C’era una volta la felicità

Dove eravamo rimasti?

Cosa accade? Si salvarono poche persone (70%)

Arrivati a destinazione

Improvvisamente anche io non avevo più forze, ero stanca, stremata, volevo lasciarmi andare, forse con la morte avrei trovato la pace che stavo tanto cercando. Perché arrivare in un paese straniero? Io sarei voluta restare a casa mia, nella mia terra, con i miei affetti.

“Cosa ho fatto di male per meritare tutto questo?”

-Chiedevo al cielo-

Ricordo dei signori che mi diedero un salvagente arancione. Mi misero al sicuro su una barca e da quel momento ero al sicuro. C’era poca gente in confronto a quella presente sul gommone. Non trovavo né Kareem né Wisaal e piangendo mi chiedevo dove fossero. Pochi minuti dopo arrivammo sulla terraferma e ci fecero scendere subito dalla nave. Iniziarono a chiedere nome, cognome, nazionalità e se eravamo minori accompagnati. Arrivò il mio turno:

“Sono Miriam, ho 10 anni, vengo dal Libano e sono da sola” – dissi nella mia lingua madre – 

Mi misero in disparte con altre persone e non appena finirono di controllare gli altri, ci portarono in un centro di accoglienza dove avremmo trascorso la notte. Impaurita e sola, chiesi a colui che ci portò li: 

“Scusi, ha visto altri bambini come me? Adesso sono sola e qui ci sono solo adulti, posso sapere perché?” 

Fortunatamente anche lui sapeva parlare la mia lingua e disse:

“Adesso ti porto dove ci sono altri tuoi coetanei che sono qui da qualche giorno; devi sapere che siete andati in pochi a salvarvi e tutti eravate in quella stanza. Mi dispiace, ma credo che i bambini di cui tu parli non ce l’abbiano fatta.”

Scoppiai a piangere. Ecco che arriva un’altra perdita! Avevo trovato solamente loro dopo aver perso Ismael e la mia famiglia. Quando avrei potuto essere felice di nuovo? 

Forse mai. La dura e triste verità che piano piano mi accingevo ad accettare. 

Trascorsi circa qualche settimana in un centro d’accoglienza in Sicilia, fino a quando non mi trasferirono in un orfanotrofio  situato nel centro Italia insieme ai miei tre amici conosciuti in Sicilia: Fatima, Nadia e Nassif. Ma la ferita dopo la perdita dei miei due compagni di viaggio era ancora aperta. Li pregavo ogni notte e ponevo in loro la speranza che i miei stessero bene e come loro anche Ismael. Fatima, Nadia ed io condividevamo la stessa camera, invece, Nassif era nel lato opposto dell’orfanotrofio con i maschietti. Lì ho vissuto per circa tre anni e mezzo ed ho incominciato la scuola imparando, giorno dopo giorno, l’italiano e le sue mille particolarità, la matematica, la storia, la geografia e tante altre fantastiche materie. Mi sentivo davvero fortunata ed avrei tanto voluto essere adottata anche io da qualche famiglia, proprio come accadde a Nadira e Fatima. 

Avevo ormai circa 14 anni e qualche mese, e la scelta  della scuola superiore era imminente e davvero non sapevo quale scuola scegliere! Avrei voluto frequentare il liceo linguistico ed imparare tante lingue così da poter comunicare con tutti. Ogni mio compleanno trascorso in orfanotrofio era stato speciale, ma l’ultimo ebbe un finale inaspettato. Dopo una torta golosissima alla panna e al cioccolato, arrivò la signora Giovanna, che era una delle assistenti, pronta a comunicarmi una notizia…

Cosa dirà la signora Giovanna a Miriam?

  • Avrebbe potuto rivedere Fatima e Nadira (12%)
    12
  • Sarebbe stata spostata in un'altra città (33%)
    33
  • Una famiglia voleva adottarla (55%)
    55
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218 Commenti

  1. Buongiorno Rossella
    L’ottavo capitolo non è quasi mai facile da scrivere ed è spesso interlocutorio.
    Infatti, a metà episodio mi è sembrato che la voce del narratore si mescolasse a quella della protagonista. Se non fosse per il breve riferimento all’orfanotrofio, la scena poteva essere ambientata in un collegio, dallo sguardo truce della signora Giovanna al bullismo.
    Il biglietto può essere stato scritto da chiunque, perciò parla prima con un’amica.
    https://www.analisidellopera.it/matt-mahurin-bullying/

  2. Ciao, attenzione agli errori battitura (spazi, virgolette, maiuscole/minuscole).
    Verifica bene la normativa riguardante le adozioni (cerca su Google o chiedi in giro): non sono sicura che l’iter sia così ed è poco verosimile che prima ti facciano conoscere i genitori e poi non si possa procedere. Potevi farli incontrare per caso e far scegliere loro di adottarla, in caso: in questo modo è possibile, sebbene sempre molto macchinoso. Attendo la continuazione!!

  3. Buongiorno Rossella
    l’adozione richiede normalmente tempi lunghi ed è raramente priva di difficoltà. La signora Giovanna ha peccato di leggerezza, facendo credere alla protagonista il contrario, creandole da subito delle aspettative.
    Ti segnalo un paio di cosucce:
    nella frase “mi raccomando, mantieni la calma!”, mi sembra più colloquiale e verosimile così: Mi raccomando, stai tranquilla (andrà tutto bene).
    “Mi recai correndo in camera” più scorrevole se “Corse in camera”
    La lettura della frase “Erano tanti i pensieri che giravano nella mia testa durante il tragitto in macchina con i ragazzi del centro ed un assistente sociale che doveva valutare l’incontro.”
    ti lascia senza fiato.
    in alternativa:
    “Salì in macchina con i ragazzi del centro e l’assistente sociale che doveva valutare l’incontro. Quanti pensieri giravano nella mia testa durante il tragitto! ”
    ciao

  4. Spostata in un’altra città.
    Ciao, Rossella.
    La valanga di complimenti che i commentatori ti rivolgono farebbe piacere a chiunque e riesco solo a immaginare quanto possa essere gradito a un’autrice giovanissima e alle primissime esperienze. Io però non mi unirò al coro, perché penso che ti sia altrettanto utile una critica costruttiva. Perciò, non volermene troppo e sappi che tutto ciò che ti scrivo è dettato dal desiderio di rendermi utile, aiutandoti a focalizzare dei punti che puoi migliorare.
    Non mi dilungherò su quanto sia difficile rendere in modo realistico la psicologia di personaggi immersi in una realtà per noi occidentali così lontana, diciamo che non ti sei scelta un compito facile.
    Però non mi dispiacerebbe un minimo di coerenza in più nella descrizione delle situazioni. Per capirci: Miriam torna a casa, non trova la famiglia e immagina che sia stata rapita.
    Ferma, stop: è una tragedia assoluta, per una bambina di dieci anni (e non solo!). Come reagisce, cosa pensa? I caratteri sono pochi e non ti chiedo di fare un trattato di psicologia sull’elaborazione di un simile, tremendo lutto. Ti domando solo una cosa: poco dopo incontra la zia e… e non le dice nulla! Si fa dare un pezzo di pane e va per la propria strada. Ecco, la cosa mi appare del tutto inverosimile: la zia in quel momento è un’ancora, mi aspetto che Miriam si aggrappi a lei con tutte le forze, perché trovo naturale un comportamento simile e se non avviene, io lettore ho bisogno che mi si spieghi in modo convincente *perché* non avviene, non mi basta un “Non ebbi tempo di dirle nulla”, di fronte a un’enormità simile non è una giustificazione che tenga!
    Ho preso questo ad esempio, ma ci sono molte situazioni che mi hanno fatto storcere il naso per la poca coerenza.
    Perciò il mio primo consiglio è questo: ti suggerirei, ogni volta che stai descrivendo una scena, di pensare a come *tu* o quelli che hai intorno si comporterebbero se vivessero quella situazione. So che è difficile, ma è necessario.
    La seconda cosa che noto è la difficoltà nella gestione dei dialoghi: i tuoi personaggi, tranne nel sesto capitolo, non parlano praticamente mai tra loro; se uno parla, dell’altro ci riassumi la risposta, o viceversa.
    I dialoghi sono importanti, un dialogo ben scritto fa fluire le informazioni in modo naturale, permette al lettore di immedesimarsi meglio nella storia. Anche in questo caso, so che non è facile, ma ti invito a provarci: i personaggi devono interagire tra loro (anche) senza l’intermediazione della voce narrante; domanda, risposta, osservazioni, puntualizzazioni, è il modo in cui le persone ottengono informazioni.
    Questo è un progetto scolastico, giusto? Quindi sono certo che intorno hai certamente insegnanti preparati che saranno felici di aiutarti a migliorare il tuo stile.
    La finisco qui. Sei molto giovane, e questo significa soprattutto che hai una mente vivace, elastica e veloce. E molto tempo a disposizione per imparare.

    Ciao, a presto

    • Ciao, ti ringrazio per questi consigli. Sono alle prime armi e sicuramente con le esperienze e con il tempo sarò in grado di scrivere in modo migliore. Nonostante sia un progetto, preferisco fare da sola ed imparare dai miei ‘sbagli’, se così possono essere chiamati e dai consigli che mi vengono dati. Accolgo il tuo consiglio e proverò a metterlo in atto già nel prossimo capitolo che sto scrivendo. In ogni caso, mi é risultato difficile e mi risulta difficile rendere coerente questa storia, lo ammetto, e ogni volta in cui rileggo un capitolo trovo sempre parti da migliorare, da perfezionare e da eliminare. Non è uno dei primi ‘elaborati’ che ho scritto e che scrivo, ma questa é stata la prima volta in cui ho avuto il ‘coraggio’ di espormi e di ‘battere’ le mie insicurezze. Spero continuerai a leggere i seguenti capitoli e se avrai altro da suggerire che possa aiutarmi a migliorare, mi farebbe piacere sentire! A presto!

  5. Complimenti per la storia, la trama è veramente stupenda e il tuo modo di scrivere tiene il lettore con il fiato sospeso! Sei riuscita a cogliere a pieno i sentimenti dei bambini in quelle zone di guerra che li costringono a crescere troppo in fretta, e per questo ti faccio ancora i miei complimenti. Io ho recuperato i capitoli precedenti e non me ne sono pentita; seguirò la tua storia e non vedo l’ora di conoscerne il finale. Continua così.

  6. L’argomento della tua storia è di grande attualità e complessità, per le problematiche a esso legate. Narrare certi fatti in maniera coerente e, soprattutto credibile, senza cadere banalmente nei luoghi comuni raccontati dai media, non è facile. Hai avuto il coraggio di provarci.
    detto questo, mi/ti pongo alcune domande:
    “Noi bambine fummo un po’più fortunate poiché imprigionate in un luogo diverso”. Diverso in che senso? Venivano assegnati noi compiti meno faticosi e meno difficoltosi. Quali compiti, per esempio?
    “e se non completavi i lavori” A quali lavori ti riferisci? mi sembra di capire che era un gommone che straripava di gente, gli uni sugli altri. ..
    due suggerimenti che possono migliorare la scorrevolezza del testo:
    (Il sole stava per tramontare e) Il cielo ci regalò un tramonto
    (Non appena arrivò la notte) Calò la notte…
    ciao

  7. Un racconto scorrevole nel testo accessibile a tutti. Il tema ci ricorda il dramma della e delle guerre nel mondo ed il dramma dei migranti costretti a scappare dai loro paesi a causa delle guerre. Il dramma dei bambini migranti a cui è stato sottratto il diritto a vivere un’infanzia normale, il diritto al gioco, il diritto alla casa, il diritto a vivere una vita serena . .Grazie Rossella per aver scelto nel tuo elaborato un tema non facile, ma che ci tocca tutti indistintamente perchè fin quando un essere umano perirà sotto i colpi delle bombe, finchè dovrà scappare per tentare la sopravvivenza, finchè dovrà soffrire a causa delle bombe, noi non potremo mai affermare il Diritto alla Pace che significa difesa della Giustizia e dei diritti umani per tutti. Il dolore di chi soffre e scappa a causa delle guerre è il dolore dell’intera umanità, è il nostro dolore, perchè siamo parte di questa umanità. Maggior riflessione su questi argomenti fondanti aiuteranno l’uomo del 3° millennio a uscire dal baratro dell’indifferenza e del razzismo dilagante. Siamo tutti la stessa umanità. Restiamo umani. Basta guerra. Impegniamoci per fa conoscere la Pace valore incommensurabile dal quale dipende il futuro e la nostra vita. Grazie Rossella. Continua così! ( Agnese G.)

  8. Wow tanti incipoints in così pochi capitoli?? Mi son trovata a leggere le prima righe del primo capitolo x curiosità e infine le ultime del terzo per piacere e… non posso perdermi questa storia, quest’avventura.
    Seguo fino alla fine, un po’ triste perchè so che non si tratta di un fantasy,un po’ speranzosa perchè credo che sperare che a Miriam e ai suoi amici vada bene sia un po’ come pregare per il futuro della Siria.

  9. Ciao Rossella, mi è piaciuta la frase ” Riuscimmo a sentirci un po’ più bambini…”ed anche quella” e finalmente sorrisi” mi sembrano molto fresche ed adeguate all’io narrante che è una ragazzina.

  10. Buongiorno Rossella
    Condivido in generale il commento di Kezia. Ti segnalo due cosucce: La parola Signorina, nella frase “Signorina, cosa ci fai qui!? l’avrei eliminata. Non sono sicura che sia un modo di esprimersi coerente con la lingua locale, che non è l’italiano. La frase “Se avessi saputo che quella sarebbe stata l’ultima volta in cui l’avrei vista – avrei voluto abbracciarla – scorre meglio se, nella parte finale, scrivi “l’avrei abbracciata”.
    ciao

  11. Ciao Rossella,
    i due capitoli denotano impegno e ricercatezza; ti consiglio di stare un po’ più attenta alle ripetizioni, alle “d” eufoniche e alle troppe spiegazioni, per il resto vai così che vai bene. Io, alla tue età, non ero così brava 😉
    Detto questo ti saluto e ti faccio un grosso in bocca al lupo per il proseguo della storia.
    Alla prossima!

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