Lo strappo

C’erano un coniglio e un cane, e non andavano d’accordo.

Quando accadde, ero in macchina, da qualche parte dopo Reggio Emilia.
Ricordo che ascoltavo una cover di The sound of silence, su una radio che trasmetteva solo musica rock. Alzai il volume per godermi meglio il ritornello mentre canticchiavo nel mio inglese stentato.
Il sole era alto, oltre l’attaccatura superiore del parabrezza, l’abitacolo caldo e confortevole, e la strada sfilava via dritta, senza sorprese. L’alberello al profumo di pino selvatico ondeggiava dallo specchietto retrovisore in armonia con la musica e l’incedere dell’automobile. Ero in mezzo alla pianura Padana ed ero felice quel giorno, anche se non ricordo più il motivo.

Poi è arrivato il coniglio.

L’ho visto uscire da uno squarcio nel cielo. Solo che non era proprio nel cielo. Fate conto di stare al cinema e che ad un certo punto, mentre vi godete lo spettacolo, qualcosa da dietro le quinte tagli lo schermo con un coltello, strappando la realtà bidimensionale del film, come un tessuto. Ecco, il coniglio è arrivato così nel nostro mondo, solo che non era un film quello che stavo guardando, ma uno scorcio di paesaggio monotono lungo l’Autostrada del Sole.
Ho inchiodato, ma la macchina non si è fermata. Allora ho gridato, ma l’auto non si è fermata nemmeno così. In compenso mi sono ritrovato col coniglio seduto accanto, sul sedile del passeggero. Era paffuto e morbido, con la testa bianca, gli occhi rosa e due bei dentoni sporgenti. Insomma, era come tutti i conigli. Solo che era alto almeno due metri, con le orecchie piegate contro il tettuccio dell’abitacolo; indossava una t-shirt dei Ramones e ad un certo punto mi ha chiesto di abbassare il volume della radio, perché lui Simon e Garfunkel proprio non li reggeva.

«È una cover!», ho protestato.

«Stessa merda», ha sentenziato lui.

Così ho spento la radio, ma intanto guardavo lo squarcio nel film della mia vita. Nonostante ci muovessimo verso di esso, rimaneva sempre alla stessa distanza dalla macchina. I bordi dello strappo scintillavano di una luce azzurrina, tremolante quasi elettrica, all’interno invece tutto era nero. Scuro ma vivo, come un mare buio scosso da una marea.

«Tranquillo», ha detto il coniglio, «non ci cadremo dentro».

«Meglio così», ho risposto con un po’ di diffidenza. Poi, per scrupolo: «Sono morto?».

«No, non mi pare», ha fatto lui con una scrollata di spalle.

Allora mi sono rilassato e ho proseguito il viaggio.

Credo sia stato il giorno dopo, ma non sono sicuro. Discutevo con Harley, il coniglio, sull’influenza del punk nella musica grunge, quando all’improvviso abbiamo udito un tonfo dietro di noi. L’istinto mi ha portato a schiacciare il pedale del freno, ma l’auto, ovviamente, non si è fermata. Erano due giorni che guidavo senza sosta. Il livello di carburante nel serbatoio non sembrava diminuire e io non ero mai stanco. Il sole non si spostava di un millimetro da dov’era. E la strada si allungava fino all’orizzonte, dove i campi bruciati dall’estate sfumavano nel tremolio di un cielo pallido e privo di nuvole. Da quando era comparso lo squarcio, non avevo più incrociato macchine.

Il cane con il piercing al naso e la salopette è atterrato sul sedile posteriore con un rumore sordo. Mi sono voltato, per un attimo, e l’ho visto spazzarsi i vestiti con colpi rapidi di zampe. Aveva il pelo castano e le orecchie penzolanti. Credo fosse un cocker.

«Ragazzi, che botta!».

Harley lo ha guardato e ha sbuffato. «Ci mancava solo questo qui…».

«Chi è?», ho chiesto.

«Un cane… non lo vedi?».

«Ciao, gente, io sono Joe», ha detto il nuovo arrivato sorridendo e mostrando una fila di denti aguzzi.

Harley ha battuto la fronte contro la mano. «Joe il cocker… mi pare ovvio».

A me è scappato un sorriso. Devo ammettere che per un attimo ho avuto il desiderio di domandargli se amasse il blues, ma il coniglio sembrava davvero esasperato. Così ho lasciato perdere.

«Sei arrivato dalla ferita?», ho chiesto.

«Quale ferita? Non ho sangue addosso…», ha precisato Joe il cocker.

«Io e Harley abbiamo battezzato così quello squarcio nel cielo», ho spiegato, indicando col dito.

«Uh, sì… vengo da lì. Fico, vero?».

Nessuno ha risposto. Così, per alleggerire un po’ la tensione, ho detto:

«Vi va un po’ di musica?». E mentre lo dicevo, ho acceso la radio, senza aspettare le loro risposte. Subito è partito il ritornello di Something’s Coming On. Joe ha iniziato a saltare ed esultare sul sedile posteriore, mentre Harley si portava le mani al volto e scuoteva la testa.

«Mi state prendendo per il culo?», ha ripetuto due o tre volte.

A quel punto la coincidenza ha insospettito anche me.

Comunque, ho continuato a guidare. Tanto non c’era altro da fare.

Arriverà qualcun altro a fare compagnia al protagonista?

  • Direi che siamo al completo, vediamo che succede dopo (33%)
    33
  • Dopo il coniglio e il cane ci starebbe bene un cefalopode. (33%)
    33
  • Abbiamo un coniglio e un cane, adesso ci vorrebbe un gatto. (33%)
    33

Voti totali: 12

Vota la tua opzione preferita

Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

12 Commenti

  1. Ciao Marco,
    mi piace lo stile, mi piacciono i personaggi strambi e il loro modo easy di presentarsi… quello che mi piace ancora di più è la reazione rilassata del guidatore. Hai reso bene l’immoto procedere dell’auto che richiama il sogno, ma sogno non è. Mi piace la musica e le situazioni che questo incipit preannuncia, mi aspetto di tutto da questo racconto quindi ti seguo sicuro.
    Alla prossima!
    p.s. almeno per ora, direi che siamo al completo.

    • Bene, sono un amante dell’horror, e intimorirti già dal curriculum era una prerogativa dovuta 🙂
      Spero di riuscire ad incuriosirti e a farti apprezzare questo genere, molto versatile e intrigante, se lo sai scrivere.
      Vediamo se sarò in grado 😉

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi