Un quartiere a luci verdi

Dove eravamo rimasti?

Greta vuole assolutamente telefonare: - Esce, ma prima un cliente del locale le dà un suggerimento. (78%)

UNA STRANA LUCE VERDE

Dopo cinque minuti di esitazione che le sembrano ore, Greta si alza e paga il conto.

Prima di uscire, si avvicina alla finestra. Incolla il naso al vetro, lo appanna col respiro e disappanna con un movimento ampio della mano sinistra, come un tergicristallo. Fuori ha cessato di piovere. Tutt’intorno, una strana luce verde soffusa taglia il buio della strada, avvolgendo le case e i negozi. Non c’è anima viva in giro.

Si rivolge di nuovo al cameriere: «Senta, mi sa dire dove posso trovare un telefono?»

L’uomo seduto di fronte a lei interviene e farfuglia poche parole: «Vicino alla piazza c’è una cabina. A destra, quando esce.»

Greta ringrazia e lascia il locale. Cammina a passi corti, frettolosi. Sull’asfalto, il rumore dei tacchi delle sue scarpe fende l’atmosfera asfittica che la opprime. Avanza, tenendosi sulla sinistra della strada, lungo la linea di un edificio a portici fatto di mattoni rossi, con una fila di finestre chiuse, al primo piano. Gli infissi sono dipinti di verde. Sulla destra, subito dopo l’ultimo palazzo, scorge la macchia scura di un’ombra proiettata sulla via. Troppo spigolosa e irregolare per essere della cabina, pensa.

Man mano che vi si avvicina, l’oscurità inizia a diradarsi. Sopra la strada, in fondo, schiere di nuvole bianche vagolano leggere in uno squarcio di cielo azzurro. Prova una sensazione di meraviglia misto a smarrimento. Non sa più se è mattina o sera, se è giorno o notte.

Girato l’angolo, finalmente vede la cabina telefonica: un box verde prefabbricato, senza porta, aperto su due lati opposti. La struttura è moderna a metà, perché nella forma riproduce, inspiegabilmente, la vecchia tradizione inglese. Cabina smart, legge in alto. Abbozza un sorriso. Meno male che è intelligente, potrò telefonare e accedere con il Wi-Fi. Se c’è pure il touch screen posso cercare le informazioni che mi servono, pensa.

Greta si sente sollevata, ma il sollievo è solo temporaneo. Si avvicina. Ancora una volta, nulla è quello che appare. La parete opposta all’entrata rappresenta fedelmente uno scorcio della piazza, dando l’illusione di un lato aperto. Si rende conto che anche le apparecchiature tridimensionali smart sono un disarmante trompe d’oeil. Invece, sono veri gli innumerevoli biglietti da visita, che tappezzano il vetro interno. Per il loro contenuto esplicito, le verrebbe da dire che il verde delle pareti sia incongruente e abbia virato al rosso. 

Mentre sta per andarsene arrabbiata e avvilita, un gruppo di ragazzini si precipita intorno alla cabina, sciamandole intorno come un branco di lupi intorno a un cerbiatto ferito. Sghignazzano: «Colpito e affondato! Un’altra che ci è cascata!»

Greta è sopraffatta dall’atavica paura delle situazioni inattese. I ragazzini schiamazzano, mantenendo il cerchio stretto intorno a lei. Fanno coro nel chiedere qualche spicciolo, la distraggono, e lei non si accorge che una mano abile fruga dentro la sua borsa. D’un tratto, uno di loro si stacca dal gruppo e sguscia via con il suo cellulare in mano. Altri lo rincorrono.

«Fermo!… Fermo! Urla, disperata. Ma non si può difendere.

D’istinto, stringe al petto la borsa. Sente pulsare le tempie. Poi, cerca di svincolarsi dall’abbraccio impietoso dei suoi piccoli assalitori. Si dimena, sventolando furiosamente la tracolla a destra e a manca, come una sciabola. Fa giusto in tempo a evitare che qualcun’altro le rubi il portafoglio. In un nanosecondo, il resto del gruppo si scioglie e si dà a gambe, sparendo nel nulla.

Riprende fiato. Il suo corpo è teso e rigido, ma il suo viso ha perso il pallore dello spavento e si accende di collera. In quel momento ce l’ha col mondo intero, ha bisogno di fare esplodere la rabbia che ha dentro. Riversa sullo sconosciuto tutta la sua ira, lo ritiene responsabile della situazione di cui è vittima. Col pensiero si scaglia contro di lui, perché le ha ricordato che a volte crede a tutto come una scolaretta. Vorrebbe ritornare al bar, per capire il motivo di quell’assurda presa in giro.

Per prudenza, evita di percorrere la stessa via di prima. Si dirige verso il centro della piazza. Una maestosa statua di metallo e pietra alta circa sei metri, domina lo spazio circostante. Rappresenta una figura ibrida. Il corpo è formato da un grande orologio quadrato, dalla cui base spuntano due lunghe gambe in atteggiamento da corsa. Sul quadrante giallo paglierino lancetta piccola e lancetta grande sono ferme sulle 11:40.

Sofferma lo sguardo sulla lancetta dei secondi che continua, imperturbabile, il suo moto circolare. Il tempo sembra sospeso, eppure continua a scorrere…

Se resto qui qualche minuto in più, finirò per credere di essere io l’estranea, pensa.

Intanto, un anziano dai capelli completamente bianchi e aspetto distinto, sta spargendo qualcosa a terra. Una decina di piccioni gli svolazzano intorno. Si beccano, contendendosi i semi che l’uomo distribuisce a manciate sull’asfalto, con un gesto largo a semicerchio.

Percepisce qualcosa di strano nella scena, ma non riesce a definire che cosa.

Nel prossimo episodio si riparte:

  • - Da una bambina (69%)
    69
  • - Dai piccioni (8%)
    8
  • - Dall’anziano (23%)
    23
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108 Commenti

  1. Ciao Maria,
    Capitolo inquietante che un po’ eccita e un po’ rilassa, come il respiro chat da affannoso ritorna tranquillo. Ho pensato a un’esperienza di pre-morte, ma non credo sia qualcosa di così banale. Cosa sta accadendo a questa donna? Non resta che scoprirlo col prossimo episodio.
    Intanto voto per il padrone del cane, non sono pronta ad abbandonare questo strano mondo.
    Alla prossima!

  2. Maria eccomi.
    Mi dispiace che il commento nel capitolo precedente a questo non sia andato a buon fine, purtroppo la piattaforma o il mio collegamento, non saprei, a volte danno problemi.
    Comunque.
    Ribadisco che tu hai una scrittura fluida, morbida, elegante che mi piace tantissimo. Il tuo romanzo è curato nei minimi particolari e mi fa proprio piacere leggerti.
    Scelgo Greta.

    • Buongiorno Ilaria
      In effetti, ho notato anch’io che da un po’ di tempo succedono cose strane. Spesso la pagina non è disponibile, si fa fatica a inviare i commenti, le notifiche non arrivano… già per non parlare della gara agli “incipoints” tra molti giovani autori, racconti caricati due volte ecc…
      A parte questo, mi fa piacere che continui a leggere e commentare la mia storia.
      grazie e a presto.

  3. Ciao Maria!
    Io voglio ripartire da Greta. Ho trovato un po’ frettoloso questo capitolo. A differenza degli altri, in cui era facile seguire la protagonista, non mi sono sentita partecipe del suo monologo interiore e ho sentito meno ansia, pur nella siturazione così caotica e concitata. O forse volevo solo che seguisse il vecchio? 😉
    Ovviamente il livello è sempre altissimo e ho proprio indicato un minuscolo peletto nell’uovo. A prestissimo!

  4. Ciao Maria, bello ritrovarti in un altro contesto: quello del tuo racconto, scritto a mio modesto avviso in maniera magistrale. Le tue descrizioni riescono ad irretire il lettore che non si libera del senso di inquietudine, di disgusto, incredulità e vertigine sin dal primo capitolo. Ecco, sono proprio le vertigini quelle che sento, amplificate da questa strana luce verde. Immagino che la protagonista della tua storia si senta diffidente (come darle torto?) proprio quando… Sono ansiosa di proseguire la lettura!
    Ti seguo, ovviamente.
    Unico appunto, fermo restando la mia inesperienza e probabilmente l’infondatezza del mio consiglio: forse sarebbe meglio ridurre gli aggettivi e gli avverbi.
    A presto! 😊

  5. Ciao Maria, un capitolo che fotografa bene quel periodo alienante che, prima o poi, colpisce tutti.
    Credo, addirittura, che a volte sia necessario affacciarsi sul proprio dubbio esistenziale e Greta, come tanti di noi, di dubbi ne ha abbastanza. L’ immersione che sta vivendo la nostra protagonista può ripulirla ma anche risucchiarla irreversibilmente. Confido nella dualità che fortifica.
    Arrivati a questo punto io seguirei “il vecchio e la bambina”, che detta così sembra il titolo del prossimo capitolo.
    A presto

  6. Ciao Maria,
    un episodio carico di nostalgia, di mistero e poesia. Ho notato nell’ultimo paragrafo che hai dedicato a quello che, immagino, sia un viaggio mentale verso la villette di cui la bimba parla, un ripetersi di rime, quasi volessi dare al paragrafo la musicalità di una poesia, è una cosa voluta? Immagino di sì, vista la tua bravura.
    Bellissime le descrizioni e interessante la rivelazione del vecchio; non riesco ancora a capire dove andrai a parare, perciò voto perchè segua entrambi così da scoprire qualcosa in più su questo strano mondo.
    Alla prossima!

  7. È titubante: si è sempre mostrata titubante, che sia ancora titubante 🙂

    —————————–
    «Lei si trova sul rovescio della sua routine, un luogo dove tutto è irregolare, ambiguo, imprevedibile, inquietante. Un luogo che esce dalla banalità del quotidiano, dove gli oggetti e gli esseri umani sono indecifrabili, perfino decontestualizzati.»
    ——————————
    Questo è molto interessante; non so ancora cosa significhi, ma mi suona interessante 🙂

    Invece non ho capito la scena tra gli asterischi: è un ricordo? Di quando?

    Ciao 🙂

    • Buongiorno Red
      Rompere con la routine è come uscire dalla confort zone della quotidianità.Ti trovi a vedere cose che prima non avevi visto, a percepire il mondo intorno a te in un modo e da una prospettiva diversi. Passi necessari per un cambiamento interiore 🙂
      Il testo tra gli asterischi… Beh, prova a sbirciare quello che ha scritto Keziarica 🙂
      Ciao e grazie

  8. Ciao Maria.
    L’atmosfera è ancora onirica e nebulosa. Nonostante le accurate descrizioni degli ambienti, sono come in un sogno e sto provando quello che prova Greta: confusione, irritabilità, sbandamento. Quindi fino ad ora mi hai trasportato in questo mondo…mi chiedo dove andrò a finire e non ho la più pallida idea.
    Molto bene.
    Ilaria

    • Buongiorno Ilaria
      Sto finendo il prossimo episodio e mi faccio un sacco di domande cercando di definire, nella mia testa, il prosieguo. Come al solito, le mie storie nascono da un’idea iniziale ben precisa, per poi trasformarsi in qualcos’altro inseguendo la trama.
      Sono comunque contenta che, sin’ora, ti piaccia “il flusso di coscienza” della protagonista.
      grazie e a presto

  9. Ciao Maria! 🙂

    Torno a fare un giro da queste parti dopo mesi di assenza e son contenta di essermi imbattuta nel tuo racconto! Oddio, non che ci abbia capito molto fino ad ora… Cosa diavolo sta succedendo attorno a Greta? Chi sono questi cellulari muscolosi e Silvia, cosa voleva dire? Bizzarrissimo!
    Non ho tempo di attaccarmi ad un intero libero, ahimè, ma la voglia di leggere è più forte che mai e quindi ho detto: “Aspetta che torno su TI per vedere che c’è di nuovo da seguire!”

    Vediamo se nel prossimo capitolo si inizierà a capire qualcosa di più, intanto povera Greta, spero le cose le vadano un po’ meglio d’ora in poi; è il suo compleanno!
    Voto: una bambina 🙂 Ciaoooo

  10. Ciao Maria,
    questa volta non reiesco a individuare un nesso con l’arte pittoria, ma so che l’arte c’entra 😉
    Bel capitolo, un po’ inquietante, i ragazzini che le piombano adsosso, come gli uccelli nell’omonimo film di Hitchcock, mi fanno venire i brividi.
    Vediamo cosa ci riserva il prossimo episodio, io voto per la bambina, il vecchio lo lascerei ai suoi piccioni…
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica
      in effetti, per l’ambientazione di questo racconto e un po’ di questo episodio mi sono ispirata a alcune atmosfere dei quadri della cosiddetta pittura metafisica e surrealista. Contrasti Luce e ombre, Illusione, elementi decontestualizzati, quiete e silenzio sospesi, che producono inquietudine.
      La bambina sembra l’orientamento che va per la maggiore…vedremo
      grazie ancora e a presto.

  11. Ciao Maria, capitolo molto digitale, pensa che io continuo a dire alle mie figlie che il cellulare fa male, ma non immaginavo a tal punto.
    Dopo questo step mi aspetto di tutto, stupiscici!
    Prima di uscire da uno strano locale c’è sempre uno sconosciuto che ti dà un suggerimento o un consiglio.
    A presto

  12. Bellissima storia, davvero entusiasmante ed avvincente!!
    Adoro il tuo stile e soprattutto la trama che stai costruendo…anch’io avrei bisogno di qualche consiglio per la mia storia…magari potresti dare un’occhiata.
    Continua così e aspetto con ansia il prossimo episodio!!

  13. Ciao Maria,
    a leggere, parrebbe che Greta sia entrata nel mondo di Hopper, sbaglio?
    Ho scritto un paio di racconti sui suoi quadri (non conosco l’arte, ma Edward Hopper mi piace molto) e adesso sono curiosissima di conoscere il seguito e spero di non aver preso una cantonata…
    mi incuriosisce soprattutto la cosa dei cellulari e della loro personificazione, aspetto il prossimo e dico che esce, ma non prima di aver ricevuto il suggerimento.
    Bel lavoro 🙂
    Alla prossima!

  14. Ciao Maria.
    Mi sono immedesimata in questa atmosfera surreale e angosciosa. Hai descritto benissimo l’ambiente che circonda Greta e ti assicuro che è venuta l’ansia anche a me.
    Mi piace, continua!
    Ho scelto il suggerimento.
    Ciao
    Ilaria

  15. Rieccomi, maria. Ho votato che sta sul posto.
    Il nero colore cangiante e la gabbia causa effetto non mi sono chiarissimi 😀
    Questa Silvia mi pare una sorta di Bianconiglio al contrario, in un certo senso l’ha distratta con i suoi stivali psichedelici e poi l’ha inseguita in una realtà che mi pare avere qualcosa di inusuale.
    Mi sa che la virata fantasy è cominciata 😉
    Ciao, ti auguro una buona giornata

    • Ciao Erri
      Con cangiante intendevo dire che il modo di percepire il nero è influenzato dalla luce e da come è stato costruito, perché il nero non è un colore puro. Per dirla semplice: lo raffreddi se lo mescoli al verde o al blu e lo scaldi se dentro ci aggiungi ad esempio l’arancione o il rosso.
      Per la gabbia, in certe situazioni, quando si deve decidere, ci si sente come in trappola perché non è chiaro cosa considerare causa e cosa invece effetto.
      Mi fai pensare che non sono riuscita a esprimere bene i concetti in entrambi i casi.
      Grazie e al prossimo 

  16. Tra le opzioni io noterei prima di tutto gli scarponcini slacciati, per quanto io stessa ami portarli così, ma non è un pensiero condiviso dai più.
    Ciao, cara, come stai? Scelgo di seguirti, o almeno farò del mio meglio. La storia mi piace, più che altro mi piace il tuo modo di scrivere, scorrevole e vivido. Dimenticarsi il compleanno della donna di casa, che scellerati! Vediamo dove finirà, poi. (stando alla trama finirà da qualche insolita parte) – 😉

  17. Adoro l’idea che la protagonista di un racconto fantastico sia una donna in crisi di mezza età, sono molto curioso di scoprire questo luogo impensabile di cui parli… però condivido la perplessità degli altri lettori riguardo la domanda finale, ciascun dettaglio può trasmettere cose diverse (io vado per la sciarpa, è l’accessorio più fantasy XD) ma non è una scelta quella che si percepisce

  18. Ciao Maria,
    bentornata!
    Bene, una storia nuova nuova, ora vediamo che succede alla cara Greta che si ritrova ad affrontare, mio malgrado qualcosina ne so, la condizione di passaggio dall’essere considerata una giovane donna a una donna matura. L’impronta dell’incipit denota una donna comune, con una vita comune, legata alle piccole cose di sempre, immagino che arriverà qualcosa a stravolgerne la routine, qualcosa di speciale, vista la categoria in cui hai scelto di collocare il racconto.
    Aspetto il secondo e voto per gli scarponcini slacciati. Immagio che tu abbia già tutto in testa, ma mi piacerebbe essere coinvolta maggiornente nell’evoluzione della storia, degli scarponcini o una sciarpa non possono determinare la direzione che prenderà il racconto, a meno che non siano particolare determinanti per il bivio da inforcare. 🙂
    Alla prossima!

    • Ciao Kesiarica,
      mi fa piacere trovarti qui, sei una lettrice sempre attenta ai dettagli (il genere giallo ti ha preso, hem?)
      Per il tipo di racconto che ho in mente, ero indecisa tra Avventura e Fantasy, e, se devo dire la verità, nessuno dei due mi convince al cento per cento. Ho optato per il secondo. Vedremo se ho fatto una scelta passabile…
      Dici che gli scarponcini devono essere un “indizio” riguardo alla direzione del racconto?
      Come ho scritto prima a Gianluca vedrò di migliorare nella scelta delle future opzioni.
      grazie ancora

  19. Ho votato per Scarponcini slacciati. Mi piace molto la rapidità del ritmo della storia, rende bene l’idea di come il tempo esterno sia diverso da quello interno. Il simbolismo del tornello, purché forse involontario, è suggestivo. Ti seguo e a presto. Cerca di coinvolgerci di più nella storia però : questi dettagli, al primo sguardo, non dicono molto.

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