Cattività

Dove eravamo rimasti?

I ricordi che Roberto ha appena ritrovato: Sono veri (75%)

La tua famiglia ti proteggerà sempre

Un cigolio: la botola nel pavimento è di nuovo dischiusa. Roberto si butta carponi, fissa l’apertura con sguardo febbrile, in attesa che dal ripiano in risalita emerga qualcosa in grado di spegnere l’arsura che gli flagella la gola; che scacci il sapore del sangue, l’odore nauseante dentro le narici. Eppure, appena vede spuntare l’oggetto, la sua mano, già pronta ad abbrancarlo, rimane immobile: è un biberon.
No, non un biberon qualunque: quante volte ha contemplato le proprie impronte insanguinate sopra i disegni degli aeroplanini colorati?
«No, cazzo!» urla, «Non voglio!»
Sì, non vuole. Non vuole ricordare.
Non vuoi, perché ti piace.
«No!»
La mano stringe spasmodica il biberon; è pieno di un liquido bianco, naturalmente.
Gli occhi di Roberto lacrimano, il respiro diventa affannoso. Quando porta la tettarella alla bocca, un brivido gli percorre la schiena; succhia, avido, a occhi chiusi, sforzandosi di non pensare alla bestiale eccitazione che prova, ai due visi sorridenti che ha davanti alle palpebre chiuse. Istanti di felicità che ha catturato e reso eterni.
No!
«Eccolo!». Una voce femminile, squillante, lo costringe a spalancare gli occhi: una donna dai capelli raccolti in una lunga treccia gli dà le spalle. Si trovano su una piattaforma in legno, costruita intorno al tronco di un albero imponente, tra foglie triangolari larghe come aquiloni e frutti scarlatti e oblunghi di ogni dimensione. La donna ha le braccia immerse fino ai gomiti in un frutto enorme. Un frutto? No, somiglia piuttosto a un cuore, rossa carne pulsante dal quale sta estraendo qualcosa: le mani cingono una testolina.
Un neonato!
Lo tira con cautela, fino a che tra le braccia si ritrova un fagotto insanguinato che scalcia il vuoto.
Roberto sente di avere già vissuto molte volte quei momenti, ma non sono ricordi suoi, ne è certo. Sono ricordi di…
«Sauro, tienilo tu». La donna adagia il bimbo in braccio a Roberto, quindi clampa e taglia il cordone che ancora lo tiene unito all’utero artificiale da cui è appena uscito.
Io sono Sauro, realizza Roberto, e lei è Marta, mia moglie.
Marta stringe in un unico abbraccio Roberto e il piccolo: «Ecco nostro figlio.»
Nel momento in cui il neonato emette i primi vagiti, un argine si rompe in lui, le lacrime sgorgano copiose e Roberto sa che l’emozioni che prova non sono solo le sue, è diventato spettatore dentro la mente di qualcun altro: è Sauro, quando piange. È Sauro, suo fratello Sauro, che si sente davvero felice.
Rimangono così qualche minuto, quindi raggiungono il bordo della piattaforma. Sono a molti metri d’altezza. Il sole più grande, appena tramontato, colora il cielo di tenui sfumature color pesca che si riflettono sugli specchi d’acqua delle risaie, a perdita d’occhio. Sul prato sotto di loro c’è una piccola folla in silenzio surreale; uno stuolo di bimbi e giovani è disposto in circolo, tutti insieme sostengono un grande telo, decorato con disegni e parole dai tratti infantili accanto a schizzi degni di un artista maturo.
Marta e Sauro sporgono il bambino oltre la balaustra, lo tengono ciascuno con una mano, in posizione supina.
«Benvenuto, Ares!» dicono insieme, lasciandolo cadere nel vuoto.
Il bimbo tocca il telo indenne, il rito si è compiuto. Per la quarantesima volta. Il pianto terrorizzato è coperto da urla di gioia: la ragazza più grande già lo prende in braccio, tutti i fratelli e le sorelle gli si chiudono intorno, a salutarlo festanti.
La tua famiglia ti proteggerà sempre.
Sauro lo sa, eppure c’è un pensiero, un pensiero che sente non suo, che lo tormenta.
«Sei felice?» domanda a Marta.
Lei ha uno sguardo sereno, ma non sorride: «Non potrei esserlo di più.»
L’uomo legge qualcosa di inquietante, nella risposta, prova a scherzare: «Vuoi già fermarti? Ricaard e Maila hanno più di sessanta figli, Aaro e Semfa almeno centotrenta!»
Marta scuote la testa.
«C’è cibo in abbondanza e abbiamo bisogno di essere tanti!» la incalza Sauro.
« Non servirà essere tanti» dice lei infine, «Si prenderanno le nostre terre.»
L’uomo stringe i pugni: «Dovranno ucciderci tutti!»
«Lo faranno.»
«Non se saremo milioni!»
«Non basterebbero mille uteri artificiali e tre generazioni, per diventare milioni. Loro sono già qui». Marta gli prende le mani nelle sue: «Sauro, ascoltami. Io. Tu. I nostri figli. Abbiamo diritto a essere felici. Per sempre felici, come lo siamo ora.»
Violente vertigini assalgono Sauro, il senso di irrealtà della situazione che vive lo convince a superare la paura di sembrarle pazzo; le parole gli escono biascicate e lente: «Parli come Roberto.»
Lei lo fissa inespressiva. Nessun moto di orrore o repulsione.
«Lo sento, dentro la testa.»
La donna si limita a una domanda: «Cosa dice?»
«Ha paura di perdere questa felicità.»
«La perderemo, se non farai nulla.»
Sauro china il capo, uno spasmo gelido gli accartoccia lo stomaco: «Cosa devo fare?»
Marta non esita: «Ferma questo istante. Se non lo fai svanirà per sempre. Rendilo eterno.»
Sauro deglutisce, la gola gli arde di nuovo. Fa una domanda di cui già conosce la risposta: «Come?»

Chi è l’uomo in cella?

  • Nessuno dei due e forse entrambi. (82%)
    82
  • Sauro. (0%)
    0
  • Roberto. (18%)
    18

Voti totali: 11

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66 Commenti

  1. Ciao! Ho letto tutto adesso. Sono ancora confusa, ma va benissimo così, ritengo che il casino sia funzionale al racconto. Mi sento spaesata, non so cosa aspettarmi e trovo i ricordi un po’inquietanti. Tuttavia, ripeto, credo che sia perfetto, nel racconto che state creando, che il lettore si senta così. Scoprire tutto una visione alla volta, non sapere neanche chi è il protagonista…rende il tutto accattivante! Essendo un po’in confusione, ho scelto “nessuno dei due o forse entrambi”. Comunque avete molta grinta, non è facile scrivere un racconto in sei, soprattutto con i limiti del sito. Avete la mia stima e il mio ” segui”. A presto e ciao a tutti 🙂

    • Buonasera, Carlotta, e benvenuta! Sì, hai ragione, un po’ di confusione è certamente funzionale alla storia, il lettore deve immedesimarsi nello spaesamento di Roberto. Certo, l’importante sarebbe non esagerare… quindi nei prossimi capitoli penso che dovrò impegnarmi per cominciare a far capire qualcosa di ciò che sta accadendo 😀 😀
      Grazie mille di tutto!
      Ciao, a presto

  2. Temo di essermi perso un po’… immagini molto forti e anche per questo efficaci. La frase ‘la tua famiglia ti proteggerà sempre’ – che avete anche scelto come titolo dell’episodio – suona davvero inquietante.
    Non ho appunti importanti da fare. In apertura avrei forse preferito un più banale ‘aperta’ a quel dischiusa.
    Vero che nella frase successiva c’è quel ‘apertura’ che a quel punto sarebbe stato bene sostituire ma, insomma, sinonimi di apertura ce ne sono eccome… però che fatica trovare anche solo qualche piccolo suggerimento da darvi.
    Bravi, bravi. Nessuno dei due e forse entrambi.

    • Ciao, Lou! Ma sì, leggere è viaggiare, no? E qualche volta, viaggiando senza meta, ci si può perdere… e magari finire in un posto sconosciuto e bellissimo. O più probabilmente, finire rapinato e mazziato 😀 😀 Quale dei due sarà il nostro caso? Non lo so, mi sono perso! 😀
      Grazie mille del commento e delle belle parole

  3. Ho letto i cinque capitoli tutti insieme e devo dire che all’inizio non so se mi stava piacendo o no (nonostante la scrittura fosse di ottima qualità), anche se poi ha cominciato ad affascinarmi sempre di più. In particolare mi è piaciuto il tema del crimine orrendo rimosso dal protagonista, anche se ancora non si sa se è proprio un suo ricordo o no, se ho capito bene. Sono curioso di vedere come prosegue 😀
    P.s. l’atmosfera surreale e la presenza della chiave mi hanno ricordato i film di Lynch, non so se la cosa sia voluta o meno 😀

    • Ciao, Lorenzo e benvenuto!
      Grazie per il commento e per i complimenti, fanno molto piacere a tutte e sei le mie personalità narcise 😀
      Riguardo ai tuoi dubbi… in realtà non ti so rispondere, la storia ha dei punti oscuri anche per me 😀
      Grazie ancora,

      Ciao, a presto

    • ciao Maria,
      siamo felici che l’acre sapore che il racconto ha assunto abbia alimentato la tua sete, seppur un po’ confusa, di conoscere gli sviluppi.
      A parte gli scherzi, sappiamo che il racconto è particolare, in fondo nasce dai pensieri e le idee di più persone, tuttavia crediamo che possa risultare interessante, soprattutto per noi è per chi avrà la bontà di seguirci fino alla fine.
      Ciao!

  4. Intrigante, scorrevole, molto inquietante: questo racconto è già tra i miei preferiti, quindi in ritardo ma seguo! Affascinante anche la sete di ricordi di… Roberto, Sauro, chissà? (Voto per la numero 3)
    Nei commenti ho letto che siete sei e ho una domanda sul vostro metodo: pensate alla storia insieme e poi scrivete a turno? Scrivete contemporaneamente? Vi passate il testo finché non è pronto? Sono curiosa!

    • Buongiorno, Quante Storie e benvenuta!
      Felice che questo esperimento ti stia fin qui piacendo 😀
      Ahi ahi, una domanda sul nostro “metodo”: prima di cominciare abbiamo stabilito a maggioranza un canovaccio iniziale, quindi scriviamo a coppie un capitolo, alternandoci e cercando di rispettare quel canovaccio (inutile dire che delle idee concordate inizialmente è rimasto ben poco 😀 😀 ). Come si regoli ogni coppia è un mistero anche per me 😀
      C’è poi una fase di editing condiviso tra tutti in cui cerchiamo refusi e suggeriamo correzioni.
      Grazie davvero di tutto!
      Ciao, a presto

    • Ciao, Valentina! Uhm, ho l’impressione che il tuo dubbio sia anche quello che affligge le mie sei tormentate anime 😀 Alla fine, questa storia, mi piacerà? Non mi piacerà? E soprattutto: sarò in grado di tirare i remi in barca? Boh! 😀 😀
      Grazie mille di tutto!
      Ciao, a presto.

    • Ciao Fenderman.
      ROBERTO sarà: eroe, vittima o carnefice? Chissà! Il racconto è tutto da scoprire soprattutto perché la storia è sviluppata dalla creatività di ben sei persone! Il nuovo capitolo è sempre un punto interrogativo per ognuno di noi e la storia prende sempre pieghe inaspettate.
      Ti ringraziamo per la tua visita e speriamo di rileggerti. Il prossimo episodio è già “in pentola”.
      Ciao!

  5. Veri. Veri e terribili. Bello. Giusto concedere al lettore qualcosa di più di un’occhiata nella mente di Roberto. L’innocenza perduta della figlia dinanzi all’orrore di una rivelazione tremenda, un segreto che sarebbe dovuto restare per sempre tale… una situazione che potrebbe aver condotto a un tragico epilogo.
    Dove finiscono le memorie e iniziano gli incubi di una mente malata e tormentata dai sensi di colpa?
    È su quel filo sottile che state tessendo la vostra trama?
    O è un inganno abilmente orchestrato per indurre al facile errore i vostri lettori? Staremo a vedere…

    • Ciao Lou.
      Ti ringraziamo per la tua presenza costante.
      Con questo capitolo abbiamo voluto riportare Roberto in una situazione un po’ più “reale” ma ancora non si capisce bene il suo destino. Il passato è nebuloso così come il presente. È un groviglio di pensieri sconnessi e atroci. Io personalmente, non vorrei mai trovarmi in un incubo simile perché non sappiamo se questi flashback siano veri o falsi ma, grazie alle vostre decisioni, qualcosa probabilmente prenderà una piega diversa.
      Alla prossima e buona giornata.

  6. Ho letto tutti i capitoli perché mi ha incuriosito il commento fatto a “C’era una volta la felicità” e volevo conoscere il tuo stile. Non mi aspettavo una storia così, sicuramente avete una scrittura che cattura il lettore e la trama, credo strupo del padre alla figlia, mi ha lasciato senza parole. Vediamo come continuate
    PS: se volete sottopormi alla stessa “recensione” fatta alla storia di cui sopra, sono a disposizione.
    Alla prossima

    • E perché non entrambi, vogliamo essere tirchi? O forse nessuno dei due e questa cella gli infila in testa orribili ricordi che non son suoi, chi può dirlo… 🙂
      Detto tra noi, quell’opzione piaceva anche a me. Ma anche le altre sono interessanti, vedremo cosa dirà il prossimo capitolo.
      Ciao e grazie del commento

  7. Il capitolo scorre bene. La seconda parte sembra fornire qualche indizio/spiegazione su quanto può essere accaduto nella vita del protagonista. Dico sembra, perché siamo solo al quarto episodio e il racconto è nel genere fantascienza 🙂
    Curiosa la prospettiva nella frase: “L’odore dell’erba appena tagliata invita al buon umore”, per molti è un invito a starnutire a raffica 😀
    sono falsi…

    • Per fortuna, i six pistols non soffrono di febbre da fieno, a noi l’erba tagliata di fresco ci fa sorridere 🙂
      Di fantascientifico c’è già il quadro generale: una cella misteriosa, dove appaiono e scompaiono cose, dove si vivono: ricordi? allucinazioni? esperienze psichiche? I capitoli cercano di spaziare tra i generi narrativi, ma conservando un filo conduttore.
      Conosciamo la storia di Roberto? O è una storia mistificata quella di cui abbiamo visto alcuni sprazzi? Cerchiamo di scoprirlo insieme.
      Ciao Maria, e grazie mille

  8. Ciao, ho recuperato tutti i capitoli e devo dire che la storia mi incuriosisce molto. Mi è piaciuta l’omogenita dello stile di scrittura in tutti i capitoli (non avrei mai detto foste in sei a scrivere il racconto, e credo che ciò sia un punto a vostro favore) Per quando riguarda le 3 opzioni ho votato per la veridicità dei racconti: da quello che ho capito, le donne dovrebbero (o potrebbero) essere la moglie e la figlia del protagonista, ma ancora non riesco a spiegarmi il motivo per il quale questo stia vivendo tutto ciò…. forse era un padre è un uomo violento che in un raptus d’ira le ha uccide e adesso loro vogliono vendicarsi?? Beh, staremo a vedere. Aspetto con ansia il vostro prossimo capitolo, sparando che in esso ci siano delle risposte alle innumerevoli domande che questo racconto fá sorgere.

    • Qualche risposta probabilmente sì, ma non tutte, se no la seconda metà del racconto a che servirebbe?
      Siamo felici che ti intrighi. Cercare di mantenere una coerenza al tutto è uno dei nostri obiettivi, cercheremo di riuscirci fino alla fine.
      Grazie della lettura e del commento 🙂

  9. Mi intrigava la chiave, ma l’indice mi è scivolato sul liquido scuro all’ultimissimo istante…
    Bene anche questo terzo. Le domande restano benché un certo quadro generale vada lentamente delineandosi.
    Lo stile di scrittura, specie tra secondo e terzo, mi pare abbastanza omogeneo.
    È una nota estremamente positiva. Attendo il quarto.
    Al solito: bravissimi!

  10. Il racconto è intrigante, claustrofobico e angosciante il giusto, si legge bene e ti fa desiderare di leggerne ancora. Delle tre opzioni non me ne piace una, quindi opto per quella che potrebbe essere più plausibile: il liquido scuro, visto che l’elemento acqua è stato richiamato più volte.
    Siete in sei a scrivere? Un esperimento interessante. In passato io ho provato a farlo in due, più gestibile, è stato molto divertente.

    • Anche per me è la prima volta a sei teste, lo avevo già fatto a 4 e fu a tratti tesa, come esperienza. Per ora ci vogliamo ancora tutti bene, qui 🙂
      Il prossimo capitolo non dovrebbe tardare molto, speriamo di averti ancora tra i nostri lettori e che la tensione non scemi.
      Grazie del commento

    • Ciao Maria e ben ritrovata.
      È sempre bene lasciarsi trasportare dall’atmosfera, ma per quanto riguarda la comprensione… beh, quello è un altro paio di maniche ☺
      Ipotesi dissonante dici? Tutto dipenderà da ciò che la chiave aprirà.
      Sempre che apra effettivamente qualcosa.
      Grazie di esser tornata a votare,

      a presto.

  11. Bene. Molte le domande, poche le risposte.
    La scrittura è chiara, pulita, giusto così, anche per non disorientare ulteriormente il lettore.
    Lettore che osserva quello che accade senza capirlo del tutto, ma questo fa parte del gioco e va benissimo.
    Carne al fuoco ce n’è e ce n’è davvero tanta.
    La scelta del genere farebbe propendere per alcune soluzioni piuttosto che per altre.
    Non riesco ancora a capire se siamo più dalle parti di Philip Dick o da quelle di Richard Kelly…forse è una via di mezzo. Boh… per ora mi limito a leggere. Bravi, bravissimi. Sauro e la donna anziana.

    • Ciao Lou,
      effettivamente le domande fioriscono anche nelle nostre menti, te lo assicuro 🙂, tuttavia stiamo provando a dare un senso alla storia con impegno e sono lieta che al di là di tutto, la scrittura ti risulti gradita. Non so bene a che punto stiamo tra Dick e Kelly, ma so che il genere scelto troverà sfogo nei prossimi episodi, insieme ad altri probabilmente. Tante teste, tante idee. É un po’ disorientante anche per noi, però credo che verrà fuori qualcosa di interessante, soprattutto per i gentili lettori che ci stanno facendo compagnia. Grazie moltissime per esserci e alla prossima!

  12. Ciao! Interessante, tutto molto interessante! Innanzitutto il fatto che il racconto sia pensato e scritto da più teste e più mani, ma anche questa strana dimensione in cui avete calato il protagonista.
    Come gli altri lettori, mi sento molto confusa e non è tanto la sete che sale, quanto il freddo… Un freddo davvero sinistro!
    Lascerei Roberto da solo, dopo tutte queste comparse. Vediamo cosa accade…

    • Ciao, Fra, benvenuta! Sì, l’essere esacefali è la parte più divertente dell’esperimento, anche se non so bene se anche gli altri cinque cefali la pensino come me 😀
      Freddo sinistro, dici? Uhm, chi lo sa, la storia potrebbe assumere sfumature horror 😉
      Grazie di esserci, a presto!

    • Ciao Martin e benvenuto in questo mondo tutto strano… 🙂
      Sono felice che il viaggio ti incuriosisca, spero che la curiosità ti rimanga e che ti vada di restare con Roberto, per scoprire che cosa gli sta succedendo 🙂
      Grazie moltissime per il passaggio e a presto!

  13. Ciao, Six Pistols
    Questo capitolo è bello, davvero 🙂
    Mi incasina un sacco le idee e credo di non averci capito quasi niente ma mi è piaciuto 🙂
    La scrittura è eccellente e questa nebbia nella mente di Roberto, queste figure che appaiono e scompaiono… Mi piace.
    Non so che altro dire.
    Perciò ti sorrido e, chianando il capo, ti auguro buona giornata.
    Fior

    • Ciao, Fior, bentornata 🙂
      Ti ringrazio per i complimenti, mi fa piacere che il capitolo ti sia piaciuto e… capisco molto bene che sia confusa. In effetti è Roberto a essere piuttosto confuso. Lo seguiremo nel suo viaggio, nella speranza che si chiarisca le idee… e le chiarisca anche a noi :-.D
      Ciao, a presto

  14. Ciao
    L’atmosfera è resa bene. Leggo sotto che il racconto è scritto a più tastiere…compito non facile, immagino.
    Incipit ricco di contrasti ad effetto: Buio opprimente, luce accecante, caldo rovente e freddo di ghiaccio, pareti e pavimento “anonimi” che nascondono porte e botole… Forse salvifiche 🙂
    Mi tranquillizzo, L’uomo è incredulo ma determinato, tanto più che, magicamente, una specie di “genio della lampada” esaudisce i suoi desideri. Detto questo, voto la donna anziana, anche se so perché.

    • Ciao Maria 😊
      È un piacere averti qui tra noi.
      Questo è un esperimento che spero sia di gradimento a te ma anche a tutti i lettori che decideranno di seguire “CATTIVITÀ”.
      Sinceramente non so dove porterà la storia, forse “oltre una porta” ma ancora è tutto nebuloso…
      Non ti resta che seguirci😉
      Grazie ancora per il commento e la scelta.
      Una dei Six Pistols (Ilaria_si)

  15. Ciao, Six Pistols.
    Mi è piaciuto questo tuo incipit!
    Le descrizioni che utilizzi mi hanno aperto un dubbio costante al centro del cervello: “Perché cavolo non le uso anch’io?!” 😛
    Escludendo i miei pensieri personali la scrittura è eccellente e spero di poterti leggere ancora in futuro :).
    La stanza che descrivi è soffocante e claustrofobica e questa idea proprio di “cattività” mi è stata chiara fin da subito.
    Essendo tu molto più brava nello scrivere rispetto a me non mi ritengo la persona giusta per darti dei consigli né qualsiasi altra critica in generale. Perciò mi limiterò a farti un applauso con un sorriso stampato in volto.
    Seguo più che volentieri, curiosa di conoscere il seguito di questo racconto che sembra promettere bene. 🙂
    Ti auguro una buona giornata.

    Fior

  16. Carissime sei pistole, che già solo il nome che vi siete scelti merita un plauso ché l’ironia, e ancor più l’autoironia, è merce rara da queste parti… dunque, dicevo, intanto complimenti per il coraggio, scrivere in collettivo è una roba difficilissima, io lo so bene perché una volta c’ho provato – non su questa piattaforma – ed è finita a schifio… però non vuol dir nulla, ché proprio in Italia, anzi, ci sono notevoli esempi di collettivi di scrittura che, contro ogni previsione, hanno partorito veri e propri capolavori.
    Fatto questo necessario preambolo andrei sull’episodio.
    Direi incipit efficace, bene connotare fin da subito, attraverso la scelta del linguaggio, il protagonista, due ‘cazzo’ e un ‘cesso’ ci dicono di lui che non è certo un signorino dabbene, anche per questo motivo avrei ulteriormente rimarcato questo aspetto nella frase solo pensata ‘dovrei ricominciare a cercare una via d’uscita’, un po’ troppo pulita, se mi concedete.
    In apertura, a mio parere, meglio un ‘ma è come se li tenesse ancora chiusi’.
    Ancora: – ‘si impossessa della bottiglia e la tracanna…’ meglio, forse, ‘… e ne tracanna il contenuto’ che sennò sembra che abbia inghiottito tutta la bottiglia.
    Per finire l’idea di un racconto incentrato su una escape-room deve essere una sfida prima ancora che per il lettore per voi stessi, non è facile e me ne rendo conto, ma è l’originalità delle trovate – e delle trappole – che può rendere interessante il gioco.
    Il racconto si chiama cattività perciò scrivere un commento troppo buono mi sembrava fuori luogo.
    Incipit comunque ben scritto, claustrofobico, sensoriale.
    Votato una donna anziana.
    Inutile dire che mi aspetto grandissime cose da voi.
    Ve lo dice un pistola come voi… 😉
    Curioso di sapere chi mi risponderà adesso.

    • Ciao Lou.
      Il nick è tutto un programma 🤣 frutto di notti insonni (non è vero) ma anche di tante risate e battute a seguito. A parer mio, mette di buon umore e spero che l’associazione porti un auspicio favorevole per la riuscita di questo simpatico esperimento.
      L’importante è non prendersi troppo sul serio, no?
      Personalmente non credevo saremmo riusciti a scrivere il primo capitolo in tempi brevi e, invece, eccoci qua. Sono molto soddisfatta e onorata di far parte di questa curiosissima banda ma torniamo all’incipit.
      Il signore in questione non è proprio un gentleman 😂 e qualche altra parolaccia ci starebbe stata ma siamo solo all’inizio… diamogli tempo e vedrai che durante questo percorso ne tirerà fuori di peggiori. Oppure no… Chissà.
      Prendo atto della segnalazione sulla bottiglia e della frase all’inizio del capitolo.
      Lou! A parte gli scherzi, non sarà per niente facile il percorso che abbiamo intrapreso e ci impegneremo affinché tu e gli altri lettori possiate trovare spunti interessanti.
      Nel frattempo continua a seguirci 😃
      Ti aspetto/ ti aspettiamo per la valutazione del secondo capitolo.
      A prestissimo!

      Ilaria.

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