I ricordi di Layla

Dove eravamo rimasti?

Chi sarà colui che avrà inviato la lettera a Layla? Josef (65%)

את המכתב

Mi diressi nel mio studio, verso il cassetto. Lo aprii. Creando un rumore incredibile nel rovistare. Nella mia testa, nel frattempo, una piccola vocina ripeteva insistentemente: “Tagliacarte, esci fuori su”. Nulla da fare, era come scomparso, “Ma come è possibile, è sempre stato qui”, imperterrita continuai a rovistare, mettendo tutto in subbuglio. La mia scrivania era nel caos, avevo controllato in tutti i cassetti e tra i fogli appoggiati sul tavolo. Nel portapenne finalmente vidi l’oggetto brillare infondo al contenitore, ”Eccoti!” esclamai fiera del mio lavoro appena dopo averlo tirato fuori con irritazione. “Uff”, dissi, quasi stanca della ricerca andata a buon fine.

Andai nuovamente in salotto e ripresi in mano la busta, la girai innanzitutto per controllare chi fosse il mittente e vidi che era Josef. Iniziai a strappare, con così tanta ansia che finii per rompere l’intera carta. “Ecco, ti pareva”, sperai di non aver rotto l’interno e con cautela estrassi il contenuto. Tutto integro, per fortuna!

Un foglio di carta, il contenuto era un singolo foglio di carta. Aprii entusiasta e mi chiesi cosa riportasse quella misteriosa lettera. La caratteristica per cui rimasi incerta fu l’odore. Quel profumo di giornale vecchio, tendente al giallognolo, con quell’odore corposo di inchiostro.

Appena distesi il foglio…riconobbi subito quella scrittura…all’improvviso mi sentii mancare e deglutire quel poco di saliva che avevo, diventò difficile a causa del terribile nodo in gola che si era creato. Mi sedetti al tavolo vicino la poltrona, appoggiai il foglio lì e posi una mano sulla fronte quasi a mantenere la testa. Quella lettera non era stata scritta da Josef, ma da mio padre…

“Ciao Layla, appena leggerai questa lettera, già so che stenterai a crederci. So che non ti saresti mai aspettata una lettera da me.

Immagino il tuo dolore, sei sempre stata la persona a cui ero più legato, aldilà del rapporto che ho avuto con tua madre che sto, finalmente, per raggiungere e con tuo fratello, al quale ho lasciato questo grosso incarico. Conoscendolo so che ti avrà sicuramente allegato un bigliettino per spiegarti tutto.”

Letta questa prima parte di lettera, ero più confusa che mai, di quale biglietto stava parlando e soprattutto, perché mi hanno tenuto tutto nascosto fino ad ora? Ero combattuta tra il continuare o il lasciar andare…se l’avessi abbandonato, ci sarei ritornata nuovamente, perciò, decisi di continuare.

“Il mio intento, adesso, è lasciarti un importante messaggio.

Ho bisogno che tu vada nella vecchia casa in cui abitavamo quando tu eri solo una bambina.

Non posso dirti nient’altro.

חֵזָק וּבָרוךְ (sii forte)

Il tuo אבא(papà)”

Cos’è questo velo di mistero e perché devo andare in quella casa? Tutto si faceva troppo confuso ed io ero troppo curiosa di sapere cosa nascondessero quelle quattro mura di cui oggi ne ho solo un ricordo.

Ripresi quei brandelli di carta, per cercare il biglietto, se ce ne fosse uno, ma mi accorsi che di quest’ultimo non c’era traccia. Delusa, mi abbassai per raccogliere quei pezzi di carta che erano caduti. Con questo, scorsi vicino il piede della sedia un pezzo di carta di colore diverso rispetto alla busta, quest’ultimo era bianco, limpido, e ripiegato in quattro parti perfettamente simmetriche. Aprendolo, sentii la stessa sensazione di prima…stavo per soffocare… papà aveva ragione, era un piccolo biglietto stampato da Josef.

“Layla, questa lettera è stata lasciata a me da Aba con l’unico incarico di spedirla a te ad un mese dalla sua morte e non prima. Appena la leggerai, fammi sapere.

Mi manchi sorellina, ci sentiamo presto.

L’unica cosa che fui in grado di fare, fu rimettere la lettera al suo posto, alzarmi, prendere la tisana dal microonde e sedermi nuovamente a pensare. Sopportando quella vocina che mi riempiva la testa di domande alle quali dovevo necessariamente trovare una risposta.

Mi alzai di scatto dalla sedia, andai in camera, tolsi il computer dalla borsa, mi sedetti sul letto e accesi il computer.

A cosa le serve il computer?

  • Per andare su Youtube ad ascoltare della musica. (0%)
    0
  • Per cercare delle foto… (63%)
    63
  • Per contattare Josef. (37%)
    37
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69 Commenti

  1. Finalmente dopo una lunga assenza sono riuscito a leggere il tuo racconto.. E che dire.. Dalla prima all’ultima parola si vede tutto l’impegno che ci stai mettendo. E quando si è così significa che si crede veramente in ciò che si sta facendo. Questa è la cosa più bella che mi hai trasmesso. E hai saputo dare una perfetta definizione al concetto di fotografia come ricordo. Foto scattate da piccoli o in occasioni dove non si volevano, ma che poi a distanza di anni scatenano una miriade di emozioni.. Brava. Davvero brava. Tutti qui ti danno il loro sostegno. ❤

  2. Ciao Federica
    Si nota impegno nel tuo racconto 🙂
    Siccome un viaggio nei ricordi è qualcosa che coinvolge sempre emotivamente chiunque, 🙂 avrei tagliato “flemmaticamente” nella frase: “facendo scorrere flemmaticamente quelle fotografie digitalizzate”, sostituendo magari con “in modo automatico”
    vedi se la frase: “Infine, indossava delle scarpette, che con il loro nastro avvolgevano dolcemente le sue caviglie.” scorri meglio così: Il nastro delle scarpette che indossava, avvolgeva dolcemente le sue caviglie.
    L’ultimo paragrafo è un po’ lunghetto. Spezzandolo in due, può alleggerisce.

  3. Fede in questo episodio mi ha colpito molto la parte in cui dai enfasi ai ricordi… mi hai davvero stupito. Condivido molto ciò che hai detto su di essi perché sono l’unica cosa che ci possono riportare indietro anche di anni per rivivere quel momento felice. Mi è piaciuta molto anche la descrizione di Lili la madre di Layla e come la protagonista sia così legata a quei scatti con la vecchia polaroid senza nemmeno saperlo. Continua a scrivere così è stupiscimi con il prossimo episodio… non vedo l’ora!!!

  4. Finalmente il nuovo episodio! Lo aspettavo da tanto e non hai deluso le aspettative di tutti noi lettori.. continua cosi!
    P.S. Sono incuriosito da quelle scritte che sembrano arabe.. hanno qualche significato nascosto? 😦

  5. Ciao Federica
    eccomi come mi hai chiesto. Ti do qualche suggerimento come lettrice non come correttrice di bozze, s’intende.:-)
    Primo, occhio alle ripetizioni di termini, appesantiscono il testo. Meglio cercare di usare sinonimi o modi di dire equivalenti.
    Secondo: non raccontare ma cerca di mostrare pensieri e sentimenti attraverso l’azione.
    Due esempi: Lo tirai fuori con irritazione ed esclamai: “Eccoti!”. “Uffa” sbuffai quasi stanca della ricerca, ma fiera del mio lavoro.
    anziché: “Eccoti!” esclamai fiera del mio lavoro appena dopo averlo tirato fuori con irritazione. “Uff”, dissi, quasi stanca della ricerca andata a buon fine.
    Potresti scrivere: Mi colpì l’odore. anziché “La caratteristica per cui rimasi incerta fu l’odore.”
    Spero di esserti stata utile.

  6. Ho provato la stessa emozione solo quando lessi “Eveline di Joyce, stai rappresentando perfettamente una ragazza dubbiosa e preoccupata del suo futuro ma in un’altra epoca, che ha dato tanti mezzi per avvicinare le persone, ma spesso le divide. La scrittura, sia nel tuo caso, che in quello della storia, è l’unica arma che riesce ancora ad unire e a riportarci in un’altra epoca dove con meno tecnologia era maggiormente facile trasmettere emozioni tramite una lettera, piú complessa ed elaborata di un semplice e banale messaggio scambiato con freddezza e magari in modo automatico.
    Continua e comporrai una bellissima novella.

  7. Ognuno di noi ha un messaggio di una persona cara nella testa e nel cuore che ci guida per continuare la nostra quotidianità…Per questo è bello leggere …La lettura è un incontro di anime sensibili,ognuno ritrova un pò di se stesso nei racconti altrui.
    Brava Federica.

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