Lui

Dove eravamo rimasti?

Come si comporta Emma con l'infermiera prima di scappare dall'ospedale? La spinge con forza contro il muro, facendole perdere i sensi. (83%)

Io sono mia

. . .

“ L’umiliazione ci fa sentire deboli vittime. “

L’antica perla di saggezza di mia nonna colpì la mia mente come un’invisibile folata di vento. Accettare la sfida di Rosa di mia spontanea volontà significava onorarla e portarla a termine. Non farlo, invece, significava sottopormi a un’umiliazione personale che avrebbe detto molto della mia persona.
Insicura. Incoerente. Persino vigliacca.
Non ero certa di essere in grado di sedurre un uomo più grande di me, tuttavia provarci non mi sarebbe costato nulla. Non stavo mica vendendo l’anima al diavolo.
Mi sedetti sulla sedia del bancone, accanto a Lui, scrutandolo con la coda dell’occhio per qualche minuto: il suo volto ovale era contornato da zigomi spigolosi, i quali rendevano la sua espressione particolarmente dura; inoltre i capelli neri e la carnagione chiara davano alla sua figura un aspetto tanto macabro che per un attimo fui tentata di scappare via. Ma fermarsi all’apparenza sarebbe stato superficiale da parte mia.
Stavo per proferire le mie prime parole quando Lui mi parlò con una voce profonda e arrogante, facendo fallire il discorso che avevo abbozzato durante tutto il percorso che ci distanziava.

« Il tuo tentativo di sedurmi è davvero patetico. »

Le sue parole mi spiazzarono così tanto da costringermi a voltarmi di scatto e ribattere a tono. Poteva anche assomigliare alla Morte, ma la sua presunzione era piuttosto ingiusta.

« Il tuo tentativo di fare conversazione è davvero patetico. »

Sul suo volto si tracciò un sorriso freddo, decisamente ambiguo. Si voltò. Gli occhi che sino ad allora non avevo avuto modo di scrutare erano di un grigio magnetico e, quando si posarono su di me, ne fui quasi intimidita, costringendomi a tacere e abbassare lo sguardo.

« Il fatto che tu non lo abbia negato conferma le mie parole. Sei qui per sedurmi. Tuttavia hai abbassato lo sguardo. Sei timida. Non sei stata tu a scegliermi. Ammetto di essere un po’ deluso da questo. Avrei preferito conoscerti in circostanze normali, non a causa di una scommessa o di un gioco. »

Alle sue parole mi morsi il labbro inferiore, indecisa sul da farsi. Negare le sue parole sarebbe stato piuttosto stupido, dopotutto aveva dato prova di saper leggere le persone; non ero mai stata particolarmente brava a mentire. Sperai solo che la mia sincerità non mi avrebbe tradita.

« Sono colpevole. Tuttavia sarebbe magnanimo, da parte tua, reggere il gioco. Vincere è più gratificante di ammettere una sconfitta, non credi? Sorridi per me. »

Lui rimase serio, assottigliando di poco lo sguardo. Deglutii con fatica, sforzandomi di guardarlo senza andare nel panico. Non amavo essere osservata e, in quell’esatto momento, mi sentivo come un coniglietto in un laboratorio. Mi stava studiando. Ero sotto esame.
Poi sorrise.

. . .

L’infermiera mi passa esitante la scheda magnetica con la quale avrei avuto modo di aprire le varie porte dell’ospedale sino all’uscita. La prendo, indecisa sul da farsi. Lasciarla andare illesa significava essere scoperta prima di avere la possibilità di raggiungere la fatidica porta. Ucciderla non era neanche un’opzione. Non sono un’assassina. Non lo sono.

“ Oh, si. Lo sei eccome, Emma. ”

La voce di Lui mi fa sussultare, facendomi erroneamente lasciare un piccolo taglio superficiale sul collo dell’infermiera. La vista del sangue mi dà istintivamente la nausea, costringendomi a spingerla contro il muro, così forte da farle perdere i sensi.
Lui è in grado di scatenare la mia parte animale. Lo temo per questo. Posso solo sperare che la donna, una volta sveglia, non riporti lividi o danni celebrali.
Appena sento dei passi di avvicinamento, cerco di ridestarmi fisicamente, ancora tremante per quella voce capace di penetrarmi con la sua freddezza. Lui è morto, ma le mie paure non sono morte con lui.
Senza guardarmi indietro corro verso la porta di vetro su cui è contrassegnata la scritta “Uscita”, facendoci poi scorrere la scheda della mia infermiera.
Cosa farò? Dove andrò? Domande importanti a cui troverò una risposta. Ho appena portato a termine il mio primo passo verso la libertà. Sono fiera di me stessa.
Sono stanca di essere controllata, le persone della mia vita hanno sempre approfittato della mia debolezza per decidere per me.
Ora non sarà più così. Voglio essere padrona di me stessa. Delle mie azioni. Della mia vita. Voglio essere mia.

Una volta fuori dall'ospedale Emma deve prendere un'importante decisione di vita. Dove si rifugia?

  • Nella casa in cui Emma e Lui hanno vissuto prima degli eventi attuali. (0%)
    0
  • Nel vecchio appartamento di Rosa. (80%)
    80
  • Dal suo amico Giorgio Marchetti. (20%)
    20

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27 Commenti

  1. Mi son perso un capitolo ma ho recuperato! Mi piace molto l’alternanza tra passato e presente e anche il tuo stile, ricco senza diventare “purple prose”. Andare dall’amico lo metterebbe a rischio e non credo che Emma tornerebbe dove ha vissuto con lui, quindi direi che si va nel vecchio appartamento!

  2. Attenzione a questa frase “il suo volto ovale era contornato da zigomi spigolosi, i quali rendevano la sua espressione particolarmente dura”. La scelta di ‘contornato’ non mi sembra ottimale, ma stona: hai sempre un ottima scelta di vocaboli. E sì, era il pelo nell’uovo: il tuo racconto è intrigante, mi piace tantissimo. La mia scelta l’ho fatta, ora attendo il seguito trepidante.

    • Ti confesso che quella frase che tu prontamente hai beccato mi ha dato tantissimi problemi e ha ricevuto così tante modifiche che.. Speravo si mimetizzasse; talvolta descrivere un volto può essere un’impresa! Comunque grazie mille, cerco sempre di rendere al meglio ciò che scrivo, nonostante talvolta cado in questi piccoli errori.
      Comunque mi fa piacere, davvero <3

  3. Le fa perdere i sensi, in fondo non è completamente preda dell’essere che la possiede, ma al contempo ne è molto influenzata.
    Ciao Nausicaa,
    quindi ci presenti passato e presente, causa ed effetto in un unico capitolo, buona tecnica, mi piace.
    Andiamo avanti, cono curiosa di vedere quali avventurosi avvenimenti coinvolgeranno la protagonista.
    Alla prossima!

    • Esattamente, usare la tecnica del flashback non avrebbe reso bene una storia abbastanza complessa, pertanto come anticipato dall’episodio pilota, la storia affronterà il “Con Lui e Dopo di Lui”.
      Buon proseguimento!

  4. Ciao! La premessa incuriosisce e spero che riservi qualche bella sorpresa, hai indicato il genere come “avventura” il che mi fa pensare che il racconto porti a qualcosa di diverso da possessioni demoniache da parte di Lui o altri stratagemmi a cui si può facilmente pensare. Questo Lui mi ricorda un po’ Kilgrave di Jessica Jones, mi sbaglio? 🙂
    Per lo sviluppo opto per una scelta un po’ più verosimile dell’ingannare la terapeuta o fuggire, penso che restare in ospedale almeno per un po’ possa offrire qualche sviluppo interessante!

  5. Ciao Nausicaa 🙂
    Ho letto, votato e per ora seguo curioso.
    Inizio conciso e privo di refusi a parte quanto già segnalato da keziarica. Voglio vedere come si evolve questa avventura. Ho votato per l’inganno perché credo porti un po’ più di lavoro psicologico al racconto

    • Ciao!
      La prima opzione è da leggere come “Reputa più saggio rimanere in ospedale e non uscire”, era voluta, alla fine, per non rendere tutte e tre le opzioni simili tra loro.
      Per l’argomento ne sono consapevole, spero di riuscire ad esprimerlo nel migliore dei modi, ma questo me lo direte voi 😜

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