C’era una volta la felicità

Dove eravamo rimasti?

Cosa dirà la signora Giovanna a Miriam? Una famiglia voleva adottarla (55%)

Una nuova famiglia

La signora Giovanna arrivò correndo verso di me e disse con un gran sorriso:
“Miriam, non appena finirai di festeggiare, ti aspetto nel mio ufficio. Ho una bellissima notizia da darti, un mega regalo di compleanno!”
Trascorsi una bella e tranquilla giornata con i miei amici, ma avevo una gran fretta di andare dalla signora Giovanna per conoscere la notizia.
Mi recai nel suo ufficio non appena si fece buio. Mi accolse con i suoi soliti discorsi lunghissimi che spesso mi annoiavano, ma sta volta riuscii a stare più attenta. Dopo molte digressioni, arrivò al cuore del discorso dicendomi:
“Allora, mia cara, c’è una famiglia che vorrebbe adottarti, la famiglia Rossi. I tuoi probabili futuri genitori si chiamano Francesca e Simone. Vivono a Milano, una grande e bella città nella quale potrai avere molte opportunità per il tuo futuro sia scolastico sia personale. Però, prima di procedere con tutti i documenti riguardanti l’adozione, abbiamo fissato un appuntamento per iniziare la vostra conoscenza. In precedenza hanno già adottato una bambina, Adele, ha tre anni e ha perso i genitori in un incidente stradale poco dopo la sua nascita. È viva per miracolo e, per salvarla, le hanno dovuto amputare la gamba destra. Sono convinta che saranno in grado di darti tanto amore e tanta felicità! “
Scoppiai a piangere, credevo di essere in un sogno, non riuscivo più a contenere le mie emozioni!
La signora Giovanna aggiunse :
” allora domani tieniti pronta, trascorrerai qualche ora con loro al mattino, accompagnata dai volontari del centro. Ora vai a in camera e mi raccomando, mantieni la calma!”
Mi recai correndo in camera e durante la notte riuscii a dormire davvero poco, e non appena la sveglia suonò, iniziai subito a prepararmi al meglio  indossando i miei abiti preferiti.
Indossai un jeans grigio chiaro, una maglietta di cotone bianca e un giubbotto rosa, proprio come la mia borsa. Quanto adoro il rosa! Vorrei tanto avere una cameretta rosa da dividere magari con la mia futura sorellina!
Erano tanti i pensieri che giravano nella mia testa durante il tragitto in macchina con i ragazzi del centro ed un assistente sociale che doveva valutare l’incontro.
Parcheggiamo e ci sedemmo in un bar nel quale non ero mai stata prima. Ero impaziente.
In lontananza, scorsi due signori con un passeggino e dissi all’assistente sociale e ai ragazzi : ” Eccoli, sono senza dubbio loro!”
Mentre stavo per andare verso di loro, l’assistente sociale mi bloccò e disse che non potevo, dovevo attenderli proprio dov’ero.
Appena arrivarono di fronte a me, vidi che stavano per commuoversi e io iniziai a piangere abbracciandoli. Durante quell’abbraccio sentii finalmente di nuovo il calore di una famiglia.
Si presentarono insieme e dissero in coro:
“desideriamo darti tanto amore, proprio come tu hai bisogno.”
Io dissi: “Sono Miriam, ho 14 anni e desidero tanto fare parte della vostra famiglia. Vorrei avere tanto una sorellina come Adele e mi dispiace che stia dormendo, ma avremo modo per conoscerci meglio sicuramente!”
Mi parlarono del loro lavoro, dei loro hobby e delle loro vacanze.
Francesca era un avvocato, Simone un medico.
Le ore trascorse con loro volarono e ci salutammo con un abbraccio e mi dissero:
“ci vediamo presto”.
Durante il ritorno a casa non potevo fare a meno di pensare ai miei futuri genitori e alla tenerezza della piccola Adele mentre dormiva, ai suoi capelli ricci e biondi che le coprivano quasi metà del volto. Osservavo le nuvole e attribuivo loro forme strane. Che bella la felicità!
Ero al settimo cielo e mi sentivo finalmente felice ed invincible.
Mi recai nell’ufficio della signora Giovanna, come suggerito dal l’assistente sociale. Aveva un’aria molto perplessa, così le chiesi:
“Cosa succede? Francesca e Simone sono fantastici. Non vedo l’ora di vivere con loro.”
La signora Giovanna rispose:
“Miriam, ci sono dei problemi riguardanti l’adozione. Stiamo cercando di risolvere al meglio questo problema. Sono desolata.”
Cercai di mantenere al meglio la calma e dissi:
“Che tipo di problema!?”
“Troppo difficile da spiegare, ne riparliamo domani, ora va in camera.” – rispose adirata –
Corsi piangendo nella mia camera. Un altro fulmine a ciel sereno era piombato nella mia vita, come sempre…. 

Come farà Miriam ad essere adottata?

  • I futuri genitori riusciranno a risolvere le pratiche (29%)
    29
  • La signora Giovanna troverà un modo (52%)
    52
  • Sarà spostata in un altro orfanotrofio (19%)
    19
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

236 Commenti

  1. Buongiorno Rossella
    Il titolo del decimo capitolo avrebbe potuto essere “Alcuni anni dopo…”: spetta al lettore considerarlo inaspettato o prevedibile.
    È da apprezzare lo sforzo che hai fatto per chiudere il racconto con coerenza, ma voler annodare, a tutti i costi, tutti i fili nella modalità “lieto fine” risulta artificioso, poco verosimile. Inoltre, il finale deve lasciare spazio ai lettori per l’immaginazione e la possibilità di avere una propria interpretazione personale.
    ciao e a presto.

  2. Ciao. Esperienza conclusa. L’unica cosa importante è che ti sia servito per migliorare e acquisire fiducia in te stessa. L’unico modo per imparare a scrivere è scrivere. Non abbandonare mai il tuo sogno.
    Hai concluso chiudendo tutti i punti in sospeso. Ho apprezzato anche le tue speranze (o meglio le speranze di Miriam 🤣) per il futuro. Anche per me la speranza è l’ultima a morire, e spero sempre che le nuove generazioni riusciranno a far cambiare qualcosa.
    Alla prossima

  3. Buongiorno Rossella
    Dal settimo capitolo in poi, ti sei progressivamente allontanata dalla trama (vedi sinossi).
    L’argomento della fuga della protagonista da una situazione di guerra per ricominciare la vita in un altro paese, che è attuale e interessante, rischia di rimanere solo uno sfondo un po’ nebuloso. Degli amici della protagonista – importanti nella sua vita in patria – non si seppe più nulla.
    Ormai siamo alla chiusa… scusami ma le opzioni non mi hanno convinto, perciò questa volta non scelgo nessuna.

    • Mi dispiace di questo Maria. Mi sono cimentata per la prima volta in questo sito e, andando avanti, non sempre sono riuscita a coincidere con le mie aspettative.
      Ho in mente un decimo episodio decisivo da tutti i punti di vista e spero che vi piacerà. Diciamo che piano piano ho voluto aggiungere questi piccoli excursus riguardo la sua vita e i soliti problemi adolescenziali. A breve questa prima esperienza di scrittura su questo sito terminerà con questo primo racconto e la mia scrittura é maturata molto e di questo sono molto felice!

  4. Ho appena letto tutti i commenti e quello di six pistols è esattamente quello che penso io. Per comunicare sentimenti e sensazioni profonde bisogno o averle vissute sulla propria pelle o essere muniti di un’enorme empatia. Da questo momento in poi cerca di esprime con più enfasi quello che vuoi dire, e vedrai che ci riuscirai

  5. Buongiorno Rossella
    L’ottavo capitolo non è quasi mai facile da scrivere ed è spesso interlocutorio.
    Infatti, a metà episodio mi è sembrato che la voce del narratore si mescolasse a quella della protagonista. Se non fosse per il breve riferimento all’orfanotrofio, la scena poteva essere ambientata in un collegio, dallo sguardo truce della signora Giovanna al bullismo.
    Il biglietto può essere stato scritto da chiunque, perciò parla prima con un’amica.
    https://www.analisidellopera.it/matt-mahurin-bullying/

  6. Ciao, attenzione agli errori battitura (spazi, virgolette, maiuscole/minuscole).
    Verifica bene la normativa riguardante le adozioni (cerca su Google o chiedi in giro): non sono sicura che l’iter sia così ed è poco verosimile che prima ti facciano conoscere i genitori e poi non si possa procedere. Potevi farli incontrare per caso e far scegliere loro di adottarla, in caso: in questo modo è possibile, sebbene sempre molto macchinoso. Attendo la continuazione!!

  7. Buongiorno Rossella
    l’adozione richiede normalmente tempi lunghi ed è raramente priva di difficoltà. La signora Giovanna ha peccato di leggerezza, facendo credere alla protagonista il contrario, creandole da subito delle aspettative.
    Ti segnalo un paio di cosucce:
    nella frase “mi raccomando, mantieni la calma!”, mi sembra più colloquiale e verosimile così: Mi raccomando, stai tranquilla (andrà tutto bene).
    “Mi recai correndo in camera” più scorrevole se “Corse in camera”
    La lettura della frase “Erano tanti i pensieri che giravano nella mia testa durante il tragitto in macchina con i ragazzi del centro ed un assistente sociale che doveva valutare l’incontro.”
    ti lascia senza fiato.
    in alternativa:
    “Salì in macchina con i ragazzi del centro e l’assistente sociale che doveva valutare l’incontro. Quanti pensieri giravano nella mia testa durante il tragitto! ”
    ciao

  8. Spostata in un’altra città.
    Ciao, Rossella.
    La valanga di complimenti che i commentatori ti rivolgono farebbe piacere a chiunque e riesco solo a immaginare quanto possa essere gradito a un’autrice giovanissima e alle primissime esperienze. Io però non mi unirò al coro, perché penso che ti sia altrettanto utile una critica costruttiva. Perciò, non volermene troppo e sappi che tutto ciò che ti scrivo è dettato dal desiderio di rendermi utile, aiutandoti a focalizzare dei punti che puoi migliorare.
    Non mi dilungherò su quanto sia difficile rendere in modo realistico la psicologia di personaggi immersi in una realtà per noi occidentali così lontana, diciamo che non ti sei scelta un compito facile.
    Però non mi dispiacerebbe un minimo di coerenza in più nella descrizione delle situazioni. Per capirci: Miriam torna a casa, non trova la famiglia e immagina che sia stata rapita.
    Ferma, stop: è una tragedia assoluta, per una bambina di dieci anni (e non solo!). Come reagisce, cosa pensa? I caratteri sono pochi e non ti chiedo di fare un trattato di psicologia sull’elaborazione di un simile, tremendo lutto. Ti domando solo una cosa: poco dopo incontra la zia e… e non le dice nulla! Si fa dare un pezzo di pane e va per la propria strada. Ecco, la cosa mi appare del tutto inverosimile: la zia in quel momento è un’ancora, mi aspetto che Miriam si aggrappi a lei con tutte le forze, perché trovo naturale un comportamento simile e se non avviene, io lettore ho bisogno che mi si spieghi in modo convincente *perché* non avviene, non mi basta un “Non ebbi tempo di dirle nulla”, di fronte a un’enormità simile non è una giustificazione che tenga!
    Ho preso questo ad esempio, ma ci sono molte situazioni che mi hanno fatto storcere il naso per la poca coerenza.
    Perciò il mio primo consiglio è questo: ti suggerirei, ogni volta che stai descrivendo una scena, di pensare a come *tu* o quelli che hai intorno si comporterebbero se vivessero quella situazione. So che è difficile, ma è necessario.
    La seconda cosa che noto è la difficoltà nella gestione dei dialoghi: i tuoi personaggi, tranne nel sesto capitolo, non parlano praticamente mai tra loro; se uno parla, dell’altro ci riassumi la risposta, o viceversa.
    I dialoghi sono importanti, un dialogo ben scritto fa fluire le informazioni in modo naturale, permette al lettore di immedesimarsi meglio nella storia. Anche in questo caso, so che non è facile, ma ti invito a provarci: i personaggi devono interagire tra loro (anche) senza l’intermediazione della voce narrante; domanda, risposta, osservazioni, puntualizzazioni, è il modo in cui le persone ottengono informazioni.
    Questo è un progetto scolastico, giusto? Quindi sono certo che intorno hai certamente insegnanti preparati che saranno felici di aiutarti a migliorare il tuo stile.
    La finisco qui. Sei molto giovane, e questo significa soprattutto che hai una mente vivace, elastica e veloce. E molto tempo a disposizione per imparare.

    Ciao, a presto

    • Ciao, ti ringrazio per questi consigli. Sono alle prime armi e sicuramente con le esperienze e con il tempo sarò in grado di scrivere in modo migliore. Nonostante sia un progetto, preferisco fare da sola ed imparare dai miei ‘sbagli’, se così possono essere chiamati e dai consigli che mi vengono dati. Accolgo il tuo consiglio e proverò a metterlo in atto già nel prossimo capitolo che sto scrivendo. In ogni caso, mi é risultato difficile e mi risulta difficile rendere coerente questa storia, lo ammetto, e ogni volta in cui rileggo un capitolo trovo sempre parti da migliorare, da perfezionare e da eliminare. Non è uno dei primi ‘elaborati’ che ho scritto e che scrivo, ma questa é stata la prima volta in cui ho avuto il ‘coraggio’ di espormi e di ‘battere’ le mie insicurezze. Spero continuerai a leggere i seguenti capitoli e se avrai altro da suggerire che possa aiutarmi a migliorare, mi farebbe piacere sentire! A presto!

  9. Complimenti per la storia, la trama è veramente stupenda e il tuo modo di scrivere tiene il lettore con il fiato sospeso! Sei riuscita a cogliere a pieno i sentimenti dei bambini in quelle zone di guerra che li costringono a crescere troppo in fretta, e per questo ti faccio ancora i miei complimenti. Io ho recuperato i capitoli precedenti e non me ne sono pentita; seguirò la tua storia e non vedo l’ora di conoscerne il finale. Continua così.

  10. L’argomento della tua storia è di grande attualità e complessità, per le problematiche a esso legate. Narrare certi fatti in maniera coerente e, soprattutto credibile, senza cadere banalmente nei luoghi comuni raccontati dai media, non è facile. Hai avuto il coraggio di provarci.
    detto questo, mi/ti pongo alcune domande:
    “Noi bambine fummo un po’più fortunate poiché imprigionate in un luogo diverso”. Diverso in che senso? Venivano assegnati noi compiti meno faticosi e meno difficoltosi. Quali compiti, per esempio?
    “e se non completavi i lavori” A quali lavori ti riferisci? mi sembra di capire che era un gommone che straripava di gente, gli uni sugli altri. ..
    due suggerimenti che possono migliorare la scorrevolezza del testo:
    (Il sole stava per tramontare e) Il cielo ci regalò un tramonto
    (Non appena arrivò la notte) Calò la notte…
    ciao

  11. Un racconto scorrevole nel testo accessibile a tutti. Il tema ci ricorda il dramma della e delle guerre nel mondo ed il dramma dei migranti costretti a scappare dai loro paesi a causa delle guerre. Il dramma dei bambini migranti a cui è stato sottratto il diritto a vivere un’infanzia normale, il diritto al gioco, il diritto alla casa, il diritto a vivere una vita serena . .Grazie Rossella per aver scelto nel tuo elaborato un tema non facile, ma che ci tocca tutti indistintamente perchè fin quando un essere umano perirà sotto i colpi delle bombe, finchè dovrà scappare per tentare la sopravvivenza, finchè dovrà soffrire a causa delle bombe, noi non potremo mai affermare il Diritto alla Pace che significa difesa della Giustizia e dei diritti umani per tutti. Il dolore di chi soffre e scappa a causa delle guerre è il dolore dell’intera umanità, è il nostro dolore, perchè siamo parte di questa umanità. Maggior riflessione su questi argomenti fondanti aiuteranno l’uomo del 3° millennio a uscire dal baratro dell’indifferenza e del razzismo dilagante. Siamo tutti la stessa umanità. Restiamo umani. Basta guerra. Impegniamoci per fa conoscere la Pace valore incommensurabile dal quale dipende il futuro e la nostra vita. Grazie Rossella. Continua così! ( Agnese G.)

  12. Wow tanti incipoints in così pochi capitoli?? Mi son trovata a leggere le prima righe del primo capitolo x curiosità e infine le ultime del terzo per piacere e… non posso perdermi questa storia, quest’avventura.
    Seguo fino alla fine, un po’ triste perchè so che non si tratta di un fantasy,un po’ speranzosa perchè credo che sperare che a Miriam e ai suoi amici vada bene sia un po’ come pregare per il futuro della Siria.

  13. Ciao Rossella, mi è piaciuta la frase ” Riuscimmo a sentirci un po’ più bambini…”ed anche quella” e finalmente sorrisi” mi sembrano molto fresche ed adeguate all’io narrante che è una ragazzina.

  14. Buongiorno Rossella
    Condivido in generale il commento di Kezia. Ti segnalo due cosucce: La parola Signorina, nella frase “Signorina, cosa ci fai qui!? l’avrei eliminata. Non sono sicura che sia un modo di esprimersi coerente con la lingua locale, che non è l’italiano. La frase “Se avessi saputo che quella sarebbe stata l’ultima volta in cui l’avrei vista – avrei voluto abbracciarla – scorre meglio se, nella parte finale, scrivi “l’avrei abbracciata”.
    ciao

  15. Ciao Rossella,
    i due capitoli denotano impegno e ricercatezza; ti consiglio di stare un po’ più attenta alle ripetizioni, alle “d” eufoniche e alle troppe spiegazioni, per il resto vai così che vai bene. Io, alla tue età, non ero così brava 😉
    Detto questo ti saluto e ti faccio un grosso in bocca al lupo per il proseguo della storia.
    Alla prossima!

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi