LA ROTTA TRACCIATA

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo capitolo potremmo capire un po' di più di quello che sta succedendo su questo strano pianeta... ma da che parte cominciamo? Da un flashback sulla Nave Bottiglia, per avere un quadro completo della storia del naufrago (50%)

L’ULTIMO

«ALMA, che mi racconti oggi?»

Il mozzo gesticolava sfiorando le icone sospese a mezz’aria, mentre l’interfaccia olografica del computer di bordo della nave si materializzava davanti ai suoi occhi.

«Domandi l’esposizione di un episodio a mia discrezione, LD715?»

«Diciamo di sì. Raccontami qualcosa della vita sulla nave, di prima che io nascessi.»

Per una volta aveva pensato di chiederle qualcosa che gli interessava davvero, mentre faceva il suo lavoro. Anche se era l’Intelligenza Artificiale più avanzata a bordo della Christopher Pike, ALMA impegnava comunque molte risorse per interagire in maniera naturale con l’equipaggio, il che abbassava le sue difese e permetteva al programma di diagnostica di rilevare più facilmente eventuali problemi.

ALMA se ne stava inginocchiata al centro della stanza circolare, con l’aspetto di una dama di mezza età. Attorno a lei i proiettori collocati sulle pareti avevano già cominciato a disegnare immagini di un tempo passato, prima che l’incidente del terzo reattore si portasse via un terzo della nave e dei suoi abitanti.

In pochi istanti il locale asettico che ospitava l’interfaccia di ALMA era scomparso, sostituito dal panorama bucolico delle fattorie antigravitazionali. Un uomo percorreva zoppicando il sentiero che dai silos si inoltrava nei boschi attorno alle campagne artificiali. 715 non lo aveva mai incontrato, ma sapeva chi fosse: Abraham Graves, il precedente capitano della nave. Graves si era assunto la responsabilità della tragedia e aveva lasciato il comando, ma aveva rifiutato di firmare l’atto che dava il via al progetto Guardiani del Futuro, lasciando l’incombenza al suo successore. Per quanto la perdita di vite umane fosse un grave problema su una nave generazionale, Graves non accettava che la soluzione fosse riprogrammare una partita di embrioni per trasformarli in martiri sempre pronti a sacrificarsi per il bene superiore. I “mozzi”, come li chiamavano in quei giorni, piegavano di un bel po’ l’etica della società della Pike, ma non quella di Abraham Graves, che con quell’iniziativa preferiva non avere nulla a che fare.

«Guarda» disse ALMA, «questa è una storia che non ho mai raccontato a nessuno.»

715 cercò di dissimulare la sua curiosità gettando un’occhiata distratta al programma di diagnostica. Graves, un uomo massiccio di un metro e novanta con una pancia imponente, si stava arrampicando su un albero rinsecchito. Arrivato ad un’altezza di circa sei metri infilò il grosso braccio nel tronco cavo (quasi restando incastrato) ed estrasse qualcosa che il mozzo non riuscì a vedere bene – finchè il capitano non perse l’equilibrio e, per tenersi, lasciò cadere l’oggetto a terra, ai piedi del mozzo.

Era un libro… no, un diario, scritto a mano. Non se ne vedevano più tanti. Ed era scritto da due diverse persone, due bambini e – oh, sì, ora capiva. 715 non conosceva quella parte della storia, ma sapeva come si concludeva. Dopo aver perso la moglie nell’incidente il capitano era tornato al suo incarico di programmatore di ALMA e si diceva che, per ricordarla, avesse integrato aspetti della sua personalità in uno degli aggiornamenti dell’I.A. ALMA gli stava mostrando da quale base era partito: il “diario di bordo” che i due tenevano insieme, da bambini.

«ALMA» disse gentilmente 715 al computer di bordo, «questa non è una storia della nave come le altre, non è vero? È la tua storia»

L’interfaccia del computer di bordo fissava il vuoto con un’espressione inequivocabilmente umana. Forse c’era del vero nella faccenda della moglie del capitano. 715 non era certo che lo avrebbe riferito nel suo rapporto.

Ma poi, di colpo, lo sguardo di ALMA cambiò. Il bosco scomparve e un istante dopo, un suono che non si sentiva da quasi trent’anni: il corno dell’allarme nero.

715 chiuse la diagnostica con un tocco e si diresse alla porta, che lo bloccò.

«Lasciami passare, devo tornare alla mia postazione!» gridò battendo il pugno sulla porta, ma voltandosi si trovò di fronte non ALMA, ma Katarina Graves.

La moglie del capitano lo fissava con lo sguardo affranto e quando si rivolse a lui non lo fece col tono asettico del computer di bordo.

«Mi spiace di doverti chiedere questo» cominciò, interrotta da un boato da qualche parte in un ponte superiore.

«ALMA, cosa succede?»

«Contagio.Lo scafo cede. Io – la nave non resisterà.»

«ALMA, cosa stai dicendo? Fammi…» ma non potè protestare oltre: una nube di pulviscolo bianco lo circondò, inibendo i suoi movimenti. Le nanomacchine che componevano ALMA si depositarono su di lui. Poi lei gli parlò:

«Questo è il tuo ultimo ordine, LD715. Raggiungi il ponte 14, dove troverai una scialuppa riprogrammata per metterti in salvo. Ti porterà su Spot313, ma da lì dovrai cavartela da solo. Ti sto sottoponendo ad una procedura di emergenza che sopprimerà molti dei tuoi ricordi, quindi potrai fare affidamento solo su te stesso. Non so con che cosa abbiamo a che fare, ma dovrai fare del tuo meglio per sopravvivere, perchè sarai l’ultimo dei miei figli.»

Nel prossimo capitolo torniamo dal naufrago, ma che cosa troverà nella nebbia?

  • Un relitto (75%)
    75
  • Una città aliena (0%)
    0
  • Rovine (25%)
    25
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

104 Commenti

  1. Come Keziarica, anch’io mi sono persa dentro la trama. E’ sicuramente un mio limite legato al genere fantascienza che non prediligo particolarmente. Mi manca quasi sempre il colore, dato dai “sentimenti e emozioni dell’umanità”
    Che sia mancata anche un pochino di organizzazione, a priori, delle varie fasi del racconto? Non so…
    Ciao e al prossimo 🙂

    • Grazie comunque per avermi seguito anche se non apprezzi più di tanto il genere! Di sicuro un po’ di pianificazione mi è mancata, ho iniziato a pensare al finale intorno al sesto-settimo episodio, prima avevo delle linee guida ma mi sono lasciato molto trascinare dal “gioco” lasciando decidere molto al lettore. La prossima storia voglio gestirla in maniera un po’ diversa 🙂

  2. Ciao Dapiz,
    e niente, ho idea che, come mi è successo in altre occasioni (specialmente per i film), dovrò rileggere tutto per capire a fondo. Ho intravisto, ma ancora non ho chiaro il tuo disegno, forse dipende dal fatto che non sono un’appassionata di fantascienza, eppure il capitolo è ben scritto. Devo essermi persa qualcosa, strada facendo…
    Direi che, a parte la mia incompetenza, hai fatto un buon lavoro. Il raconto è ben scritto, interessante e fantascientifico al punto giusto. Credo che lo rileggerò, giusto per tributargli la giusta importanza e capire esattamente qual era il messaggio che volevi trasmettere.
    Alla prossima!

    La prima frase è bellissima e suggestiva, mi sarei fermata ai ceri spenti, però.

    • Intanto grazie mille per avermi seguito fino a qui! Se il “disegno” non ti è chiaro probabilmente è perchè anche se avevo in mente diverse cose fin dall’inizio scrivere collettivamente ha portato la storia ad allontanarsi dai miei piani iniziali, quindi ho spesso dovuto improvvisare. Ho sempre cercato di inserire nuovi elementi seguendo una logica e assicurandomi che avessero un perchè, quindi non ho buttato lì cose a caso perchè “tanto è fantascienza”, ma di sicuro mi è mancato lo spazio per spiegare al meglio tutto quanto. Per la prossima storia credo mi concentrerò più sul migliorare la mia capacità descrittiva, che credo lasci un po’ a desiderare…

      (per la prima frase: è vero che fermandomi ai ceri spenti sarebbe stata più solenne, ma volevo trasmettere anche un’idea di decadimento e disordine)

  3. Ciao! Sono passata a dare un’occhiata al tuo profilo e mi sono letta tutta la storia.
    Personalmente non apprezzo molto la fantascienza e in alcuni punti ho faticato a seguirti, ma sono arrivata fino alla fine perché c’è un elemento nella tua scrittura che mi piace moltissimo ritrovare quando leggo e che mi ha tenuta ancorata alla pagina: l’ironia. Soprattutto nei primi capitoli, dove era più presente, mi sono trovata spesso a sorridere sotto i baffi.
    Concordo con altri commentatori nel dire che forse è una storia troppo elaborata per rientrare in soli dieci capitoli da 5000 battute… ma sono certa che troverai un finale adeguato! Orsù!

    • Grazie per aver recuperato tutta la storia! Concordo con te (e con un po’ tutti) sul fatto che in 50 mila caratteri ci sia stata un po’ stretta, ma come avrai letto nei commenti per me è stato anche un esperimento e tutto sommato credo sia abbastanza riuscito 🙂 La prossima comunque sarà più semplice e probabilmente mi sposterò sul genere fantasy (e l’ironia tornerà!)

  4. Sotto un albero.
    Mi è piaciuto molto, questo capitolo.
    Tra “Il naufrago non intendeva tornare nella nebbia…” e “Lo sconosciuto parlava la lingua del Coro…” cambi in modo repentino il punto di vista, saltando dai pensieri del naufrago a quelli dell’alieno. Mi ha un po’ spiazzato 🙂
    Ciao, a presto

  5. Ciao Dapiz,
    non ne capisco nulla di quanti e fantascienza, infatti la leggo poco, però posso dirti che stai portando avanti un bel racconto, sono convinta che lo concluderai al meglio e mi auguro di riuscire a capire cosa accadrà 🙂
    Voto l’anfiteatro, alla prossima!

    • Grazie, questa storia è diventata mooolto più “fanta” che “scienza” rispetto a come me l’ero immaginata, e anche parecchio più criptica… In questi ultimi due capitoli ho cominciato a dare qualche risposta che spero sia abbastanza comprensibile, ma cercherò di avere un momento “spiegone” anche nel finale se avrò spazio!

  6. Ciao! Racconto avvincente, ancora un po’ confuso, ma del tutto originale.
    Anche io, come altri lettori, credo che le battute a disposizione siano insufficienti, nel frattempo mi piacerebbe che Focus condividesse un po’ delle informazioni che ha raccolto.
    A presto!

    P. S. Mi permetto di farti notare che c’è un piccolo errore: “se stesso” non vuole l’accento sul “se”

    • Ciao e grazie, sono contento che lo si trovi un racconto originale! Nelle mie prossime storie cercherò di gestire meglio gli spazi, questa ci starà un po’ stretta ma dovrei riuscire a chiuderla in maniera soddisfacente.
      Per la tua correzione in realtà la Crusca mi considera validi sia il sé accentato sia il se non accentato, avevo verificato perchè di mio senza dizionario sotto mano cadrei spesso in errori del genere. Personalmente mi piace di più la versione con l’accento, finchè non mi arrestano credo continuerò a scriverlo così XD

  7. Be’, FOCUS ha raccolto un sacco di informazioni, mi sembra giusto che ne condivida un po’ con noi 😀
    Ciao, Dapiz.
    La storia rimane molto suggestiva, piena di idee e originale. L’impressione è però che i cinquantamila caratteri le stiano un po’ stretti e ti costringano a “raccontare” un po’ troppo.

    Ciao, a presto

    • Ciao e grazie! Probabilmente hai ragione, ho dovuto inserire molto “infodump” per sopperire alla brevità dei capitoli e di sicuro non mi sono gestito al meglio gli spazi, specialmente all’inizio, ma d’altra parte gli episodi brevi, il numero di caratteri limitato, l’interazione e la serialità sono gli elementi che mi hanno fatto scegliere questa piattaforma per ricominciare a scrivere. Senza di essi questa storia sarebbe rimasta solo un’idea nella mia testa, quindi tutto sommato sono abbastanza soddisfatto di quello che sto facendo, che è sempre meglio che non fare niente 😀

  8. Ciao Dapiz,
    Ti si chiedeva una svolta e la svolta c’è stata, e che svolta! Molto bene, il mondo nuovo mostrato da un suo abitante, bella trovata. Il Coro, Rune e la sua gente hanno molto da raccontare, mi accodo a Red per domandarti se hai intenzione finire in due capitoli, che risulterebbero un po’ tirati, o se hai intenzione di creare un seguito. Intanto ti faccio i complimenti e ti saluto.

    Alla prossima!
    p.s. torniamo al naufrago. 🙂

    • Grazie mille a te e a Red, per la questione del seguito rispondo qui a tutti e due: la storia si concluderà, ma è vero che lo spazio potrebbe risultare pochino per chiudere tutto a dovere e in quel caso opterei per un finale aperto, ma comunque non un cliffhanger, che non è una soluzione che apprezzo molto. Non ci sarà un “fine prima parte” insomma, preferisco finire in maniera un po’ stringata e fare meglio la prossima volta che rimandare a tempo indeterminato, anche per rispettare l’impegno che ho preso con me stesso. È il primo esperimento con questo tipo di scrittura che faccio e il primo racconto di una certa lunghezza che scrivo dopo parecchio tempo di inattività, quindi per me è anche un po’ un prendere le misure, anche con le scadenze che mi sono dato per finirlo, e per ora l’accoglienza ha superato le mie aspettative, quindi cercherò di non deludervi 😀

  9. Sono elettrizzato! È il caos… quando due alieni si incontrano temendo che l’uno o l’altro possano far loro del male, possono nascere solo scintille… ma siccome tu sei bravo nei colpi di scena, io voto di ripartire dal nostro naufrago 🙂

    Ciao 🙂
    PS: ma riesci a finire in due capitoli o ci dobbiamo aspettare un seguito?

  10. Ciao Dapiz,
    direi che si potrebbe ricominciare da una prospettiva del tutto diversa. Vediamo dalla prospettiva di chi o di cosa…
    Bel capitolo, bella la frase: “E lì, quasi in secca su un basso fondale nel bel mezzo della mezzaluna di scogli e roccia scolorita, stava adagiato il relitto di un imponente vascello” molto suggestiva, quasi musicale.
    Ti segnalo anche un refusino: “Era come se i vecchi dèi del folklore terrestre stesse cambiando…” stessero. 😉
    Bene, ci si rivede al prossimo, curiosissima di sapere come prosegue.
    Alla prossima!

  11. Ciao! Non ho capito molto bene questo capitolo… 🙁 Magari ce lo racconti meglio più avanti. Tipo, lui era l’ultimo? Lo sapeva di essere l’ultimo? Oppure con un contagio stanno morendo tutti e l’unico che si è salvato è il protagonista? Comunque… voto città aliena e seguo con grande interesse.

    • Sarà fatta chiarezza, non preoccuparti 🙂 Per quanto riguarda il naufrago, al momento non sa ancora se ci siano superstiti, e in realtà anche quello che dice ALMA quando la nave viene attaccata non è una certezza: non è stata in grado di difendere la nave dall’attacco (del quale non sappiamo ancora niente) e ha attuato un piano d’emergenza (che sarà spiegato) in caso che LD fosse effettivamente l’ultimo sopravvissuto, ma potrebbe anche esserci stato qualche altro fortunato.

  12. Un relitto, mi sa che questo non è il primo naufragio da queste parti.
    Ora sappiamo cosa renda speciale il nostro naufrago, però la spiegazione l’ho trovata un po’ confusa. Hai voluto mettere moltissime informazioni in poco spazio. Forse avresti dovuto metterne meno, oppure farla in forma di racconto della A.I., piuttosto che come una scena mostrata.
    Ma è sempre complicato scegliere cosa dire e cosa no, e come dirlo 🙂

    • Già, ho provato a raccontare questo capitolo in diversi modi prima di scegliere questo, ma mi sembravano tutti resoconti freddi e poco interessanti… Ho preferito mostrare una scena che ha un suo significato per la storia nel suo complesso, cosa che spero di riuscire a chiarire meglio nei prossimi capitoli!

  13. Direi un relitto.
    Ciao Dapiz,
    non ho ben capito cosa sia successo davvero in questo capitolo… il naufrago è figlio della moglie del vecchio capitano? Scusa, non sono sveglissima stamattina… Pensavo fosse una sorta di mozzo-robot sacrificabile…
    Forse ho fatto confusione, non lo so.
    Il capitolo è ben scritto, io Interstellar l’ho visto (bellissimo) e ho immaginato le fattorie antigravitazionali, tuttavia sono rimasta un po’ imbambolata a fissare la scena, senza ben comprendere cosa stesse davvero succedendo… Ti ripeto, non sono sveglissima.
    Alla prossima!

    • Ciao! Hai ragione, il capitolo è un po’ confusionario, ma in parte è voluto per via della situazione che va a raccontare e che sarà chiarita prossimamente 🙂 Per quanto riguarda il naufrago però no, non è biologicamente figlio del capitano e della moglie, in quel momento è comunque il computer della nave che sta parlando, ma è un computer di una nave che ha visto nascere, vivere e morire migliaia di persone “dentro” di lei ed è come se fossero un po’ tutti figli suoi; la riprogrammazione da parte del capitano, di cui si parla nel capitolo, l’ha resa più umana sotto certi aspetti e per questo si esprime così con il (futuro) naufrago, quando capisce che probabilmente sarà l’unico sopravvissuto. Comunque sono cose che riprenderò e spiegherò meglio

    • Le fattorie avrei voluto descriverle ma i caratteri sono quello che sono, però se hai visto Interstellar puoi immaginare qualcosa di simile 🙂 Per l’albero in realtà è una svista mia, avrei dovuto usare il termine “spoglio” invece di “rinsecchito”, che avrebbe reso meglio l’idea di un albero comunque massicco ma ormai quasi morto

  14. Ciao Dapiz,
    mi è piaciuta molto la svolta presa dal racconto, non mi aspettavo neanche io una rivelazione così sconvolgente, per questo scelgo il flashback, quel che è accaduto sulla Nave Bottiglia mi incuriosisce molto. Non ho molto altro da dirti, questo capitolo è ben scritto, scorrevole e ricco di particolari. Bravo.
    Ci si vende alla prossima!

  15. :O
    Non me lo aspettavo… che lui era un “mozzo sacrificabile”… no, sul serio, non pensavo fosse il capitano, ma almeno qualcuno di importante, non un “mister nulla”. Ora, a meno che non rimanga un “mister nulla” a causa della nebbia che ha preso il suo corpo, forse ha una possibilità di divenir qualcuno.

    Ma per ora torniamo da FOCUS: quell’IA mi manca 😛

    Ciao 🙂

  16. Ciao, sono in parte d’accordo con Jaw: avresti dovuto porre l’accento sul fatto che stesse parlando da solo. Eventualmente potevi passare ad una sorta di flusso di coscenza, ma non so se ti piace. Mi ero persa il nuovo capitolo perché ero convinta di aver già messo il tuo racconto tra i seguiti, ma mi sbagliavo: rimediato!!

  17. Lo raggiungono.
    Ciao, Dapiz, arrivo con un po’ di ritardo, ma arrivo 😀
    Mi è piaciuta la descrizione del paesaggio, delle strane sagome, molto suggestivo e avvincente.
    Se proprio devo trovare un neo, è nell’atteggiamento del naufrago: ha una reazione inizialmente quasi catatonica, nel senso che il constatare di avere delle voci nella testa non pare fargli alcun effetto, salvo poi darsela a gambe quando, in risposta alla sua sfida, si presentano 😀
    Probabilmente è un effetto voluto, in fondo questo sta camminando due giorni nel deserto, ci sta che sia un po’ imbambolato, ma avrei speso qualche parola in più per farci capire meglio il suo “stato mentale”.
    Ciao, complimenti, a presto

    • Grazie dei complimenti e sì, hai ragione, affinchè la trama potesse avere un’accellerata ho tralasciato un po’ l’aspetto psicologico del nostro protagonista, ma se la votazione confermerà il risultato attuale il prossimo capitolo sarà più introspettivo 🙂

  18. Ciao Dapiz,
    bel capitolo, ora aspetto di capire chi sono le figure e vedere come se la cava l’eroe.
    Le sagome raggiungono il naufrago, anche perchè adesso sono curiosa di sapere chi sono e cosa vogliono.
    Ci si vede al prossimo.
    ciao.

  19. Le sagome lo raggiungono e sono sicura che saranno cordiali e pure simpatiche. E magari gli offriranno da bere, che ha la gola secca 🙂
    Mi ero persa un capitolo, probabilmente sommerso nell’onda anomala di liceali che ha gioiosamente “inondato” il sito XD. Molto carini entrambi: al momento la rotta tracciata sembra parecchio dirottata, ma non siamo nemmeno a metà del viaggio ancora, aspettiamo di vedere.

    • Non voglio spoilerare ma temo che quelle figure non siano poi così amichevoli 😛 Comunque è vero che attualmente il titolo sembra avere poco a che fare con quello che sta succedendo, ma non è così 🙂 La direzione che ha preso la storia è un po’ diversa da quella che avevo pensato quando ho buttato giù le prime idee, ma più nella forma che nella sostanza. Una rotta non è necessariamente una linea su una mappa…

  20. Il naufrago scopre a chi appartengono le voci che sente. Lascio a te decidere se viene raggiunto o meno.
    La curiosità si è trasformata in paura: avrà avuto ragione il suo istinto o è stato troppo precipitoso?

    Io ho trovato ottima la descrizione della situazione… peccato che non c’era FOCUS a commentare 😛

    Ciao 🙂

  21. Hai descritto bene l’ambientazione in cui si trova il protagonista.
    Avrei gradito qualche parola in più sullo stato d’animo del protagonista. Tutto sommato, sembra avere un atteggiamento molto disinvolto e fiducioso, in contrasto con l’atmosfera inquietante e enigmatica che lo circonda.
    Le sagome lo raggiungono, vediamo cosa succede 🙂
    ciao

    • Grazie 🙂 Ti dirò che in questa storia mi sono intenzionalmente focalizzato di più sull’ambientazione e sull’atmosfera, volevo dare l’idea di un setting che fosse realmente “alieno” senza ricorrere a stratagemmi troppo semplici o già visti. La caratterizzazione del protagonista doveva essere abbastanza neutra anche per questo, poi è diventato un simpaticone ma quella è una cosa venuta da sè senza troppa pianificazione XD

  22. Ciao Dapiz,
    il tuo è uno dei racconti più interessanti ora sulla piattaforma. Mi piace molto lo stile, accompagna il lettore con brio, senza sedersi troppo su descrizioni e elucubrazioni fluttuanti da menti perse nello spazio.
    Una delle cose che più mi piacciono della fantascienza, che non è proprio il mio genere preferito, è vedere l’ignoto con gli occhi di qualcun altro, e ora sono curiosissima di sapere chi sta chiacchierando, come è fatto, è uguale a noi? Oppure no? E, soprattutto, è ancora lì?
    Aspetto il nuovo capitolo per scoprirlo e voto per il messaggio 🙂
    Alla prossima!
    p.s. mi unisco a Jaw: gira per la piattaforma e dai il tuo contributo agli altri autori, riceverai commenti e critiche costruttive utilissimi a proseguire il tuo percorso qui 😉

  23. Sono dannatamente interessato agli idiomi sconosciuti, ma prima la capsula: è più vicina, ci possono essere altri sopravvissuti oppure risorse… anche niente, ma è comunque più vicina di tutte le altre opzioni.
    FOCUS mi piace parecchio per il suo modo di fare: non è petulante ma è sempre sorprendente 🙂

    Rimango dannatamente interessato all’idioma sconosciuto e spero non vada “in canta fola” 😉

    Solo una cosa: non ho ben capito dove si è riposato il nostro protagonista durante la risalita: se dalle bocche usciva l’acqua, non doveva essere spinto via? O ho capito male io?

    Ciao 🙂

    • Grazie! Le bocche sono delle sporgenze nelle pareti del pozzo, il naufrago non si è riposato dentro l’imboccatura (dove sarebbe appunto stato travolto dall’acqua) ma sopra o attorno ad esse, dove i rilievi della roccia offrivano appoggi. Se hai mai fatto o visto qualcuno fare arrampicata sportiva noterai che basta un appoggio molto piccolo per riposare, ma mi segno di descriverle meglio. Devo ancora abituarmi a stare dentro ai 5000 caratteri senza dimenticarmi dei pezzi 🙂

      Ah, non so cosa significhi “in canta fola” e Google non mi ha aiutato 😛

      • Rispondo ora perché non mi arrivano gli avvisi di risposta ai commenti.
        “in canta fola” è un detto dalle parti di mia madre: le fole (=fiabe) venivano narrate (cantate). Dire che una cosa va “in canta fola” significa che una volta detta, viene dimenticata come “fiabe narrate al vento” 😉

        Ciao 🙂

  24. Alla capsula di salvataggio, io farei così. Forse ci sono risorse, forse ci sono altri della sua specie. E poi è l’obiettivo più vicino 😉
    Molto bene, dico davvero. Il capitolo mi è piaciuto parecchio e non ho nulla da osservare a parte un refuso che grida vendetta al cospetto degli Dei Scrittori: “dei scrittori”, appunto 😀
    Scherzo, so quanto sia facile farsi scappare un refuso e soprattutto quanto sia frustrante non poterlo correggere. Ti valga come “promemoria di attenzione” per la prossima volta.
    Mi permetto un suggerimento: la tua storia è valida, ma a giudicare dai voti i tuoi lettori sono meno di quanti ne potresti ambire. E allora fatti notare, leggi le altre storie e commentale, così che il resto della piattaforma si accorga che esisti. Te lo scrivo solo perché non sono in “conflitto di interessi”, visto che l’ultima storia l’ho conclusa parecchio tempo fa (e l’ultima di fantascienza, la mia vera passione, quasi non la ricordo :-D). A giudicare da come scrivi, sei certamente in grado di dare consigli validi. Quindi buttati nella mischia, contribuisci al dibattito, fatti conoscere 😉
    Se ti guardi intorno scoprirai validi autori, sono certo che troverai belle storie, ottimi interlocutori e spunti interessanti.
    Ciao, a presto

    • Grazie ancora e mannaggia a me per i refusi XD Pian piano sto recuperando le storie in corso e col tempo spero di contribuire più attivamente alla community, anche perchè io mi sono iscritto tra le altre ragioni per trovare la motivazione per ricominciare a scrivere e già mi sta aiutando molto 🙂

  25. Aah, un po’ di buona fantascienza. Non è così frequente, in questi lidi.
    Benvenuto, Dapiz.
    Molto interessante il tuo incipit, scorrevole, ben scritto (a parte, perdonami, gli “<>” oggettivamente bruttini come già ti hanno fatto osservare 😉 ).
    Insomma, questi due capitoli mi sono piaciuti. Un colpo di genio l’idea dell’IA di usare il fluido protettivo per riparare la capsula… be’, si sa, le IA sono dei dannati geni 😀 😀
    L’escamotage dell’amnesia funziona, ma vorrei farti notare che il naufrago, pur non ricordando il proprio nome, si rivolge all’IA chiamandola Focus 🙂
    Ho altre due osservazioni che, come questa, classificherei nel genere “revisione di bozza”:
    – Nel primo capitolo l’unica luce è la spia rossa. Nel secondo anche questa si spegne, ma il naufrago rimuove un pannello alla sua destra. Io farei sapere al lettore che “qualcuno ha acceso la luce”, perché nel primo hai ben reso l’atmosfera buia e claustrofobica e noi la stiamo ancora “vivendo”, quindi a mio parere è giusto che ci dici che la situazione è cambiata (oppure che specifichi che il naufrago apre il pannello al buio 😉 ).
    – Sempre nel primo, il naufrago conosce addirittura che giorno è sulla Terra, e già questo, visto che stiamo parlando di viaggi interstellari, è quantomeno singolare, con tutti gli effetti relativistici che il tuo protagonista ha dovuto subire… senza contare che per definire un giorno sulla Terra devi anche indicare il meridiano… sì, lo so, sono noioso in modo quasi nauseante, ma è per farti riflettere su tutte le implicazioni che può avere, in un racconto di questo tipo, un’affermazione banalissima come questa. Oltre questo, il naufrago dice di provenire dalla Terra, mentre nel secondo capitolo dice di essere nato sulla nave bottiglia… non c’è stretta contraddizione, ma mi spinge a pormi domande 🙂
    Un’altra osservazione, questa molto più tecnica: scrivi che la capsula non è isolata acusticamente, di modo che si possa sentire, con i sensori fuori uso, il rumore dell’acqua esterno. Ma è una questione di proprietà dei materiali: se qualcosa conduce bene il rumore, conduce bene anche il calore e l’idea che una capsula spaziale non sia isolata termicamente non è verosimile. Puoi ritenere quest’osservazione inutile, un’inezia, qualcosa che forse può interessare uno sparuto manipolo di p@llosi come me. Avresti perfettamente ragione. Ma anche in questo caso, quello che mi preme comunicare è quanto sia impegnativo scrivere una fantascienza coerente; scrivi di luoghi e mondi inesplorati, devi farti un sacco di domande che i pennivendoli di altri generi più semplici neppure si sognano 😀
    Scherzo, naturalmente, tranne nel pretendere che la fantascienza sia considerata un genere “nobile”, affascinante e difficile come tutti gli altri. O forse anche di più 😀 😀
    Va be’, chiudo qui il papiro.
    Bravo e complimenti

    Ciao, a presto

    • Ciao e grazie mille per il commentoesaustivo! Ti rispondo punto per punto così ho l’occasione di chiarire un po’ di cosine 😀

      – quello che il naufrago ricordava prima del riassunto di FOCUS è la sua origine terrestre, ricordi resi più vividi dal fatto che, come ho già accennato, la Pike non è un’astronave fatta solo di corridoi e hangar grigi ma ospita alcuni ambienti artificialmente ricostruiti che hanno contribuito all’idea di provenire direttamente dalla Terra
      – si ricorda del nome della IA perchè la sua è un’amnesia dovuta all’incidente, un trauma che gli ha lasciato un’idea generale di chi sia e cosa faccia ma lo ha privato dei dettagli sul naufragio… ma non è tutto qui. Il non ricordare il suo nome, in base alle scelte che effettuerete, potrebbe diventare parte della trama portante o restare un dettaglio sullo sfondo. IO so perchè non lo ricorda e quale era il suo ruolo sulla nave, ma che lo scopra anche lui o anche voi dipende da dove lo porterà la sua rotta
      – che invece ricordi che sulla Terra è lunedì… è solo la classica battuta sul lunedì che è sopravvissuta secoli nel futuro e nello spazio, niente di più, in realtà non ha idea di che giorno sia 😀
      – per quanto riguarda luce rossa e pannello, lì è una questione di caratteri. Nella bozza specificavo che cercava il pannello tastando al buio e lo trovava al tatto, ma è stato piuttosto difficile stipare questo capitolo in 5000 battute e alla fine ho dovuto sacrificare mooolti dettagli. In questo caso ho semplicemente dato per scontato che il naufrago fosse ancora al buio e, siccome la capsula non è molto grande, lo abbia trovato senza troppe difficoltà
      – sull’isolamento della capsula: eh hai ragione, specialmente sulle tante domande che bisogna porsi quando si scrive di mondi fantastici, che è una cosa che mi diverte molto (ed è da questo che nasce questa storia). Pensa che Larry Nieven scrisse il secondo capitolo di Ringworld anche per rispondere a tutte le osservazioni tecniche che i lettori gli avevano fatto notare 😀 Io però sono molto più terra terra: scrivo fantasy e fantascienza anche perchè non saprei documentarmi accuratamente su tante cose del mondo reale, ragion per cui se ho bisogno di scrivere qualcosa di più tecnico cerco di pensare a soluzioni creative che abbiano un senso nella storia (come il fluido di mantenimento che può riparare i circuiti) ma che non mi richiedano di imparare technobabble o di prendere un dottorato in fisica dei materiali XD

      Comunque una volta completata la storia ho intenzione di pubblicarla per intero sul mio sito personale e farò tutti gli aggiustamenti del caso, quindi osservazioni come questa mi fanno solo piacere. Di cappellate però continuerete a trovarne ancora tante, mi sa 😛

  26. Gli farei scalare le pareti, sperando non siano troppo friabili. Una nave esploratrice intitolata al capitano Pike è sicuramente perfetta per esplorare pianeti e popoli sconosciuti. Anche se il teletrasporto di solito è più elegante dello spingere un portellone coi piedi. Ma con il veicolo in avaria si fa quel che si può 🙂

  27. Ciao Dapiz,
    be’ ora che siamo arrivati perchè andare via asubito? Io dico di esplorare, l’acqua c’è e si respira pure…
    Nel tuo secondo capitolo trovo spunti che mi fanno pensare ad altre avventure, l’Apollo 13, Mission to Mars, Passengeres… probabilmente, oltre che amante del genere su carta guardi anche parecchi film sull’argomento, ma è una mia ipotesi 🙂
    Comunque mi piace molto come sta andando, vorrei “vedere” altro del pianea, perciò aspetto il terzo.
    Alla prossima!

    • Hai ragione, guardo molta fantascienza, anche se per questo racconto nello specifico non mi sono ispirato a nulla di particolare… Forse un po’ a The Martian per via dell’atteggiamento del naufrago 🙂
      La mia idea è di restare sempre nei pressi del pianeta o comunque in questo sistema, vorrei che la storia raccontasse proprio della sopravvivenza in questo ambiente alieno, che ho già ideato in maniera abbastanza estesa. Però come e quanto lo esploreremo e partendo da dove dipende da voi 😀

  28. Ciao Dapiz,
    non credo di averti mai letto, almeno non con questo nick, ma sono felicissima di farlo ora.
    Ottimo incipit, divertente e curioso al tempo stesso. Vorrei tanto sapere cosa attende il naufrago sul nuovo (?) pianeta, se di pianeta si tratta… 🙂
    I consigli te li ha già dati Befana, ascoltala ne dà sempre di ottimi e utilissimi, io mi limito a farti i compimenti e a salutarti perciò alla prossima!

    • Grazie mille dei complimenti ;_; Difficilmente mi avrai letto, se non in un passato molto remoto e molto imbarazzante, questo sito l’ho scoperto da pochi giorni e mi sono iscritto proprio perchè non scrivevo da tanto e mi sembrava un buon modo di ricominciare 🙂

  29. Ciao, mi hai fatto molto ridere con le molte inquietudini e poche certezze, ma fondamentali (tipo, siamo lunedì ^^)
    Diciamo che tenta una riparazione, è così confuso che non so se oserà uscire subito in esplorazione.
    Mi permetto due consigli: usa le virgolette o il trattino per i dialoghi, invece di maggiore e minore; riduci un po’ il numero di aggettivi possessivi. Entrambe le cose ti daranno risparmiare caratteri, che qui sono spesso merce preziosa 🙂

    • Grazie dei consigli, mi sono iscritto qui anche per cercare di migliorare il mio stile quindi sono sicuramente ben accetti! In questa storia continuerò a usare <> per i dialoghi perchè non mi piace cambiare in corso d’opera, ma per la prossima ci provo 🙂

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi