prossimo, curiosissima di sapere come prosegue.
    Alla prossima!

  2. Ciao! Non ho capito molto bene questo capitolo… 🙁 Magari ce lo racconti meglio più avanti. Tipo, lui era l’ultimo? Lo sapeva di essere l’ultimo? Oppure con un contagio stanno morendo tutti e l’unico che si è salvato è il protagonista? Comunque… voto città aliena e seguo con grande interesse.

    • Sarà fatta chiarezza, non preoccuparti 🙂 Per quanto riguarda il naufrago, al momento non sa ancora se ci siano superstiti, e in realtà anche quello che dice ALMA quando la nave viene attaccata non è una certezza: non è stata in grado di difendere la nave dall’attacco (del quale non sappiamo ancora niente) e ha attuato un piano d’emergenza (che sarà spiegato) in caso che LD fosse effettivamente l’ultimo sopravvissuto, ma potrebbe anche esserci stato qualche altro fortunato.

  3. Un relitto, mi sa che questo non è il primo naufragio da queste parti.
    Ora sappiamo cosa renda speciale il nostro naufrago, però la spiegazione l’ho trovata un po’ confusa. Hai voluto mettere moltissime informazioni in poco spazio. Forse avresti dovuto metterne meno, oppure farla in forma di racconto della A.I., piuttosto che come una scena mostrata.
    Ma è sempre complicato scegliere cosa dire e cosa no, e come dirlo 🙂

    • Già, ho provato a raccontare questo capitolo in diversi modi prima di scegliere questo, ma mi sembravano tutti resoconti freddi e poco interessanti… Ho preferito mostrare una scena che ha un suo significato per la storia nel suo complesso, cosa che spero di riuscire a chiarire meglio nei prossimi capitoli!

  4. Direi un relitto.
    Ciao Dapiz,
    non ho ben capito cosa sia successo davvero in questo capitolo… il naufrago è figlio della moglie del vecchio capitano? Scusa, non sono sveglissima stamattina… Pensavo fosse una sorta di mozzo-robot sacrificabile…
    Forse ho fatto confusione, non lo so.
    Il capitolo è ben scritto, io Interstellar l’ho visto (bellissimo) e ho immaginato le fattorie antigravitazionali, tuttavia sono rimasta un po’ imbambolata a fissare la scena, senza ben comprendere cosa stesse davvero succedendo… Ti ripeto, non sono sveglissima.
    Alla prossima!

    • Ciao! Hai ragione, il capitolo è un po’ confusionario, ma in parte è voluto per via della situazione che va a raccontare e che sarà chiarita prossimamente 🙂 Per quanto riguarda il naufrago però no, non è biologicamente figlio del capitano e della moglie, in quel momento è comunque il computer della nave che sta parlando, ma è un computer di una nave che ha visto nascere, vivere e morire migliaia di persone “dentro” di lei ed è come se fossero un po’ tutti figli suoi; la riprogrammazione da parte del capitano, di cui si parla nel capitolo, l’ha resa più umana sotto certi aspetti e per questo si esprime così con il (futuro) naufrago, quando capisce che probabilmente sarà l’unico sopravvissuto. Comunque sono cose che riprenderò e spiegherò meglio

    • Le fattorie avrei voluto descriverle ma i caratteri sono quello che sono, però se hai visto Interstellar puoi immaginare qualcosa di simile 🙂 Per l’albero in realtà è una svista mia, avrei dovuto usare il termine “spoglio” invece di “rinsecchito”, che avrebbe reso meglio l’idea di un albero comunque massicco ma ormai quasi morto

  5. Ciao Dapiz,
    mi è piaciuta molto la svolta presa dal racconto, non mi aspettavo neanche io una rivelazione così sconvolgente, per questo scelgo il flashback, quel che è accaduto sulla Nave Bottiglia mi incuriosisce molto. Non ho molto altro da dirti, questo capitolo è ben scritto, scorrevole e ricco di particolari. Bravo.
    Ci si vende alla prossima!

  6. :O
    Non me lo aspettavo… che lui era un “mozzo sacrificabile”… no, sul serio, non pensavo fosse il capitano, ma almeno qualcuno di importante, non un “mister nulla”. Ora, a meno che non rimanga un “mister nulla” a causa della nebbia che ha preso il suo corpo, forse ha una possibilità di divenir qualcuno.

    Ma per ora torniamo da FOCUS: quell’IA mi manca 😛

    Ciao 🙂

  7. Ciao, sono in parte d’accordo con Jaw: avresti dovuto porre l’accento sul fatto che stesse parlando da solo. Eventualmente potevi passare ad una sorta di flusso di coscenza, ma non so se ti piace. Mi ero persa il nuovo capitolo perché ero convinta di aver già messo il tuo racconto tra i seguiti, ma mi sbagliavo: rimediato!!

  8. Lo raggiungono.
    Ciao, Dapiz, arrivo con un po’ di ritardo, ma arrivo 😀
    Mi è piaciuta la descrizione del paesaggio, delle strane sagome, molto suggestivo e avvincente.
    Se proprio devo trovare un neo, è nell’atteggiamento del naufrago: ha una reazione inizialmente quasi catatonica, nel senso che il constatare di avere delle voci nella testa non pare fargli alcun effetto, salvo poi darsela a gambe quando, in risposta alla sua sfida, si presentano 😀
    Probabilmente è un effetto voluto, in fondo questo sta camminando due giorni nel deserto, ci sta che sia un po’ imbambolato, ma avrei speso qualche parola in più per farci capire meglio il suo “stato mentale”.
    Ciao, complimenti, a presto

    • Grazie dei complimenti e sì, hai ragione, affinchè la trama potesse avere un’accellerata ho tralasciato un po’ l’aspetto psicologico del nostro protagonista, ma se la votazione confermerà il risultato attuale il prossimo capitolo sarà più introspettivo 🙂

  9. Le sagome lo raggiungono e sono sicura che saranno cordiali e pure simpatiche. E magari gli offriranno da bere, che ha la gola secca 🙂
    Mi ero persa un capitolo, probabilmente sommerso nell’onda anomala di liceali che ha gioiosamente “inondato” il sito XD. Molto carini entrambi: al momento la rotta tracciata sembra parecchio dirottata, ma non siamo nemmeno a metà del viaggio ancora, aspettiamo di vedere.

    • Non voglio spoilerare ma temo che quelle figure non siano poi così amichevoli 😛 Comunque è vero che attualmente il titolo sembra avere poco a che fare con quello che sta succedendo, ma non è così 🙂 La direzione che ha preso la storia è un po’ diversa da quella che avevo pensato quando ho buttato giù le prime idee, ma più nella forma che nella sostanza. Una rotta non è necessariamente una linea su una mappa…

  10. Il naufrago scopre a chi appartengono le voci che sente. Lascio a te decidere se viene raggiunto o meno.
    La curiosità si è trasformata in paura: avrà avuto ragione il suo istinto o è stato troppo precipitoso?

    Io ho trovato ottima la descrizione della situazione… peccato che non c’era FOCUS a commentare 😛

    Ciao 🙂

  11. Hai descritto bene l’ambientazione in cui si trova il protagonista.
    Avrei gradito qualche parola in più sullo stato d’animo del protagonista. Tutto sommato, sembra avere un atteggiamento molto disinvolto e fiducioso, in contrasto con l’atmosfera inquietante e enigmatica che lo circonda.
    Le sagome lo raggiungono, vediamo cosa succede 🙂
    ciao

    • Grazie 🙂 Ti dirò che in questa storia mi sono intenzionalmente focalizzato di più sull’ambientazione e sull’atmosfera, volevo dare l’idea di un setting che fosse realmente “alieno” senza ricorrere a stratagemmi troppo semplici o già visti. La caratterizzazione del protagonista doveva essere abbastanza neutra anche per questo, poi è diventato un simpaticone ma quella è una cosa venuta da sè senza troppa pianificazione XD

  12. Ciao Dapiz,
    il tuo è uno dei racconti più interessanti ora sulla piattaforma. Mi piace molto lo stile, accompagna il lettore con brio, senza sedersi troppo su descrizioni e elucubrazioni fluttuanti da menti perse nello spazio.
    Una delle cose che più mi piacciono della fantascienza, che non è proprio il mio genere preferito, è vedere l’ignoto con gli occhi di qualcun altro, e ora sono curiosissima di sapere chi sta chiacchierando, come è fatto, è uguale a noi? Oppure no? E, soprattutto, è ancora lì?
    Aspetto il nuovo capitolo per scoprirlo e voto per il messaggio 🙂
    Alla prossima!
    p.s. mi unisco a Jaw: gira per la piattaforma e dai il tuo contributo agli altri autori, riceverai commenti e critiche costruttive utilissimi a proseguire il tuo percorso qui 😉

  13. Sono dannatamente interessato agli idiomi sconosciuti, ma prima la capsula: è più vicina, ci possono essere altri sopravvissuti oppure risorse… anche niente, ma è comunque più vicina di tutte le altre opzioni.
    FOCUS mi piace parecchio per il suo modo di fare: non è petulante ma è sempre sorprendente 🙂

    Rimango dannatamente interessato all’idioma sconosciuto e spero non vada “in canta fola” 😉

    Solo una cosa: non ho ben capito dove si è riposato il nostro protagonista durante la risalita: se dalle bocche usciva l’acqua, non doveva essere spinto via? O ho capito male io?

    Ciao 🙂

    • Grazie! Le bocche sono delle sporgenze nelle pareti del pozzo, il naufrago non si è riposato dentro l’imboccatura (dove sarebbe appunto stato travolto dall’acqua) ma sopra o attorno ad esse, dove i rilievi della roccia offrivano appoggi. Se hai mai fatto o visto qualcuno fare arrampicata sportiva noterai che basta un appoggio molto piccolo per riposare, ma mi segno di descriverle meglio. Devo ancora abituarmi a stare dentro ai 5000 caratteri senza dimenticarmi dei pezzi 🙂

      Ah, non so cosa significhi “in canta fola” e Google non mi ha aiutato 😛

      • Rispondo ora perché non mi arrivano gli avvisi di risposta ai commenti.
        “in canta fola” è un detto dalle parti di mia madre: le fole (=fiabe) venivano narrate (cantate). Dire che una cosa va “in canta fola” significa che una volta detta, viene dimenticata come “fiabe narrate al vento” 😉

        Ciao 🙂

  14. Alla capsula di salvataggio, io farei così. Forse ci sono risorse, forse ci sono altri della sua specie. E poi è l’obiettivo più vicino 😉
    Molto bene, dico davvero. Il capitolo mi è piaciuto parecchio e non ho nulla da osservare a parte un refuso che grida vendetta al cospetto degli Dei Scrittori: “dei scrittori”, appunto 😀
    Scherzo, so quanto sia facile farsi scappare un refuso e soprattutto quanto sia frustrante non poterlo correggere. Ti valga come “promemoria di attenzione” per la prossima volta.
    Mi permetto un suggerimento: la tua storia è valida, ma a giudicare dai voti i tuoi lettori sono meno di quanti ne potresti ambire. E allora fatti notare, leggi le altre storie e commentale, così che il resto della piattaforma si accorga che esisti. Te lo scrivo solo perché non sono in “conflitto di interessi”, visto che l’ultima storia l’ho conclusa parecchio tempo fa (e l’ultima di fantascienza, la mia vera passione, quasi non la ricordo :-D). A giudicare da come scrivi, sei certamente in grado di dare consigli validi. Quindi buttati nella mischia, contribuisci al dibattito, fatti conoscere 😉
    Se ti guardi intorno scoprirai validi autori, sono certo che troverai belle storie, ottimi interlocutori e spunti interessanti.
    Ciao, a presto

    • Grazie ancora e mannaggia a me per i refusi XD Pian piano sto recuperando le storie in corso e col tempo spero di contribuire più attivamente alla community, anche perchè io mi sono iscritto tra le altre ragioni per trovare la motivazione per ricominciare a scrivere e già mi sta aiutando molto 🙂

  15. Aah, un po’ di buona fantascienza. Non è così frequente, in questi lidi.
    Benvenuto, Dapiz.
    Molto interessante il tuo incipit, scorrevole, ben scritto (a parte, perdonami, gli “<>” oggettivamente bruttini come già ti hanno fatto osservare 😉 ).
    Insomma, questi due capitoli mi sono piaciuti. Un colpo di genio l’idea dell’IA di usare il fluido protettivo per riparare la capsula… be’, si sa, le IA sono dei dannati geni 😀 😀
    L’escamotage dell’amnesia funziona, ma vorrei farti notare che il naufrago, pur non ricordando il proprio nome, si rivolge all’IA chiamandola Focus 🙂
    Ho altre due osservazioni che, come questa, classificherei nel genere “revisione di bozza”:
    – Nel primo capitolo l’unica luce è la spia rossa. Nel secondo anche questa si spegne, ma il naufrago rimuove un pannello alla sua destra. Io farei sapere al lettore che “qualcuno ha acceso la luce”, perché nel primo hai ben reso l’atmosfera buia e claustrofobica e noi la stiamo ancora “vivendo”, quindi a mio parere è giusto che ci dici che la situazione è cambiata (oppure che specifichi che il naufrago apre il pannello al buio 😉 ).
    – Sempre nel primo, il naufrago conosce addirittura che giorno è sulla Terra, e già questo, visto che stiamo parlando di viaggi interstellari, è quantomeno singolare, con tutti gli effetti relativistici che il tuo protagonista ha dovuto subire… senza contare che per definire un giorno sulla Terra devi anche indicare il meridiano… sì, lo so, sono noioso in modo quasi nauseante, ma è per farti riflettere su tutte le implicazioni che può avere, in un racconto di questo tipo, un’affermazione banalissima come questa. Oltre questo, il naufrago dice di provenire dalla Terra, mentre nel secondo capitolo dice di essere nato sulla nave bottiglia… non c’è stretta contraddizione, ma mi spinge a pormi domande 🙂
    Un’altra osservazione, questa molto più tecnica: scrivi che la capsula non è isolata acusticamente, di modo che si possa sentire, con i sensori fuori uso, il rumore dell’acqua esterno. Ma è una questione di proprietà dei materiali: se qualcosa conduce bene il rumore, conduce bene anche il calore e l’idea che una capsula spaziale non sia isolata termicamente non è verosimile. Puoi ritenere quest’osservazione inutile, un’inezia, qualcosa che forse può interessare uno sparuto manipolo di p@llosi come me. Avresti perfettamente ragione. Ma anche in questo caso, quello che mi preme comunicare è quanto sia impegnativo scrivere una fantascienza coerente; scrivi di luoghi e mondi inesplorati, devi farti un sacco di domande che i pennivendoli di altri generi più semplici neppure si sognano 😀
    Scherzo, naturalmente, tranne nel pretendere che la fantascienza sia considerata un genere “nobile”, affascinante e difficile come tutti gli altri. O forse anche di più 😀 😀
    Va be’, chiudo qui il papiro.
    Bravo e complimenti

    Ciao, a presto

    • Ciao e grazie mille per il commentoesaustivo! Ti rispondo punto per punto così ho l’occasione di chiarire un po’ di cosine 😀

      – quello che il naufrago ricordava prima del riassunto di FOCUS è la sua origine terrestre, ricordi resi più vividi dal fatto che, come ho già accennato, la Pike non è un’astronave fatta solo di corridoi e hangar grigi ma ospita alcuni ambienti artificialmente ricostruiti che hanno contribuito all’idea di provenire direttamente dalla Terra
      – si ricorda del nome della IA perchè la sua è un’amnesia dovuta all’incidente, un trauma che gli ha lasciato un’idea generale di chi sia e cosa faccia ma lo ha privato dei dettagli sul naufragio… ma non è tutto qui. Il non ricordare il suo nome, in base alle scelte che effettuerete, potrebbe diventare parte della trama portante o restare un dettaglio sullo sfondo. IO so perchè non lo ricorda e quale era il suo ruolo sulla nave, ma che lo scopra anche lui o anche voi dipende da dove lo porterà la sua rotta
      – che invece ricordi che sulla Terra è lunedì… è solo la classica battuta sul lunedì che è sopravvissuta secoli nel futuro e nello spazio, niente di più, in realtà non ha idea di che giorno sia 😀
      – per quanto riguarda luce rossa e pannello, lì è una questione di caratteri. Nella bozza specificavo che cercava il pannello tastando al buio e lo trovava al tatto, ma è stato piuttosto difficile stipare questo capitolo in 5000 battute e alla fine ho dovuto sacrificare mooolti dettagli. In questo caso ho semplicemente dato per scontato che il naufrago fosse ancora al buio e, siccome la capsula non è molto grande, lo abbia trovato senza troppe difficoltà
      – sull’isolamento della capsula: eh hai ragione, specialmente sulle tante domande che bisogna porsi quando si scrive di mondi fantastici, che è una cosa che mi diverte molto (ed è da questo che nasce questa storia). Pensa che Larry Nieven scrisse il secondo capitolo di Ringworld anche per rispondere a tutte le osservazioni tecniche che i lettori gli avevano fatto notare 😀 Io però sono molto più terra terra: scrivo fantasy e fantascienza anche perchè non saprei documentarmi accuratamente su tante cose del mondo reale, ragion per cui se ho bisogno di scrivere qualcosa di più tecnico cerco di pensare a soluzioni creative che abbiano un senso nella storia (come il fluido di mantenimento che può riparare i circuiti) ma che non mi richiedano di imparare technobabble o di prendere un dottorato in fisica dei materiali XD

      Comunque una volta completata la storia ho intenzione di pubblicarla per intero sul mio sito personale e farò tutti gli aggiustamenti del caso, quindi osservazioni come questa mi fanno solo piacere. Di cappellate però continuerete a trovarne ancora tante, mi sa 😛

  16. Gli farei scalare le pareti, sperando non siano troppo friabili. Una nave esploratrice intitolata al capitano Pike è sicuramente perfetta per esplorare pianeti e popoli sconosciuti. Anche se il teletrasporto di solito è più elegante dello spingere un portellone coi piedi. Ma con il veicolo in avaria si fa quel che si può 🙂

  17. Ciao Dapiz,
    be’ ora che siamo arrivati perchè andare via asubito? Io dico di esplorare, l’acqua c’è e si respira pure…
    Nel tuo secondo capitolo trovo spunti che mi fanno pensare ad altre avventure, l’Apollo 13, Mission to Mars, Passengeres… probabilmente, oltre che amante del genere su carta guardi anche parecchi film sull’argomento, ma è una mia ipotesi 🙂
    Comunque mi piace molto come sta andando, vorrei “vedere” altro del pianea, perciò aspetto il terzo.
    Alla prossima!

    • Hai ragione, guardo molta fantascienza, anche se per questo racconto nello specifico non mi sono ispirato a nulla di particolare… Forse un po’ a The Martian per via dell’atteggiamento del naufrago 🙂
      La mia idea è di restare sempre nei pressi del pianeta o comunque in questo sistema, vorrei che la storia raccontasse proprio della sopravvivenza in questo ambiente alieno, che ho già ideato in maniera abbastanza estesa. Però come e quanto lo esploreremo e partendo da dove dipende da voi 😀

  18. Ciao Dapiz,
    non credo di averti mai letto, almeno non con questo nick, ma sono felicissima di farlo ora.
    Ottimo incipit, divertente e curioso al tempo stesso. Vorrei tanto sapere cosa attende il naufrago sul nuovo (?) pianeta, se di pianeta si tratta… 🙂
    I consigli te li ha già dati Befana, ascoltala ne dà sempre di ottimi e utilissimi, io mi limito a farti i compimenti e a salutarti perciò alla prossima!

    • Grazie mille dei complimenti ;_; Difficilmente mi avrai letto, se non in un passato molto remoto e molto imbarazzante, questo sito l’ho scoperto da pochi giorni e mi sono iscritto proprio perchè non scrivevo da tanto e mi sembrava un buon modo di ricominciare 🙂

  19. Ciao, mi hai fatto molto ridere con le molte inquietudini e poche certezze, ma fondamentali (tipo, siamo lunedì ^^)
    Diciamo che tenta una riparazione, è così confuso che non so se oserà uscire subito in esplorazione.
    Mi permetto due consigli: usa le virgolette o il trattino per i dialoghi, invece di maggiore e minore; riduci un po’ il numero di aggettivi possessivi. Entrambe le cose ti daranno risparmiare caratteri, che qui sono spesso merce preziosa 🙂

    • Grazie dei consigli, mi sono iscritto qui anche per cercare di migliorare il mio stile quindi sono sicuramente ben accetti! In questa storia continuerò a usare <> per i dialoghi perchè non mi piace cambiare in corso d’opera, ma per la prossima ci provo 🙂

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