Cronache da Venithia

Bestemmie di Prima Mattina

A svegliarlo quella mattina fu un cagnolino. Era poco più che un cucciolo e aveva una passione per il fango incrostato tra le dita dei piedi di Dar. Il ragazzo si tirò su, diede un’occhiata intorno e si grattò la barbetta. Ad un certo punto sentì tanti piccoli scricchiolii di seguito, come avesse pestato una famigliola di lumache in escursione. Alzò il piede -dove diamine erano finiti i suoi stivali?- ma niente, solo erba e fango. Allora capì che non si trattava di gusci di lumaca, ma delle sue vertebre.

«C’era già questo fiumiciattolo ieri sera?» chiese al cane mentre gli arruffava il pelo tra le orecchie. Si mise a fissare il bosco per un po’. «Già… devo finirla con questa roba.» Dar si chinò con una smorfia e raccolse la bottiglia. Il vetro era opaco ma l’odore che ne trapelava faceva pensare a aceto.

Con un gesto fiacco lanciò la bottiglia nel fiume. Quella sparì, tornò a galla per qualche istante e infine decise di non voler avere più nulla a che fare con la superficie. Si voltò verso il cane ma quello che trovò fu solo il cumulo di foglie sul quale aveva dormito. Sparito.

«No alcol; no cane» mormorò e aggiunse la prima bestemmia della mattinata. Dall’alto di un albero -ma non sapeva da quale di preciso- sentì provenire una risata e poi «Be’, buongiorno anche a te, vicino!»

«Chi va là?» urlò Dar, indietreggiando.

«Sveglio da nemmeno un minuto e già che urli… Dammi solo un attimino e…» una sottile e eterea mezza parabola color giallo paglierino venne scendendo: dalla cima di un albero direttamente sui capelli di Dar.

«Ehi, ma che cazzo fai?» si arrabbiò Dar, fuggendo dall’urina. Alzò lo sguardo e notò la figura umana in equilibrio tra due rami che orinava verso di lui.

«Che fai, me lo stai guardando?» rise l’uomo dell’albero. «Ho finito, ecco, contento? Fammi chiudere la bottega. Ho preso tutto? Sì. Adesso scendo.»

E fu di parola: balzò giù e atterrò a meno di due passi da Dar. «Piacere, Fettel» disse con un sorriso. «Elfo bastardo, di professione imprenditore.»

Dar lo squadrò dal basso verso le orecchie a punta: era una figura massiccia ma slanciata, vestiva abiti comuni alle case nobili ma in qualche modo arrangiatati per passare relativamente inosservato tra le strade. Ma la cosa che più stranì Dar fu proprio il viso: dannatamente bello. E buono, dicevano gli occhi.

«Se mi guardi così arrossisco.» Si strinsero la mano. «Oh, scusami, era ancora bagnata…»

Dar bestemmiò e si avviò verso la riva del fiumiciattolo. Si chinò e fece ondeggiare la mano rincorrendo svogliatamente un pesciolino. Poi mise le mani a coppa e bevve un sorso. Senza voltarsi verso l’elfo chiese: «che razza di imprenditore dorme sugli alberi?»

Il bel viso dell’elfo si increspò… ma solo per un attimo. «Uno con nostalgia di casa.»

Silenzio dall’altra parte. Poi Dar si mosse e tornò verso il giaciglio dove aveva dormito in quella calda notte estiva. Fettel aveva i capelli racchiusi in una strana acconciatura ma la brezza mattutina aveva iniziato a eroderne la struttura, portandone alcuni a ondeggiare nell’aria umida.

«Per che direzione vai?»

«Alla capitale.»

Dar smise di ricontrollare l’interno della sua borsa. «Sì, vado a Venithia. Il cane è il tuo?»

«No. Eccolo là.»

Il cagnolino di prima riapparve, scorrazzava dietro un rialzamento del terreno. Di tanto in tanto abbaiava, felice. Poi, da lontano riconobbe Dar e gli corse incontro.

Nonostante la diffidenza che provava verso Fettel, Dar volle concedersi quel piccolo piacere della vita: allargò le braccia e intercettò il tuffo del cagnolino… e si cappottò all’indietro.

Caddero insieme all’indietro nel cumulo di foglie.

Fettel, chino e scrupoloso decretò: «Nulla da fare. Ormai è morto.»

Il cagnolino assentì con uno starnuto.

Dar ebbe bisogno di sedersi. Non poteva fare a meno di articolare le parole dormito e cadavere in tutte le frasi che gli venissero in mente. Il senso però era più o meno sempre lo stesso – aveva dormito tutta la notte su di un morto. «Questa è la volta buona che la smetto di bere… no, no, non mi ubriacherò più!»

«In effetti sei messo male per la tua età.»

«Fatti i cazzi tuoi!» esplose Dar.

Fettel alzò le mani. «Uh, che paura! Non vorrei dover fare a botte con un tizio che non regge un cagnolino!»

Il cagnolino, forse sentendosi chiamato in causa, abbaiò tre volte.

Dar si ritrovò a guardarlo ancor prima di realizzare il perché. «Lo vedi anche tu?»

«Cosa, Dar?»

«Il cane…» mormorò Dar. «Sembra più grosso… anche la sua voce è più grave.»

«Voce?»

«Oh, insomma, hai capito che intendo!» Dar si chinò per prendere in braccio il cagnolino che pochi minuti prima aveva accarezzato tra le orecchie. «Sta crescendo… Se ci fai caso… senti quasi la sua carne allargarsi, i suoi peli crescere… Fettel, mi stai ascoltando?»

«Eh? Sì, sì, carne, cane» rispose mentre frugava tra le foglie. «Il tizio morto aveva una borsa.»

«Stai rovistando in una tomba.»

«Disse quello che ieri sera si è fatto una sega in una tomba!»

«Bastardo! Mi hai guardato mentre… Oh, e quello cos’è? Aprilo, aprilo!»

Non appena Dar vide cosa aveva trovato Fettel decise che avrebbe dovuto:

  • Aggredire Fettel a morsi e rubare tutto ciò che le sue gambe sarebbero riuscite a portare. (40%)
    40
  • Cercare di capire cosa fosse successo al cane. (0%)
    0
  • Indagare sull'identità del morto. (60%)
    60
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

2 Commenti

  1. Mi piace quando si uniscono elementi quotidiani ad elementi epici, tutto ha un tono più scanzonato e plausibile: il cane, la pipì, la prima bestemmia del mattino…
    Voto per scoprire l’identità del morto, ma anche l’opzione mordi e fuggi non era male. Buon racconto!

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi