Tanto così

Dove eravamo rimasti?

Cosa decideranno di fare i due protagonisti? Entreranno del planetario (50%)

Capitolo 05.

Sono terrorizzata dal fatto che l’allarme possa iniziare a suonare e che questa follia di entrare nel planetario si possa trasformare nel peggiore dei nostri incubi.

Sono nervosa, non ho nemmeno i pistacchi da sgranocchiare così, facendo una smorfia, mordo la guancia all’interno della bocca. Marco se ne accorge, mi dice di stare tranquilla e di fidarmi di lui. Lo fulmino con uno sguardo, si mette a ridere e apre la porta della struttura.

L’ingresso è vuoto, il bancone della biglietteria che solitamente è assalito dalle numerose scolaresche questa mattina è tranquillo. Un silenzio tombale incombe nella grande stanza buia, fa quasi paura.

Sposto il pesante tendone rosso che porta alla cupola del planetario e Marco corre verso il pannello di controllo:

“Ma sei sicuro di saperlo usare?” 

La mia voce rimbomba nell’enorme stanza piena di sedili girevoli disposti a semicerchio.

Prima che potessi ricominciare a parlare circa un miliardo di stelle compaiono sulla volta della cupola; avevo tanto sentito parlare del planetario ma in tutti questi anni nessuno mi ci aveva mai portato. 

Guardo Maro che sta già guardando verso di me, mi alzo, corro verso di lui e mi lascio avvolgere nell’abbraccio più lungo della mia vita.

“Io non avrei mai pensato che una sola persona potesse farmi vivere tutto questo. Non avrei mai immaginato che il mio umore potesse dipendere da qualcun altro. Non avrei mai creduto che quel giorno,su quel tram avrei incontrare una persona così giusta per me. Non sapevo che il cuore si potesse scaldare tanto, non sapevo che ci si potesse perdere in un paio di occhi, non sapevo che un bacio ti potesse far sentire a casa. Ero piena di incertezze finché non sei arrivato tu. 

Sai, i miei genitori sono morti in un incidente auto quando ero ancora piccola,in quella macchina c’eravamo anche io e mio fratello; gli unici sopravvissuti. Dopo il colpo io riaprii gli occhi, ma non ricordo assolutamente niente, il buio più totale. Avrò avuto tre anni, non ricordo gli occhi di mamma, il profumo di papà. Niente. Crescendo, da quel giorno, non aprii più il mio cuore a nessuno, diventò tutto freddo, tutto buio. Ho capito quanto possa far male perdere ciò che si ama, ho capito che è una cosa che ti lacera dentro, lentamente. E non lo fa di nascosto, no, si fa sentire finché non porta via tutto e lascia solo un vuoto incolmabile. Così da quel giorno mi imposi di guardare le cose da lontano, di non entrarci mai troppo. Decisi che non c’era spazio per le sofferenze, decisi di non lasciare più nessun posto all’amore, perché sapevo cosa significava perdere tutto e restare soli. Ed ora ho nostalgia delle cose già mentre le vivo. Poi sei arrivato tu, in punta di piedi, hai preso la mia vita in mano, senza che nessuno te lo chiedesse e la stai pian pian sistemando. Sei riuscito a sciogliere quel ghiaccio che si era creato con gli anni, sei un fuoco, travolgi tutto.” 

Finisco il mio discorso tutto d’un fiato e mi accorgo che le lacrime stanno pian piano riempendo i miei occhi. Trattengo il respiro e alzo lo sguardo, non voglio piangere. 

“Chiara…mi disp..”

“No Marco, non dirlo. Non ti voglio fare pena, per questo non te lo avevo mai detto. Non voglio che ti dispiaccia e non voglio nemmeno parlarne. Mi basta che tu lo sappia, nient’altro. È una ferita sempre aperta che è meglio non toccare.”

Lo interrompo prima di che possa continuare.

Marco si limita ad annuire e poi aggiunge: 

“Sappi che io ci sarò sempre, quando ti sentirai pronta per parlarne. Sono contento che tu ti sia aperta con me, mi fai capire che ti fidi, che sono importante e questo mi basta. Io non voglio essere la cosa più bella della tua vita, voglio essere la cosa che sceglieresti ancora, nonostante tutte le altre cose belle che hai”. 

Una notifica accende lo schermo del telefono, la luce mi fa socchiudere gli occhi.

È ora di andare via da qui, prima che arrivi qualcuno, cosi ci dirigiamo verso l’insegna luminosa che porta all’uscita ma improvvisamente dei paesi pesanti, di scarponi probabilmente, incombono nella sala. Marco mi mette una mano sulla bocca uccidendo il grido che stavo per emettere, mi fa cenno di stare in silenzio e mi invita a nascondermi dietro uno dei sediolini. 

“Chi c’è?” 

Una voce importante urla puntando la torcia nella nostra direzione, guardo Marco cercando rassicurazioni ma il suo volto è più bianco del mio.

“C’è qualcuno?” 

Ripete la voce, spostando la torcia in un’altra direzione. 

Marco mi prende improvvisamente la mano e mi sussurra:

“Al mio tre ci alziamo è corriamo verso l’uscita, sei pronta Chiara?” 

“No marco, ma sei impazzito?”

“Bene, uno , due, tre!”  

Si alza di scatto tirandomi per il braccio e iniziamo a correre il più veloce possibile verso l’uscita 

“Coorri Chiara, corri!” Urla ansimando.

La torcia punta nuovamente nella nostra direzione, andrà a finire male, molto male me lo sento.

Cosa accadrà?

  • Verrano fermati entrambi (0%)
    0
  • Riusciranno a scappare (17%)
    17
  • Verrà fermato solo Marco dal custode (83%)
    83
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12 Commenti

  1. Ciao Federica
    I due episodi sono scorrevoli. Non ho capito bene dove si sono incontrati i due; prima mi sembrava in metro ma poi scrivi del ragazzo del tram.
    Qua e là ho notato qualche ripetizione, per esempio Urlo, urla… meglio sostituire con qualche sinonimo per non appesantire il testo.
    Le mani del ragazzo tremavano, perché?
    Non trova nessuno nella libreria ma…

    • Ciao!
      Grazie per il commento!!
      I due ragazzi si incontrano sul tram, successivamente ho utilizzato la similitudine della metropolitana per descrivere le vene e le braccia del ragazzo.
      Chiara non sa per quale motivo le mani di Marco tremavano, alcuni particolari verrano alla luce con il susseguirsi dei capitoli!
      Grazie ancora per i consigli.

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