LOOK AT ME

Dove eravamo rimasti?

Cosa succederà entro la fine della giornata? Rimarranno bloccati in ascensore (100%)

10. The end.

“Va approvato il bilancio,che ne dici di partecipare alla riunione con me? Almeno impari come funzionano le cose in un’azienda”

mi disse Dan,era piombato dinanzi a me, non me n’ero neanche accorta.

Tutto sommato poteva essermi utile capire come funzionassero le cose, semmai avessi dovuto avere il comando di una delle sedi di papà.

“Perfetto a che ora è la riunione?” Chiesi aprendo la mia agenda

“Ora.”

Tre lettere, una parola.

Non era un ordine esplicito,non era una richiesta, era una semplice informazione. Ciononostante sentii un brivido correre lungo la mia schiena. Il suo era tono pacato,intriso di autorevolezza e dannatamente procace.

Lo ammetto mi faceva impazzire.

“Arrivo”

Entrai in sala riunioni.

“Puoi sederti lì” disse Dan indicando una sedia vuota

Lui era lì in piedi mentre proiettava grafici,tabelle,prospetti…

Sembrava l’incarnazione del dovere,ma nascondeva qualcosa nei suoi occhi da sempre.

Il suo completo di Armani poteva nasconderlo,ma in fondo ai suoi occhi… c’era qualcosa che sapesse unire,ma al contempo dividere.

Qualcosa come il mare,che Sa concatenare solo se sai navigarlo.

Silenziosamente mi sedetti. Dovevo solo osservare ed imparare.

Una super bionda mi colpì,era proprio lei. La biondona del Butlers.

Si lanciavano sguardo compiaciuti.

Mi sentivo un’illusa , era tutta una farsa.

“Quindi possiamo ufficializzare il verbale, abbiamo concluso” disse un uomo. Non lo conoscevo.

Stavano andando via tutti,dovevo sistemare delle cartelle e sarei andata via anche io.

“Ehi baby stasera vieni con noi?” Mi chiese Andrea

“Mh si,arrivo con la mia auto non aspettatemi” le feci un cenno ed andò via anche lei.

L’ufficio era vuoto,erano andati via tutti, tranne Dan.

Mi fermai ad osservarlo con discrezione, scriveva un messaggio. Forse alla bionda.

Abbassai lo sguardo

“Sei sempre l’ultima ad andare via da qui, e sei la prima ad arrivare, meriti una pausa.”

“Si,era nei miei piani concludo e vado via non si preoccupi” non incrociai il suo sguardo.

“Mi Sa che devi andare via per forza dato che sto andando via anche io, andremo via insieme.” Si avvicinò. Eravamo a pochi centimetri di distanza. Puzzava di whisky,forse era ubriaco.

Non ebbi il coraggio di rispondergli,entrammo in ascensore e regnava il silenzio. Scorsi con la coda dell’occhio che si stava allentando la cravatta. Dovevo restare calma.

Nel giro di pochi secondi le luci si spensero e si accesero quelle di emergenza

“Oh no” esclamai

“Magari premi il bottone e chiedi aiuto” disse lanciandosi verso la pulsantiera

“Non pensavo ti desse così fastidio essere in uno spazio stretto con me” sibilai

“Ti ho sentito. No. Sono contento” mi lanciò uno sguardo di sfida.

Mi rassegnai e sedetti per terra. Non rispondeva nessuno erano già diversi minuti che cercava di contattare il portiere.

Si sedette vicino a me.

Silenzio.

“Chi è la bionda con cui si lancia sguardi” ruppi il silenzio

“Se chiedi informazioni sulla mia vita,almeno dammi del tu. In ogni caso è solo una socia” io bho

Appoggiò la sua testa sulla mia spalla. Piangeva?

“Che succede?” Ero nel panico

“Mia madre,avevo 8 anni. Rimanemmo bloccati in ascensore, avevo qualche lieve problema di claustrofobia. Era la prima volta che prendessi un ascensore. Ma lei mi fece passare ogni tipo di paura. Mi manca, è morta solo l’anno dopo” disse tra un singhiozzo e l’altro.

Lo strinsi a me,sembrava più calmo. D’improvviso si allontanò,uno scatto.

“Non toccarmi finirò per far male anche te. Sei l’ unica che mi ricorda lei. Sei qualcosa di speciale stammi lontana. “ era un urlo disperato.

Presi la sua testa tra le mani,eravamo in ginocchio,l’uno di fronte all’altro, i nostri volti di avvicinarono e mi girava la testa. Ero annebbiata dal suo odore di alcol misto al tabacco. Era un po’ come il fuoco,sai che ti bruci ma ci giochi lo stesso.

Fu così. Le mie labbra incontrarono le sue. Fu un attimo.

Silenzio.

Tornai con la schiena contro la parete.

Si addormentò come un bambino sulle mie gambe.

*timp*

Era il suo telefono,era un messaggio.

“Ho trasferito il compenso sul tuo conto.” Quel numero lo conoscevo.

Violai la sua password.

Dan aveva inviato poco prima un messaggio

“Tutto risolto,non sospetta nulla. L’ho fatta partecipare alla riunione, ha abboccato”

L’ascensore riprese a muoversi e lanciai io telefono addosso a Dan.

“Che succede?” Chiese frastornato

“Hai fatto accordi con mio padre per soldi. Non voglio più saperne nulla nè di te nè di lui. Complimenti per la storia di tua madre. Ci avevo creduto.

Vigliacco”

Si aprirono le porte ed andai via.

Era una presa di posizione.

Mi bruciavano gli occhi. Ero così arrabbiata,scappai in appartamento presi le prime cose che trovai nell’armadio e andai in aeroporto. Non volevo più saperne nulla di questa città. Ero stata trattata come un oggetto per soldi da mio padre.

Abbindolata da un uomo,forse il primo con cui non era semplice svago.

“Posso spiegarti tutto” era un messaggio di Dan

“Sto lasciando la città. Tieniti le tue bugie addio.” Era finita.

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