Un ragazzo venuto da Chernobyl

Dove eravamo rimasti?

Incontrerà finalmente la moglie? Non ancora. (50%)

I fratellini a Sebastopoli

A finevich i bambini, sul vialetto di casa, sgomenti ed impauriti non sapevano cosa fare, mentre Dacia piangeva, Micha cercava di consolarla anche se anche lui era molto impaurito. Non seppero quanto tempo fosse passato quando videro un altro pullman che arrivava verso loro. Corsero sulla strada principale per chiedere aiuto infatti l’autista si fermò e li fece salire. C’erano tante famiglie ma anche tanti bambini soli, senza genitori. Chi piangeva, chi taceva impaurito e chi parlava troppo per esorcizzare la paura. Micha e Dacia si sedettero in fondo al pullman cercando di capire dove fossero diretti. Dopo un tempo che a loro parve interminabile si fermarono in un posto all’aperto, dove alcune signore diedero loro del cibo e dell’acqua e un sacchetto di pane per il viaggio, eh si perché il loro viaggio non era terminato. Si rimisero in viaggio e si addormentarono, mentre calava la notte. Furono svegliati dai raggi del sole che trapelavano attraverso i finestrini del pullman, era l’alba ed erano arrivati a Sebastopoli, città della Crimea, che distava da Odessa circa 500 chilometri. Ma loro non lo sapevano. Furono portati in un grande palazzo, i bambini con i genitori furono sistemati a piano terra, mentre quelli che erano soli, furono sistemati al primo piano. Un signore li accompagnò al piano superiore dove c’erano grandi camerate con dei lettini, e ogni 5 letti c’era un armadietto, che serviva ben poco visto che i ragazzini non avevano bagagli. Le femminucce erano in una camerata mentre i maschietti in un’altra. C’erano altri bambini già ospiti e in tutto erano un centinaio. Quel grande palazzo era un orfanotrofio e i bimbi sarebbero rimasti lì fino al ritrovamento dei genitori. Furono molto contenti della sistemazione perché pensavano, i bambini, di ritrovare ben presto i genitori. Nei giorni seguenti la situazione evolveva al peggio infatti siccome in orfanotrofio,  continuavano ad arrivare bambini, li divisero. I maschietti furono trasferiti in un altro orfanotrofio a Kerch mentre le femminucce rimasero a Sebastopoli. I fratellini non poterono neanche salutarsi perché i maschietti furono avvisati la mattina presto, che dovevano scendere, perché c’era un pullman che li aspettava. Dacia sentì un trambusto dalla sua camerata, si affacciò ad una delle grandi finestre, vide un pullman partire ma non pensò minimamente che sopra potesse esserci il fratellino. 

I bambini verranno adottati?

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3 Commenti

  1. E’ ben presentato il contesto di appartenenza del ragazzo, molto normale e sereno, ben delineato è il passaggio da questa “normalità” ad un profondo sconvolgimento esistenziale e familiare, introdotto ,da una mamma diversa dal solito perchè preoccupata e frettolosa. Benei

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