Fuori servizio

Dove eravamo rimasti?

La serata s'è conclusa (con grande ritardo e me ne scuso). L'ultimo capitolo si svolgerà qualche tempo dopo, scegliete dove: a Villa dei Pampini (50%)

Siamo pronti

Ebe osserva il contenuto della borsa e riflette a cosa possa aver dimenticato di importante. Ha previsto un paio di golfini per la sera, in caso faccia fresco, e della biancheria di ricambio in più per tutte le evenienze; le scatole di medicine; il guanciale anatomico senza il quale non può dormire, pena cervicale bloccata e cefalee a ripetizione. E il libro che sta leggendo, o piuttosto rileggendo: Frankenstein di Mary Shelley. Dopo tanti anni, le è venuta voglia di riprenderlo in mano. In questa fase della vita in cui la condizione mortale è sempre più presente e ingombrante, forse ha sentito il bisogno di rituffarsi in quella meravigliosa e spaventosa riflessione sull’umanità, la vita, la pietà, l’amore. L’orgoglio.

Non sa nemmeno se avrà il tempo di leggere: il programma annunciato da Nina è intenso, ricco di attività e visite. Si sente eccitata come lo erano i ragazzini che accompagnava in gita quando ancora insegnava. Divertita, immagina sé stessa e i suoi anziani compagni di scampagnata scatenarsi in un pigiama party alcolico come quelli dei suoi studenti, la sera in albergo. Ridere le ha fatto venire voglia di far pipì e si affretta a infilare in borsa un pacchetto di protezioni, che non si sa mai, soprattutto durante le passeggiate previste per i due prossimi giorni.

Adora passeggiare, fin da bambina, quando suo padre la domenica la portava nei boschi, insegnandole nomi e proprietà delle piante; come riconoscere gli uccelli dal loro fischio o canto; come trasformare steli di fiori in fischietti. Pensa spesso a suo padre, da quando ha realizzato di essere molto più vecchia di quanto non fosse lui quando è morto. Scuote la testa: non è il momento di farsi venire un attacco di spleen, meglio concentrarsi sulla valigia: vestiti, libri, medicine, trousse da bagno… e Isabel! Stava dimenticando Isabel, che sciocca! Eppure non va mai da nessuna parte senza la sua bambola. Tranne a scuola, là i suoi genitori sono inflessibili: nessun giocattolo a scuola. Sì, ma questa volta è un viaggio di diletto, niente scuola: Isabel non può mancare. Eppure, per quanto perlustri la stanza, non c’è traccia della bambola. La cosa la mette fuori di sé, ha quasi voglia di urlare.

«Ebe, tutto a posto?»

Non risponde, presa dalla sua agitazione per Isabel. Continua a frugare il letto, sposta la borsa per l’ennesima volta. S’interrompe solo quando l’amica s’avvicina a pochi centimetri da lei e ripete dolcemente la domanda.

«Ebe, tutto bene?»

L’anziana insegnante inspira profondamente, chiude gli occhi e conta fino a dieci, riordinando i pensieri: 1. 2. 3. Hai quasi ottant’anni, Ebina, 4. 5. Isabel è andata perduta tanti anni fa, durante il trasloco 6. 7. Quando ancora eri bambina. 8. 9. Non lo sei più. 10. Da tanto tempo.

«Sì, Helga, sto bene ora, solo un momento di… sì, sto bene. Grazie a te. Sei la mia custode» risponde sedendosi sul letto dopo aver lisciato la coperta increspata dalle sue ricerche.

«Non dire sciocchezze, tra amici, ci si preoccupa l’uno dell’altro, ci si da una mano.»

«A proposito di mano: hai bisogno di aiuto per preparare i bagagli?»

Helga scuote la testa dai riccioli di platino immobilizzati dalla lacca.

«No, ci ha pensato Ada, l’infermiera: le davo le istruzioni, siamo state velocissime. Mi ha persino ringraziata per averle insegnato il mio metodo infallibile d’arrotolare le camicie perché non si sgualciscano. Anche se il mio problema è come allacciarle, con queste.» Scuote piano davanti a sé le mani rattrappite: le dita ritorte sembrano goffi e gonfi artigli.

«Per quello ci sono io: io ti presto le mani, tu mi riacciuffi la testa quando vaga lontano.»

Si rialza dal letto e posa il braccio sulla spalla dell’amica.

«Siamo pronte per la partenza, allora. E Antonio?»

Helga sorride.

«In giardino. Si è presentato a colazione prima dell’ora, questa mattina, mi hanno detto le ragazze di servizio. Non so se è l’eccitazione o se ha paura che lo lasciamo qui.» Ride.

Ebe prende la borsa, la giacca posata sullo schienale della sedia e percorre la stanza d’un’ultima occhiata.

«Lo raggiungiamo?»

Helga annuisce. «La mia borsa è già fuori, l’ha portata Antonio, da vero gentiluomo… forse ha davvero paura che non lo portiamo con noi.»

S’incamminano a braccetto. Ebe chiude la porta della sua camera: le faranno bene questi due giorni al mare; quando Nina e Fredo hanno lanciato l’idea era dubbiosa, adesso è solo impaziente.

Il giardino della Villa non è particolarmente affollato, la maggior parte dei residenti guarda la televisione in saletta, aspettando l’ora di pranzo. Trovare Antonio è facile: sta giocando a scacchi, al tavolino, con uno dei suoi avversari abituali. All’arrivo delle due amiche, alza la testa dalla scacchiera, ma vedendole sedersi sulla panchina torna a concentrarsi sul gioco.

Il telefonino vibra nella tasca di Ebe. Non è ancora del tutto abituata a quel coso, ma è contenta che Nina glielo abbia regalato: è un buon modo per tenersi in contatto con il mondo esterno.

«Ebe? Sono Nina, arriviamo. Voi, tutti pronti?»

«Prontissimi.»

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165 Commenti

  1. Con colpevole ritardo alla fine ho recuperato anch’io il finale. Mi ha commosso, la crisi che le viene mentre prepara la valigia è veramente toccante senza che ci sia assolutamente niente di melenso. La scrittura come sempre è eccezionale e devo dire che ho preferito la scelta di questo momento particolare, che lascia tutto sommato un finale aperto, piuttosto a un’ipotetica gita o vacanza, che avrei comunque apprezzato. Non so che altro aggiungere all’infuori di ulteriori complimenti, per cui dico solo che aspetterò solo altri tuoi racconti (e andrò a recuperare quelli vecchi) 😀
    A presto!

  2. Mi spiace aver recuperato questo racconto tardi e non essere riuscita a votare. L’ho divorato. Ho apprezzato la tua sensibilità nel dare forma e tridimensionalità alle “cose semplici” del quotidiano.
    Hai dato voce ad un’anziana donna con un principio di Alzheimer. Un personaggio che pochi si sarebbero fermati ad ascoltare. Tu l’hai fatta diventare un po’ la nonna di tutti. Tanto di cappello per la capacità di rendere interessante un giro in bus e una pizzata.
    Complimenti. Spero di leggere altro dalla tua penna.

  3. Uno dei racconti più belli. L’ho amato dalla prima all’ultima parola. Hai preso un episodio quotidiano e l’hai reso speciale. Un argomento così apparentemente “banale” diventa un mondo speciale e delicato grazie alla tua abilità. Senza contare che la protagonista è anticonvenzionale e meravigliosa che lancia un bel messaggio. Complimenti davvero.

  4. Che bel finale, mi è piaciuto davvero tanto. All’inizio non capivo perchè indugiavi tanto sulla preparazione della valigia, volevo vedere Ebe in vacanza, ma poi ho capito che la tua intenzione era parlarci dei preparativi e non del viaggio, dando così altre informazioni su Ebe, la sua malattia, la sua forza. Mi è piaciuta l’idea del mutuo aiuto che si danno le due donne, Ebe e Helga, l’una che compensa l’altra. Mi è piaciuto tutto, insomma, Davvero, davvero, brava, i miei più vivi complimenti. Spero di leggere presto una tua nuova storia. A presto!

    • Avevo pensato di fare un capitolo di loro in gita, ma in 5000 caratteri avrei comunque dovuto fare delle scelte, e mi sono detta che l’aspettativa del viaggio, con qualche accenno alla loro vita, al rapporto creatosi con Nina e gli altri sarebbe stata una chiusura più chiusa e più aperta nello stesso tempo.
      Ti ringrazio molto di avermi seguito fin qui. Devo recuperare il tuo nuovo racconto: avevo letto il primo e poi ho accumulato ritardi un po’ su tutto in questo momento. Diamo la colpa al caldo, e non ai neuroni senescenti 🙂

  5. Mi è piaciuto molto il tuo racconto.
    Hai la capacità di cogliere tanti piccoli dettagli significativi della vita quotidiana: un gesto, un oggetto, una parola, uno sguardo… con “zoomate” discrete e rispettose delle emozioni e sentimenti dei personaggi.
    Qualcuno ha scritto: “La mia regola è usare soltanto parole che migliorino il silenzio”. Tu lo sai fare, e bene.
    Alla prossima e buona vacanza.

    • Grazie, Maria.
      Ho adottato come slogan della mia “vita scrittevole” una frase di Pavese (solo il senso della frase, non mi paragono a C.P, sia chiaro!)
      “È bello scrivere perché unisce le due gioie: parlare a se stessi e parlare a una folla”
      Ecco, riassume il mio rapporto alla scrittura: immagino un personaggio o una vicenda che mi incuriosisce e mi piacerebbe saperne di più, allora provo a scriverla nel modo in cui mi piacerebbe leggerne. Se poi il tutto parla anche a qualcun altro, mi emoziono profondamente. Per quanto quella folla sia piccola, nel mio caso 🙂
      Ciao

    • Grazie, volevo un finale che rendesse chiaro che dall’incontro casuale era nata una sorta di famiglia scelta, ma senza andare troppo nel didascalico, che ognuno immaginasse il prosieguo a sua idea 🙂
      Al momento sono su diverse cose in formato brevissimo, per il sito non ho idee, ma resta comunque la mia piattaforma preferita e quella su cui ho pubblicato forse più cose (se ti annoi e ti va di curiosare, il mio nick principale qui è Befana profana, non è tutto valido, ma alcune cose simpatiche le ho scritte 🙂 ) e continuerò a restargli fedele, da lettrice e da scribacchina.
      Ti ringrazio molto per la tua lettura e partecipazione. Ciao

    • Sì, temo che comunque i problemi di Ebe siano destinati a intensificarsi e aggravarsi, ma mi piaceva fare in modo che non dovesse affrontarli sola. Una piccola comunità affettuosa in cui ognuno da e riceve. Insomma, si morirà sempre soli, ma arrivarci sereni e in compagnia è già una bella consolazione 🙂
      Ti ringrazio molto per avermi seguito fin qui 🙂

  6. Ciao Maan,
    concordo con Napo, molto brava. Lo sai che mi piace molto il tuo stile, mi piacciono le storie che racconti, semplici ma intense. Perché le cose intense stanno nella vita di tutti i giorni, quella che si può vivere e non solo sognare. La parte della bambola, inserita ad arte, mi ha commosso.
    Bene, che altro ti posso dire? Spero ti vada di raccontarci qualche altra storia, magari al termine dell’estate…
    Bel finale, alla prossima!

    • Grazie,
      la bambola l’ho immaginata come quella di mia mamma (che ha tutt’ora) ma pensavo a mia nonna, che gli ultimi anni in cui ancora alternava lucidità e demenza tornava spessissimo all’infanzia. Agli anni di scuola, lei che non aveva nemmeno finito le elementari. Mi sono sempre chiesta se ci fosse una ragione per cui da vecchi si ritorni con la mente all’infanzia (la nonna di un mio amico invece si “inventò” una carriera da celebre soprano: una bellissima demenza senile, la sua 🙂 )
      Sul piano scrittevole, oltre a quel che sai, sono un po’ piantata su diversi progetti brevi, il format T.I. al momento non mi dà idee, ma non si sa mai, con le idee.
      Un saluto

    • Non so, non pensavo alla morte, anche se in una certa fase della vita è sempre un po’ presente; mi piaceva dare loro una “famiglia scelta”. L’idea (forse la speranza) che si possa non sentirsi soli anche quando la vita in qualche modo ci ha lasciati soli. Che ci si possa “adottare” a qualsiasi età e apportarsi benessere e emozioni.
      Pffff. Sono sempre la solita vecchia buonista 🙂
      Ciao, Na’, grazie mille

  7. Sei riuscita a coniugare la nostra nefanda scelta di tenerli “ingabbiati” con le tue intenzioni, parlandoci della preparazione a una bella gita.
    Ti faccio i complimenti per lo splendido finale. Finalmente ho visto Ebe da sola, alle prese coi suoi pensieri e i suoi problemi, proprio come volevo. La conclusione è coerente, malinconica ma speranzosa al tempo stesso, proprio come tutto il racconto. Sei stata brava, io non sarei riuscita a rendere interessante una trama tanto semplice…
    Spero di leggere presto qualcos’altro di tuo!
    Buone vacanze e a presto 😊

    • Tocchi un tasto dolente, io ho sempre grosse difficoltà a sviluppare vere trame: mi vengono in mente personaggi, scene, aneddoti, storie vere e proprie, più raramente. Questa era nata con l’intenzione di essere una serie di incontri e mini racconti, poi è diventata questo.
      Al momento non ho idee per questo sito, ma resta il mio preferito in assoluto e credo che con questo pseudonimo o con l’altro ci scriverò ancora.
      Grazie mille, a rileggerci dalle parti del tuo circo 🙂

      • Invece trovo che tu te la sia cavata molto bene, hai usato uno scheletro di trama per descrivere una situazione e un personaggio (anche se in realtà il racconto è corale, quindi direi forse più situazioni e più personaggi).
        Ho letto più sopra che scrivi anche sotto il nome di Befana profana, andrò a vedere i tuoi vecchi lavori!
        Il circo sta per chiudere, manca solo il finale. Un po’ mi dispiace, ti dirò la verità… Credo che aspetterò il tuo voto al penultimo capitolo, per non avere più scuse e portarlo a termine nel weekend.

  8. Ho letto il racconto tutto d’un fiato e ti faccio i complimenti. Condivido tutti i commenti positivi che ho letto qui sotto, e aggiungo che dopo giorni di disagi personali la tua storia mi ha confortata proprio tanto. Scrivi davvero molto bene, sia i dialoghi che la prosa scorrono che è un piacere. Ho votato per il bowling, dopotutto era lì che Ebe voleva andare quando tutto è cominciato 🙂

    • Non so dirti quanto piacere mi abbia fatto il tuo commento, tanto più se hai letto tutto insieme e non hai trovato buchi o ripetizioni fuori luogo. Se la mia storia ha potuto farti anche solo un minimo di bene, solo per questo vale la pena di averla scritta.
      Credo proprio che resteremo alla Villa per il finale, non mi resta più che decidermi a scriverlo 🙂

  9. Mi unisco anch’io ai complimenti più che doverosi per questo racconto che, oltre che essere scritto benissimo e raccontare una storia originale, mi ha lasciato dentro tanti sentimenti positivi. E la cosa migliore è che non sono spiattellati senza criterio, ma sono filtrati (almeno per come la vedo io) attraverso una nota di malinconia e tristezza che comunque fanno parte della nostra realtà e rendono il tutto più umano. Non posso quindi non aspettare con ansia il finale! Non penso ci saranno colpi di scena particolari visto il tipo di storia, però sarà comunque il tassello conclusivo di un racconto davvero bellissimo, complimenti 🙂
    P.s. Voto per il parco visto che ho letto che è la tua opzione preferita e non ho particolari preferenze!

  10. Voto nel parco, con l’idea che Fredo e Nina si siano presi l’impegno morale di andare a trovare le signore e portarle a divagarsi un po’. Sono un po’ perplessa sull’idea di aggiungere all’ultimo un nuovo personaggio, Helga, forse non ce n’era bisogno. Serve a dirci qualcosa di più su Fredo, questo sì. Aspetto con piacere il finale, è stata una storia romantica e suggestiva.

    • Helga ho voluto inserirla perché Fredo aveva spiegato a Nina di conoscere la casa di riposo perché ci accompagnava la madre in visita da un’amica. Sto cercando di riprendere più o meno tutti i fili buttati lì nei capitoli (cosa non semplice, date le lunghe pause tra le stesure, ma chi è causa del suo mal…) e volevo ridargli una coerenza da racconto corale.
      È da qualche giorno che rifletto al finale, vorrei trovare il modo di farne una vera conclusione e di non cavarmela con un ennesimo lungo dialogo. Boh… Cerco di non tirarla troppo per le lunghe 🙂

    • Sì, nel finale contavo di riunire tutti, e a questo punto includiamo anche l’amica della mamma di Fredo. Quanto al luogo, io avevo immaginato tutto in un bel parco, liberi, ma sembrate tutti decisi a lasciarli ingabbiati alla casa di riposo, allora resteremo lì 🙂
      Grazie mille, Maria

      • Per rimanere in tema… e collegandomi ai commenti precedenti, conosco da anni una Ebe, ex-insegnante 😊. Quando mi capita di aiutarla in piccole cose o, parlando del più e del meno, di suggerirle una lettura “più leggera” dei suoi pensieri, mi dice che sono il suo angelo custode. Invece, io comincio a pensare che sia il contrario e mi ritengo fortunata di conoscerla, per tutto quello che ho imparato finora, del suo modo di essere solare e solidale.
        E… speriamo che nella Villa ci sia un bel giardino… 🙂

        • Ma che bello! Io, pur avendo passato quasi metà della mia vita in EMilia, dove i nomi insoliti pullulano (ho conosciuto Sersi, Artici, Tulli Ostilii, Odette, Egidi… e pure io non scherzo in quanto a nome astruso) di Ebe non ne ho mai conosciute 🙂
          Sono convinta anche io che a fare un gesto gentile si ottiene sempre quanto e più di quando il gesto gentile lo si riceve. E ascoltare i racconti di vita degli altri è sempre un’esperienza arricchente.
          la soluzione di spostare tutti nel parco della Villa è tentante… ma non sarà barare?
          ciao 🙂

    • Sai che mi sto convincendo che c’è un nesso tra quel che mi viene da scrivere e l’andazzo livoroso, antiempatico e disgustoso della società attuale? Per quanto mi riproponga di scrivere altro, mi vengono in mente solo personaggi normali, magari un po’ looser, ma gentili, solidali, empatici… un bisogno di gentilezza e buonismo 🙂
      Ciao, Napo, un abbraccio

  11. Mi aggrego hai tanto complimenti che hai ricevuto finora. Storia semplice, composta da personaggi semplici, ma che fa scaturire pensieri profondi. Per esempio ho appena pensato quanto in sè la vita sia semplice, appunto, siamo noi a complicarcela.
    Tanto per fare la pignola “Da quanto non ha visto” non sarà a meglio “da quanto non vede?”

  12. Ciao Maan,
    nonostante il caldo asfissiante hai tirato fuori un bel capitolo, non che io abbia mai pensato che un po’ di caldo te lo potesse impedire 😉
    Sarà che a me i ricordi piacciono tanto, ma questo tuo racconto mi lascia ogni volta qualcosa, una sensazione, un pensiero, un sentimento. Non è solo la forma impeccabile degli scritti, è qualcosa di luminoso che sta da qualche parte, tra una parola e l’altra; qualcosa di bello, garbato e profondo che in qualche modo lascia il segno. Bello, Maan, e non è tanto per dire.
    Il fatto che Helga possa trovarsi nello stesso ospizio di Ebe, dopo che quest’ultima è risultata essere la sua professoressa, forse è una coincidenza di troppo, ma lo hai raccontato talmente bene che va bene così. 🙂
    Ti auguro una settimana fresca e leggera.
    Alla prossima!

    • Quella non l’avevo considerata una coincidenza troppo strana (penso a quella provincia bassoemiliana in cui son cresciuta, in cui ci si conosce più o meno tutti: il nuovo vicino è il figlio del cugino del marito di tua cugina… cose così) e ormai era già scritta: Fredo aveva detto a nina di conoscere la casa di riposo perché ci portava sua madre in visita a un’amica (lo so che non ve lo ricordate: faccio passare lustri tra un capitolo e l’altro, managgia a me!).
      La coincidenza che mi ha posto dubbi è il fatto che le due siano amiche, ma da un lato mi sono detta che se la struttura non è enorme e il numero di degenti autonomi e lucidi è anche minore… e poi mi serviva 😉
      Ho provato a riprendere un po’ di fili e a dare un aspetto più corale al tutto. Forse nel contesto attuale, una storia di “buoni sentimenti” mi serviva 🙂

      Grazie mille

  13. Devo dire che anche tu sei riuscita a recuperare benissimo il filo. Non si sente alcuno stacco dai capitoli precedenti, anzi, sembra di averli appena letti.
    Avrei tanto voluto vedere Ebe da sola, ma la maggioranza non è stata con me… peccato! ☹️ Nonostante ciò, ho letto con piacere questo episodio. Approfondire il personaggio di Fredo forse non era necessario (a parer mio), ma lo hai fatto bene.
    Per l’ultimo sono indecisa: alla Villa si potrebbe finalmente gettare uno sguardo sulla quotidianità di Ebe, ma il bowling potrebbe essere l’occasione per chiudere in allegria una storia dalle tinte malinconiche. Aargh, l’indecisione! Brutta bestia. Va bene, mi sforzo. Voto… la Villa!

    • In realtà non era tanto per dare spessore a Fredo, ma, da un lato non volevo fare un intero capitolo di dialoghi e le riflessioni di un personaggio erano utili da quel punto di vista, dall’altro volevo riequilibrare quello che in origine voleva essere un racconto corale e si era troppo concentrato su Ebe. Sto cercando di riprendere la maggior parte dei punti che avevo disseminato qui e là, ci provo, diciamo 🙂
      Ti ringrazio e mi impegno a finire in tempi brevi, questa volta. Mi impegno!

  14. ciao Maan.
    Ho recuperato quattro capitoli: facile farlo con te che scrivi in maniera così fluida!
    La storia è molto ma molto carina e mi fa piacere leggere questo racconto.
    Voto per Ebe e Fredo dopo cena, mentre la riaccompagna. L’intesa tra i protagonisti è toccante, a tratti commovente. E’ una storia in cui è facile immedesimarsi e rispecchiarsi.
    Attendo gli ultimi due capitoli e nel frattempo ti auguro una buona domenica.
    Ilaria

  15. Se mi posso esprimere con i colori…
    La routine da te raccontata non è grigia come la noia, ma si colora di blu per la profondità d’intesa tra loro due e di verde per la quiete che trasmette al lettore.
    Leggendoti, viene da pensare che sia facile scrivere di cose semplici, sappiamo che non è proprio così 🙂
    Ebe da sola

    • Sì, volevo trasmettere il lato positivo della routine, non quello ossessivo e soffocante.
      Ti ringrazio delle belle parole, anche se direi che il mio problema è proprio quello: mi sembra di scrivere sempre storie banali di personaggi normali… ho un po’ l’impressione di scrivere sempre le stesse cose. Mi ripropongo di innovare e ricado sempre lì 🙂

  16. Un capitolo che potrebbe sembrare solo di passaggio ma secondo me molto significativo, come dici giustamente tu, oltre che molto ben scritto. Un approfondimento sulla vita di Nina che però non tralascia l’altra protagonista, Ebe. Bello il parallelo tra la routine casalinga e quella lavorativa, a me personalmente angoscia l’idea di una vita sempre uguale a se stessa, però ho apprezzato molto il senso di dolcezza che traspare dalla coppia, senza essere però minimamente stucchevole.
    Voto per il dopocena, magari Fredo ci riserverà ancora qualche sorpresa ☺️

    • Un po’ dipende dal carattere, un po’ dall’età: anche io a 20 anni dicevo “meglio la vita travagliata dell’eroe romantico che la routine”, ora la routine non mi dispiace affatto.( Detto questo, dal 2000 a oggi, ho traslocato 5 volte da un max di 8000 a un minimo di 450 km dal posto in cui sono cresciuta, quindi la “monotona routine sempre uguale è relativa XD)
      Però, nelle mie intenzioni Nina pensava alle piccole abitudini confortanti: qualcuno con cui dividere le preoccupazioni e i compiti noiosi, con cui crollare davanti a un film… spero che abbiano i loro momenti avventurosi e insoliti anche loro, di tanto in tanto 🙂
      Ci ho pensato parecchio al capitolo, perché si inserisse bene nel filo del racconto e non facesse riempitivo, se si legge con piacere, ne sono felice.
      Grazie del feedback

    • Quell’orfanotrofio mi è venuto fuori scrivendo, ma mi sembrava reggere bene: in fondo al “ricovero” come lo chiamava mia nonna si finisce per lo più quando la famiglia non può (a volte non vuole) più occuparsi di noi. Però Ebe mi sa che qualcuno che l’adotta l’ha trovato 🙂
      Ti ringrazio delle belle parole, come sempre

  17. Ebe da sola! E con questo voto ti porto allo stallo. Se la situazione resta invariata, potrai scegliere tu cosa scrivere, ché quando ci si avvicina alla fine secondo me è la cosa migliore. 🙂
    Mi è molto piaciuto anche questo capitolo, con la ripresa del tema dei figli e la tematizzazione della solitudine, non necessariamente una condizione negativa di cui avere pena o paura.
    Ho apprezzato la scelta di concentrarti esclusivamente su Nina (tralasciando quell’“e poi torniamo” da lei), pur con qualche spunto sulla vita di Fredo. Per questo vorrei che il prossimo episodio fosse interamente dedicato a Ebe, finalmente da sola, senza parlare con altri. Vorrei vedere com’è quando non ha nessuno attorno, anche se questo dovesse significare incorrere in un’atmosfera malinconica. D’altronde mi sembra che questi ultimi capitoli stiano virando proprio verso questa atmosfera, il che mi piace, come contrasto ai primi pieni di vitalità e allegria.

    • Tornare su Nina mi sembrava una buona idea, tanto più che il primo capitolo era dedicato a lei, ai suoi giorni, abitudini… per poi concentrarsi solo sull’anziana. Ma non volevo neanche fare un capitolo riempitivo, staccato dalla storia, e fare esprimere a lei aspetti di Fredo e Ebe, senza doverli far mostrare agli interessati, mi sembrava una buona soluzione.
      Per lo stallo, non preoccuparti: il racconto ha un “pubblico” di 7/8 lettori fedeli: ne mancano ancora qualcuno all’appello 🙂

  18. Mi è piaciuto questo capitolo su Nina e il marito, in alcune cose mi ci sono ritrovata molto, tipo il marito campione di tetris da lavastoviglie, deve essere una peculiarità maschile! E’ scorrevole e scritto con capacità, molto reale.
    C’è spazio per seguire la cena tra Ebe e Fredo, aspetto il nuovo capitolo. Buon lavoro!

  19. Concordo col discorso di Ebe sui figli, però sono di quelli che credono al destino, proprio per non lasciarsi abbattere troppo dalle brutte cose.
    Leggendo della “difficoltà” di Ebe mi sono venuti in mente due ricordi, uno bello e uno triste: i due protagonisti delle Pagine della nostra vita, che è tra i miei film preferiti, e la mia defunta nonna. Da anni aveva perso completamente la memoria e viveva sdraiata su un letto-poltrona in una stanza piena di altri anziani come lei… Ebe se la cava decisamente meglio, per fortuna.
    Mi è piaciuto particolarmente questo capitolo, forse per le emozioni che mi ha suscitato oppure per le riflessioni, appena accennate ma ben messe a fuoco.

    Voto di tornare un po’ da Nina, mi sembra una buona chiusa con cui lasciarli e troverei strano abbandonarla in questo modo quando all’inizio ce l’hai presentata come (co)protagonista.

    • Quando ho cominciato la storia, avevo in mente una sorta di on the road in bus, un bus che usciva dal tragitto regolare e raccoglieva personaggi vari di cui raccontare le storie… il racconto è partito decisamente altrove e mi mancava una trama, così mi è venuto in mente come filo conduttore la solitudine di tanti e la “perdita di se stessi” che bisogna affrontare a una certa età. Vado a impressioni e ricordi, soprattutto quelli di mia nonna, che prima di “spegnersi” definitivamente un po’ alla volta, visse per anni alternando lucidità e allucinazioni, passato e presente, fantasia e immaginazione. Farò di tutto per dare a Ebe una demenza senile più gentile e meno triste di quella di mia nonna 🙂
      Nina sarebbe comunque tornata nel capitolo finale, credo che la rivedremo prima 🙂
      Grazie del bel commento

  20. Voto per il cambio di punto di vista su Nina, effettivamente è un po’ presto per chiudere. Bel capitolo, come al solito, solo che non ho capito una piccola cosa: Fredo è ancora di turno o ha staccato dopo che ha aiutato Nina? Forse mi sono perso questo passaggio. Al prossimo capitolo!

    • Ciao.
      Non mi sono posta il problema perché Fredo è solo reperibile: basta che sia a una distanza limitata nel momento in cui dovessero chiamarlo per un guasto o un’emergenza meccanica, non è obbligato a stare a casa. (cioè, tutte le reperibilità che conosco funzionano così, dei meccanici delle aziende trasporti non so nulla, ma facciamo finta che valga lo stesso ^^)
      Il mio dubbio era sul fatto che usasse il furgone dell’azienda per andarsene a cena, ma farlo andare a casa a cambiare auto mi sembrava poco narrativo… diciamo che in qualità di responsabile del servizio si prende qualche piccola libertà XD
      A presto

    • Sì, infatti ho fatto un rapido calcolo e scelto un orario accettabile, anche se in realtà, dalle 8 del primo capitolo, tra spostamenti, discussioni, passeggiate, forature… probabilmente sarà almeno mezzanotte, ma diciamo che hanno fatto tutto molto in fretta 🙂

  21. Per la prima volta non ho scelto d’istinto un’opzione e sono andato a vedere come ha votato la maggioranza. In realtà non riesco a immaginare come andrai avanti verso il finale. Tornare su Nina mi sembra un inutile diversivo, anche se è vero che quel personaggio non può sparire così.
    Sono molto curioso di vedere come proseguirai.

    • Confesso: ero così in ritardo che appena il capitolo mi è sembrato passabile ho voluto pubblicarlo e lì mi sono resa conto di non aver pensato alle opzioni. Le prime due erano abbastanza evidenti, ma per la terza… mi sono detta che tornare su Nina che in fondo guidava (non ho resistito al gioco di parole) la prima metà del racconto, poteva essere interessante. Ma non mi aspettavo questa maggioranza schiacciante. Almeno così rassicurerò tutti sul fatto che il marito di lei possa infine cenare 🙂 Cercare di rendere il capitolo sensato e non un mero riempitivo sarà la sfida.

  22. Ciao Maan,
    il quadro sulla malattia si amplia e dà maggior chiarezza al comportamento di Ebe, ho dato per scontato che le reazioni alla temporanea confusione potessero essere tutti uguali; non ho tenuto conto dei diversi fattori che regolano e scatenano le crisi. Ancora non sono certa che possa correggere i propri ricordi da sola, ma sono solo mie supposizioni.
    Ho votato per il locale in chiusura, immagino che Fredo troverà il modo per rimediare, intanto ti auguro una bella giornata.
    Alla prossima!

    • L’episodio di cui parli in realtà può avere diverse spiegazioni: magari si era persa in “fantasie” nei campi, ha visto un uomo e ha pensato al nipote, ma quando ha ritrovato lucidità ha inventato una scusa per giustificarsi. Oppure aveva dimenticato dove si trovasse e ha davvero creduto di parlare al nipote…
      Non lo so, io mi baso un po’ sui ricordi di mia nonna: a volte era lì con te, ben lucida, poi d’un tratto credeva di essere bambina e che tu fossi sua madre (ed erano le volte di buon umore), altre volte credeva d’essere giovane, nella grande casa di campagna in cui viveva dai suoceri e ti scambiava per la cognata che l’aveva odiata e maltrattata per anni (ed erano le volte spiacevoli, rischiavi insulti o peggio), altre volte erano veri deliri da film… Le “crisi” potevano durare pochissimo, quasi non se ne accorgeva, potevano durare ore fino a sfinirla e poi si svegliava senza ricordarsene. Altre volte, semplicemente realizzava di stare perdendo la memoria e si disperava di se stessa. Però a Ebe voglio riservare una vecchiaia più sopportabile di quella di mia nonna, sia chiaro! 🙂
      Insomma, tutto molto empirico, non mi sono documentata per nulla, è diventato un po’ una digressione sull’invecchiamento, questo racconto, mi sa… mi chiedo se aver compiuto 45 anni il mese scorso abbia influito sulla direzione della mia penna XD
      <3

    • O chiamiamo fortuna il destino, o scegliamo episodi ad hoc per usarli come prova del destino e/o della fortuna… è un argomento che si presta a infinite riflessioni, non ho risposte, però mi piace sempre tanto farmi delle domande 🙂
      Ti ringrazio tanto, ma non dirmi che stai in ansia che poi ho paura di deludere: non so ancora bene cosa succederà, ho più o meno in mente il capitolo conclusivo, ma come arrivarci è ancora abbastanza fumoso 🙂

  23. Il destino, alleato e complice di ogni scrittore. In effetti un autore, che manipola personaggi e storie, non è altro che l’artefice del loro destino. Temi antichi e ricorrenti forse, come i colori su una tela. Dipingi allora questi tuoi personaggi fino a renderli veri. Buon lavoro. ciao,
    alla prossima 🙋

  24. Ciao Maan,
    anche questo capitolo ha portato con sé un pezzettino di vita della cara Ebe; visto che, a parere mio, la protagonista è lei, mi piacerebbe che si restasse focalizzati su di lei e si desse un po’ di spazio anche a Fredo. Ho votato per l’invito a cena e… non saprei, so che non deluderai.
    Non ho ricevuto notifiche su questo episodio, ogni tanto il sistema fa cilecca 🙂 ma dato che non ti leggevo da un po’ sono andata a controllare. Se posso farti un appunto, piccolo in verità, ho trovato un pochino forzato il momento di confusione della donna che per un attimo pensa di parlare col nipote; sono in campagna, è sera e lui è uno sconosciuto. Lei è anziana ma, a parte i viaggi nel passato con la mente, mi pare sia molto lucida. Ma è una mia impressione, magari tu la conosci meglio e l’hai vista così, la scena.
    Alla prossima!

    • Ciao Kappa,
      scusa tu per il ritardo nella risposta. Non so cosa dirti, perché se trovi la cosa forzata, temo che allora il continuo della storia non regga ai tuoi occhi. Il fulcro su cui dovrebbe poggiare è che Ebe debba affrontare il nemico di tanti anziani: la perdita della memoria e delle facoltà intellettive, un pezzetto alla volta. Per questo vive e ricorda meglio il passato, ha vuoti di memoria e momenti di confusione… per quello ha voluto fare una scappatella: approfittare della propria autonomia che teme di perdere.
      È l’idea che ho deciso di seguire, ma ammetto di non essermi documentata sul problema: avanzo un po’ a tentoni sull’onda dei ricordi, i miei con mia nonna, e quelli di amici e conoscenti. Non so se la cosa reggerà, ormai sono partita su quella via, spero di non sfociare troppo nell’approssimativo né nel “tragipatetico”. Ci provo.
      Un bacio <3

    • Anche a me spiace aver dovuto lasciare l’autobus, ma il racconto si è snodato diverso da quel che pensavo inizialmente. Non ho ancora avuto il tempo di organizzare bene le idee per il seguito, tra oggi e domani provo a farlo. grazie dell’assiduità 🙂

  25. Fredo invita a pranzo la prof.
    Concordo sul fatto che Don Matteo sia camomilla per gli anziani (e non solo anziani), mi meraviglio che sia arrivato anche in Francia. Terence Hill è doppiato? Perché è la sua voce sussurrante che ha un potente effetto soporifero.
    Per il resto vai come un treno, anzi come un autobus.

    • In realtà ho una buona idea del palinsesto fiction rai perché passo una settimana in visita dai miei almeno 3/4 volte l’anno, ma sì,credo che Don Matteo sia arrivato anche qui, ma sono una netflixiana, la tv la guardo poco, non so dirti se il doppiatore di terence hill sia quello storico o un altro, né che voce abbia. Ma don Matteo e l’latro là, quello in cui fa la guardia forestale, sono veramente dei polizieschi tristissimi.
      Non so se vado come un autobus: ho un tot di idee che vorrei mettere nei capitoli che restano, ma non ho ancora trovato il modo di organizzarle in modo coerente e strutturato. Work in progress (speriamo) 🙂

  26. Faccio la guastafeste e voto “Fredo riaccompagna Ebe alla casa di riposo”, facendo affidamento su quel “ma…” finale. Sarà che ho bisogno di rivedere presto il vecchietto del primo capitolo, che mi è rimasto in gola. Ma penso anche che sia l’opzione più razionale, dopo tanto vagabondaggio.
    Ebe qui mi ha fatto molta tenerezza, mi preoccupa la punta di angoscia che hai intenzione di inserire 😕 Speriamo bene!

    • Per ora questa opzione è in minoranza, prevalgono le altre due in equilibrio, vediamo dove penderà l’ago della bilancia.
      In realtà la punta d’angoscia è già in un certo senso annunciata in alcuni dei dialoghi di Ebe, ma è un’angoscia comune a molti anziani, non una roba da film catastrofico 🙂
      Mi fa molto piacere la tua partecipazione empatica, grazie davvero

  27. Complimenti davvero, più si prosegue più la lettura diventa piacevole. Per quanto la figura dell’insegnante di italiano divenuta punto di riferimento per gli studenti sappia un po’ di già visto, Ebe riesce a essere un personaggio meraviglioso in ogni suo aspetto, mi trasmette una genuinità forse un po’ idealizzata ma che mi piace tanto! Voto per l’invito a cena!

    • Più che punto di riferimento, la vedevo come un “buon ricordo”, come lo sono gli insegnanti che abbiamo amato. Pensa che inizialmente le ho attribuito il mestiere di insegnante solo perché mi sembrava abbastanza funzionale: volevo un mestiere che permettesse negli anni 50 a una donna di essere indipendente, avere un posto sicuro che le lasciasse la scelta di non sposarsi e mantenersi da sola. Poi mi sono lasciata prendere da ricordi, persone, e dal mio amore per la scuola 🙂
      Vedremo chi cenerà con chi, per ora le opzioni sono indecise. grazie e a presto

    • In realtà, nella mia idea (sono infine riuscita a mettere a fuoco un’idea di storia, al sesto capitolo!) una punta d’angoscia sotto c’è; ma sono d’accordo con voi: è decisamente una storia fatta di non avventure di non eroi. Finisco sempre per appassionarmi a quelle 🙂
      Grazie a te

    • Sarà che arrivo a un’età in cui ora conosco anziani che conoscevo già prima che lo fossero, ma inizio a pensare che da anziani non si sia molto diversi da quello che si era prima, forse solo un po’ più stanchi e con meno voglia di smussare i propri difetti.
      Forse siamo noi che li guardiamo diversamente perché sono anziani, non lo so.
      Grazie del commento

  28. Ciao. Mi è piaciuto tanto il particolare di Fredo che ha fatto la scuola serale, quindi molto più consapevole della validità dell’insegnante, rispetto a uno studente regolare.
    Niente da segnalare. Ho votato di farli cenare tutti e tre, anzi quattro, se no il povero marito di Nina morirà di fame 🤣
    Alla prossima

  29. Vorrei seguirli tutti e tre sempre più immersi nel buio a vivere un’avventura “semplice.” La notte ha il suo fascino, il bus vuoto, le vecchie storie. Trovo giusti i consigli sulla scrittura che ti hanno dato i colleghi. Aspetto la prossima
    Buon lavoro🙋 e…grazie!

  30. Mi è piaciuto molto il cambio di punto di vista alla fine, per cui mi devo ricredere sul fatto che ci avrei visto meglio la prima persona, come ti avevo detto prima, visto che in tal caso non sarebbe stato possibile. Capisco poi che non si possono sempre ripetere i nomi dei personaggi, però anche a me “l’uomo” e “la donna” stonano un po’, li avrei messi solo se necessario.
    Chissà se quella sarà effettivamente la nostra Ebe… 😀

    • Sono contenta che ti piaccia: avevo (ho ancora) il dubbio che non sia molto ortodosso un narratore che segue un personaggio per quasi 5 capitoli e poi cambia punto di vista all’improvviso. Ma mi piaceva e siam qui per sperimentare 🙂
      Su uomo e donna non sei il solo, ma volevo evtare di ripetere troppo i nomi o lui e lei e a volte temevo che lasciato implicito il soggetto non fosse evidente.
      Forse devo imparare a caratterizzare di più i personaggi, così mi darebbe modo di avere appellativi più personalizzati da utilizzare.
      Ciao e grazie, Lorenzo

  31. Mi piace che la scena cominci quando la ruota è stata già cambiata, sarebbe stato inutile e pedante seguire la storia passo passo fin dall’arrivo del meccanico. Invece con dialoghi ben congegnati sei riuscita a restituirci i punti essenziali di ciò che era successo nel frattempo.
    Bella anche la trovata finale, non un vero e proprio cliffhanger ma un coup de théâtre nel tuo stile. Non so quanto tu ne sia cosciente, ma ormai la tua prosa leggera e raffinata sa chiaramente di stile e di cultura francese.

    • Ci ho riflettuto un po’, ma mi sono detta che telefonata, attesa e cambio della gomma avrebbero preso troppo spazio (diciamo anche che già so poco come si cambia la gomma a un’auto, figuriamoci a un bus!).
      Sulla prosa francese… forse perché in questa storia non succede nulla? 😉
      A parte gli scherzi, sai che invece più leggo romanzi francesi, più mi rendo conto che hanno proprio una scrittura e un modo di raccontare e persino soggetti diversi dai nostri? mi chiedo se oserò mai provare davvero a scrivere un pezzo di narrativa in francese.
      Ciao, Napo, grazie

      • Trovo molto interessante la tua osservazione sulla letteratura contemporanea francese che è diversa dalla nostra nello stile di scrittura e nella scelta dei soggetti. Davvero mi piacerebbe se ce ne dessi un esempio.
        Non volevo assolutamente intendere che la tua prosa sia “francese” perché nella storia non succede nulla. Ci vuole molta maestria a comporre un testo equilibrato e gradevole senza avere una trama complessa e accattivante. La tua cifra ormai è questa, tu scrivi storie all’apparenza semplici, senza cliffhanger mozzafiato, e le scrivi benissimo, non sei mai banale o noiosa. Sai che io – come te – non risparmio le critiche, e non critico mai per ferire un autore ma solo per spronarlo a fare meglio. Il tuo tratteggiare la psicologia dei personaggi mi piace e soprattutto mi piace che tu lasci al lettore la possibilità di leggere una storia oltre la storia.

  32. Bello questo capitolo, per fortuna il meccanico è un tipo simpatico… però magari ha visto male e non sta parlano con Ebe, chissà.
    Quando scrivi “l’uomo” o “la donna” mi fai sentire i personaggi un po’ come degli estranei. Non che sia un errore, ma a me dà quella sensazione e userei solo “lui” e “lei”. Sono gusti comunque 😁
    A presto

    • Forse hai ragione, mi intrippo a cercare di ridurre le ripetizioni e trovare alternative ai nomi e a lui e lei, qui però, avendo pochi riferimenti ai personaggi non so cosa usare e finisco con l’uomo o la donna. Forse avrei potuto usare l’autista e il meccanico… non so
      Grazie di lettura e commento

  33. Ciao. Non so cosa è successo. O ho smesso di seguirti per sbaglio, o quando ho scritto il primo commento ero ancora agli inizi e avrò dimenticato di schiacciare segui. Per fortuna mi piace curiosare, ti ho trovata fra gli ultimi episodi pubblicati e ho recuperato gli ultimi 2. Sempre più intrigante il passato di Ebe, speriamo di scoprire qualcosa di più anche attraverso il meccanico. Ti segnalo solo “ Mi chiami appena la trovi!” O ci andava il punto interrogativo o qualcosa non torna

    • Non preoccuparti, nemmeno io faccio seguistoria a tutti i racconti che seguo, se no mi si impalla la mail di notifiche; ogni tanto mi scappa un capitolo ma recupero 🙂
      La frase che citi voleva essere un’imitazione di parlato: invece dell’imperativo, usa l’indicativo, una sorta di “(mi raccomando), mi chiami appena la vedi”, invece di chiamami!. Ma hai ragione, letta così pare proprio un errore. Pretendo sempre che gli altri leggano come l’ho pensato io XD
      Grazie mille di lettura e commento

  34. Ciao Maan.
    Vediamo cosa succede se entra in scena il meccanico dell’azienda. Un uomo in compagnia della pimpante anziana ex insegnante e dell’autista generosa. Beato tra le donne, speriamo solo non sia il classico collega strnz😂.
    Ciao, a presto.
    Ilaria

  35. Gran bel racconto, mi sta piacendo molto! Forse per gusto personale avrei preferito una narrazione in prima persona esssendoci molte riflessioni e pensieri della protagonista, però anche così è molto bello ☺️
    Voto anch’io il meccanico visto che le altre due mi sembrano un po’ inverosimili.

    • Non sono una gran amante della prima persona, la uso, ma di rado. Ho un debole per il narratore esterno che segue i pensieri del protagonista senza sposarlo per intero. Un vizio, quasi.
      Inverosimili… a mia discolpa, nel caso avesse vinto il ragazzino, l’avevo immaginato figlio di meccanico cui avrebbe chiesto aiuto; e per l’anziano… non so, ma avrei cercato un’idea 😉
      Grazie di essere passato

    • Ehi, non spoilerare le mie idee! 😉
      Sì, speriamo che Nina non finisca nei guai.
      Per quanto riguarda i prof di lettere, ne ho cambiati tanti e amati alla follia solo 2, uno di quelli riuscì davvero a farci ridere, e partecipare, con una lezione sul Galateo. Un tipo speciale.
      Grazie e a presto

  36. Ciao Maan,
    in qualche modo mi hai fatto venir voglia di visitare le aree della Manifattura tabacchi della mia sona🙂
    Bello il racconto del bacio d’altri tempi, bella la pennellata di realismo sulle credenze che permeano il passato. Bello anche il racconto di Ebe insegnante, si direbbe quasi che ti dia ispirata a una delle tue, di insegnanti😉.
    Ora non saprei cosa scegliere. Vediamo… il meccanico, dai.
    Alla prossima!

    • È così palese che quell’aneddoto del Galateo non è di fantasia? In ogni caso voleva essere una sorta d’omaggio, non poteva neanche essere troppo criptico. (Però era un uomo, il prof. in questione, anzi lo è ancora, anche se dell’età di Ebe o suppergiù;) )
      Non me l’aspettavo questo en plein per il meccanico, ma è di certo la scelta più realista.
      Grazie Kez, as always

  37. Concordo con quello che dicono gli altri: il meccanico dell’azienda è poco romantico ma necessario, a un certo punto bisogna tornare sulla retta via! Ma spero anch’io di rivedere il vecchio Don Giovanni prima o poi, tifo per una riconciliazione 🥰 D’altronde, si dice che quando si invecchia si torna un po’ bambini… e io me li immagino proprio così 🙂

    • Per le notifiche non so se sia tutta colpa del sito: mi sono resa conto che, da un po’, buona parte delle notifiche di TI mi arrivano nella cartella “mail pubblicitarie”, almeno su gmail. Forse capita la stessa cosa anche alle tue.
      Quanto all’impasse: grazie, ero un po’ perplessa, ma per il tempo, direi che lo sto lasciando scorrere io che, come spesso, ho voluto pubblicare con un’ “atmosfera” in testa, ma non una trama ben precisa, e ora tentenno. Work in progress, spero 🙂

  38. Scusami, temo di averti mandato in pareggio, ho votato “lì vicino…”, la vecchietta ha ancora voglia di raccontare. Solo un appunto, questi adolescenti colti che sanno chi è Ebe, tu dove li hai trovati? Perchè magari c’è speranza lì fuori. Questo è l’unico elemento che mi stona un po’. Per il resto il racconto è piacevole e scorre fluido. Buon lavoro!

    • Sniff, sniff! io che già mi chiedevo come coniugare le due opzioni in parità, ora mi ritrovo con una parità triplice e ora farli andare a piedi e in bus insieme è più difficile. Dovrò pagare qualcuno per un voto che mi tolga dallo stallo XD
      Sui ragazzi mi ero posta la questione anch’io, ma un po’ perché volevo rovesciare lo stereotipo e un po’ perché mi serviva comunque un “aggancio” per far entrare Nina in una conversazione avviata, ho deciso di usare la cosa di Ebe. Poi basta che sia uno/a solo dei ragazzi a sapere chi sia Ebe, per l’utilità della storia.
      In fondo, anche quella degli adolescenti tutti ignoranti e superficiali è uno stereotipo largo. Giuro che i miei figli hanno buone nozioni di mitologia greca e latina, anche se sono più imbattibili sulla genealogia pokemon! E tra i loro amici e gli “incontri” sui forum di scrittura, di ragazzi che ascoltano e a scuola e amano letteratura e arte ne ho incrociati diversi. Saranno eccezioni, ma ben vengano le eccezioni. 🙂
      Grazie delle osservazioni, a presto

  39. Ciao Maan,
    come faccio a non ripetermi? Non so come altro dirtelo: i tuoi racconti sono belli. Sono belle le frasi, sono belle le descrizioni (semplici eppure così vivide) che usi, sono belli i personaggi, che paiono normali e poi normali -come del resto è nella vita- non sono mai.
    Bellissima questa di frase: “Ebe si ferma, succhia il filtro della sigaretta, ma più che voglia di nicotina, sembra quasi aspirare ricordi.”
    Leggendo ho provato leggerezza, nostalgia, tenerezza. Ho respirato un po’ di fumo insieme a loro e ho sorriso per il modo in cui Nina ha giudicato i giovani intorno alla vecchina; comincio a farlo anch’io e non sono poi così vecchia.
    Bello anche il nome della passeggera abusiva e la sua storia, in una riga.
    Brava, Maan. Ma non avevo dubbi 😉
    Alla prossima!
    p.s. un’altra piccola tappa.

    • Grazie K,
      sai che quella frase sul succhiare la sigaretta mi ha creato grossi dubbi? Mi conosci ormai abbastanza per sapere che gli “eccessi di lirismo” non sono il mio pane 🙂 però a quella non sono riuscita a rinunciare: sarà una debolezza da ex fumatrice, ma mi sembrava rendere bene certe boccate di fumo che sembrano risvegliare sensazioni o cose già vissute. Sono felice che l’immagine abbia “parlato” anche a te. Ho tutta una biografia in testa per Ebe, ora devo trovare il modo di non strafare facendole mangiare tutta la storia. Dev’esserci una storia (lo ripeto per me, per convincermi!).
      Ciao.
      P.S; Mi sa che il tuo “voto” non è arrivato a buon fine, perché la piccola tappa ha un voto solo, quello di Maria. O forse sono io che interpreto male le percentuali, boh

  40. Ciao Maan.
    L’anziana signora è troppo attiva, figuriamoci se ha voglia di fare ritorno alla casa di riposo! 🤣 Ecco una faccina per te. A me piacciono molto e le utilizzo spesso per dare più enfasi alle frasi 😊
    E ridaie.
    Ciao! Buona Pasqua.
    Ilaria

    • Ahahah, le uso parecchio anch’io le faccine (soprattutto da quando ho capito che nella comunicazione da “social” la gente spesso non capisce ironia e humor e parte in tromba a offendersi!), meno qui da pc perché non le so fare, hihihi, sono una frana tecnologica
      Sì, la vecchina ha preso il sopravvento nella mia idea di partenza, sto facendo degli sforzi per no farla invadere tutto e lasciare un po’ di spazio a Nina. Vedremo se i miei sforzi daranno frutti.
      Ciao

  41. Ciao. Non sono riuscita a resistere. Ho letto tutti i capitoli. Bellissimi. Riesci ad immaginare similitudini e a descriverle in un modo così chiaro che dopo mi viene da dire : “ovvio, perché non ci ho mai pensato?” Quella delle emoji del cellulare con i geroglifici mi ha fatto impazzire
    Ho scelto di tornare al deposito. Con il lavoro non si scherza. Magari si incontreranno in una seconda occasione

    • Ti confesso che quella cosa dei geroglifici mi è venuta in mente mentre scrivevo, pensando a cosa potesse riflettere Nina nell’attesa, anzi diciamo che è proprio una riflessione di Nina,così non me ne assumo l’intera responsabilità XD
      Per il prosieguo del viaggio, e del racconto, ho diverse idee e parecchio confuse, come mio solito, cercherò di mettere ordine e forma.
      Benvenuta a bordo 🙂

    • Ma sai che ho talmente rigirato nella mia testa la biografia della signora (mai sposata, nessun figlio) che non avevo nemmeno pensato che potesse esserci equivoco? È la zia di un nipote 50enne. Mannaggia all’italiano che ha una parola sola per i figli dei figli e quelli dei fratelli! 😄
      Ciao e grazie della tua puntuale presenza

  42. Scrivi molto bene ed entrambi i capitoli non hanno un difetto. Questa frase in particolare è la mia preferita:
    “Rimostranze e scortesie non sono spariti del tutto, ma sono ormai solo rumori folkloristici, come il campanello del camioncino dei gelati.”
    Non so perché, mi è rimasta in testa! Complimenti 🙂

    • Scegliere il genere è sempre arduo, per me, forse per quello opto spesso per “avventura” che tra quelli a disposizione mi suona come il più vago 🙂
      Ho un’idea di cosa insolita, se si passa da queste manifatture, ma non so se rientri davvero nello “strano”, vedremo.
      Grazie della lettura, Maria

  43. Ciao Maan,
    quello che racconti ha il potere di prendere forma, di diventare visibile agli occhi della mente. Con pochi tocchi riesci a raccontare emozioni e paesaggi, tanto che mi pare di esserci io di fianco alla signora a porgerle l’acqua, sul predellino del bus. Anche qui le Manifatture hanno perso il loro ruolo e sono state destinate ad appartamenti e alla sede di ambulatori della ASL, probabilmente le persone, che hanno conosciuto la struttura ai tempi della destinazione originale, hanno gli stessi sentimenti dell’anziana signora.
    Tutto per dirti che hai fatto un bel lavoro fin qui e, ne sono certa, continuerai a farlo.
    Dico che l’accompagna nel viaggio nostalgico alla Manifattura e ti auguro un buon week end.
    Alla prossima!

    • nella mia zona carteria, manifatture, fonderie… tutte le vestigia dell’industrializzazione primo 900 sono diventate condomini, uffici, sale concerto o musei. Ambulatori e anagrafe mi sembravano credibili, per farne un quartiere tipico di molte città. Sembra che andremo a visitarle, queste Manifatture, e forse scopriremo l’effetto sulla signora.
      Buon fine settimana anche a te, io torno in patria per qualche giorno, sonio sicura che saranno buoni 🙂

  44. Ciao Maan! Un incipit di tutto rispetto, mi piace moltissimo.
    Le descrizioni, questo senso di spossatezza di fine giornata, ma anche di ricognizione e relax.
    Ma diamo un po’ di brio: la vecchina è fuggita con lo spasimante, tanto per rimanere in tema con la non convenzionalità di alcune donne!
    Aspetto il prossimo capitolo. 😁

    • Non ti dirò che il fatto che il tuo voto abbia sbloccato il pareggio non mi faccia piacere (mi hai proprio tolto dall’impasse!), ma non eri tenuta a passare: il tuo racconto mi attira molto, non ero in cerca di lettori.
      Ma sono felice di trovarti qui, ci mancherebbe. Avanti con la fuggiasca dalla casa di riposo!
      A rileggerci

      • Anche a me piace molto il tuo racconto e se non eri in cerca di lettori… Mi dispiace tu ne abbia trovata una! 😄
        Ben riuscito anche il secondo capitolo, soprattutto i racconti dell’anziana. Mi scuserai se ho votato per il richiamo, ma sono proprio curiosa di vedere come se la caverà Nina! Buona fortuna per il prossimo capitolo.

        • Non esageriamo, ci mancherebbe che non volessi lettori, che ci farei qui, dicevo solo che non faccio strategie di marketing 😉
          hai ragione l’opzione richiamo è la ,più ardua, ma ho già un paio di idee in proposito, se dovesse prevalere dovrò sceglierne una sola.
          A presto

  45. Ciao Maan
    Mio fratello, guarda caso, ha lavorato come autista e molte delle scene presenti in questo racconto sono a dir poco somiglianti alle avventure che ha lui stesso vissuto durante il suo servizio.
    Ora non è più il suo lavoro ma tutte le volte che chiacchieriamo sul passato lui mi racconta tutto quello che succedeva a bordo del bus, con le persone alcune gentilissime altre decisamente meno, dei regali che gli facevano nelle ricorrenze, della spesa che ogni tanto qualcuno si dimenticava tra i sedili, degli incontri con i maiali del quartiere… si proprio così… maiali in mezzo alla strada, famiglie di suini con piccoli a seguito che intralciavano la strada e non lo lasciavano passare… insomma sembrerebbe un film ma gli sono successe cose incredibili!
    Quindi, quando ho letto di Nina non ho potuto che immedesimarmi nel suo personaggio.
    Ho scelto l’anziana che non ricorda nulla.
    Attendo il prossimo capitolo e ti saluto.
    Ilaria S.

    • Ciao, Ilaria.
      Quella dei maiali è un’idea interessante: chissà quali incontri aspettano Nina in questa corsa fuori programma…
      Al momento sono un po’ spiazzata dallo stallo signora smemorata/signora scappata con l’amante, spero che un’anima buona me lo sblocchi, se no dovrò scegliere io. Wait and see.
      Grazie del supporto 🙂

  46. Ciao Maan,
    bentornata!!
    Bene, benissimo, un’autista d’autobus e una vecchina spaventata… Ho pensato molto alle opzioni e a quale scegliere, una troppo drammatica, l’altra troppo triste… ho preferito la fuga con lo spasimante, più leggera.
    Lo stile non ha perso un colpo, sei sempre sul pezzo. Non ho appunti da fare, aspetto solo che arrivi il secondo episodio per sapere cosa ne sarà di loro 😉
    Allora, come sempre, alla prossima!

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