C’era una volta la felicità

Dove eravamo rimasti?

Cosa accadrà a Miriam ed i suoi nuovi amici? Dovranno partire in fretta (73%)

Inizio di un lungo viaggio

… Fino a quando d’improvviso esplose una gran confusione e ci dissero che saremmo dovuti scappare velocemente per recarci in Europa. Raccogliemmo così tutte le nostre forze e ci incamminammo verso un luogo a noi ignoto. Wisaal, Kareem ed io cercavamo di sdrammatizzare ciò che accadeva anche con momenti di gioco restando sempre uniti. Effettuammo così una prima tappa nel deserto e successivamente una seconda tappa a bordo di apposite camionette, che avvenne per più giorni senza sosta. Eravamo come imprigionati stretti li e durante il viaggio molti parlavano dell’Europa come una terra promessa pronta ad accoglierci ed offrirci un futuro pieno di felicità. Tutti ci prospettavamo una vita da favola, ma la speranza era in contrasto con la realtà.

Tra di noi si parlava delle città nelle quali avremmo desiderato vivere una volta arrivati in Europa; la maggior parte di noi voleva recarsi in Francia, Germania e Italia. Kareem più di tutti desiderava andare a Milano e coronare il suo sogno di diventare un bravissimo calciatore, ricco e famoso. Wisaal desiderava, invece, diventare una scrittrice di fiabe per bambini a livello mondiale ed avere una grande famiglia in Francia. Il mio desiderio era al contrario quello di diventare un bravissimo medico e vivere a Parigi. Questi erano dei sogni nati dalla nostra ingenuità. In fondo chi non spera che il proprio sogno si avveri?

Molte donne ed uomini già adulti, a differenza nostra, desideravano, invece, solo ricominciare la loro vita in tranquillità proprio da dove era stata interrotta. Forse era proprio la speranza a salvarci, a tenerci ancora vivi dopo un viaggio che ci stava stremando e ci aiutava ad ingannare il tempo quando questo sembrava non passare mai. Il viaggio fu lungo e straziante; attraversammo luoghi disabitati, o per lo più da animali. In me vivevano contrapposte la speranza e la paura, quella di non farcela. Eravamo tutti stanchi, sporchi, sudati ed affamati. Durante la notte dormivamo accovacciati tra di noi utilizzando come cuscini i nostri zaini scomodi e, quando le temperature calavano, per coprirci utilizzavamo degli stracci. Sentivo sempre di più in me la mancanza dei miei genitori e di una casa calda ed accogliente. Non ricordo quanti giorni fossero passati, ricordo solo che furono tanti.

Improvvisamente la camionetta si fermò e pieni di speranza credemmo di essere arrivati finalmente in Libia e da lì partire per l’Europa, ma accadde il contrario: dovevamo aspettare pur essendo arrivati in Libia. Non ci dissero quanto, non ci dissero quasi nulla. Ci imprigionarono contro il nostro volere e ci fecero solamente attendere. Fu in questo momento che in molti di noi si spense la speranza che ci aveva accompagnato per tutto il viaggio. Nonostante ciò, noi speravamo di rimanere insieme, ma questo risultava difficile.

Un uomo armato venne a prenderci e… 

Cosa accadrà ai tre amici?

  • Uno di loro morirà (13%)
    13
  • Riusciranno a rimanere uniti (43%)
    43
  • Saranno separati (43%)
    43
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186 Commenti

  1. L’argomento della tua storia è di grande attualità e complessità, per le problematiche a esso legate. Narrare certi fatti in maniera coerente e, soprattutto credibile, senza cadere banalmente nei luoghi comuni raccontati dai media, non è facile. Hai avuto il coraggio di provarci.
    detto questo, mi/ti pongo alcune domande:
    “Noi bambine fummo un po’più fortunate poiché imprigionate in un luogo diverso”. Diverso in che senso? Venivano assegnati noi compiti meno faticosi e meno difficoltosi. Quali compiti, per esempio?
    “e se non completavi i lavori” A quali lavori ti riferisci? mi sembra di capire che era un gommone che straripava di gente, gli uni sugli altri. ..
    due suggerimenti che possono migliorare la scorrevolezza del testo:
    (Il sole stava per tramontare e) Il cielo ci regalò un tramonto
    (Non appena arrivò la notte) Calò la notte…
    ciao

  2. Un racconto scorrevole nel testo accessibile a tutti. Il tema ci ricorda il dramma della e delle guerre nel mondo ed il dramma dei migranti costretti a scappare dai loro paesi a causa delle guerre. Il dramma dei bambini migranti a cui è stato sottratto il diritto a vivere un’infanzia normale, il diritto al gioco, il diritto alla casa, il diritto a vivere una vita serena . .Grazie Rossella per aver scelto nel tuo elaborato un tema non facile, ma che ci tocca tutti indistintamente perchè fin quando un essere umano perirà sotto i colpi delle bombe, finchè dovrà scappare per tentare la sopravvivenza, finchè dovrà soffrire a causa delle bombe, noi non potremo mai affermare il Diritto alla Pace che significa difesa della Giustizia e dei diritti umani per tutti. Il dolore di chi soffre e scappa a causa delle guerre è il dolore dell’intera umanità, è il nostro dolore, perchè siamo parte di questa umanità. Maggior riflessione su questi argomenti fondanti aiuteranno l’uomo del 3° millennio a uscire dal baratro dell’indifferenza e del razzismo dilagante. Siamo tutti la stessa umanità. Restiamo umani. Basta guerra. Impegniamoci per fa conoscere la Pace valore incommensurabile dal quale dipende il futuro e la nostra vita. Grazie Rossella. Continua così! ( Agnese G.)

  3. Wow tanti incipoints in così pochi capitoli?? Mi son trovata a leggere le prima righe del primo capitolo x curiosità e infine le ultime del terzo per piacere e… non posso perdermi questa storia, quest’avventura.
    Seguo fino alla fine, un po’ triste perchè so che non si tratta di un fantasy,un po’ speranzosa perchè credo che sperare che a Miriam e ai suoi amici vada bene sia un po’ come pregare per il futuro della Siria.

  4. Ciao Rossella, mi è piaciuta la frase ” Riuscimmo a sentirci un po’ più bambini…”ed anche quella” e finalmente sorrisi” mi sembrano molto fresche ed adeguate all’io narrante che è una ragazzina.

  5. Buongiorno Rossella
    Condivido in generale il commento di Kezia. Ti segnalo due cosucce: La parola Signorina, nella frase “Signorina, cosa ci fai qui!? l’avrei eliminata. Non sono sicura che sia un modo di esprimersi coerente con la lingua locale, che non è l’italiano. La frase “Se avessi saputo che quella sarebbe stata l’ultima volta in cui l’avrei vista – avrei voluto abbracciarla – scorre meglio se, nella parte finale, scrivi “l’avrei abbracciata”.
    ciao

  6. Ciao Rossella,
    i due capitoli denotano impegno e ricercatezza; ti consiglio di stare un po’ più attenta alle ripetizioni, alle “d” eufoniche e alle troppe spiegazioni, per il resto vai così che vai bene. Io, alla tue età, non ero così brava 😉
    Detto questo ti saluto e ti faccio un grosso in bocca al lupo per il proseguo della storia.
    Alla prossima!

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