It’s a secret… shh!

Dove eravamo rimasti?

Cosa è accaduto alla protagonista in questo primo episodio? La protagonista è stata rapita. (43%)

Inaspettato

Tremo: sono sconvolta.

Mi guardo intorno, facendo un giro completo su me stessa: non esiste qualcosa che io possa considerare come punto di riferimento.

Sono sul marciapiede di una strada che ha un’unica direzione. Alla mia destra c’è una ringhiera e, se mi volto verso l’orizzonte, posso solo vedere l’immensa distesa di un prato incolto; situato ad un livello molto più basso rispetto alla strada. Alla mia sinistra, invece, il guard rail segna il confine tra l’asfalto della carreggiata e l’inizio di un bosco.

Mi accovaccio a terra disperata, poiché la sensazione che il panico ha creato dentro di me, non mi permette di pensare ad un’altra soluzione. Appoggio la schiena alla balaustrata e stringo le ginocchia al petto, chinando la testa sopra di esse. Avvolgo le mie braccia intorno al capo e inizio a piangere.

Questa situazione, per quanto possa essere drammatica, mi dona un po’ di conforto. Sento come se le lacrime che scorrono sul mio viso, mi stessero riscaldando; come se la paura mi stesse abbracciando per ripararmi dal freddo. La percezione più bella però, è quella dello sfogo, che mi libera dal dolore ogni volta che piango.

Il vento mi scompiglia i capelli, spostandoli da sopra il collo e facendomi sentire freddo in quel punto. Dopo un po’ alzo la testa: mi bruciano gli occhi e avverto subito la differenza fra il freddo del vento, che ora mi asciuga le lacrime sul viso, e il tepore di prima, dato dalle braccia che mi circondavano il capo proteggendomi. Prendo un fazzoletto dalla tasca del giubbotto per soffiarmi il naso.

 Non è passato molto, ma credo di stare meglio ora: mi sento sollevata da quelle orribili sensazioni, che mi stavano opprimendo.

Tiro fuori il cellulare dalla borsa e cerco su Google Maps la mia posizione. Mi rendo conto che non sono molto lontana da casa, quindi, decido di chiamare la mia coinquilina, per chiederle di venirmi a prendere. Mentre digito il numero sul tastierino, penso ad alcuni dettagli sospetti, riguardo al rapimento, che in questi istanti appaiono così evidenti: perché portarmi in un luogo isolato, se c’è segnale telefonico? Perché lasciarmi tenere la borsa con all’interno tutto ciò che potrebbe servirmi?

Sto per cliccare sulla cornetta verde, quando una chiamata in entrata compare sullo schermo.

Leggo il suo nome: mi sta telefonando, ora. Non posso crederci. In un momento di ansia totale come questo, ci si mette anche lui.

Effettivamente non dovrebbe procurarmi fastidio, considerando che lui è la persona a cui penso costantemente, anche durante quello che, probabilmente, è stato il momento più scombussolante della mia vita. Non voglio che parli con me in questo momento, però sono troppo spaventata. Eppure, so che la sua voce sarebbe di conforto più di qualunque altra. Così, dopo momenti di esitazione e titubanza, scorro il pollice sullo schermo per rispondere.

Prima di iniziare a parlare faccio un respiro profondo. Mi schiarisco la voce, cercando di non avere un tono troppo tremante. Avvicino il telefono all’orecchio e dico: «Pronto?»

«Ehi, sono io…»

Trascorrono alcuni secondi di pausa. Io non so cosa dire, non ho il coraggio di rispondere. Sono troppo presa emotivamente e aspetto che sia lui a terminare la frase lasciata in sospeso.

Questo silenzio però sta diventando angosciante. Inspiro: sto per iniziare a parlare, quando lui finalmente si decide a continuare dicendo: «…beh, non so se sai dove ti trovi, ma sta tranquilla. Sto venendo a prenderti, okay?»

«Cosa?», rispondo rapidamente, totalmente stranita dalle sue parole.

«Come sarebbe a dire che sai dove sono e che stai venendo a prendermi? Cosa diavolo c’entri tu con tutto questo?!», grido adirata. Una sensazione fastidiosa prende il posto della paura.

«Voltati.», mi dice lui con un tono calmo, che mi irrita tanto quanto mi sorprende…

Seguo il suo consiglio e vedo alle mie spalle una limousine nera.

 Daniel…

Sul mio volto l’incredulità trova la sua massima espressione: ho le sopracciglia alzate, gli occhi sgranati, la bocca aperta per metà e il fiato sospeso.

«Non c’è bisogno che tu dica qualcosa.», dice lui con tono rassicurante mentre lo vedo scendere dell’auto, chiudere lo sportello e camminare verso di me.

Quale reazione avrà la protagonista?

  • Correrà incontro a Daniel. (21%)
    21
  • Aspetterà ferma che lui si avvicini. (74%)
    74
  • Cercherà di scappare da Daniel. (5%)
    5
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