Il fiore del silenzio

Dove eravamo rimasti?

Cosa succederà il giorno dopo? La fioraia decide di aiutare le bambine a proseguire il viaggio (75%)

I pallon di Maggio

Il pomeriggio passò rapidamente giocando e prendendoci cura dei fiori e, dopo aver avuto la possibilità di fare una meravigliosa doccia calda, la fioraia, di nome Charlotte, andò a prepararci una tavola coi fiocchi (o almeno così lei disse). Dopo aver finito la doccia ed aver messo la camicia che lei ci prestò, sentimmo col naso un misto curioso di aromi provenire dalla sala da pranzo. Scendemmo per andare a sbirciare. In quel momento, ci luccicarono gli occhi e sentimmo le nostre pance brontolare come non mai: in tavola, infatti, c’erano cibi preparati in maniera elegante, quasi finti, e caldi tanto da vedere il profumo di un piatto che si scontrava e si univa allo stesso tempo con un altro, tanto da diventare un’unica fragranza esotica quanto affascinante. Le posate erano d’acciaio e raffinate, simili a quelle che avevo a casa mia. I piatti luccicavano come uno specchio esposto ad una luce forte e brillante. Era da tanto tempo che non vedevo così tanto cibo.

“Beh, che cosa state aspettando?” chiese la fioraia portando una gigantesca pentola da dove usciva del fumo profumato. “Immagino che, dopo il lungo cammino che avete percorso, non vediate l’ora di saziare i vostri pancini.” Posò a tavola il pentolone che conteneva una specie di stufato di carne. “Perciò accomodatevi e mangiate pure. Io arriverò tra poco.” Accarezzò ad entrambe i capelli e se ne andò via sorridendo, come avrebbe fatto una madre col proprio figlio. Entusiaste all’idea di poter iniziare a mangiare, ci sedemmo quasi di corsa sulle sedie e riprendevamo le forze gustando ogni cosa che capitava sotto al nostro naso. In seguito, la fioraia ci servì del pane con una forma alquanto strana, mai vista prima. “E’ la baguette,” disse Charlotte “una tipologia di pane tipico in Francia, anche se non conosco il motivo del perché sia così famoso.” Curiose di assaggiare quel pane tanto bizzarro, ne staccammo un pezzo e lo mordemmo. “Ma è buonissimo!” esclamò Ada, entusiasta nell’aver scoperto una novità. “Confermo.” risposi sorridendo. Charlotte ricambiò sorridendo. Da lì, incominciammo a parlare del più e del meno, tra un cibo e l’altro, accompagnando il tutto con pasticci commessi da Ada e risate spontanee.

Al centro della tavola regnavano, intanto, dei piccoli mazzi di fiori simili ad una palla di neve, che emanavano un dolce profumo simile al biancospino. Era da tanto che stavo guardando la cesta che li conteneva, incantata da quel magico odore, che riaccese il ricordo di mamma che mi fece annusare per la prima volta questo genere di fiore. “Vedo che a te, Bea, piacciono un sacco i fiori.” con quelle parole, Charlotte mi riportò coi piedi per terra troppo in fretta “E’ vero” rispose Ada al posto mio “ne va matta proprio come la mamma. Infatti,” e qui iniziò a raccontare proprio come avrebbe fatto qualunque bambina di soli cinque anni “in camera sua ha libri grandi grandi sulla scrivania, sulle mensole… ovunque! Inoltre, fuori al suo balcone ha tantissimi fiori colorati, grandi e piccoli!” “Oh, interessante.” disse allegramente Charlotte. “Te l’ha trasmessa tua mamma questa passione?” annuii in segno di risposta, ingoiando il pezzo di pollo caldo. “In effetti, è l’unica cosa che in questo momento mi aiuta a stare meglio.” “Capisco.” rispose abbassando la testa verso il brodo di carne, per poi mangiarne un pezzo. “E poi,” continuai “vorrei portare avanti il negozio di fiori di famiglia.” Charlotte rise dolcemente e disse: “Tua mamma ti vedrà e ti dirà che sarà fiera di te, te lo garantisco.” Quelle parole mi fecero tornare il sorriso.

Dopo aver cenato, sparecchiato la tavola e messo Ada a dormire, io e Charlotte decidemmo di leggere un libro. Mentre eravamo sedute sul divano, pensai di dover dire a Charlotte la decisone che avevo preso per il giorno dopo. “Charlotte…” incominciai “Dimmi, Bea.” Iniziai a sfregare le mani, un po’ per la paura della sua reazione, un po’ per dispiacere. “… Domani io e Ada dovremo proseguire il viaggio verso casa.” In quel momento, s’alzò dal divano e andò nel salone da pranzo. “Perché lo avrà fatto?” pensai. Tornò con il mazzo di fiori che stava a cena, si sedette vicino a me e me li mostrò nuovamente. “Questi fiori, ovvero i pallon di Maggio, li portai a mio figlio sulla sua tomba, il giorno in cui è morto.” rimasi un po’ pietrificata. “Ogni volta che s’avvicina quel giorno, preparo un mazzo di questi per portarli nuovamente lì, e intanto ne conservo una manciata qui, per non dimenticarmi mai il suo odore… anche perché erano i suoi fiori preferiti.” Li portò vicino al suo naso annusandoli dolcemente. Poi mi guardò e disse: “Tu e tua sorella mi ricordate mio figlio. Per questo vorrei venire con voi, così vi sarà più semplice proseguire.” Rimasi sbalordita, ma anche felice per ciò che disse. Volevo dirle “va bene”, ma mi bloccò dicendo: “Non voglio la tua approvazione, Bea. Lo avevo già deciso da quando siete entrate nel mio negozio.”

Come può Charlotte aiutare le bambine?

  • Chiama un suo amico per trasportarle in maniera sicura fin dove può (100%)
    100
  • Compra a loro dei biglietti del treno verso la Svizzera (0%)
    0
  • Procura a loro documenti falsi per attraversare il confine (0%)
    0

Voti totali: 2

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12 Commenti

  1. Ho votato: verranno fermate dalle guardie. A mio parere è la soluzione più coerente, se parliamo di due bambine non accompagnate.
    Voglio complimentarmi con te sopratutto per lo stile di scrittura, fluente e ottimo. La storia è in grado di coinvolgere quindi mi aspetto un proseguimento u.u

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