It’s a secret… shh!

Sola

Nella mia mente quel ricordo è ancora vivo, ma del resto, come potrebbe essere già svanito?
Ognuno di noi conosce quella sensazione: è stravolgente e contemporaneamente rassicurante. Se cercate la sua definizione su Google, troverete:

“Stato psichico affettivo e momentaneo che consiste nella reazione opposta dall’organismo a percezioni o rappresentazioni che ne turbano l’equilibrio.”

Avete mai fatto caso al fatto che le cose più belle sono le più complicate da descrivere?
Pensate ad esempio, a quando state spensieratamente camminando per strada: siete presi dai vostri pensieri, o magari dalla conversazione che state avendo con chi cammina al vostro fianco.
Poi, con disinvoltura, alzate lo sguardo e vedete lui/lei.
Parlo di quella persona che è riuscita ad ammaliare il vostro cuore; che non ha lasciato scampo neanche alla mente, nonostante questa abbia provato ad impedire il succedersi di qualsiasi gesto irriflessivo, dettato da un ardente desiderio d’amore da parte del cuore.
Ecco, quando i vostri occhi scorgono quella figura, accade dentro di voi qualcosa ed è davvero difficile provare ad esporlo a parole.
Io, ad esempio, sento il cuore che mi batte talmente forte che sembra che stia esplodere. Il mio respiro si fa sempre più breve, fino a che resto con il fiato sospeso.
Come quando da bambina restavo sorpresa davanti a ciò che ora considero banale: un arcobaleno oppure, quegli istanti di luce di un lampo, prima dello spaventoso tonfo di un tuono durante un temporale; o magari l’immensa felicità che il mio sorriso sapeva trasmettere, a mia insaputa, quando stavo per scoprire cosa nascondeva la sorpresa di quel buonissimo uovo pasquale di cioccolato.
Per descrivere ogni sensazione che si prova quando vediamo la persona che invade quotidianamente e costantemente i nostri pensieri, si impiegherebbe così tanto, eppure tutto accade in un effimero lasso di tempo.
Un rumore improvviso mi ridesta dal mio soliloquio.
Sobbalzo, alzo gli occhi al finestrino oscurato del furgone: ci siamo fermati. Un rumore di una porta che si apre, poi che sbatte e si chiude. Vedo comparire sulla facciata del finestrino il volto dell’uomo che mi ha accompagnata fino a lì.
Spalanca la portiera scorrevole.
«Scendi.» dice con tono severo, quasi irritato; mentre guarda a destra e a sinistra sulla strada, come per accettarsi che nessuno veda ciò che sta per accadere.
Prima di uscire fuori dal veicolo lo osservo: non riesco a scorgere a pieno il suo volto per mezzo degli occhiali da sole. È un uomo di mezza età, alto, robusto. Ha il viso arrossato, forse a causa del freddo.
Ho percepito la gelida ventata d’aria, entrata nel furgone appena lui ha aperto la porta.
Indossa una giacca di pelle e un paio di jeans neri, e degli stivaletti di camoscio anni ’80.
Mi accorgo che mentre ero nuovamente persa fra miei pensieri, probabilmente sono passati alcuni minuti, ed io non sono ancora uscita fuori dal camioncino.
«Ehi! Ti muovi o no?!» grida con tono adirato l’uomo alla guida che non riesco a vedere poiché il furgone è blindato.
L’uomo che poco fa ha spalancato lo sportello è ancora lì, fermo, di fronte a me. Vorrei tanto chiedergli di richiudere la portiera, di risalire nel camioncino e di riportarmi a casa. Ma nonostante io sia ben educata, stavolta essere cortesi potrebbe anche non funzionare. Se provassi a contestare il suo volere, essendo un uomo apparentemente bruto, dalle maniere poco garbate, potrebbe decidere di portarmi fuori con la forza e ciò non sarebbe affatto di mio gradimento.
Lui sbuffa, chissà se è stufo di me o del suo compagno. Si volta verso lo specchietto del veicolo e, a braccia e mani tese, con tono seccato dice «Non vuole scendere.»
«Vuoi che ci pensi io?» domanda l’altro.
L’uomo di fronte a me fa spallucce.
Sento il rumore dello sportello che si apre, poi che si richiude. Inizio a spaventarmi: un uomo con dei i capelli lunghi, biondi e soprattutto sporchi, vestito come l’altro uomo; si avvicina alla porta aperta, il secondo si sposta e quello biondo, rimanendo fuori dal camioncino, si china con la schiena all’interno del furgone e tende le braccia verso di me.
«No!» grido io improvvisamente. Quella esclamazione è dettata da paura, timore, angoscia; tutte emozioni che racchiudono ansia.
«Prima che mi prendiate voi… non serve, scenderò da sola.» balbetto con una voce tremante, il respiro affannato, il cuore che batte così veloce. L’idea che quegli uomini potessero anche solo sfiorarmi… mi dava la nausea.
L’uomo dagli sporchi e lunghi capelli biondi mi guarda con un sorriso malizioso, fa una risatina sorpresa scuotendo la testa e poi si leva lontano dalla porta, per farmi uscire.
Sono fuori e cerco di capire dove sono.
Sento un fracasso proprio alle mie spalle, mi volto: il furgone sta partendo.
Guardo i due uomini fuggire: sono sola.

Cosa è accaduto alla protagonista in questo primo episodio?

  • La protagonista è stata vittima di uno scherzo. (20%)
    20
  • La protagonista si è già trovata in una situazione come questa altre volte, quindi sa come comportarsi. (37%)
    37
  • La protagonista è stata rapita. (43%)
    43
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