Fuori servizio

Dove eravamo rimasti?

La serata s'è conclusa (con grande ritardo e me ne scuso). L'ultimo capitolo si svolgerà qualche tempo dopo, scegliete dove: a Villa dei Pampini (50%)

Siamo pronti

Ebe osserva il contenuto della borsa e riflette a cosa possa aver dimenticato di importante. Ha previsto un paio di golfini per la sera, in caso faccia fresco, e della biancheria di ricambio in più per tutte le evenienze; le scatole di medicine; il guanciale anatomico senza il quale non può dormire, pena cervicale bloccata e cefalee a ripetizione. E il libro che sta leggendo, o piuttosto rileggendo: Frankenstein di Mary Shelley. Dopo tanti anni, le è venuta voglia di riprenderlo in mano. In questa fase della vita in cui la condizione mortale è sempre più presente e ingombrante, forse ha sentito il bisogno di rituffarsi in quella meravigliosa e spaventosa riflessione sull’umanità, la vita, la pietà, l’amore. L’orgoglio.

Non sa nemmeno se avrà il tempo di leggere: il programma annunciato da Nina è intenso, ricco di attività e visite. Si sente eccitata come lo erano i ragazzini che accompagnava in gita quando ancora insegnava. Divertita, immagina sé stessa e i suoi anziani compagni di scampagnata scatenarsi in un pigiama party alcolico come quelli dei suoi studenti, la sera in albergo. Ridere le ha fatto venire voglia di far pipì e si affretta a infilare in borsa un pacchetto di protezioni, che non si sa mai, soprattutto durante le passeggiate previste per i due prossimi giorni.

Adora passeggiare, fin da bambina, quando suo padre la domenica la portava nei boschi, insegnandole nomi e proprietà delle piante; come riconoscere gli uccelli dal loro fischio o canto; come trasformare steli di fiori in fischietti. Pensa spesso a suo padre, da quando ha realizzato di essere molto più vecchia di quanto non fosse lui quando è morto. Scuote la testa: non è il momento di farsi venire un attacco di spleen, meglio concentrarsi sulla valigia: vestiti, libri, medicine, trousse da bagno… e Isabel! Stava dimenticando Isabel, che sciocca! Eppure non va mai da nessuna parte senza la sua bambola. Tranne a scuola, là i suoi genitori sono inflessibili: nessun giocattolo a scuola. Sì, ma questa volta è un viaggio di diletto, niente scuola: Isabel non può mancare. Eppure, per quanto perlustri la stanza, non c’è traccia della bambola. La cosa la mette fuori di sé, ha quasi voglia di urlare.

«Ebe, tutto a posto?»

Non risponde, presa dalla sua agitazione per Isabel. Continua a frugare il letto, sposta la borsa per l’ennesima volta. S’interrompe solo quando l’amica s’avvicina a pochi centimetri da lei e ripete dolcemente la domanda.

«Ebe, tutto bene?»

L’anziana insegnante inspira profondamente, chiude gli occhi e conta fino a dieci, riordinando i pensieri: 1. 2. 3. Hai quasi ottant’anni, Ebina, 4. 5. Isabel è andata perduta tanti anni fa, durante il trasloco 6. 7. Quando ancora eri bambina. 8. 9. Non lo sei più. 10. Da tanto tempo.

«Sì, Helga, sto bene ora, solo un momento di… sì, sto bene. Grazie a te. Sei la mia custode» risponde sedendosi sul letto dopo aver lisciato la coperta increspata dalle sue ricerche.

«Non dire sciocchezze, tra amici, ci si preoccupa l’uno dell’altro, ci si da una mano.»

«A proposito di mano: hai bisogno di aiuto per preparare i bagagli?»

Helga scuote la testa dai riccioli di platino immobilizzati dalla lacca.

«No, ci ha pensato Ada, l’infermiera: le davo le istruzioni, siamo state velocissime. Mi ha persino ringraziata per averle insegnato il mio metodo infallibile d’arrotolare le camicie perché non si sgualciscano. Anche se il mio problema è come allacciarle, con queste.» Scuote piano davanti a sé le mani rattrappite: le dita ritorte sembrano goffi e gonfi artigli.

«Per quello ci sono io: io ti presto le mani, tu mi riacciuffi la testa quando vaga lontano.»

Si rialza dal letto e posa il braccio sulla spalla dell’amica.

«Siamo pronte per la partenza, allora. E Antonio?»

Helga sorride.

«In giardino. Si è presentato a colazione prima dell’ora, questa mattina, mi hanno detto le ragazze di servizio. Non so se è l’eccitazione o se ha paura che lo lasciamo qui.» Ride.

Ebe prende la borsa, la giacca posata sullo schienale della sedia e percorre la stanza d’un’ultima occhiata.

«Lo raggiungiamo?»

Helga annuisce. «La mia borsa è già fuori, l’ha portata Antonio, da vero gentiluomo… forse ha davvero paura che non lo portiamo con noi.»

S’incamminano a braccetto. Ebe chiude la porta della sua camera: le faranno bene questi due giorni al mare; quando Nina e Fredo hanno lanciato l’idea era dubbiosa, adesso è solo impaziente.

Il giardino della Villa non è particolarmente affollato, la maggior parte dei residenti guarda la televisione in saletta, aspettando l’ora di pranzo. Trovare Antonio è facile: sta giocando a scacchi, al tavolino, con uno dei suoi avversari abituali. All’arrivo delle due amiche, alza la testa dalla scacchiera, ma vedendole sedersi sulla panchina torna a concentrarsi sul gioco.

Il telefonino vibra nella tasca di Ebe. Non è ancora del tutto abituata a quel coso, ma è contenta che Nina glielo abbia regalato: è un buon modo per tenersi in contatto con il mondo esterno.

«Ebe? Sono Nina, arriviamo. Voi, tutti pronti?»

«Prontissimi.»

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165 Commenti

  • Con colpevole ritardo alla fine ho recuperato anch’io il finale. Mi ha commosso, la crisi che le viene mentre prepara la valigia è veramente toccante senza che ci sia assolutamente niente di melenso. La scrittura come sempre è eccezionale e devo dire che ho preferito la scelta di questo momento particolare, che lascia tutto sommato un finale aperto, piuttosto a un’ipotetica gita o vacanza, che avrei comunque apprezzato. Non so che altro aggiungere all’infuori di ulteriori complimenti, per cui dico solo che aspetterò solo altri tuoi racconti (e andrò a recuperare quelli vecchi) 😀
    A presto!

  • Mi spiace aver recuperato questo racconto tardi e non essere riuscita a votare. L’ho divorato. Ho apprezzato la tua sensibilità nel dare forma e tridimensionalità alle “cose semplici” del quotidiano.
    Hai dato voce ad un’anziana donna con un principio di Alzheimer. Un personaggio che pochi si sarebbero fermati ad ascoltare. Tu l’hai fatta diventare un po’ la nonna di tutti. Tanto di cappello per la capacità di rendere interessante un giro in bus e una pizzata.
    Complimenti. Spero di leggere altro dalla tua penna.

  • Uno dei racconti più belli. L’ho amato dalla prima all’ultima parola. Hai preso un episodio quotidiano e l’hai reso speciale. Un argomento così apparentemente “banale” diventa un mondo speciale e delicato grazie alla tua abilità. Senza contare che la protagonista è anticonvenzionale e meravigliosa che lancia un bel messaggio. Complimenti davvero.

  • Che bel finale, mi è piaciuto davvero tanto. All’inizio non capivo perchè indugiavi tanto sulla preparazione della valigia, volevo vedere Ebe in vacanza, ma poi ho capito che la tua intenzione era parlarci dei preparativi e non del viaggio, dando così altre informazioni su Ebe, la sua malattia, la sua forza. Mi è piaciuta l’idea del mutuo aiuto che si danno le due donne, Ebe e Helga, l’una che compensa l’altra. Mi è piaciuto tutto, insomma, Davvero, davvero, brava, i miei più vivi complimenti. Spero di leggere presto una tua nuova storia. A presto!

    • Avevo pensato di fare un capitolo di loro in gita, ma in 5000 caratteri avrei comunque dovuto fare delle scelte, e mi sono detta che l’aspettativa del viaggio, con qualche accenno alla loro vita, al rapporto creatosi con Nina e gli altri sarebbe stata una chiusura più chiusa e più aperta nello stesso tempo.
      Ti ringrazio molto di avermi seguito fin qui. Devo recuperare il tuo nuovo racconto: avevo letto il primo e poi ho accumulato ritardi un po’ su tutto in questo momento. Diamo la colpa al caldo, e non ai neuroni senescenti 🙂

  • Mi è piaciuto molto il tuo racconto.
    Hai la capacità di cogliere tanti piccoli dettagli significativi della vita quotidiana: un gesto, un oggetto, una parola, uno sguardo… con “zoomate” discrete e rispettose delle emozioni e sentimenti dei personaggi.
    Qualcuno ha scritto: “La mia regola è usare soltanto parole che migliorino il silenzio”. Tu lo sai fare, e bene.
    Alla prossima e buona vacanza.

    • Grazie, Maria.
      Ho adottato come slogan della mia “vita scrittevole” una frase di Pavese (solo il senso della frase, non mi paragono a C.P, sia chiaro!)
      “È bello scrivere perché unisce le due gioie: parlare a se stessi e parlare a una folla”
      Ecco, riassume il mio rapporto alla scrittura: immagino un personaggio o una vicenda che mi incuriosisce e mi piacerebbe saperne di più, allora provo a scriverla nel modo in cui mi piacerebbe leggerne. Se poi il tutto parla anche a qualcun altro, mi emoziono profondamente. Per quanto quella folla sia piccola, nel mio caso 🙂
      Ciao

    • Grazie, volevo un finale che rendesse chiaro che dall’incontro casuale era nata una sorta di famiglia scelta, ma senza andare troppo nel didascalico, che ognuno immaginasse il prosieguo a sua idea 🙂
      Al momento sono su diverse cose in formato brevissimo, per il sito non ho idee, ma resta comunque la mia piattaforma preferita e quella su cui ho pubblicato forse più cose (se ti annoi e ti va di curiosare, il mio nick principale qui è Befana profana, non è tutto valido, ma alcune cose simpatiche le ho scritte 🙂 ) e continuerò a restargli fedele, da lettrice e da scribacchina.
      Ti ringrazio molto per la tua lettura e partecipazione. Ciao

    • Sì, temo che comunque i problemi di Ebe siano destinati a intensificarsi e aggravarsi, ma mi piaceva fare in modo che non dovesse affrontarli sola. Una piccola comunità affettuosa in cui ognuno da e riceve. Insomma, si morirà sempre soli, ma arrivarci sereni e in compagnia è già una bella consolazione 🙂
      Ti ringrazio molto per avermi seguito fin qui 🙂

  • Ciao Maan,
    concordo con Napo, molto brava. Lo sai che mi piace molto il tuo stile, mi piacciono le storie che racconti, semplici ma intense. Perché le cose intense stanno nella vita di tutti i giorni, quella che si può vivere e non solo sognare. La parte della bambola, inserita ad arte, mi ha commosso.
    Bene, che altro ti posso dire? Spero ti vada di raccontarci qualche altra storia, magari al termine dell’estate…
    Bel finale, alla prossima!

    • Grazie,
      la bambola l’ho immaginata come quella di mia mamma (che ha tutt’ora) ma pensavo a mia nonna, che gli ultimi anni in cui ancora alternava lucidità e demenza tornava spessissimo all’infanzia. Agli anni di scuola, lei che non aveva nemmeno finito le elementari. Mi sono sempre chiesta se ci fosse una ragione per cui da vecchi si ritorni con la mente all’infanzia (la nonna di un mio amico invece si “inventò” una carriera da celebre soprano: una bellissima demenza senile, la sua 🙂 )
      Sul piano scrittevole, oltre a quel che sai, sono un po’ piantata su diversi progetti brevi, il format T.I. al momento non mi dà idee, ma non si sa mai, con le idee.
      Un saluto

    • Non so, non pensavo alla morte, anche se in una certa fase della vita è sempre un po’ presente; mi piaceva dare loro una “famiglia scelta”. L’idea (forse la speranza) che si possa non sentirsi soli anche quando la vita in qualche modo ci ha lasciati soli. Che ci si possa “adottare” a qualsiasi età e apportarsi benessere e emozioni.
      Pffff. Sono sempre la solita vecchia buonista 🙂
      Ciao, Na’, grazie mille

  • Sei riuscita a coniugare la nostra nefanda scelta di tenerli “ingabbiati” con le tue intenzioni, parlandoci della preparazione a una bella gita.
    Ti faccio i complimenti per lo splendido finale. Finalmente ho visto Ebe da sola, alle prese coi suoi pensieri e i suoi problemi, proprio come volevo. La conclusione è coerente, malinconica ma speranzosa al tempo stesso, proprio come tutto il racconto. Sei stata brava, io non sarei riuscita a rendere interessante una trama tanto semplice…
    Spero di leggere presto qualcos’altro di tuo!
    Buone vacanze e a presto ?

    • Tocchi un tasto dolente, io ho sempre grosse difficoltà a sviluppare vere trame: mi vengono in mente personaggi, scene, aneddoti, storie vere e proprie, più raramente. Questa era nata con l’intenzione di essere una serie di incontri e mini racconti, poi è diventata questo.
      Al momento non ho idee per questo sito, ma resta il mio preferito in assoluto e credo che con questo pseudonimo o con l’altro ci scriverò ancora.
      Grazie mille, a rileggerci dalle parti del tuo circo 🙂

      • Invece trovo che tu te la sia cavata molto bene, hai usato uno scheletro di trama per descrivere una situazione e un personaggio (anche se in realtà il racconto è corale, quindi direi forse più situazioni e più personaggi).
        Ho letto più sopra che scrivi anche sotto il nome di Befana profana, andrò a vedere i tuoi vecchi lavori!
        Il circo sta per chiudere, manca solo il finale. Un po’ mi dispiace, ti dirò la verità… Credo che aspetterò il tuo voto al penultimo capitolo, per non avere più scuse e portarlo a termine nel weekend.

  • Ho letto il racconto tutto d’un fiato e ti faccio i complimenti. Condivido tutti i commenti positivi che ho letto qui sotto, e aggiungo che dopo giorni di disagi personali la tua storia mi ha confortata proprio tanto. Scrivi davvero molto bene, sia i dialoghi che la prosa scorrono che è un piacere. Ho votato per il bowling, dopotutto era lì che Ebe voleva andare quando tutto è cominciato 🙂

    • Non so dirti quanto piacere mi abbia fatto il tuo commento, tanto più se hai letto tutto insieme e non hai trovato buchi o ripetizioni fuori luogo. Se la mia storia ha potuto farti anche solo un minimo di bene, solo per questo vale la pena di averla scritta.
      Credo proprio che resteremo alla Villa per il finale, non mi resta più che decidermi a scriverlo 🙂

  • Mi unisco anch’io ai complimenti più che doverosi per questo racconto che, oltre che essere scritto benissimo e raccontare una storia originale, mi ha lasciato dentro tanti sentimenti positivi. E la cosa migliore è che non sono spiattellati senza criterio, ma sono filtrati (almeno per come la vedo io) attraverso una nota di malinconia e tristezza che comunque fanno parte della nostra realtà e rendono il tutto più umano. Non posso quindi non aspettare con ansia il finale! Non penso ci saranno colpi di scena particolari visto il tipo di storia, però sarà comunque il tassello conclusivo di un racconto davvero bellissimo, complimenti ?
    P.s. Voto per il parco visto che ho letto che è la tua opzione preferita e non ho particolari preferenze!

  • Voto nel parco, con l’idea che Fredo e Nina si siano presi l’impegno morale di andare a trovare le signore e portarle a divagarsi un po’. Sono un po’ perplessa sull’idea di aggiungere all’ultimo un nuovo personaggio, Helga, forse non ce n’era bisogno. Serve a dirci qualcosa di più su Fredo, questo sì. Aspetto con piacere il finale, è stata una storia romantica e suggestiva.

    • Helga ho voluto inserirla perché Fredo aveva spiegato a Nina di conoscere la casa di riposo perché ci accompagnava la madre in visita da un’amica. Sto cercando di riprendere più o meno tutti i fili buttati lì nei capitoli (cosa non semplice, date le lunghe pause tra le stesure, ma chi è causa del suo mal…) e volevo ridargli una coerenza da racconto corale.
      È da qualche giorno che rifletto al finale, vorrei trovare il modo di farne una vera conclusione e di non cavarmela con un ennesimo lungo dialogo. Boh… Cerco di non tirarla troppo per le lunghe 🙂

    • Sì, nel finale contavo di riunire tutti, e a questo punto includiamo anche l’amica della mamma di Fredo. Quanto al luogo, io avevo immaginato tutto in un bel parco, liberi, ma sembrate tutti decisi a lasciarli ingabbiati alla casa di riposo, allora resteremo lì 🙂
      Grazie mille, Maria

      • Per rimanere in tema… e collegandomi ai commenti precedenti, conosco da anni una Ebe, ex-insegnante ?. Quando mi capita di aiutarla in piccole cose o, parlando del più e del meno, di suggerirle una lettura “più leggera” dei suoi pensieri, mi dice che sono il suo angelo custode. Invece, io comincio a pensare che sia il contrario e mi ritengo fortunata di conoscerla, per tutto quello che ho imparato finora, del suo modo di essere solare e solidale.
        E… speriamo che nella Villa ci sia un bel giardino… 🙂

        • Ma che bello! Io, pur avendo passato quasi metà della mia vita in EMilia, dove i nomi insoliti pullulano (ho conosciuto Sersi, Artici, Tulli Ostilii, Odette, Egidi… e pure io non scherzo in quanto a nome astruso) di Ebe non ne ho mai conosciute 🙂
          Sono convinta anche io che a fare un gesto gentile si ottiene sempre quanto e più di quando il gesto gentile lo si riceve. E ascoltare i racconti di vita degli altri è sempre un’esperienza arricchente.
          la soluzione di spostare tutti nel parco della Villa è tentante… ma non sarà barare?
          ciao 🙂

    • Sai che mi sto convincendo che c’è un nesso tra quel che mi viene da scrivere e l’andazzo livoroso, antiempatico e disgustoso della società attuale? Per quanto mi riproponga di scrivere altro, mi vengono in mente solo personaggi normali, magari un po’ looser, ma gentili, solidali, empatici… un bisogno di gentilezza e buonismo 🙂
      Ciao, Napo, un abbraccio

  • Mi aggrego hai tanto complimenti che hai ricevuto finora. Storia semplice, composta da personaggi semplici, ma che fa scaturire pensieri profondi. Per esempio ho appena pensato quanto in sè la vita sia semplice, appunto, siamo noi a complicarcela.
    Tanto per fare la pignola “Da quanto non ha visto” non sarà a meglio “da quanto non vede?”

  • Ciao Maan,
    nonostante il caldo asfissiante hai tirato fuori un bel capitolo, non che io abbia mai pensato che un po’ di caldo te lo potesse impedire 😉
    Sarà che a me i ricordi piacciono tanto, ma questo tuo racconto mi lascia ogni volta qualcosa, una sensazione, un pensiero, un sentimento. Non è solo la forma impeccabile degli scritti, è qualcosa di luminoso che sta da qualche parte, tra una parola e l’altra; qualcosa di bello, garbato e profondo che in qualche modo lascia il segno. Bello, Maan, e non è tanto per dire.
    Il fatto che Helga possa trovarsi nello stesso ospizio di Ebe, dopo che quest’ultima è risultata essere la sua professoressa, forse è una coincidenza di troppo, ma lo hai raccontato talmente bene che va bene così. 🙂
    Ti auguro una settimana fresca e leggera.
    Alla prossima!

    • Quella non l’avevo considerata una coincidenza troppo strana (penso a quella provincia bassoemiliana in cui son cresciuta, in cui ci si conosce più o meno tutti: il nuovo vicino è il figlio del cugino del marito di tua cugina… cose così) e ormai era già scritta: Fredo aveva detto a nina di conoscere la casa di riposo perché ci portava sua madre in visita a un’amica (lo so che non ve lo ricordate: faccio passare lustri tra un capitolo e l’altro, managgia a me!).
      La coincidenza che mi ha posto dubbi è il fatto che le due siano amiche, ma da un lato mi sono detta che se la struttura non è enorme e il numero di degenti autonomi e lucidi è anche minore… e poi mi serviva 😉
      Ho provato a riprendere un po’ di fili e a dare un aspetto più corale al tutto. Forse nel contesto attuale, una storia di “buoni sentimenti” mi serviva 🙂

      Grazie mille

  • Devo dire che anche tu sei riuscita a recuperare benissimo il filo. Non si sente alcuno stacco dai capitoli precedenti, anzi, sembra di averli appena letti.
    Avrei tanto voluto vedere Ebe da sola, ma la maggioranza non è stata con me… peccato! ☹️ Nonostante ciò, ho letto con piacere questo episodio. Approfondire il personaggio di Fredo forse non era necessario (a parer mio), ma lo hai fatto bene.
    Per l’ultimo sono indecisa: alla Villa si potrebbe finalmente gettare uno sguardo sulla quotidianità di Ebe, ma il bowling potrebbe essere l’occasione per chiudere in allegria una storia dalle tinte malinconiche. Aargh, l’indecisione! Brutta bestia. Va bene, mi sforzo. Voto… la Villa!

    • In realtà non era tanto per dare spessore a Fredo, ma, da un lato non volevo fare un intero capitolo di dialoghi e le riflessioni di un personaggio erano utili da quel punto di vista, dall’altro volevo riequilibrare quello che in origine voleva essere un racconto corale e si era troppo concentrato su Ebe. Sto cercando di riprendere la maggior parte dei punti che avevo disseminato qui e là, ci provo, diciamo 🙂
      Ti ringrazio e mi impegno a finire in tempi brevi, questa volta. Mi impegno!

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