Il Gioco di incubi

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Capitolo 3: morbo

Schizofrenia
psicosi cronica caratterizzata dalla persistenza di sintomi di alterazione delle funzioni cognitive e percettive, del comportamento e dell’affettività, con un decorso superiore ai sei mesi, e con forte disadattamento della persona ovvero una gravità tale da limitare o compromettere le normali attività di vita.

Ormai era diventato parte del mio nome, come se all’anagrafe avessero scritto Santhiago Schizofrenia Reyes. Mi era stato diagnosticato all’età di sette anni, quando l’innocenza di avere degli amici immaginari si era trasformata in normalità e con l’inizio delle scuole elementari le mie illusioni erano peggiorate;le vedevo ovunque, sui banchi di scuola, nel cortile, persino addosso alle persone. Le mie illusioni si erano mescolate alla realtà e io non avevo idea di cosa fosse reale o no, non capivo perché gli altri non vedessero ciò che vedevo io e fossero straniti nel vedermi parlare con loro.
E poi successe il casino, la ciliegina sulla torta a decorare il buffet della rovina della mia vita, primo piatto servito dalla mia disgrazia. Perché un dolce? Perché gli eventi che successero in seguito furono sempre più amari.
Colpii un bambino con la mia valigetta del pranzo perché mi aveva chiamato “pazzoide”, ricordo ancora il suono dell’alluminio tinto di rosso sbattere contro la sua guancia paffuta.
Ma il fattore scatenante non era l’offesa , ma la paura;perché una frase fa male solo quando è vera, e quel bambino aveva ragione. Credete che la schizofrenia sia una malattia unica? No, certo che no, è solo il carrello della spesa per andare a fare compere nel grande supermercato dei disturbi mentali, dove Sfiducia nel prossimo, scatti d’ira, paranoia e asocialità sono in offerta speciale, tutto al prezzo di una vita rovinata.
I miei insegnanti furono obbligati a segnalarmi ai miei genitori e agli psicologi; non li biasimo, al loro posto mi avrei fatto murare vivo. Così iniziò il periodo di travaglio tra un istituto per la sanità mentale ad un altro, ricevendo sempre la stessa e identica risposta: schizofrenia. Mia madre non poteva crederci, come poteva essere che il suo bambino, sempre sorridente e gioioso potesse nascondere un simile demone? Ma lei fu in grado di accettarlo, avrebbe accettato persino se fossi stato un assassino, perché io ero sangue del suo sangue e luce della sua vita.
Ma per mio padre, beh, il discorso era diverso; avevo appena infranto il suo sogno di figlio perfetto, capace di avvalorare la sua reputazione come se fossi stato un’altra laurea sul suo curriculum. Non perché non vi fossero persone affette da schizofrenia ad aver scalato le vette sociali, ma semplicemente perché non era una cosa che aveva programmato. Non era nei sui piani avere un figlio pazzoide, quindi decise per qualche sorta di suo meccanismo mentale che non mi avrebbe più trattato come suo parente. Vedevo il disprezzo nei sui occhi ogni volta che mi guardava, come invece ammirava i figli sani dei sui amici e colleghi.
Con la morte di mia madre la cosa peggiorò drasticamente. Iniziai ad odiami, a disprezzare il riflesso dello specchio tanto quanto mio padre. E come si può aspettare di vivere bene se si odia sé sessi? Semplice, non si può.
Solo una cosa rendeva sopportabile il duro peso di una vita vissuta male:lei, la bambina frutto della mia malattia che era cresciuta con me ed era diventata più bella di qualsiasi altra ragazza o dea. A volte mi chiedevo come avessi fatto ad immaginare una cosa così splendida, la meraviglia nel dolore, come quando un fiore nasce sul cumulo di una tomba.
Ma anche quel singolo spiraglio di felicità aveva un inizio e una fine, come una giornata di sole. Ogni giorno lei arrivava, mi faceva apprezzare quelle fugaci ore di normalità, poi spariva nel nulla, dietro una porta o un albero, o semplicemente quando mi voltavo guardarla non cera più. Tranne quell’unica e ultima volta in cui mi portò con sé, facendomi attraversare il varco dell’Iperuranio.
E fu il mio più grande rimorso.

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4 Commenti

  1. Bisogna decisamente andare nell’Iperuranio 😀 Tra l’altro questo capitolo mi ha ricordato che sebbene io non soffra di schizofrenia e non abbia mai avuto amici immaginari ho un sogno ricorrente sin da quando ero bambino, che ha per protagonista una ragazza misteriosa che ogni volta mi fa innamorare e poi (ovviamente) scompare quando mi sveglio… prima o poi dovrò scriverci qualcosa!

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