Fuori servizio

Fine del turno

Gli ultimi due passeggeri sono scesi, Nina aspetta che si allontanino un po’ dall’autobus prima di premere il pulsante. Ascolta le porte richiudersi con il solito cigolio coronato da uno sbuffo stanco. Ora non le resta che inserire il messaggio “fuori servizio” sul display e dirigersi al deposito.

Dopo sei anni a percorrere la stessa linea, non solo le strade e le fermate le sono diventate familiari, anche le facce di gran parte degli utenti. Fanno parte del paesaggio delle sue giornate. Di molti sa anche il nome. Gli ultimi, per esempio, erano Elio e Gianni, due pensionati: rientrano dalla bocciofila e rincasano dalle mogli, come ogni giovedì sera.

È un quartiere simpatico, bello forse no, nessuno ci farebbe un giro turistico: non ci sono monumenti o musei, nemmeno ristoranti alla moda. Bar sì, un paio, ma di quelli frequentati solo dagli abitudinari. Nina si è affezionata al quartiere. Le piacciono gli esseri umani che ci abitano e che con il suo autobus accompagna al lavoro, a fare la spesa, talvolta al cinema, e poi riporta a casa. Le corse si susseguono serene, imperturbate, non ricorda si siano mai registrati grossi problemi sui mezzi, da quelle parti.

Capita che i ragazzini diretti a scuola o a ritrovare gli amici siano rumorosi, ogni tanto qualcuno li rimprovera e volano parolacce, ma senza vera cattiveria. Mai una rissa. Il massimo del degrado consiste in qualche cazzetto disegnato qui e là, nelle bestemmie al pennarello su pareti e sedili, nelle gomme masticate appiccicate tra le pieghe dei rivestimenti. In fondo, anche i graffiti fanno parte dell’autobus, lo rendono più vivo, almeno così sembra a Nina.

Colorano la sua routine di lavoro, fatta di saluti e sorrisi, di lamentele, di chiacchiere, sempre le stesse, in barba all’eterno cartello “divieto di parlare al conducente”; di code nel traffico e di fine del turno alle venti, minuto più minuto meno.

Una routine che apprezza ancor di più, se ripensa a quando iniziò il mestiere, un quarto di secolo fa. Le donne al volante di un bus erano poche: molti passeggeri la guardavano come un’aliena, o pensavano a uno scherzo. C’era persino, per fortuna raramente, chi rifiutava di salire e preferiva aspettare il mezzo successivo, con un autista “vero”, uno col pisello, insomma. Dovette imparare ad affrontare gli sfottò, le derisioni più cattive, gli approcci non richiesti travestiti da gentilezza. Era giovane all’epoca e l’azienda la usava come jolly: doveva rimpiazzare i colleghi malati, prendere il volante di bus aggiuntivi in giornate di affluenza straordinaria. Alla giovinezza e all’inesperienza si aggiungeva così la difficoltà di dover cambiare tragitto, di districarsi in zone poco conosciute; spesso l’insofferenza dei passeggeri l’aveva ferita, alcuni se ne erano approfittati per riversare su di lei chissà quali frustrazioni. Erano stati anni difficili, le era capitato più di una volta di rientrare in lacrime, dicendo “Basta, mollo tutto!”, ma non lo aveva mai fatto: troppo caparbia e orgogliosa. E innamorata del mestiere: essere al volante dell’autobus le era piaciuto fin da subito.

Già dalla scuola guida, si era sentita al proprio posto, come chi realizza il suo sogno di bambina. Così aveva tenuto duro, sopportato, imparato a gestire le scortesie e a replicare senza passare dalla parte del torto. Poi era diventata autista titolare, cambiando diverse linee, fino a quella attuale. La sua preferita, probabilmente. Rimostranze e scortesie non sono spariti del tutto, ma sono ormai solo rumori folkloristici, come il campanello del camioncino dei gelati. Di gelati poco buoni, certo, ma nel complesso il lavoro è un’oasi di pace per Nina, forse un po’ ripetitivo, ma non penserebbe mai di lamentarsene.

Le piace essere sola nell’autobus vuoto, diretta al deposito, senza più fermate da effettuare: è un po’ come una fase di stretching alla fine di una sessione di sport; si gode la calma, prima di riprendere lo scooter e tornare a casa. Spera che Tullio abbia pensato alla cena, non ha voglia di doversene occupare rientrando. Mal che vada ordineranno una pizza: l’eterna soluzione alla pigrizia di entrambi. Una soluzione un po’ troppo sfruttata ultimamente, ne è ben conscia. I loro giro vita ne risentono. Alza le spalle: mal che vada, si faranno un po’ di pasta. Integrale, per sentirsi meno in colpa.

Il suo sguardo è attratto da una figura sul marciapiede, pochi metri più avanti. Una donna. Gesticola per destare l’attenzione dell’autista. C’è sempre qualcuno che non legge il “fuori servizio”, sospira Nina intenzionata a tirare diritto: non è nemmeno una fermata, oltre a non essere più l’ora. Qualcosa nei suoi gesti, però, la colpisce. Sembra agitata. Nina riduce la velocità del veicolo, passa davanti alla figura in movimento: alla luce livida del lampione, la donna, anziana, ha un’espressione triste, sperduta. La conducente scuote la testa e frena. Il pesante mezzo si blocca con il suo stridio abituale, sbuffa, si scuote appena, mentre il portellone anteriore si apre pigro.

L'anziana è agitata perché:

  • non ricorda nulla. Al polso un braccialetto con scritto il nome e un indirizzo, ma non ricorda nulla, nemmeno se il nome è il suo (40%)
    40
  • è scappata dalla casa di riposo con uno spasimante, ma hanno litigato: è sola, non sa rientrare alla casa di riposo e non sa se ne ha voglia (50%)
    50
  • è uscita per cercare il cane che le è scappato, ma non solo non lo ha trovato, si è anche persa, non conosce la zona e non sa come rientrare (10%)
    10
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25 Commenti

  1. Ciao Maan,
    come faccio a non ripetermi? Non so come altro dirtelo: i tuoi racconti sono belli. Sono belle le frasi, sono belle le descrizioni (semplici eppure così vivide) che usi, sono belli i personaggi, che paiono normali e poi normali -come del resto è nella vita- non sono mai.
    Bellissima questa di frase: “Ebe si ferma, succhia il filtro della sigaretta, ma più che voglia di nicotina, sembra quasi aspirare ricordi.”
    Leggendo ho provato leggerezza, nostalgia, tenerezza. Ho respirato un po’ di fumo insieme a loro e ho sorriso per il modo in cui Nina ha giudicato i giovani intorno alla vecchina; comincio a farlo anch’io e non sono poi così vecchia.
    Bello anche il nome della passeggera abusiva e la sua storia, in una riga.
    Brava, Maan. Ma non avevo dubbi 😉
    Alla prossima!
    p.s. un’altra piccola tappa.

  2. Ciao Maan.
    L’anziana signora è troppo attiva, figuriamoci se ha voglia di fare ritorno alla casa di riposo! 🤣 Ecco una faccina per te. A me piacciono molto e le utilizzo spesso per dare più enfasi alle frasi 😊
    E ridaie.
    Ciao! Buona Pasqua.
    Ilaria

  3. Ciao. Non sono riuscita a resistere. Ho letto tutti i capitoli. Bellissimi. Riesci ad immaginare similitudini e a descriverle in un modo così chiaro che dopo mi viene da dire : “ovvio, perché non ci ho mai pensato?” Quella delle emoji del cellulare con i geroglifici mi ha fatto impazzire
    Ho scelto di tornare al deposito. Con il lavoro non si scherza. Magari si incontreranno in una seconda occasione

    • Ma sai che ho talmente rigirato nella mia testa la biografia della signora (mai sposata, nessun figlio) che non avevo nemmeno pensato che potesse esserci equivoco? È la zia di un nipote 50enne. Mannaggia all’italiano che ha una parola sola per i figli dei figli e quelli dei fratelli! 😄
      Ciao e grazie della tua puntuale presenza

  4. Scrivi molto bene ed entrambi i capitoli non hanno un difetto. Questa frase in particolare è la mia preferita:
    “Rimostranze e scortesie non sono spariti del tutto, ma sono ormai solo rumori folkloristici, come il campanello del camioncino dei gelati.”
    Non so perché, mi è rimasta in testa! Complimenti 🙂

    • Scegliere il genere è sempre arduo, per me, forse per quello opto spesso per “avventura” che tra quelli a disposizione mi suona come il più vago 🙂
      Ho un’idea di cosa insolita, se si passa da queste manifatture, ma non so se rientri davvero nello “strano”, vedremo.
      Grazie della lettura, Maria

  5. Ciao Maan,
    quello che racconti ha il potere di prendere forma, di diventare visibile agli occhi della mente. Con pochi tocchi riesci a raccontare emozioni e paesaggi, tanto che mi pare di esserci io di fianco alla signora a porgerle l’acqua, sul predellino del bus. Anche qui le Manifatture hanno perso il loro ruolo e sono state destinate ad appartamenti e alla sede di ambulatori della ASL, probabilmente le persone, che hanno conosciuto la struttura ai tempi della destinazione originale, hanno gli stessi sentimenti dell’anziana signora.
    Tutto per dirti che hai fatto un bel lavoro fin qui e, ne sono certa, continuerai a farlo.
    Dico che l’accompagna nel viaggio nostalgico alla Manifattura e ti auguro un buon week end.
    Alla prossima!

    • nella mia zona carteria, manifatture, fonderie… tutte le vestigia dell’industrializzazione primo 900 sono diventate condomini, uffici, sale concerto o musei. Ambulatori e anagrafe mi sembravano credibili, per farne un quartiere tipico di molte città. Sembra che andremo a visitarle, queste Manifatture, e forse scopriremo l’effetto sulla signora.
      Buon fine settimana anche a te, io torno in patria per qualche giorno, sonio sicura che saranno buoni 🙂

  6. Ciao Maan! Un incipit di tutto rispetto, mi piace moltissimo.
    Le descrizioni, questo senso di spossatezza di fine giornata, ma anche di ricognizione e relax.
    Ma diamo un po’ di brio: la vecchina è fuggita con lo spasimante, tanto per rimanere in tema con la non convenzionalità di alcune donne!
    Aspetto il prossimo capitolo. 😁

    • Non ti dirò che il fatto che il tuo voto abbia sbloccato il pareggio non mi faccia piacere (mi hai proprio tolto dall’impasse!), ma non eri tenuta a passare: il tuo racconto mi attira molto, non ero in cerca di lettori.
      Ma sono felice di trovarti qui, ci mancherebbe. Avanti con la fuggiasca dalla casa di riposo!
      A rileggerci

      • Anche a me piace molto il tuo racconto e se non eri in cerca di lettori… Mi dispiace tu ne abbia trovata una! 😄
        Ben riuscito anche il secondo capitolo, soprattutto i racconti dell’anziana. Mi scuserai se ho votato per il richiamo, ma sono proprio curiosa di vedere come se la caverà Nina! Buona fortuna per il prossimo capitolo.

        • Non esageriamo, ci mancherebbe che non volessi lettori, che ci farei qui, dicevo solo che non faccio strategie di marketing 😉
          hai ragione l’opzione richiamo è la ,più ardua, ma ho già un paio di idee in proposito, se dovesse prevalere dovrò sceglierne una sola.
          A presto

  7. Ciao Maan
    Mio fratello, guarda caso, ha lavorato come autista e molte delle scene presenti in questo racconto sono a dir poco somiglianti alle avventure che ha lui stesso vissuto durante il suo servizio.
    Ora non è più il suo lavoro ma tutte le volte che chiacchieriamo sul passato lui mi racconta tutto quello che succedeva a bordo del bus, con le persone alcune gentilissime altre decisamente meno, dei regali che gli facevano nelle ricorrenze, della spesa che ogni tanto qualcuno si dimenticava tra i sedili, degli incontri con i maiali del quartiere… si proprio così… maiali in mezzo alla strada, famiglie di suini con piccoli a seguito che intralciavano la strada e non lo lasciavano passare… insomma sembrerebbe un film ma gli sono successe cose incredibili!
    Quindi, quando ho letto di Nina non ho potuto che immedesimarmi nel suo personaggio.
    Ho scelto l’anziana che non ricorda nulla.
    Attendo il prossimo capitolo e ti saluto.
    Ilaria S.

    • Ciao, Ilaria.
      Quella dei maiali è un’idea interessante: chissà quali incontri aspettano Nina in questa corsa fuori programma…
      Al momento sono un po’ spiazzata dallo stallo signora smemorata/signora scappata con l’amante, spero che un’anima buona me lo sblocchi, se no dovrò scegliere io. Wait and see.
      Grazie del supporto 🙂

  8. Ciao Maan,
    bentornata!!
    Bene, benissimo, un’autista d’autobus e una vecchina spaventata… Ho pensato molto alle opzioni e a quale scegliere, una troppo drammatica, l’altra troppo triste… ho preferito la fuga con lo spasimante, più leggera.
    Lo stile non ha perso un colpo, sei sempre sul pezzo. Non ho appunti da fare, aspetto solo che arrivi il secondo episodio per sapere cosa ne sarà di loro 😉
    Allora, come sempre, alla prossima!

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