Il Gioco di incubi

Dove eravamo rimasti?

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Capitolo 4: Razionalizzare

Razionalizzazione

Meccanismo di difesa della psiche umana che consiste nel spiegare,dare una forma a situazioni ed emozioni correlate al subconscio 

All’inizio vidi solo colori brillanti amalgamarsi davanti ai miei occhi e figure luminose seguire l’andamento dei miei occhi, come se avessi fissato per troppo tempo una lampadina e avessi voltato poi lo sguardo. Grugnii un lamento e mi coprii gli occhi con le mani, fermandomi e inclinando il busto verso il basso.

<Va tutto bene> sentii la voce di Theresa poco distante da me <il tuo cervello deve razionalizzare>

Tolsi  le mani e sbattei gli occhi più volte notando, attraverso la vista ancora annebbiata, che eravamo in un bosco, su una specie di belvedere sulla punta di un dirupo. Davanti a noi, forse a qualche miglio di distanza, si ergeva una cittadella.

Ma qualcosa non andava il quell’agglomerato di edifici, qualcosa non quadrava, come quando torni in un luogo familiare e noti che la disposizione degli oggetti è diversa. 

Non so quanto tempo passò quando arrivammo nei pressi della città, forse ore o forse minuti, ma non credo che il tempo valesse qualcosa lì. La prima cosa che notai furono gli edifici; alcuni erano rettangolari, altri avevano la forma di un vaso, ma tutti sembravano non avere spessore e avevano il colore della carta ingiallita, come disegni infantili.

Ma non era quello a rendere strana la cittadina, bensì gli abitanti; individui di ogni forma e dimensione, dalle forme strane o umanoidi, molti dei quali con visi raccapriccianti. Riconobbi un paio di figure che sembravano pagliacci simili a Pennywise del romanzo di Stephen King, altri avevano l’aspetto simile a lupi mannari.

C’era un via vai di creature orrende, vedevo mostri in ogni angolo della mia visuale in un via vai di passi, sguardi. Tutto cominciò a vorticarmi intorno pericolosamente.

Poi sentii il suono di un clacson che mi fece saltare in aria. Mi voltai e vidi che un’auto si era fermata davanti a me; un maiale dagli occhi neri ed incavati  mi guardava infuriato e masticando il suo sigaro suonò ancora il clacson.

<Togliti dalla strada, imbecille!> Mi urlò.

Raggiunsi di corsa Theresa, che mi aspettava a braccia conserte sul marciapiede. <Cos’è questo posto?> quasi le urlai, arrabbiato per ciò che mi aveva portato a vedere. 

<Datti una calmata Thiago> mi lanciò un’occhiata seccata, per poi continuare <questa è Fobetore, la città degli incubi>. Lo disse con una certa nota di soddisfazione, camminando con una postura morbida, ondeggiando a ogni passo come se fosse a casa sua.

<E’ il primo piano dell’Iperuranio. Diciamo che è come una struttura a cono con vari livelli. Gli individui che vedi qui sono tutti prodotti della mente umana, vivi grazie al ricordo. I piani vanno a restringersi man mano perché sono tipologie di sogno che ricordiamo di men..>

<Aspetta aspetta, che?> mi intromisi perplesso. Mi guardò seccata, non che fosse una novità.

<Cosa ricordi di più, un incubo o un sogno normale?>

<Incubo> non ci riflettei nemmeno. Lei fece spallucce, come a dirmi vedi?

Fu come quando ricostruisci metà puzzle e inizi a vederne l’immagine.

<Quindi, come si passa al livello successivo?>

Mi ritrovai all’improvviso con una mano di Theresa sul petto, Mentre lei fissava Un punto davanti a sé con del terrore dipinto sul suo viso. Mi girai verso la direzione io cui guardava, e fu in quel momento che li vidi; delle forme, come dei grossi tentacoli scuri strisciavano verso di noi.

<Corri!> Mi afferrò per la maglia e mi trascinò nella stradina alla nostra sinistra. Iniziai a correre più forte che potei, girandomi; erano dietro di noi, dei loro corpi che strisciavano sull’asfalto era come carta vetrata sul legno grezzo.

<Non girati!> mi incitò lei, nel panico. Sentivo i polmoni bruciare e il cuore pompava aria tanto forte da farmi male al petto, ma la paura era peggiore. Svoltammo alcune volte, finendo in strada in mezzo a macchine e mostri. Vidi con la coda nell’occhio come i tentacoli spingevano via mezzi e persone, mirando solo alle loro prede.

Noi

Ci ritrovammo in un grande piazzale con un minuscolo tempio circolare formato da colonne completamente lisce.

<Nel tempio!> Urlò Theresa, spingendomi con le mani. Vi entrai senza obiettare, ritrovandomi al centro del piccolissimo tempio e il pavimento di lastre bianche iniziò a tremare, sollevandosi da terra. Mi girai di scatto verso Theresa ma prima che potesse salire un’ombra nera le afferrò ila vita e la trascinò indietro, avvinghiando le sue spalle e le gambe. Urlai il suo nome e corsi verso di lei ma sbattei su una specie di parete di vetro che circondava tutta la il perimetro del tempio, ritrovandomi sul pavimento a diversi metri dal suolo. Sbattei le mani sulla parete, urlando il suo nome.

<Trovami Thiago, trovami!> Riuscì a sentire, poi venne inghiottita dall’ombra che sparì subito dopo come cenere al vento.

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6 Commenti

  1. Bisogna decisamente andare nell’Iperuranio 😀 Tra l’altro questo capitolo mi ha ricordato che sebbene io non soffra di schizofrenia e non abbia mai avuto amici immaginari ho un sogno ricorrente sin da quando ero bambino, che ha per protagonista una ragazza misteriosa che ogni volta mi fa innamorare e poi (ovviamente) scompare quando mi sveglio… prima o poi dovrò scriverci qualcosa!

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