L’ora del thè

Dove eravamo rimasti?

Dove si rivedranno George ed Arianna? In aeroporto. (40%)

Dannatissimo

Era arrivato, ormai, il giorno in cui dovevamo ritornare a casa … Ero contenta. Avrei potuto rivedere Dylan. In questo periodo, non ci eravamo sentiti per telefono. Lui era impegnato con la famiglia. Io, invece? Pensavo, ancora, a quel dannato bacio! Quel dannatissimo bacio! Ma George non mi piaceva! Perché lo pensavo ancora? Cavolo! Quel dannato sorriso!

Basta! Mi dovevo sbrigare! Dovevo sistemare tutte le cose da mettere in valigia! Non avevo tempo di distrarmi!

…Ci avviammo per andare all’aeroporto… Durante il viaggio in taxi, guardavo al di là del finestrino. Ogni negozio, ogni casa, ogni persona, ogni cosa che avrei lasciato di quella città… Già Londra mi mancava. E non l’avevo ancora lasciata. Oppure a mancarmi era qualcun altro?

I sensi di colpa, al sol pensiero di George, m’invadevano.

Dylan. Ricordati di lui. Ti sta aspettando. Non di un ragazzo comparso improvvisamente!

… Dopo un lungo viaggio, giungemmo all’aeroporto. Appena entrai, mi fermai. Mi voltai. Sospirai. Rivolsi lo sguardo in avanti. Nicole mi guardò e chiese: – Lo stai ancora pensando? Sei confusa?

-Vuoi la verità? È come se fosse esplosa una bomba! Non mi sono mai trovata in una situazione del genere! Ma io so di amare Dylan!

Scoppiai a piangere. Le lacrime scendevano sulle mie guance.

-Ami Dylan? Oppure stai cercando di convincerti? Se ami Dylan, allora, possiamo proseguire. Giusto?

-Sì. Giusto. Andiamo.

Mi asciugai le lacrime e proseguimmo verso il gate d’imbarco.

Ad un tratto, qualcuno mi prese il polso. Di scatto mi voltai. Era lui. George.

Mi tirò a sé, facendomi fare una piroetta. Perdendo l’equilibrio, mi appoggiai al suo petto.

Subito mi allontanai.

E gli dissi: – Cosa sei venuto a fare?

-Ti cercavo. Non potevamo lasciarci così. Non potevo lasciarti andar via in quel modo. Volevo rivederti. Anche se per un’ultima volta.

In quel momento mi iniziò ad accarezzare, delicatamente, il volto con le sue mani. Era, così, dolce.

Aggiunse: -Ti volevo dare una cosa… in modo tale che non mi dimenticassi.

-Chiudi gli occhi.

Iniziai a sentire il suo respiro sul mio collo. Spostai, allora, i capelli. Mi legò una collana al collo. Era un piccolo ciondolo a forma di cuore. Non amavo le collane. Ma quella era stupenda.

Mi voltai, di poco, sorridendo. Lo guardai negli occhi. Erano bellissimi. Quei dannatissimi occhi profondi. Quel sorriso. Quel viso.

Le sue mani cinsero i miei fianchi.

Non potevo controllarmi.

Mi girai completamente, facendo scorrere le sue mani intorno a me, le nostre labbra si avvicinarono sino a toccarsi. Mi toccava i capelli, con una mano. Con l’altra, invece, mi avvicinava a sé.

Quel bacio era gentile, dolce.

Non riuscivo a lasciarlo. Mi sentivo, così, vicina a lui e, così, lontana, nello stesso tempo. Avrei voluto che venisse con me oppure che io potessi restare lì.

Dopo un po’, lui mi guardò negli occhi e disse: – Ti prometto che questo non sarà un addio. Ma un arrivederci. Ti prometto che ti penserò la mattina, appena, sveglio, la notte prima di chiudere gli occhi e ogni attimo delle mie prossime giornate. Ogni sospiro sarà a te dedicato. Ogni giorno ti chiamerò, per sentire la tua voce. Ogni mio pensiero, sarà preceduto dal tuo. Ora, ti osservo. Ti accarezzo, per ricordarmi della tua morbida pelle. Non voglio dimenticare nulla di te. Nessun particolare sarà trascurato dalla mia mente. Ti prometto, che, presto, ci rivedremo. Quando meno te lo aspetterai, io sarò, ovunque tu sia, lì, da te.

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