Cattività

Dove eravamo rimasti?

Cosa esce dall'ombelico di Roberto? Un liquido scuro (80%)

Prospettiva

Roberto si posa la mano sull’ombelico, ma un liquido denso scorre tra le dita. Incredulo, tenta di tamponare il fiotto come fosse una ferita. Il dolore gli contorce le budella togliendogli il fiato. Il suo cuore sembra impazzito e prova ancora quella sete assurda che gli impedisce di pensare in maniera lucida.

Il liquido continua a sgorgare copioso, il buco si allarga come una bocca mentre quella di Roberto urla.

«Aiuto! Basta! Aiutatemi!»

Percepisce qualcosa dietro di sé: dalla parete, una figura scura, immobile, lo osserva. Avverte un senso di soffocamento, come un cappio che gli serra la gola: il liquido, anziché cadere sul pavimento, risale sul torace a ricoprirgli il collo, la mascella, invade la bocca e il naso. Non può più vedere né respirare, ingoia quella cosa vischiosa contro la sua volontà. La sente gorgogliare in bocca. Annaspa, tende le mani verso la creatura scura attaccata alla parete, ma realizza che è solo la sua ombra. Sviene.

***

Roberto è davanti a un gazebo a strisce bianche e rosse, come i tendoni dei circhi. L’odore dell’erba appena tagliata invita al buon umore. Una torta gigante svetta al centro d’una tavola, incorniciata di piattini e bicchieri colorati, tovaglioli di carta e festoni. A quello dell’erba si mescola il profumo di frittelle e zucchero filato: Roberto inspira a pieni polmoni.

Tra le mani stringe una macchina fotografica. Si appresta a immortalare istantanee degli invitati. Varia esposizioni e inquadrature con gesti sicuri, sa esattamente quello che fa; per ogni scatto, per ogni soggetto e scorcio individua senza esitazione l’angolazione da cui ottenere la luce migliore. Sorride: fotografare lo fa sentire se stesso.

«Tanti auguri!» Il festeggiato soffia sulle sue otto candeline. È così sereno, così bello, perfetto. Sua madre l’abbraccia e insieme si offrono all’obiettivo; Roberto scatta veloce, assaporando la loro felicità, la sente, la respira. Deve farla sua.

È una bella giornata, la temperatura è ideale. Il giardino pullula di fiori e insetti, la brezza tiepida accarezza la pelle di Roberto che chiude gli occhi per assaporarne il tocco. Quando li riapre, la sua immagine si riflette in una porta vetrata: indossa una camicia leggera di cotone con le maniche arrotolate sui gomiti. Alto, sulla quarantina, di bell’aspetto, i capelli corti: ciò che vede gli piace.  Un luccichio alle sue spalle lo fa voltare, un raggio di sole bacia la superficie argentea di uno scivolo.

Lola arriva di corsa dalla porta vetrata. Il cuore dell’uomo è sommerso d’amore.

«Mi spingi, papà?».

Dietro allo scivolo c’è un’altalena. La bambina è già balzata su, si puntella con i piedini e stringe le catene, impaziente. Inizia a spingerla. Non crede di potersi sentire più felice. Dev’essere questa la musica che risuona in Paradiso, pensa, ascoltando le risate e gli strilli di gioia della piccola.

Una mano gli sfiora dolcemente i capelli.

«Hai sete?»

Lia è bellissima nell’abito di lino bianco che scopre le lunghe gambe abbronzate. La ringrazia con un bacio leggero sulle labbra. Hanno il sapore del miele. Come potevo averlo dimenticato? Si stupisceassaggiando la birra che lei gli offre. La sua preferita.

«Non smettere, papà. Più forte, papà!»

Apre la bocca per dirle di non preoccuparsi, ma non ne escono suoni, mentre la voce di Lola si fa più stridula, agitata, sferzante. Terrorizzata.

«Papà, ti prego, papà…»

Si tappa le orecchie per non sentirla, ma è inutile. Gli gira la testa. In gola la birra è diventata fiele, amara, dolorosa. Attorno a lui non c’è più l’erba, né l’altalena o lo scivolo. Solo quattro mura grigie. Un quadrato di cemento. Non vuole vederlo, chiude gli occhi, eppure il seminterrato è lì, intorno a lui. Dentro di lui. Stringe le palpebre fino a farsi male, ma non ha bisogno di conferme, sa. La cassaforte nera è aperta. Lola stringe ancora la chiave dorata in una mano, l’altra ha lasciato cadere il contenuto nella cassetta: le foto, i cimeli… tutto è rovesciato per terra.

«Papà…»

Non può sopportare lo sguardo della bambina: orrore, incredulità, disgusto. Vorrebbe spiegare, scongiurare, ma quando si avvicina, la piccola indietreggia. Roberto odia l’espressione sul suo volto, vi legge la condanna, la paura. Ha perso l’innocenza.  È colpa sua: come ha osato prendere la chiave, entrare qui, rovistare nei suoi segreti? Deve punirla. Non è più Lola, è una di loro, ormai.

Roberto raccoglie il suo tesoro sparpagliato a terra: le foto, i braccialetti, orecchini a forma di orsetto, un apparecchio per i denti…

Ha di nuovo la reflex tra le mani, il mirino inquadra Lola: il vestitino rosa zuppo di sangue, le braccia in posizione innaturale, il volto devastato eppure ancora così dolce. Indifeso. Bellissimo. Il flash riverbera nel seminterrato inondandolo di una luce abbagliante. Roberto, accecato, si sfrega gli occhi con le mani. La reflex è scomparsa, come il seminterrato. È di nuovo nella cella, solo. Brandelli di ricordi gli bruciano in gola con il sapore ferroso del sangue. Ha così sete.

I ricordi che Roberto ha appena ritrovato:

  • C’è del vero, ma qualcosa non convince Roberto: deve saperne di più (13%)
    13
  • Sono falsi, qualcuno o qualcosa glieli ha instillati (13%)
    13
  • Sono veri (75%)
    75
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104 Commenti

  • Wow. Ho recuperato gli ultimi due e devo dire che siete andati oltre ogni più rosea aspettativa. Avete osato, pur senza venir meno alla coerenza interna alla storia con il risultato affatto scontato che tutti i pezzi del puzzle si sono incastrati alla perfezione. Bene, benissimo anzi. Direi che potete dirvi soddisfatti dell’esperimento. Storia che avrebbe meritato molta più attenzione. Peccato davvero.
    Su questo però Vi rimando alla lettura del mio penultimo commento. Alla prossima (sperando che ce ne sarà una)

    • Ciao, Luigi.
      Intanto, grazie per essere tornato a leggere il finale. Roberto è stato molte cose, figlio di sei menti diverse che lo hanno generato, fatto muovere in mondi costruiti da molteplici idee. Questo racconto è stato portato avanti come un esperimento e possiamo ritenerci soddisfatti del lavoro svolto.
      In relazione alla tua interpretazione della storia: Roberto ha subito l’interazione di droghe, di esperimenti sadici volti a riportare a galla ricordi sopiti e meritevoli di condanna, ha dovuto vivere e rivivere esperienze del passato e di un presente fittizio. In qualche modo, per come lo abbiamo pensato, un po’ schizofrenico lo è. Felici che ti sia piaciuto, chissà se ci rivedremo…
      Nel frattempo vorremmo augurarti Buone Feste Imminenti.

  • Mi piacciono queste storie. Una storia di faiglia, di un uomo che in un primo momento sembra un normale detenuto, di cui non dice mai il motivo per cui sta in carcere, in un secondo momento, semra che si tratti di un uomo cieco ed in fin di vita, costretto a prendere una medicina che gli fa uscire del liquido dall’ombelico, e poi si scopre che quelle cose che vedeva nella mente, non erano ricordi reali. Non era la sua famiglia.

    • Ciao, Sauro e benvenuto.
      Sono contento che la storia ti piaccia!
      Mi scuso per il ritardo con cui ti rispondo, ma per fortuna tua, arrivando ora non hai dovuto attendere tra un capitolo e l’altro 🙂
      Sì, ci sono un sacco di cose, in questa storia, forse pure troppe 😀 ma contiamo di dare un finale coerente a questo marasma.
      Forse 😀
      Grazie mille del voto e del commento

      Ciao, a presto

  • Dopo tanto tempo sono tornata e ho recuperato il vostro racconto. Siete veramente una grande squadra, la vostra scrittura coglie sempre di sorpresa. Ancora sono un po’ confusa, ma presto attenzione per arrivare al finale. Magnifica, unica e ben riuscita quest’esperienza di ‘sei scrittori in uno’. Non è facile, ma voi siete stati bravissimi a mettere sei teste insieme in completa armonia.
    Alla prossima!

  • Decisamente in un corpo artificiale.
    Ragazzi ma quanto siete diventati bravi? E quanto bene vi sta facendo quest’esperienza? Ma voi una roba così la dovete assolutamente replicare, ché insieme funzionate alla grande! Molto, molto bello questo ottavo, forse il più bello tra quelli letti fin’ora… non ho consigli da darvi, solo non vedo l’ora che sia finito per rileggerlo dal principio, ché la sola cosa che manca è un po’ di regolarità negli appuntamenti ma quello si spiega con i sacrosanti tempi del confronto che deve essere una roba non facile, immagino. Bravi, solo questo dico.
    Ah e fossi in voi non mi farei troppi problemi a dare maggior risalto al racconto ricorrendo a pratiche che sono sicuro avete scartato in ragione della vostra onestà.
    Non si fa, lo so, ma nel vostro caso sarebbe un po’ diverso dacché theIncipit, come sapete perfettamente, è fatto di scambi di opinioni; insomma è anche commentando gli altri che ci si fa conoscere, solo che commentare gli altri come Six Pistols per voi è impossibile e questa cosa vi sottrae una bella fetta di visibilità ed è un peccato perché il racconto merita e meritate voi… si tratterebbe di compensare in fondo, niente di più. Si, lo so, non mi ci vedete nei panni del demonio tentatore e non mi ci vedo manco io per la verità però ci dovevo provare anche se so già come andrà a finire…

    • Ah Ah, Lou, sei troppo buono e il mostro dodecapodo che risponde a questo nick ti dedica ben sei sorrisi riconoscenti, uno per cefalo 😀
      La “sregolatezza” degli appuntamenti, per quanto di certo non l’unico, è effettivamente un grave problema, ma in effetti mettere il signor (o la signora) SixPistols d’accordo con se stesso/a non è facile. A tal proposito, una delle sue teste borbotta spesso “Sesi concas, sesi berrittas”: ogni testa indossa un cappello diverso 😀
      Un minimo di “promozione” ce la facciamo, leggiamo qua e là, proviamo a dare consigli… Proveremo a farne un po’ di più, chissà che qualche autore/lettore non sia ancora in tempo di innamorarsi tardivamente del nostro fantascienzosmagorico racconto 😀
      Grazie ancora, grazie davvero
      Ciao, a presto…o almeno “a non tardissimo” 😀

  • La mia confusione regna. Purtroppo, non ricordavo molto dei capitoli precedenti, già volutamente incasinati.
    Sullo stile, la scrittura, la scorrevolezza e l’effetto WOW delle immagini che evocate, non si discute. Sono solo profondamente annebbiata e ho paura di non aver capito tutto.
    Spero che alla fine ci sarà una spiegazione che unirà tutti i pezzi.

    • Ciao Caterina,
      grazie per la pazienza. Eh sì, un po’ di confusione un racconto del genere la crea, non è semplice per noi autori, figurarsi per il lettore 🙂
      Vedrai che nel finale i pezzi andranno a posto e il racconto assumerà un significato e si troverà una dimensione a quanto scritto fin qui… almeno spero.
      Perdonaci per l’attesa e rimani con noi, male che vada ti sarai fatta un giro nella testa di sei persone, non male no?
      Buona giornata!

    • Buonasera, HOPE! Benvenuto/a e grazie per i complimenti.
      La mia risposta giunge con un ritardo pazzesco, così come, ahimè, la pubblicazione dell’ottavo capitolo. Spero che non ti sia dimenticato/a di questa storia e che abbia ancora voglia di sapere come va a finire 😀
      Ciao, grazie ancora!

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