POLVERE BIANCA

La camera d’albergo

“Dovrei andare in vacanza” pensava Vincenzo Monti mentre fingeva di leggere un giornale in un bar del centro.
Lei era lì seduta da mezz’ora. Sorseggiava il suo cocktail, forse un Martini, e si guardava in giro impaziente. Ogni minuto guardava il suo telefono. Mandava un whatsapp. Guardava una storia su Instagram. O lo appoggiava sul tavolo scocciata.
“Aspetterà lui?” pensava Vincenzo.
Squillo il telefono di Monti.
– Ciao Jessica – disse disattento.
Jessica era la sua fiamma attuale. Una ragazza quasi quarantenne. Separata in casa. L’aveva conosciuta grazie al marito che lo aveva assoldato per seguirla. Non aveva amanti, ma tutte le sere se ne stava in un pub a bere birra e piangere. Fu così che Monti decise di conoscerla. Ci provò. E fecero sesso la sera stessa. E ora si frequentavano ormai da sei mesi.
– Amore. Stasera ho casa libera…. lo stronzo se ne va in viaggio di lavoro e torna domani sera, forse.
– Che notizia stuzzicante.
– Non vedo l’ora di questa sera! Ti aspetto per cena! – riattaccò.
La donna era sparita.
– Porca puttana! – disse Monti a bassa voce. Una bambina lo guardò male. Abbozzò un sorriso, pagò il conto e uscì.
In strada c’era troppa gente. Dove potrebbe essere finita. Si guardò in giro. Cazzo non c’era. L’aveva persa. Era incazzato come una biscia.
Una leggera spallata lo toccò. Il profumo era di donna. Piacevole. Eccitante.
– Mi scusi – disse la donna al telefono.
Era lei.
Monti fece finta di nulla, un cenno con la testa e proseguì nella direzione opposta.
Mi avrà scoperto? Era una tattica? Le domande nella testa di Monti si fecero numerose. Se l’avesse seguita avrebbe potuto rischiare di far saltare la sua copertura.
La donna prese un taxi.
Aquila91. Lesse sulla portiera.
– Ciao Gianni! Come stai vecchia merda?! – disse Monti al telefono con aria scherzosa.
– Vincenzino! Che fine hai fatto?! L’ultima volta che ci siamo visti ti ho battuto a poker e non mi hai ancora pagato.
Non si ricordava di questo dettaglio.
– Te li ridò. Tranquillo. Pago sempre i miei debiti di gioco.
– Non dire cazzate… lo so che non li rivedo più.
Monti fece una risata. E con faccia tosta disse:
– Senti. Mi serve un favore.
– Indebitato e pure sfacciato. Dimmi.
– Una cosa facile. Sto inseguendo una donna…
– Buon gustaio!
– Non sto scherzando. Sto seguendo una donna per lavoro. Il marito mi ha chiesto di scoprire chi è il suo amante. Sempre che esista. Solo che ora è salita su un taxi. Non posso seguirla da troppo vicino perché credo mi abbia scoperto. Se ti dico il nome del taxi mi fai sapere dove è diretto?
– Niente di più facile. Come si chiama?
– Aquila 91.

L’aria era frizzante. Un filo di nebbia tingeva di umidità il freddo serale. Erano le 20. La donna era in quel albergo da ormai quattro ore. L’uomo non era ancora arrivato o forse l’aspettava dentro.
Monti decise che l’attesa era finita.
Scese dall’auto. E con passo deciso di diresse verso l’albergo.
Non ha senso aspettare. Devo capire se non dentro o fuori. Potrebbero essere a cena o chissà dove. Pensava.
– Come stai? – disse Monti alla receptionist.
– Bene signore. Come posso esserle utile?
– Ti farebbero comodo 100 euro?
– Non capisco, mi scusi… – lei perplessa e un filo preoccupata.
– Ti do 100 euro se mi dici in camera dorme Laura Angelini.
– Non posso, mi dispiace – tagliò corto lei.
– 500 euro – e li appoggiò sul bancone.
Esitò.
Si guardò in giro.
Prese i soldi.
– Camera 401.
– Grazie. Voglio la camera a fianco.
– Sarebbero 150 euro.
– Bene. Posso avere la chiave.
– Certo.
Monti la prese e fece per allontanarsi.
– Dovrebbe saldare al check-in – disse timidamente la receptionist.
– Li puoi scalare dai 500 – disse Monti con un ghigno.

Laura urlò. E i rumori dalla camera di lato finirono.
Parlò lui e disse che sarebbero usciti a cena. Monti li stava ascoltando con un microfono ambientale, ma il segnale era molto disturbato.
Aprirono la porta e presero l’ascensore.
Monti aspettò dieci minuti dopo la loro uscita prima di uscire dalla sua camera. Si guardò in giro nel corridoio ed entrò nella camera di Laura. Clonare le chiavi era facile. Bastava un lettore e il software giusto.

Sembrava fosse scoppiata una bomba in quella camera. Vestiti ovunque. Il perizoma di lei abbandonato a terra. Una cintura di lui. Un paio di scarpe. Della polvere bianca sul comodino.
Studiò la camera e decise dove posizionare la telecamera e il microfono.
– Ho voglia di farmi ancora scopare – disse la voce di Laura. La porta si aprì alle spalle di Vincenzo.

Nulla è andato come previsto. E ora, che succede?

  • Monti si finge il direttore dell’hotel (40%)
    40
  • Laura urla (40%)
    40
  • Laura è di spalle e non vede Monti che riesce a nascondersi. (20%)
    20
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16 Commenti

    • Tecnicamente si può fare. Ovviamente non sceso nei dettagli.
      (Basterebbe un emulatore della videocamera – ad esempio se fosse una Gopro sarebbe abbastanza facile. Il software invia i dati con l’ip della videocamera e ogni dispositivo connesso a quel IP riceve i dati fittizi inviati).

      … un po’ di pazienza e arriva il seguito …

  1. Ciao, fai attenzione ai refusi (una croce! Credo siano senzienti e dispettosi: puoi rileggere 500 volte, ma ne scapperà sempre qualcuno :)) e nella prima parte, quando Monti si distrae, il fatto che sia per una telefonata non convince: è troppo un professionista. Mettigli lì qualcuno o qualcosa che gli copra la visuale (un accattone, un bambino rompi con mamma sexy, un cameriere che inciampa, lo sporca e lo costringe ad andare a pulirsi…).

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