POLVERE BIANCA

Dove eravamo rimasti?

Monti è in trappola. Come farà a uscirne vivo? Chiama il suo amico Giancarlo per organizzare un diversivo (67%)

Fuga ubriacante

Volavano pugni. Schiaffi. Odore di birra. La musica assordante. Gente che scappava. Altri sporchi di sangue. Bottiglie rotte che venivano lanciate in testa.
Fu durante una normale rissa ai Magazzini Generali che Monti conobbe Giancarlo.
Era il periodo dell’alcol e delle serate fuori controllo. Un momento difficile per Monti. Denso di vaghi ricordi. Incazzature. Lividi. Risse.
Durante una rissa, in cui Monti capitò per caso, Giancarlo lo alzò di peso e lo buttò fuori dal locale. Rotolò a terra e si procurò una ferita alla testa. Ma era troppo ubriaco e fatto per sentire dolore o avere l’energia per dirigersi a casa o verso un ospedale.
Giancarlo lo ritrovò dopo la chiusura, con le prime luci dell’alba. Monti seduto su un marciapiede guardava il vuoto. Il sangue dalla fronte scivolava sul sopracciglio e giù per la guancia. Gli salvò la vita, forse.

Ne bevve un sorso. Aveva bisogno di puzzare di alcol e già se n’era versato sulla camicia e sui pantaloni. Non era certo che bastasse. Non poteva rischiare di farsi beccare.
Giancarlo era sulle scale d’emergenza. L’aveva fatto entrare dal retro uno che gli doveva un favore. Fare il buttafuori aveva i suoi vantaggi.
Aprì la porta con il maniglione anti-panico e si ritrovò nel corridoio dell’hotel. La camera doveva essere la penultima là in fondo. Si avviò con passo incentro e cercando di barcollare il più possibile. Iniziò a cantare. Stonato. E cercando di biascicare.
– Sono tutte troie – urlò Giancarlo.
Era a pochi passi dalla camera.
Un uomo uscì alle sue spalle.
– Stai zitto! – urlò irritato.
– Vaffanculo! – biascicò.
La porta era socchiusa. Perfetto, pensò.
Giancarlo si appoggiò addosso con tutto il suo peso e si lasciò cadere dentro.

Il cadavere era già nel furgone da una mezz’ora. La camera era ormai pulita. L’uomo stava analizzando la telecamera. Aveva bisogno di un indizio per scovare chi lo stava spiando.
– Il direttore – disse ad alta voce.
– Cosa?
– Il figlio di puttana che mi ha spiato è un rotto in culo che ha finto di essere il direttore di questo fottutissimo hotel! – disse incazzato.
La porta si aprì e un uomo cadde a terra.
– E chi cazzo sei tu? – urlò.
– Buttalo fuori a calci. Non vedi che ubriaco come una merda – disse l’uomo.
A terra Giancarlo fingeva di rantolare. Si rialzò a fatica e mostrò il dito medio.

Era il momento.
Monti aveva sentito Giancarlo cadere a terra in camera e i due uomini parlare ad alta voce. Uscì di corsa dalla camera e si diresse verso la porta anti-incendio. Lo fece senza pensare alle conseguenze. Senza valutare il rischio di essere visto. Convinto che tutto potesse solo andare bene.
A passi veloci e ben distesi raggiunse la fine del corridoio, aprì la porta e svanì.

La puzza di morto si iniziò a sentire appena aperta la porta.
Era buio. Con una torcia si stava facendo luce, ma non era sufficiente per capire che luogo fosse.
Avanzava un passo alla volta, con cautela, inseguendo questo terribile odore acre. Gli altri erano nell’edificio, ma li aveva persi di vista da qualche minuto. Era un palazzo di sette piani, mezzo abbandonato nella periferia milanese. Il palazzo dell’arredamento. Dalle finestre senza serramenti entrava una leggera luce proveniente dalla strada.
L’odore si fece molto forte. Troppo fastidioso per poter resistere. Si mise un fazzoletto su naso e bocca. Ora andava meglio. Si avvicinò con prudenza. Un topo gli camminò sui piedi. Trattenne un urlo. Odiava i topi.
Lo spettacolo che si trovò di fronte fu atroce. Un uomo disteso a terra. Un colpo di pistola nel torace e uno in testa. La faccia sfigurata da morsi di topo. Un principio di putrefazione della gamba destra.
– L’ho trovato. Quarto piano. Vi mando la posizione.
Si guardò in giro alla ricerca di un angolo nascosto ma non troppo lontano. Individuò un’insenatura tra due muri. Fece i passi necessari per avvicinarsi e vomitare in fretta. Non riuscì più a trattenersi.
Con la torcia illuminò una vecchia sedia.
Quello che vide lo incuriosì.

Che cosa ha illuminato?

  • Le chiavi di un auto (0%)
    0
  • Un bigliettino aperto (100%)
    100
  • Un passaporto (0%)
    0

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11 Commenti

    • Tecnicamente si può fare. Ovviamente non sceso nei dettagli.
      (Basterebbe un emulatore della videocamera – ad esempio se fosse una Gopro sarebbe abbastanza facile. Il software invia i dati con l’ip della videocamera e ogni dispositivo connesso a quel IP riceve i dati fittizi inviati).

      … un po’ di pazienza e arriva il seguito …

  1. Ciao, fai attenzione ai refusi (una croce! Credo siano senzienti e dispettosi: puoi rileggere 500 volte, ma ne scapperà sempre qualcuno :)) e nella prima parte, quando Monti si distrae, il fatto che sia per una telefonata non convince: è troppo un professionista. Mettigli lì qualcuno o qualcosa che gli copra la visuale (un accattone, un bambino rompi con mamma sexy, un cameriere che inciampa, lo sporca e lo costringe ad andare a pulirsi…).

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