I ricordi di Layla

LA PIOGGIA

La pioggia cadeva rumorosamente sull’asfalto davanti casa, non riuscivo a smettere di guardare quella singola goccia, che così piccola si infrangeva sul vetro della mia finestra e scivolava giù, unendosi con le altre scie d’acqua lungo tutta la lastra trasparente.

Mi ricordava il giorno in cui mio padre, dal letto d’ospedale mi disse: ”So che il mio tempo  è ormai finito, ma ricorda, ragazza mia, la pioggia che c’è fuori , non deve mai cadere dentro di te. Devi restare forte!”

È già passato un mese da quel giorno ed io continuo a custodire quelle parole dentro di me, anche se continuo a fissare quella maledetta pioggia ed ogni volta mi richiama alla mente gli ultimi istanti trascorsi con lui. Intanto sono dovuta tornare al mio solito canone di vita: dieta disordinata, mattinate trascorse a scuola, con i miei amati ragazzi, che mi sollevano da ogni pensiero e mi fanno staccare la spina dalla monotonia dei miei giorni e la solita videochiamata Skype con mio fratello Josef, sono sempre più fiera di lui e del suo lavoro, che prosegue oltreoceano, salvando la vita a numerose persone. Aumenta la nostalgia che ho di lui e del mio adorato nipote…aspettando l’estate per rincontrarli.

Mi alzai dalla poltrona, per preparare la solita tisana alla carota che bevo ogni sera davanti il televisore e ricordai di aver appoggiato frettolosamente la posta che raccolsi la mattina stessa prima di correre a scuola. Controllai scrupolosamente le bollette passandole tra le mani, ad un certo punto, però, mi balzò in mente di aver preso una lettera dalla busta scura, tendente al marrone e di averla poggiata in borsa, dimenticando di leggerla.

Con passo svelto e piena di curiosità aprii la borsa e tirai fuori con un movimento repentino la misteriosa busta.

“Chissà chi sarà il mittente”, mi chiesi…nel frattempo il rumore del microonde distolse la mia attenzione , la mia tisana era pronta, ma avevo altri programmi stasera: aprire quella busta.

Chi sarà colui che avrà inviato la lettera a Layla?

  • L'ufficio postale (6%)
    6
  • Josef (65%)
    65
  • Una banca (29%)
    29
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69 Commenti

  1. Finalmente dopo una lunga assenza sono riuscito a leggere il tuo racconto.. E che dire.. Dalla prima all’ultima parola si vede tutto l’impegno che ci stai mettendo. E quando si è così significa che si crede veramente in ciò che si sta facendo. Questa è la cosa più bella che mi hai trasmesso. E hai saputo dare una perfetta definizione al concetto di fotografia come ricordo. Foto scattate da piccoli o in occasioni dove non si volevano, ma che poi a distanza di anni scatenano una miriade di emozioni.. Brava. Davvero brava. Tutti qui ti danno il loro sostegno. ❤

  2. Ciao Federica
    Si nota impegno nel tuo racconto 🙂
    Siccome un viaggio nei ricordi è qualcosa che coinvolge sempre emotivamente chiunque, 🙂 avrei tagliato “flemmaticamente” nella frase: “facendo scorrere flemmaticamente quelle fotografie digitalizzate”, sostituendo magari con “in modo automatico”
    vedi se la frase: “Infine, indossava delle scarpette, che con il loro nastro avvolgevano dolcemente le sue caviglie.” scorri meglio così: Il nastro delle scarpette che indossava, avvolgeva dolcemente le sue caviglie.
    L’ultimo paragrafo è un po’ lunghetto. Spezzandolo in due, può alleggerisce.

  3. Fede in questo episodio mi ha colpito molto la parte in cui dai enfasi ai ricordi… mi hai davvero stupito. Condivido molto ciò che hai detto su di essi perché sono l’unica cosa che ci possono riportare indietro anche di anni per rivivere quel momento felice. Mi è piaciuta molto anche la descrizione di Lili la madre di Layla e come la protagonista sia così legata a quei scatti con la vecchia polaroid senza nemmeno saperlo. Continua a scrivere così è stupiscimi con il prossimo episodio… non vedo l’ora!!!

  4. Finalmente il nuovo episodio! Lo aspettavo da tanto e non hai deluso le aspettative di tutti noi lettori.. continua cosi!
    P.S. Sono incuriosito da quelle scritte che sembrano arabe.. hanno qualche significato nascosto? 😦

  5. Ciao Federica
    eccomi come mi hai chiesto. Ti do qualche suggerimento come lettrice non come correttrice di bozze, s’intende.:-)
    Primo, occhio alle ripetizioni di termini, appesantiscono il testo. Meglio cercare di usare sinonimi o modi di dire equivalenti.
    Secondo: non raccontare ma cerca di mostrare pensieri e sentimenti attraverso l’azione.
    Due esempi: Lo tirai fuori con irritazione ed esclamai: “Eccoti!”. “Uffa” sbuffai quasi stanca della ricerca, ma fiera del mio lavoro.
    anziché: “Eccoti!” esclamai fiera del mio lavoro appena dopo averlo tirato fuori con irritazione. “Uff”, dissi, quasi stanca della ricerca andata a buon fine.
    Potresti scrivere: Mi colpì l’odore. anziché “La caratteristica per cui rimasi incerta fu l’odore.”
    Spero di esserti stata utile.

  6. Ho provato la stessa emozione solo quando lessi “Eveline di Joyce, stai rappresentando perfettamente una ragazza dubbiosa e preoccupata del suo futuro ma in un’altra epoca, che ha dato tanti mezzi per avvicinare le persone, ma spesso le divide. La scrittura, sia nel tuo caso, che in quello della storia, è l’unica arma che riesce ancora ad unire e a riportarci in un’altra epoca dove con meno tecnologia era maggiormente facile trasmettere emozioni tramite una lettera, piú complessa ed elaborata di un semplice e banale messaggio scambiato con freddezza e magari in modo automatico.
    Continua e comporrai una bellissima novella.

  7. Ognuno di noi ha un messaggio di una persona cara nella testa e nel cuore che ci guida per continuare la nostra quotidianità…Per questo è bello leggere …La lettura è un incontro di anime sensibili,ognuno ritrova un pò di se stesso nei racconti altrui.
    Brava Federica.

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