Fuori servizio

Fine del turno

Gli ultimi due passeggeri sono scesi, Nina aspetta che si allontanino un po’ dall’autobus prima di premere il pulsante. Ascolta le porte richiudersi con il solito cigolio coronato da uno sbuffo stanco. Ora non le resta che inserire il messaggio “fuori servizio” sul display e dirigersi al deposito.

Dopo sei anni a percorrere la stessa linea, non solo le strade e le fermate le sono diventate familiari, anche le facce di gran parte degli utenti. Fanno parte del paesaggio delle sue giornate. Di molti sa anche il nome. Gli ultimi, per esempio, erano Elio e Gianni, due pensionati: rientrano dalla bocciofila e rincasano dalle mogli, come ogni giovedì sera.

È un quartiere simpatico, bello forse no, nessuno ci farebbe un giro turistico: non ci sono monumenti o musei, nemmeno ristoranti alla moda. Bar sì, un paio, ma di quelli frequentati solo dagli abitudinari. Nina si è affezionata al quartiere. Le piacciono gli esseri umani che ci abitano e che con il suo autobus accompagna al lavoro, a fare la spesa, talvolta al cinema, e poi riporta a casa. Le corse si susseguono serene, imperturbate, non ricorda si siano mai registrati grossi problemi sui mezzi, da quelle parti.

Capita che i ragazzini diretti a scuola o a ritrovare gli amici siano rumorosi, ogni tanto qualcuno li rimprovera e volano parolacce, ma senza vera cattiveria. Mai una rissa. Il massimo del degrado consiste in qualche cazzetto disegnato qui e là, nelle bestemmie al pennarello su pareti e sedili, nelle gomme masticate appiccicate tra le pieghe dei rivestimenti. In fondo, anche i graffiti fanno parte dell’autobus, lo rendono più vivo, almeno così sembra a Nina.

Colorano la sua routine di lavoro, fatta di saluti e sorrisi, di lamentele, di chiacchiere, sempre le stesse, in barba all’eterno cartello “divieto di parlare al conducente”; di code nel traffico e di fine del turno alle venti, minuto più minuto meno.

Una routine che apprezza ancor di più, se ripensa a quando iniziò il mestiere, un quarto di secolo fa. Le donne al volante di un bus erano poche: molti passeggeri la guardavano come un’aliena, o pensavano a uno scherzo. C’era persino, per fortuna raramente, chi rifiutava di salire e preferiva aspettare il mezzo successivo, con un autista “vero”, uno col pisello, insomma. Dovette imparare ad affrontare gli sfottò, le derisioni più cattive, gli approcci non richiesti travestiti da gentilezza. Era giovane all’epoca e l’azienda la usava come jolly: doveva rimpiazzare i colleghi malati, prendere il volante di bus aggiuntivi in giornate di affluenza straordinaria. Alla giovinezza e all’inesperienza si aggiungeva così la difficoltà di dover cambiare tragitto, di districarsi in zone poco conosciute; spesso l’insofferenza dei passeggeri l’aveva ferita, alcuni se ne erano approfittati per riversare su di lei chissà quali frustrazioni. Erano stati anni difficili, le era capitato più di una volta di rientrare in lacrime, dicendo “Basta, mollo tutto!”, ma non lo aveva mai fatto: troppo caparbia e orgogliosa. E innamorata del mestiere: essere al volante dell’autobus le era piaciuto fin da subito.

Già dalla scuola guida, si era sentita al proprio posto, come chi realizza il suo sogno di bambina. Così aveva tenuto duro, sopportato, imparato a gestire le scortesie e a replicare senza passare dalla parte del torto. Poi era diventata autista titolare, cambiando diverse linee, fino a quella attuale. La sua preferita, probabilmente. Rimostranze e scortesie non sono spariti del tutto, ma sono ormai solo rumori folkloristici, come il campanello del camioncino dei gelati. Di gelati poco buoni, certo, ma nel complesso il lavoro è un’oasi di pace per Nina, forse un po’ ripetitivo, ma non penserebbe mai di lamentarsene.

Le piace essere sola nell’autobus vuoto, diretta al deposito, senza più fermate da effettuare: è un po’ come una fase di stretching alla fine di una sessione di sport; si gode la calma, prima di riprendere lo scooter e tornare a casa. Spera che Tullio abbia pensato alla cena, non ha voglia di doversene occupare rientrando. Mal che vada ordineranno una pizza: l’eterna soluzione alla pigrizia di entrambi. Una soluzione un po’ troppo sfruttata ultimamente, ne è ben conscia. I loro giro vita ne risentono. Alza le spalle: mal che vada, si faranno un po’ di pasta. Integrale, per sentirsi meno in colpa.

Il suo sguardo è attratto da una figura sul marciapiede, pochi metri più avanti. Una donna. Gesticola per destare l’attenzione dell’autista. C’è sempre qualcuno che non legge il “fuori servizio”, sospira Nina intenzionata a tirare diritto: non è nemmeno una fermata, oltre a non essere più l’ora. Qualcosa nei suoi gesti, però, la colpisce. Sembra agitata. Nina riduce la velocità del veicolo, passa davanti alla figura in movimento: alla luce livida del lampione, la donna, anziana, ha un’espressione triste, sperduta. La conducente scuote la testa e frena. Il pesante mezzo si blocca con il suo stridio abituale, sbuffa, si scuote appena, mentre il portellone anteriore si apre pigro.

L'anziana è agitata perché:

  • non ricorda nulla. Al polso un braccialetto con scritto il nome e un indirizzo, ma non ricorda nulla, nemmeno se il nome è il suo (40%)
    40
  • è scappata dalla casa di riposo con uno spasimante, ma hanno litigato: è sola, non sa rientrare alla casa di riposo e non sa se ne ha voglia (50%)
    50
  • è uscita per cercare il cane che le è scappato, ma non solo non lo ha trovato, si è anche persa, non conosce la zona e non sa come rientrare (10%)
    10
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125 Commenti

  1. ciao Maan.
    Ho recuperato quattro capitoli: facile farlo con te che scrivi in maniera così fluida!
    La storia è molto ma molto carina e mi fa piacere leggere questo racconto.
    Voto per Ebe e Fredo dopo cena, mentre la riaccompagna. L’intesa tra i protagonisti è toccante, a tratti commovente. E’ una storia in cui è facile immedesimarsi e rispecchiarsi.
    Attendo gli ultimi due capitoli e nel frattempo ti auguro una buona domenica.
    Ilaria

  2. Se mi posso esprimere con i colori…
    La routine da te raccontata non è grigia come la noia, ma si colora di blu per la profondità d’intesa tra loro due e di verde per la quiete che trasmette al lettore.
    Leggendoti, viene da pensare che sia facile scrivere di cose semplici, sappiamo che non è proprio così 🙂
    Ebe da sola

    • Sì, volevo trasmettere il lato positivo della routine, non quello ossessivo e soffocante.
      Ti ringrazio delle belle parole, anche se direi che il mio problema è proprio quello: mi sembra di scrivere sempre storie banali di personaggi normali… ho un po’ l’impressione di scrivere sempre le stesse cose. Mi ripropongo di innovare e ricado sempre lì 🙂

  3. Un capitolo che potrebbe sembrare solo di passaggio ma secondo me molto significativo, come dici giustamente tu, oltre che molto ben scritto. Un approfondimento sulla vita di Nina che però non tralascia l’altra protagonista, Ebe. Bello il parallelo tra la routine casalinga e quella lavorativa, a me personalmente angoscia l’idea di una vita sempre uguale a se stessa, però ho apprezzato molto il senso di dolcezza che traspare dalla coppia, senza essere però minimamente stucchevole.
    Voto per il dopocena, magari Fredo ci riserverà ancora qualche sorpresa ☺️

    • Un po’ dipende dal carattere, un po’ dall’età: anche io a 20 anni dicevo “meglio la vita travagliata dell’eroe romantico che la routine”, ora la routine non mi dispiace affatto.( Detto questo, dal 2000 a oggi, ho traslocato 5 volte da un max di 8000 a un minimo di 450 km dal posto in cui sono cresciuta, quindi la “monotona routine sempre uguale è relativa XD)
      Però, nelle mie intenzioni Nina pensava alle piccole abitudini confortanti: qualcuno con cui dividere le preoccupazioni e i compiti noiosi, con cui crollare davanti a un film… spero che abbiano i loro momenti avventurosi e insoliti anche loro, di tanto in tanto 🙂
      Ci ho pensato parecchio al capitolo, perché si inserisse bene nel filo del racconto e non facesse riempitivo, se si legge con piacere, ne sono felice.
      Grazie del feedback

  4. Ciao Maan,
    Bello. Orfanotrofio per anziani è geniale, triste e bello.
    Ti ho già detto altre volte che riesco a rendere con semplicità le cose di tutti i giorni, lo fai naturalmente E con naturalezza viene da leggerli, i tuoi scritti.
    Brava, in saprei che altro aggiungere…
    Alla prossima!
    p.s. Ebe da sola.

    • Quell’orfanotrofio mi è venuto fuori scrivendo, ma mi sembrava reggere bene: in fondo al “ricovero” come lo chiamava mia nonna si finisce per lo più quando la famiglia non può (a volte non vuole) più occuparsi di noi. Però Ebe mi sa che qualcuno che l’adotta l’ha trovato 🙂
      Ti ringrazio delle belle parole, come sempre

  5. Ebe da sola! E con questo voto ti porto allo stallo. Se la situazione resta invariata, potrai scegliere tu cosa scrivere, ché quando ci si avvicina alla fine secondo me è la cosa migliore. 🙂
    Mi è molto piaciuto anche questo capitolo, con la ripresa del tema dei figli e la tematizzazione della solitudine, non necessariamente una condizione negativa di cui avere pena o paura.
    Ho apprezzato la scelta di concentrarti esclusivamente su Nina (tralasciando quell’“e poi torniamo” da lei), pur con qualche spunto sulla vita di Fredo. Per questo vorrei che il prossimo episodio fosse interamente dedicato a Ebe, finalmente da sola, senza parlare con altri. Vorrei vedere com’è quando non ha nessuno attorno, anche se questo dovesse significare incorrere in un’atmosfera malinconica. D’altronde mi sembra che questi ultimi capitoli stiano virando proprio verso questa atmosfera, il che mi piace, come contrasto ai primi pieni di vitalità e allegria.

    • Tornare su Nina mi sembrava una buona idea, tanto più che il primo capitolo era dedicato a lei, ai suoi giorni, abitudini… per poi concentrarsi solo sull’anziana. Ma non volevo neanche fare un capitolo riempitivo, staccato dalla storia, e fare esprimere a lei aspetti di Fredo e Ebe, senza doverli far mostrare agli interessati, mi sembrava una buona soluzione.
      Per lo stallo, non preoccuparti: il racconto ha un “pubblico” di 7/8 lettori fedeli: ne mancano ancora qualcuno all’appello 🙂

  6. Mi è piaciuto questo capitolo su Nina e il marito, in alcune cose mi ci sono ritrovata molto, tipo il marito campione di tetris da lavastoviglie, deve essere una peculiarità maschile! E’ scorrevole e scritto con capacità, molto reale.
    C’è spazio per seguire la cena tra Ebe e Fredo, aspetto il nuovo capitolo. Buon lavoro!

  7. Concordo col discorso di Ebe sui figli, però sono di quelli che credono al destino, proprio per non lasciarsi abbattere troppo dalle brutte cose.
    Leggendo della “difficoltà” di Ebe mi sono venuti in mente due ricordi, uno bello e uno triste: i due protagonisti delle Pagine della nostra vita, che è tra i miei film preferiti, e la mia defunta nonna. Da anni aveva perso completamente la memoria e viveva sdraiata su un letto-poltrona in una stanza piena di altri anziani come lei… Ebe se la cava decisamente meglio, per fortuna.
    Mi è piaciuto particolarmente questo capitolo, forse per le emozioni che mi ha suscitato oppure per le riflessioni, appena accennate ma ben messe a fuoco.

    Voto di tornare un po’ da Nina, mi sembra una buona chiusa con cui lasciarli e troverei strano abbandonarla in questo modo quando all’inizio ce l’hai presentata come (co)protagonista.

    • Quando ho cominciato la storia, avevo in mente una sorta di on the road in bus, un bus che usciva dal tragitto regolare e raccoglieva personaggi vari di cui raccontare le storie… il racconto è partito decisamente altrove e mi mancava una trama, così mi è venuto in mente come filo conduttore la solitudine di tanti e la “perdita di se stessi” che bisogna affrontare a una certa età. Vado a impressioni e ricordi, soprattutto quelli di mia nonna, che prima di “spegnersi” definitivamente un po’ alla volta, visse per anni alternando lucidità e allucinazioni, passato e presente, fantasia e immaginazione. Farò di tutto per dare a Ebe una demenza senile più gentile e meno triste di quella di mia nonna 🙂
      Nina sarebbe comunque tornata nel capitolo finale, credo che la rivedremo prima 🙂
      Grazie del bel commento

    • Ciao.
      Non mi sono posta il problema perché Fredo è solo reperibile: basta che sia a una distanza limitata nel momento in cui dovessero chiamarlo per un guasto o un’emergenza meccanica, non è obbligato a stare a casa. (cioè, tutte le reperibilità che conosco funzionano così, dei meccanici delle aziende trasporti non so nulla, ma facciamo finta che valga lo stesso ^^)
      Il mio dubbio era sul fatto che usasse il furgone dell’azienda per andarsene a cena, ma farlo andare a casa a cambiare auto mi sembrava poco narrativo… diciamo che in qualità di responsabile del servizio si prende qualche piccola libertà XD
      A presto

    • Sì, infatti ho fatto un rapido calcolo e scelto un orario accettabile, anche se in realtà, dalle 8 del primo capitolo, tra spostamenti, discussioni, passeggiate, forature… probabilmente sarà almeno mezzanotte, ma diciamo che hanno fatto tutto molto in fretta 🙂

  8. Per la prima volta non ho scelto d’istinto un’opzione e sono andato a vedere come ha votato la maggioranza. In realtà non riesco a immaginare come andrai avanti verso il finale. Tornare su Nina mi sembra un inutile diversivo, anche se è vero che quel personaggio non può sparire così.
    Sono molto curioso di vedere come proseguirai.

    • Confesso: ero così in ritardo che appena il capitolo mi è sembrato passabile ho voluto pubblicarlo e lì mi sono resa conto di non aver pensato alle opzioni. Le prime due erano abbastanza evidenti, ma per la terza… mi sono detta che tornare su Nina che in fondo guidava (non ho resistito al gioco di parole) la prima metà del racconto, poteva essere interessante. Ma non mi aspettavo questa maggioranza schiacciante. Almeno così rassicurerò tutti sul fatto che il marito di lei possa infine cenare 🙂 Cercare di rendere il capitolo sensato e non un mero riempitivo sarà la sfida.

  9. Ciao Maan,
    il quadro sulla malattia si amplia e dà maggior chiarezza al comportamento di Ebe, ho dato per scontato che le reazioni alla temporanea confusione potessero essere tutti uguali; non ho tenuto conto dei diversi fattori che regolano e scatenano le crisi. Ancora non sono certa che possa correggere i propri ricordi da sola, ma sono solo mie supposizioni.
    Ho votato per il locale in chiusura, immagino che Fredo troverà il modo per rimediare, intanto ti auguro una bella giornata.
    Alla prossima!

    • L’episodio di cui parli in realtà può avere diverse spiegazioni: magari si era persa in “fantasie” nei campi, ha visto un uomo e ha pensato al nipote, ma quando ha ritrovato lucidità ha inventato una scusa per giustificarsi. Oppure aveva dimenticato dove si trovasse e ha davvero creduto di parlare al nipote…
      Non lo so, io mi baso un po’ sui ricordi di mia nonna: a volte era lì con te, ben lucida, poi d’un tratto credeva di essere bambina e che tu fossi sua madre (ed erano le volte di buon umore), altre volte credeva d’essere giovane, nella grande casa di campagna in cui viveva dai suoceri e ti scambiava per la cognata che l’aveva odiata e maltrattata per anni (ed erano le volte spiacevoli, rischiavi insulti o peggio), altre volte erano veri deliri da film… Le “crisi” potevano durare pochissimo, quasi non se ne accorgeva, potevano durare ore fino a sfinirla e poi si svegliava senza ricordarsene. Altre volte, semplicemente realizzava di stare perdendo la memoria e si disperava di se stessa. Però a Ebe voglio riservare una vecchiaia più sopportabile di quella di mia nonna, sia chiaro! 🙂
      Insomma, tutto molto empirico, non mi sono documentata per nulla, è diventato un po’ una digressione sull’invecchiamento, questo racconto, mi sa… mi chiedo se aver compiuto 45 anni il mese scorso abbia influito sulla direzione della mia penna XD
      <3

    • O chiamiamo fortuna il destino, o scegliamo episodi ad hoc per usarli come prova del destino e/o della fortuna… è un argomento che si presta a infinite riflessioni, non ho risposte, però mi piace sempre tanto farmi delle domande 🙂
      Ti ringrazio tanto, ma non dirmi che stai in ansia che poi ho paura di deludere: non so ancora bene cosa succederà, ho più o meno in mente il capitolo conclusivo, ma come arrivarci è ancora abbastanza fumoso 🙂

  10. Il destino, alleato e complice di ogni scrittore. In effetti un autore, che manipola personaggi e storie, non è altro che l’artefice del loro destino. Temi antichi e ricorrenti forse, come i colori su una tela. Dipingi allora questi tuoi personaggi fino a renderli veri. Buon lavoro. ciao,
    alla prossima 🙋

  11. Ciao Maan,
    anche questo capitolo ha portato con sé un pezzettino di vita della cara Ebe; visto che, a parere mio, la protagonista è lei, mi piacerebbe che si restasse focalizzati su di lei e si desse un po’ di spazio anche a Fredo. Ho votato per l’invito a cena e… non saprei, so che non deluderai.
    Non ho ricevuto notifiche su questo episodio, ogni tanto il sistema fa cilecca 🙂 ma dato che non ti leggevo da un po’ sono andata a controllare. Se posso farti un appunto, piccolo in verità, ho trovato un pochino forzato il momento di confusione della donna che per un attimo pensa di parlare col nipote; sono in campagna, è sera e lui è uno sconosciuto. Lei è anziana ma, a parte i viaggi nel passato con la mente, mi pare sia molto lucida. Ma è una mia impressione, magari tu la conosci meglio e l’hai vista così, la scena.
    Alla prossima!

    • Ciao Kappa,
      scusa tu per il ritardo nella risposta. Non so cosa dirti, perché se trovi la cosa forzata, temo che allora il continuo della storia non regga ai tuoi occhi. Il fulcro su cui dovrebbe poggiare è che Ebe debba affrontare il nemico di tanti anziani: la perdita della memoria e delle facoltà intellettive, un pezzetto alla volta. Per questo vive e ricorda meglio il passato, ha vuoti di memoria e momenti di confusione… per quello ha voluto fare una scappatella: approfittare della propria autonomia che teme di perdere.
      È l’idea che ho deciso di seguire, ma ammetto di non essermi documentata sul problema: avanzo un po’ a tentoni sull’onda dei ricordi, i miei con mia nonna, e quelli di amici e conoscenti. Non so se la cosa reggerà, ormai sono partita su quella via, spero di non sfociare troppo nell’approssimativo né nel “tragipatetico”. Ci provo.
      Un bacio <3

      • In realtà mi è parso forzato perché lei se ne accorge e si scusa. Mio padre aveva l’alzheimer e non si rendeva conto degli scherzi che la mente gli giocava, si correggeva a volte, ma solo se glielo si faceva notare, mi rendo conto che Ebe potrebbe, però, essere affetta dai primi sintomi di demenza e non da qualcosa di
        Più grave… 😊

    • Anche a me spiace aver dovuto lasciare l’autobus, ma il racconto si è snodato diverso da quel che pensavo inizialmente. Non ho ancora avuto il tempo di organizzare bene le idee per il seguito, tra oggi e domani provo a farlo. grazie dell’assiduità 🙂

  12. Fredo invita a pranzo la prof.
    Concordo sul fatto che Don Matteo sia camomilla per gli anziani (e non solo anziani), mi meraviglio che sia arrivato anche in Francia. Terence Hill è doppiato? Perché è la sua voce sussurrante che ha un potente effetto soporifero.
    Per il resto vai come un treno, anzi come un autobus.

    • In realtà ho una buona idea del palinsesto fiction rai perché passo una settimana in visita dai miei almeno 3/4 volte l’anno, ma sì,credo che Don Matteo sia arrivato anche qui, ma sono una netflixiana, la tv la guardo poco, non so dirti se il doppiatore di terence hill sia quello storico o un altro, né che voce abbia. Ma don Matteo e l’latro là, quello in cui fa la guardia forestale, sono veramente dei polizieschi tristissimi.
      Non so se vado come un autobus: ho un tot di idee che vorrei mettere nei capitoli che restano, ma non ho ancora trovato il modo di organizzarle in modo coerente e strutturato. Work in progress (speriamo) 🙂

  13. Faccio la guastafeste e voto “Fredo riaccompagna Ebe alla casa di riposo”, facendo affidamento su quel “ma…” finale. Sarà che ho bisogno di rivedere presto il vecchietto del primo capitolo, che mi è rimasto in gola. Ma penso anche che sia l’opzione più razionale, dopo tanto vagabondaggio.
    Ebe qui mi ha fatto molta tenerezza, mi preoccupa la punta di angoscia che hai intenzione di inserire 😕 Speriamo bene!

    • Per ora questa opzione è in minoranza, prevalgono le altre due in equilibrio, vediamo dove penderà l’ago della bilancia.
      In realtà la punta d’angoscia è già in un certo senso annunciata in alcuni dei dialoghi di Ebe, ma è un’angoscia comune a molti anziani, non una roba da film catastrofico 🙂
      Mi fa molto piacere la tua partecipazione empatica, grazie davvero

    • Più che punto di riferimento, la vedevo come un “buon ricordo”, come lo sono gli insegnanti che abbiamo amato. Pensa che inizialmente le ho attribuito il mestiere di insegnante solo perché mi sembrava abbastanza funzionale: volevo un mestiere che permettesse negli anni 50 a una donna di essere indipendente, avere un posto sicuro che le lasciasse la scelta di non sposarsi e mantenersi da sola. Poi mi sono lasciata prendere da ricordi, persone, e dal mio amore per la scuola 🙂
      Vedremo chi cenerà con chi, per ora le opzioni sono indecise. grazie e a presto

    • In realtà, nella mia idea (sono infine riuscita a mettere a fuoco un’idea di storia, al sesto capitolo!) una punta d’angoscia sotto c’è; ma sono d’accordo con voi: è decisamente una storia fatta di non avventure di non eroi. Finisco sempre per appassionarmi a quelle 🙂
      Grazie a te

    • Sarà che arrivo a un’età in cui ora conosco anziani che conoscevo già prima che lo fossero, ma inizio a pensare che da anziani non si sia molto diversi da quello che si era prima, forse solo un po’ più stanchi e con meno voglia di smussare i propri difetti.
      Forse siamo noi che li guardiamo diversamente perché sono anziani, non lo so.
      Grazie del commento

  14. Ciao. Mi è piaciuto tanto il particolare di Fredo che ha fatto la scuola serale, quindi molto più consapevole della validità dell’insegnante, rispetto a uno studente regolare.
    Niente da segnalare. Ho votato di farli cenare tutti e tre, anzi quattro, se no il povero marito di Nina morirà di fame 🤣
    Alla prossima

  15. Vorrei seguirli tutti e tre sempre più immersi nel buio a vivere un’avventura “semplice.” La notte ha il suo fascino, il bus vuoto, le vecchie storie. Trovo giusti i consigli sulla scrittura che ti hanno dato i colleghi. Aspetto la prossima
    Buon lavoro🙋 e…grazie!

  16. Mi è piaciuto molto il cambio di punto di vista alla fine, per cui mi devo ricredere sul fatto che ci avrei visto meglio la prima persona, come ti avevo detto prima, visto che in tal caso non sarebbe stato possibile. Capisco poi che non si possono sempre ripetere i nomi dei personaggi, però anche a me “l’uomo” e “la donna” stonano un po’, li avrei messi solo se necessario.
    Chissà se quella sarà effettivamente la nostra Ebe… 😀

    • Sono contenta che ti piaccia: avevo (ho ancora) il dubbio che non sia molto ortodosso un narratore che segue un personaggio per quasi 5 capitoli e poi cambia punto di vista all’improvviso. Ma mi piaceva e siam qui per sperimentare 🙂
      Su uomo e donna non sei il solo, ma volevo evtare di ripetere troppo i nomi o lui e lei e a volte temevo che lasciato implicito il soggetto non fosse evidente.
      Forse devo imparare a caratterizzare di più i personaggi, così mi darebbe modo di avere appellativi più personalizzati da utilizzare.
      Ciao e grazie, Lorenzo

  17. Mi piace che la scena cominci quando la ruota è stata già cambiata, sarebbe stato inutile e pedante seguire la storia passo passo fin dall’arrivo del meccanico. Invece con dialoghi ben congegnati sei riuscita a restituirci i punti essenziali di ciò che era successo nel frattempo.
    Bella anche la trovata finale, non un vero e proprio cliffhanger ma un coup de théâtre nel tuo stile. Non so quanto tu ne sia cosciente, ma ormai la tua prosa leggera e raffinata sa chiaramente di stile e di cultura francese.

    • Ci ho riflettuto un po’, ma mi sono detta che telefonata, attesa e cambio della gomma avrebbero preso troppo spazio (diciamo anche che già so poco come si cambia la gomma a un’auto, figuriamoci a un bus!).
      Sulla prosa francese… forse perché in questa storia non succede nulla? 😉
      A parte gli scherzi, sai che invece più leggo romanzi francesi, più mi rendo conto che hanno proprio una scrittura e un modo di raccontare e persino soggetti diversi dai nostri? mi chiedo se oserò mai provare davvero a scrivere un pezzo di narrativa in francese.
      Ciao, Napo, grazie

      • Trovo molto interessante la tua osservazione sulla letteratura contemporanea francese che è diversa dalla nostra nello stile di scrittura e nella scelta dei soggetti. Davvero mi piacerebbe se ce ne dessi un esempio.
        Non volevo assolutamente intendere che la tua prosa sia “francese” perché nella storia non succede nulla. Ci vuole molta maestria a comporre un testo equilibrato e gradevole senza avere una trama complessa e accattivante. La tua cifra ormai è questa, tu scrivi storie all’apparenza semplici, senza cliffhanger mozzafiato, e le scrivi benissimo, non sei mai banale o noiosa. Sai che io – come te – non risparmio le critiche, e non critico mai per ferire un autore ma solo per spronarlo a fare meglio. Il tuo tratteggiare la psicologia dei personaggi mi piace e soprattutto mi piace che tu lasci al lettore la possibilità di leggere una storia oltre la storia.

  18. Bello questo capitolo, per fortuna il meccanico è un tipo simpatico… però magari ha visto male e non sta parlano con Ebe, chissà.
    Quando scrivi “l’uomo” o “la donna” mi fai sentire i personaggi un po’ come degli estranei. Non che sia un errore, ma a me dà quella sensazione e userei solo “lui” e “lei”. Sono gusti comunque 😁
    A presto

    • Forse hai ragione, mi intrippo a cercare di ridurre le ripetizioni e trovare alternative ai nomi e a lui e lei, qui però, avendo pochi riferimenti ai personaggi non so cosa usare e finisco con l’uomo o la donna. Forse avrei potuto usare l’autista e il meccanico… non so
      Grazie di lettura e commento

  19. Ciao. Non so cosa è successo. O ho smesso di seguirti per sbaglio, o quando ho scritto il primo commento ero ancora agli inizi e avrò dimenticato di schiacciare segui. Per fortuna mi piace curiosare, ti ho trovata fra gli ultimi episodi pubblicati e ho recuperato gli ultimi 2. Sempre più intrigante il passato di Ebe, speriamo di scoprire qualcosa di più anche attraverso il meccanico. Ti segnalo solo “ Mi chiami appena la trovi!” O ci andava il punto interrogativo o qualcosa non torna

    • Non preoccuparti, nemmeno io faccio seguistoria a tutti i racconti che seguo, se no mi si impalla la mail di notifiche; ogni tanto mi scappa un capitolo ma recupero 🙂
      La frase che citi voleva essere un’imitazione di parlato: invece dell’imperativo, usa l’indicativo, una sorta di “(mi raccomando), mi chiami appena la vedi”, invece di chiamami!. Ma hai ragione, letta così pare proprio un errore. Pretendo sempre che gli altri leggano come l’ho pensato io XD
      Grazie mille di lettura e commento

  20. Sorpresa!
    Ciao Maan,
    ci lasci con il fiato sospeso… e così Fredo ed Ebe hanno dei trascorsi, forse era un suo alunno.
    Ovviamente vorrei saperne di più, ma non vorrei abbandonare Nina, che nel frattempo rimarrebbe in pensiero. Ho scelto tutti e tre e ti rinnovo i complimenti.
    Alla prossima!

  21. Ciao Maan.
    Vediamo cosa succede se entra in scena il meccanico dell’azienda. Un uomo in compagnia della pimpante anziana ex insegnante e dell’autista generosa. Beato tra le donne, speriamo solo non sia il classico collega strnz😂.
    Ciao, a presto.
    Ilaria

    • Non sono una gran amante della prima persona, la uso, ma di rado. Ho un debole per il narratore esterno che segue i pensieri del protagonista senza sposarlo per intero. Un vizio, quasi.
      Inverosimili… a mia discolpa, nel caso avesse vinto il ragazzino, l’avevo immaginato figlio di meccanico cui avrebbe chiesto aiuto; e per l’anziano… non so, ma avrei cercato un’idea 😉
      Grazie di essere passato

    • Ehi, non spoilerare le mie idee! 😉
      Sì, speriamo che Nina non finisca nei guai.
      Per quanto riguarda i prof di lettere, ne ho cambiati tanti e amati alla follia solo 2, uno di quelli riuscì davvero a farci ridere, e partecipare, con una lezione sul Galateo. Un tipo speciale.
      Grazie e a presto

  22. Ciao Maan,
    in qualche modo mi hai fatto venir voglia di visitare le aree della Manifattura tabacchi della mia sona🙂
    Bello il racconto del bacio d’altri tempi, bella la pennellata di realismo sulle credenze che permeano il passato. Bello anche il racconto di Ebe insegnante, si direbbe quasi che ti dia ispirata a una delle tue, di insegnanti😉.
    Ora non saprei cosa scegliere. Vediamo… il meccanico, dai.
    Alla prossima!

    • È così palese che quell’aneddoto del Galateo non è di fantasia? In ogni caso voleva essere una sorta d’omaggio, non poteva neanche essere troppo criptico. (Però era un uomo, il prof. in questione, anzi lo è ancora, anche se dell’età di Ebe o suppergiù;) )
      Non me l’aspettavo questo en plein per il meccanico, ma è di certo la scelta più realista.
      Grazie Kez, as always

  23. Concordo con quello che dicono gli altri: il meccanico dell’azienda è poco romantico ma necessario, a un certo punto bisogna tornare sulla retta via! Ma spero anch’io di rivedere il vecchio Don Giovanni prima o poi, tifo per una riconciliazione 🥰 D’altronde, si dice che quando si invecchia si torna un po’ bambini… e io me li immagino proprio così 🙂

    • Per le notifiche non so se sia tutta colpa del sito: mi sono resa conto che, da un po’, buona parte delle notifiche di TI mi arrivano nella cartella “mail pubblicitarie”, almeno su gmail. Forse capita la stessa cosa anche alle tue.
      Quanto all’impasse: grazie, ero un po’ perplessa, ma per il tempo, direi che lo sto lasciando scorrere io che, come spesso, ho voluto pubblicare con un’ “atmosfera” in testa, ma non una trama ben precisa, e ora tentenno. Work in progress, spero 🙂

  24. Scusami, temo di averti mandato in pareggio, ho votato “lì vicino…”, la vecchietta ha ancora voglia di raccontare. Solo un appunto, questi adolescenti colti che sanno chi è Ebe, tu dove li hai trovati? Perchè magari c’è speranza lì fuori. Questo è l’unico elemento che mi stona un po’. Per il resto il racconto è piacevole e scorre fluido. Buon lavoro!

    • Sniff, sniff! io che già mi chiedevo come coniugare le due opzioni in parità, ora mi ritrovo con una parità triplice e ora farli andare a piedi e in bus insieme è più difficile. Dovrò pagare qualcuno per un voto che mi tolga dallo stallo XD
      Sui ragazzi mi ero posta la questione anch’io, ma un po’ perché volevo rovesciare lo stereotipo e un po’ perché mi serviva comunque un “aggancio” per far entrare Nina in una conversazione avviata, ho deciso di usare la cosa di Ebe. Poi basta che sia uno/a solo dei ragazzi a sapere chi sia Ebe, per l’utilità della storia.
      In fondo, anche quella degli adolescenti tutti ignoranti e superficiali è uno stereotipo largo. Giuro che i miei figli hanno buone nozioni di mitologia greca e latina, anche se sono più imbattibili sulla genealogia pokemon! E tra i loro amici e gli “incontri” sui forum di scrittura, di ragazzi che ascoltano e a scuola e amano letteratura e arte ne ho incrociati diversi. Saranno eccezioni, ma ben vengano le eccezioni. 🙂
      Grazie delle osservazioni, a presto

  25. Ciao Maan,
    come faccio a non ripetermi? Non so come altro dirtelo: i tuoi racconti sono belli. Sono belle le frasi, sono belle le descrizioni (semplici eppure così vivide) che usi, sono belli i personaggi, che paiono normali e poi normali -come del resto è nella vita- non sono mai.
    Bellissima questa di frase: “Ebe si ferma, succhia il filtro della sigaretta, ma più che voglia di nicotina, sembra quasi aspirare ricordi.”
    Leggendo ho provato leggerezza, nostalgia, tenerezza. Ho respirato un po’ di fumo insieme a loro e ho sorriso per il modo in cui Nina ha giudicato i giovani intorno alla vecchina; comincio a farlo anch’io e non sono poi così vecchia.
    Bello anche il nome della passeggera abusiva e la sua storia, in una riga.
    Brava, Maan. Ma non avevo dubbi 😉
    Alla prossima!
    p.s. un’altra piccola tappa.

    • Grazie K,
      sai che quella frase sul succhiare la sigaretta mi ha creato grossi dubbi? Mi conosci ormai abbastanza per sapere che gli “eccessi di lirismo” non sono il mio pane 🙂 però a quella non sono riuscita a rinunciare: sarà una debolezza da ex fumatrice, ma mi sembrava rendere bene certe boccate di fumo che sembrano risvegliare sensazioni o cose già vissute. Sono felice che l’immagine abbia “parlato” anche a te. Ho tutta una biografia in testa per Ebe, ora devo trovare il modo di non strafare facendole mangiare tutta la storia. Dev’esserci una storia (lo ripeto per me, per convincermi!).
      Ciao.
      P.S; Mi sa che il tuo “voto” non è arrivato a buon fine, perché la piccola tappa ha un voto solo, quello di Maria. O forse sono io che interpreto male le percentuali, boh

  26. Ciao Maan.
    L’anziana signora è troppo attiva, figuriamoci se ha voglia di fare ritorno alla casa di riposo! 🤣 Ecco una faccina per te. A me piacciono molto e le utilizzo spesso per dare più enfasi alle frasi 😊
    E ridaie.
    Ciao! Buona Pasqua.
    Ilaria

    • Ahahah, le uso parecchio anch’io le faccine (soprattutto da quando ho capito che nella comunicazione da “social” la gente spesso non capisce ironia e humor e parte in tromba a offendersi!), meno qui da pc perché non le so fare, hihihi, sono una frana tecnologica
      Sì, la vecchina ha preso il sopravvento nella mia idea di partenza, sto facendo degli sforzi per no farla invadere tutto e lasciare un po’ di spazio a Nina. Vedremo se i miei sforzi daranno frutti.
      Ciao

  27. Ciao. Non sono riuscita a resistere. Ho letto tutti i capitoli. Bellissimi. Riesci ad immaginare similitudini e a descriverle in un modo così chiaro che dopo mi viene da dire : “ovvio, perché non ci ho mai pensato?” Quella delle emoji del cellulare con i geroglifici mi ha fatto impazzire
    Ho scelto di tornare al deposito. Con il lavoro non si scherza. Magari si incontreranno in una seconda occasione

    • Ti confesso che quella cosa dei geroglifici mi è venuta in mente mentre scrivevo, pensando a cosa potesse riflettere Nina nell’attesa, anzi diciamo che è proprio una riflessione di Nina,così non me ne assumo l’intera responsabilità XD
      Per il prosieguo del viaggio, e del racconto, ho diverse idee e parecchio confuse, come mio solito, cercherò di mettere ordine e forma.
      Benvenuta a bordo 🙂

    • Ma sai che ho talmente rigirato nella mia testa la biografia della signora (mai sposata, nessun figlio) che non avevo nemmeno pensato che potesse esserci equivoco? È la zia di un nipote 50enne. Mannaggia all’italiano che ha una parola sola per i figli dei figli e quelli dei fratelli! 😄
      Ciao e grazie della tua puntuale presenza

  28. Scrivi molto bene ed entrambi i capitoli non hanno un difetto. Questa frase in particolare è la mia preferita:
    “Rimostranze e scortesie non sono spariti del tutto, ma sono ormai solo rumori folkloristici, come il campanello del camioncino dei gelati.”
    Non so perché, mi è rimasta in testa! Complimenti 🙂

    • Scegliere il genere è sempre arduo, per me, forse per quello opto spesso per “avventura” che tra quelli a disposizione mi suona come il più vago 🙂
      Ho un’idea di cosa insolita, se si passa da queste manifatture, ma non so se rientri davvero nello “strano”, vedremo.
      Grazie della lettura, Maria

  29. Ciao Maan,
    quello che racconti ha il potere di prendere forma, di diventare visibile agli occhi della mente. Con pochi tocchi riesci a raccontare emozioni e paesaggi, tanto che mi pare di esserci io di fianco alla signora a porgerle l’acqua, sul predellino del bus. Anche qui le Manifatture hanno perso il loro ruolo e sono state destinate ad appartamenti e alla sede di ambulatori della ASL, probabilmente le persone, che hanno conosciuto la struttura ai tempi della destinazione originale, hanno gli stessi sentimenti dell’anziana signora.
    Tutto per dirti che hai fatto un bel lavoro fin qui e, ne sono certa, continuerai a farlo.
    Dico che l’accompagna nel viaggio nostalgico alla Manifattura e ti auguro un buon week end.
    Alla prossima!

    • nella mia zona carteria, manifatture, fonderie… tutte le vestigia dell’industrializzazione primo 900 sono diventate condomini, uffici, sale concerto o musei. Ambulatori e anagrafe mi sembravano credibili, per farne un quartiere tipico di molte città. Sembra che andremo a visitarle, queste Manifatture, e forse scopriremo l’effetto sulla signora.
      Buon fine settimana anche a te, io torno in patria per qualche giorno, sonio sicura che saranno buoni 🙂

  30. Ciao Maan! Un incipit di tutto rispetto, mi piace moltissimo.
    Le descrizioni, questo senso di spossatezza di fine giornata, ma anche di ricognizione e relax.
    Ma diamo un po’ di brio: la vecchina è fuggita con lo spasimante, tanto per rimanere in tema con la non convenzionalità di alcune donne!
    Aspetto il prossimo capitolo. 😁

    • Non ti dirò che il fatto che il tuo voto abbia sbloccato il pareggio non mi faccia piacere (mi hai proprio tolto dall’impasse!), ma non eri tenuta a passare: il tuo racconto mi attira molto, non ero in cerca di lettori.
      Ma sono felice di trovarti qui, ci mancherebbe. Avanti con la fuggiasca dalla casa di riposo!
      A rileggerci

      • Anche a me piace molto il tuo racconto e se non eri in cerca di lettori… Mi dispiace tu ne abbia trovata una! 😄
        Ben riuscito anche il secondo capitolo, soprattutto i racconti dell’anziana. Mi scuserai se ho votato per il richiamo, ma sono proprio curiosa di vedere come se la caverà Nina! Buona fortuna per il prossimo capitolo.

        • Non esageriamo, ci mancherebbe che non volessi lettori, che ci farei qui, dicevo solo che non faccio strategie di marketing 😉
          hai ragione l’opzione richiamo è la ,più ardua, ma ho già un paio di idee in proposito, se dovesse prevalere dovrò sceglierne una sola.
          A presto

  31. Ciao Maan
    Mio fratello, guarda caso, ha lavorato come autista e molte delle scene presenti in questo racconto sono a dir poco somiglianti alle avventure che ha lui stesso vissuto durante il suo servizio.
    Ora non è più il suo lavoro ma tutte le volte che chiacchieriamo sul passato lui mi racconta tutto quello che succedeva a bordo del bus, con le persone alcune gentilissime altre decisamente meno, dei regali che gli facevano nelle ricorrenze, della spesa che ogni tanto qualcuno si dimenticava tra i sedili, degli incontri con i maiali del quartiere… si proprio così… maiali in mezzo alla strada, famiglie di suini con piccoli a seguito che intralciavano la strada e non lo lasciavano passare… insomma sembrerebbe un film ma gli sono successe cose incredibili!
    Quindi, quando ho letto di Nina non ho potuto che immedesimarmi nel suo personaggio.
    Ho scelto l’anziana che non ricorda nulla.
    Attendo il prossimo capitolo e ti saluto.
    Ilaria S.

    • Ciao, Ilaria.
      Quella dei maiali è un’idea interessante: chissà quali incontri aspettano Nina in questa corsa fuori programma…
      Al momento sono un po’ spiazzata dallo stallo signora smemorata/signora scappata con l’amante, spero che un’anima buona me lo sblocchi, se no dovrò scegliere io. Wait and see.
      Grazie del supporto 🙂

  32. Ciao Maan,
    bentornata!!
    Bene, benissimo, un’autista d’autobus e una vecchina spaventata… Ho pensato molto alle opzioni e a quale scegliere, una troppo drammatica, l’altra troppo triste… ho preferito la fuga con lo spasimante, più leggera.
    Lo stile non ha perso un colpo, sei sempre sul pezzo. Non ho appunti da fare, aspetto solo che arrivi il secondo episodio per sapere cosa ne sarà di loro 😉
    Allora, come sempre, alla prossima!

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