Tasti bianchi, tasti neri

Dove eravamo rimasti?

Cosa farò Con Yohanna? Nulla ma le lascio prendere l'iniziativa (75%)

Un’esplosione di note

Yohanna era una causa senza speranza, non sapeva nemmeno sedersi al pianoforte, sembrava stare davanti ad un plotone di esecuzione, per tantissimi versi mi ricordava la postura della mia adolescenza che era stata corretta poi dalla pazienza del mio insegnante che a furia di monetine sui polsi era riuscito a togliermi l’atteggiamento da stoccafisso. Avevo solo bei ricordi del prof. Sole, sembrava un santo medioevale, non si arrabbiava mai nonostante la moglie anni prima fosse scappata con un altro, nella mia ingenuità di bambino mi chiedevo come si potesse abbandonare un uomo così dolce, nel mio cinismo di adulto lo sapevo bene, basta portarlo all’esasperazione e dolce non è più. La mia seduttrice nel frattempo armeggiava con le partiture, fogli sciolti inseriti a caso nello zaino. Finalmente dopo cinque minuti di orologio il povero preludio in Mi minore opera 28 numero 4 di Chopin era sul leggio del pianoforte, tutto spiegazzato e immacolato, non c’era un segno di matita, era chiaro che anche questa volta non aveva studiato nulla. Per me che ero solito innamorarmi follemente di quelle brave era l’ennesima delusione che la mia “dea dell’amore” mi sbatteva in faccia, soprattutto dopo quella piccola intesa notturna che per ore mi aveva fatto immaginare che in faccia mi ci sbattesse ben altro. Iniziò stentando, la mano sinistra “as usual” se ne andava per fatti suoi,  sospirai sperando che la vista delle sue cosce mi incantasse anche le orecchie.
“Niente Prof , oggi proprio non esce, si vede che sono distratta” disse più o meno all’ottava battuta fermandosi del tutto. E necessario che sappiate che io la parola “prof (con il puntino o senza) non la sopporto proprio, fa parte delle dieci parole che odio di più in assoluto, giusto per farvi capire, concorre per il podio con resilienza ed autocoscienza; pronunciarla equivale a sventolare la Muleta  davanti ad un magnifico enorme Pablo-Romero.
La Spagna, quella dei tori e delle chitarre mi piace, immagino l’abbiate capito.
“Proviamo qualcosa che ti viene decentemente” le dissi mentre andavo verso la finestra cercando di distrarmi dal suo vestitino troppo largo per nascondere il seno piccolissimo con un capezzolo grande e scuro a misura di bocca. La musica ha questo di bello, va solo ascoltata, puoi farlo dove e quando vuoi, anche guardando lo squallido cortile interno del conservatorio una volta pullulante di giovani virgulti in competizione tra loro ed oggi squallido rifugio di gente che fino a dieci anni fa non sarebbe stata ammessa tipo certi pianisti da baraccone che popolano i palinsesti dell’Auditorium di Roma che non a caso è a forma di “bacarozzo”, Renzo Piano ci ha visto lungo.
Yohanna sbagliava perfino gli arpeggi, erano quelli i momenti in cui pensavo ai miei insegnanti e li vedevo ritratti come in una sorta di galleria piena di nebbia, quanto le avrebbero strillato dietro (anche solo per l’abbigliamento)! Quella volta mi fermai davanti alla foto del Prof. Carrara morto tra le braccia di una mignotta a 94 anni, mai tirato fuori il portafogli davanti a lui, aveva occhi buoni e mi voleva molto bene.
Tornai i me e riandai verso il piano, in un estremo tentativo cercai di girare la pagina per saltare gli arpeggi di Si minore e passare a quelli di Do maggiore e salvare le orecchie ma quella manina d’ebano mi fermò fagocitanto la mia, come l’artiglio di un falco le sue dita passarono tra le mie e le strinsero piegai la testa e lei l’alzò, era già pronta a baciarmi e così fu.
Il bacio, quella specie di lasciapassare che in me prelude al fatto che dopo vale tutto, l’altra mia mano non ci mise molto ad arrivare sul seno ed a stringere il capezzolo tra indice e medio mentre con troppa facilità mi ero liberato anche l’altra che era andata a finire dritta dritta sulla carne del suo sesso senza trovare ostacoli.
Sono quei momenti in cui non pensi, in cui tutto il tuo corpo è concentrato sulla punta delle dita, volevo solo farle avere un orgasmo, potente, volevo che producesse gemendo quella musica che con le dita non era in grado di fare. Tolsi la mano dal seno e le infilai le dita in bocca, con assoluta chiarezza sentii quel morso mentre veniva ed il suo corpo era tutto teso, “promossa” pensai.

Proprio in quel momento sentii bussare alla porta e ringraziai di non essermi spogliato in nessun modo nonostante le mani di Yohanna avessero cercato il mio corpo più volte durante l’atto, 
“Posso disturbarla?” si sentii indistintamente da fuori “Certo certo entri pure Chiara”, Chiara era l’insegnante del pianoforte del corso B. “Volevo chiederle se mi poteva prestare ( in realtà disse “imprestare” con il chiaro accento campano che la contraddistingueva ) la raccolta dei clavicembalisti italiani” disse con una voce affannata come se avesse fatto le scale di corsa. “Ma certo le dissi, è nella libreria lo prenda pure”, nel mentre mi sedetti al posto di Yohanna, riafferai Chopin ed iniziai a suonarlo d’un fiato, girai la penultima pagina e vidi il legno del pianoforte, l’ultima non c’era.

Cosa farà Chiara

  • aspetta che vada via Yohanna e resta con me (50%)
    50
  • si complimenta per l'esecuzione e poi va via (50%)
    50
  • prende il libro e va via (0%)
    0
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