I ricordi di Layla

Dove eravamo rimasti?

A cosa le serve il computer? Per cercare delle foto… (63%)

La foto di Lili

Nell’aprire la cartella vidi nuovamente il sorriso di mia madre, che scatenò in me la malinconia dei momenti felici passati con lei.

Questa era più che un semplice “raccoglitore” digitale, il contenuto che aveva in sé era la cosa che si poneva al di sopra di ogni altra…racchiudeva delle vecchie foto di quando io ero “solo una bambina”, come papà aveva scritto in quella misteriosa lettera.

È bastato un click a far scatenare in me un turbine infinito di ricordi a cui ero legatissima e che mi avrebbero fatto compagnia per tutta la vita. Questa è la caratteristica che odio maggiormente di loro, sono così feroci, ti attaccano come un leone con la sua preda…non puoi scappare e sei lì, agonizzante, a cercare di non essere divorato dalla tristezza di qualcosa che sai, ormai, non potrai più rivivere.

Scorrendo tra esse, ero sicura che avrei trovato quello che cercavo…

Wow, quando ero piccola, odiavo tutte le volte in cui papà si avvicinava con quella vecchia polaroid e ora mi ritrovo ad ammirarle e a rimpiangere che lui non sia qui a rubarmi nuovamente uno scatto.

Leggera è la pressione che le mie dita esercitano sulle frecce della tastiera, facendo scorrere flemmaticamente quelle fotografie digitalizzate, che sembrano aver acquistato un alito di vita dopo anni che erano state trascurate ed ignorate da me. Fin quando, il movimento venne bloccato da una delle più particolari della mia raccolta…mia madre da giovane.

Nella foto, indossava un vestito a pois segnato in vita con una piccola cintura, i colori non possono essere distinti dalla tipica caratteristica bianca e nera degli scatti dell’epoca. I capelli lunghi e lasciati liberi, mi ricordano il suo carattere…libera da ogni convenzione e determinata nelle scelte da intraprendere, accettando ogni conseguenza che quest’ultime avrebbero portato. Infine, indossava delle scarpette, che con il loro nastro avvolgevano dolcemente le sue caviglie.

Mentre ero concentrata sul dettaglio delle scarpe, notai con la coda dell’occhio, una scritta in penna stilografica che riportava:

“Lili Haim

12/05/1939”

Aveva circa 15 anni quando fu scattata, confrontandola con le mie più remote, mi accorsi che la somiglianza era quasi spaventosa ed ero davvero orgogliosa di questo.

Dopo la breve pausa dedicata alla riscoperta dei ritratti di mia madre, mi concentrai sulle foto che stavo realmente cercando: la famosa remota casa della lettera.

“E’ questa!” esclamai entusiasta e con un movimento scattante raggiunsi la stampante sulla scrivania.

A questo punto, ero convinta che la mossa più giusta da fare, fosse seguire le parole di papà e andare in quella casa, più determinata che mai, raggiunsi la porta con in mano il foglio svolazzante e indossai frettolosamente il cappotto e presi l’ombrello, quando, ad un certo punto, il campanello suonò…

Chi sarà?

  • Una vecchia amica (64%)
    64
  • Un collega (29%)
    29
  • Una banda di bambini che sono, poi, scappati (7%)
    7
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69 Commenti

  1. Finalmente dopo una lunga assenza sono riuscito a leggere il tuo racconto.. E che dire.. Dalla prima all’ultima parola si vede tutto l’impegno che ci stai mettendo. E quando si è così significa che si crede veramente in ciò che si sta facendo. Questa è la cosa più bella che mi hai trasmesso. E hai saputo dare una perfetta definizione al concetto di fotografia come ricordo. Foto scattate da piccoli o in occasioni dove non si volevano, ma che poi a distanza di anni scatenano una miriade di emozioni.. Brava. Davvero brava. Tutti qui ti danno il loro sostegno. ❤

  2. Ciao Federica
    Si nota impegno nel tuo racconto 🙂
    Siccome un viaggio nei ricordi è qualcosa che coinvolge sempre emotivamente chiunque, 🙂 avrei tagliato “flemmaticamente” nella frase: “facendo scorrere flemmaticamente quelle fotografie digitalizzate”, sostituendo magari con “in modo automatico”
    vedi se la frase: “Infine, indossava delle scarpette, che con il loro nastro avvolgevano dolcemente le sue caviglie.” scorri meglio così: Il nastro delle scarpette che indossava, avvolgeva dolcemente le sue caviglie.
    L’ultimo paragrafo è un po’ lunghetto. Spezzandolo in due, può alleggerisce.

  3. Fede in questo episodio mi ha colpito molto la parte in cui dai enfasi ai ricordi… mi hai davvero stupito. Condivido molto ciò che hai detto su di essi perché sono l’unica cosa che ci possono riportare indietro anche di anni per rivivere quel momento felice. Mi è piaciuta molto anche la descrizione di Lili la madre di Layla e come la protagonista sia così legata a quei scatti con la vecchia polaroid senza nemmeno saperlo. Continua a scrivere così è stupiscimi con il prossimo episodio… non vedo l’ora!!!

  4. Finalmente il nuovo episodio! Lo aspettavo da tanto e non hai deluso le aspettative di tutti noi lettori.. continua cosi!
    P.S. Sono incuriosito da quelle scritte che sembrano arabe.. hanno qualche significato nascosto? 😦

  5. Ciao Federica
    eccomi come mi hai chiesto. Ti do qualche suggerimento come lettrice non come correttrice di bozze, s’intende.:-)
    Primo, occhio alle ripetizioni di termini, appesantiscono il testo. Meglio cercare di usare sinonimi o modi di dire equivalenti.
    Secondo: non raccontare ma cerca di mostrare pensieri e sentimenti attraverso l’azione.
    Due esempi: Lo tirai fuori con irritazione ed esclamai: “Eccoti!”. “Uffa” sbuffai quasi stanca della ricerca, ma fiera del mio lavoro.
    anziché: “Eccoti!” esclamai fiera del mio lavoro appena dopo averlo tirato fuori con irritazione. “Uff”, dissi, quasi stanca della ricerca andata a buon fine.
    Potresti scrivere: Mi colpì l’odore. anziché “La caratteristica per cui rimasi incerta fu l’odore.”
    Spero di esserti stata utile.

  6. Ho provato la stessa emozione solo quando lessi “Eveline di Joyce, stai rappresentando perfettamente una ragazza dubbiosa e preoccupata del suo futuro ma in un’altra epoca, che ha dato tanti mezzi per avvicinare le persone, ma spesso le divide. La scrittura, sia nel tuo caso, che in quello della storia, è l’unica arma che riesce ancora ad unire e a riportarci in un’altra epoca dove con meno tecnologia era maggiormente facile trasmettere emozioni tramite una lettera, piú complessa ed elaborata di un semplice e banale messaggio scambiato con freddezza e magari in modo automatico.
    Continua e comporrai una bellissima novella.

  7. Ognuno di noi ha un messaggio di una persona cara nella testa e nel cuore che ci guida per continuare la nostra quotidianità…Per questo è bello leggere …La lettura è un incontro di anime sensibili,ognuno ritrova un pò di se stesso nei racconti altrui.
    Brava Federica.

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