Fuori servizio

Dove eravamo rimasti?

L'anziana è agitata perché: è scappata dalla casa di riposo con uno spasimante, ma hanno litigato: è sola, non sa rientrare alla casa di riposo e non sa se ne ha voglia (50%)

Una mezz’oretta

«…e mi ha mollata lì, il cafone, io, non so… l’avrei…», la donna si sbraccia. Ha il viso arrossato, agitazione e sdegno la fanno tremare, incespica nelle frasi.

Nina è scesa dal posto di guida, entrambe sono sedute sul predellino. L’anziana, per quanto fuori di sé, ha provveduto a tirare fuori un fazzoletto di stoffa dalla borsa e posarlo tra lo scalino e il suo fondoschiena. L’altra ha sorriso: i pantaloni della divisa non temono niente. A casa, finiranno dritti in lavatrice. Ma deve trovare il modo di aiutare la signora, prima di rientrare e approfittare della sua serata: non può lasciarla così.

Per prima cosa, vuole riuscire a tranquillizzarla, poi magari potrebbe trovarle un taxi. Sperando che la corsa non le costi un mezzo stipendio.

«Non deve agitarsi così, lo vuole un bicchiere d’acqua?». Cerca nel vano portaoggetti (refrigerato: una delle più apprezzabili novità dei veicoli dell’ultimo decennio) la borraccia che l’accompagna in tutti i turni di lavoro e un bicchiere di carta. È quasi vuota, ma resta almeno di che riconfortare un po’ l’anziana. Beve lentamente, centellinando le boccate, intervallate da respiri profondi.

«Ha ragione, mi scusi, devo sembrarle una pazza, ma ero così arrabbiata con quel… inutile continuare a inveirgli contro, immagino, sono ore che ci siamo separati e non so nemmeno dove sia adesso. Non so nemmeno dove siamo noi, a dire il vero». Rivolge uno sguardo interrogativo a Nina.

«Via Giolitti, in zona San Lazzaro».

L’anziana sembra perplessa.

«Davvero? C’erano le vecchie Manifatture Tabacchi, da queste parti. Mio padre ci lavorava, quando ero bambina. Sono ore che giro in tondo e non avevo riconosciuto nulla… era molto diverso qui, allora: tutti questi immobili non esistevano l’ultima volta che ci sono stata. C’erano delle fabbriche e dei campi…». Sembra essersi immalinconita, ma l’agitazione degli inizi è placata.

«È un quartiere abbastanza recente, ma nemmeno poi tanto: ha quasi la mia età», scherza Nina. «Le Manifatture sono più su: le hanno ristrutturate, ci stanno gli uffici dell’anagrafe distaccata e un poliambulatorio. Hanno fatto un buon lavoro: non è il Partenone, ma è okay. Ci passo davanti ogni giorno e nessuno si lamenta. Be’, sì, qualcuno sì, ma è per abitudine. È quando nessuno si lamenta, che c’è da preoccuparsi».

L’altra ricambia il suo sorriso, l’atmosfera si è distesa.

Nina guarda l’orologio: sono quasi le otto, dovrebbe essere già al deposito.

«Senta, facciamo così: le chiamo un taxi e aspetto con lei fino a che non arriva,» si schiarisce la gola, «e se non si offende, glielo pago io».

L’anziana scuote la testa. «No, ci mancherebbe, non potrebbe darmi un passaggio lei? Solo fino alla stazione delle corriere, lì dovrei trovare la coincidenza per rientrare».

«Mi dispiace, davvero, non dipende da me: non posso caricare passeggeri fuori servizio, il veicolo deve andare in deposito. Però il taxi, davvero, lo faccio volentieri».

Ma l’altra si è già rimessa in piedi, rassettandosi la gonna; ripiega il fazzoletto e lo ripone nella borsetta di finta pelle sbucciata negli angoli e all’attaccatura dei manici.

«No, è già stata molto gentile, mi sentirei a disagio. Un conto sarebbe stato il filobus, ma farsi pagare il taxi… non sono una mendicante, ancora. Non potrei mai. Ho bevuto, mi sono riposata: mi indichi la direzione per la stazione e vado a piedi. Grazie al cielo, le gambe mi funzionano ancora bene per la mia età».

Nina la guarda prendere un pettine dalla borsa e ravviarsi le ciocche evase dalla prigionia della crocchia, specchiandosi nel vetro del portellone aperto. Deve portare il bus in deposito. La regola è tassativa. Il taxi sarebbe la soluzione migliore. Non può lasciarla camminare per chilometri, ma le persone anziane possono essere così testarde, ne sa qualcosa: sua nonna, negli ultimi tempi, era davvero di coccio. E poi pace! Scuote la testa.

«Venga, la accompagno col mezzo. Non sarà per una mezz’oretta di straforo che vien giù l’azienda».

L’anziana non se lo fa ripetere: sale sul bus e aspetta che l’autista riprenda posto alla guida per metterlesi ritta accanto, le mani sulla barriera di plexiglass.

Nina digita sul telefono un messaggio per Tullio: un po’ di ritardo, se hai fame, mangia pure. È anche un invito subliminale a pensare alla cena se ancora non l’ha fatto. Sogghigna.

«Allora, dov’è questa Villa dei Pampini? Ha l’indirizzo esatto o lo cerco?», chiede, mentre riavvia il motore e chiude le porte.

«In contrada Ducale, all’ingresso di Castelnuovo».

Nina sperava che la casa di riposo fosse in città, invece il tragitto andata e ritorno le prenderà più di mezzora. Ma quando si fa una buona azione, non si può stare a sindacare sul tempo necessario. E le strade sono vuote, a quell’ora, forse sarà più rapido di quanto immagina. Con la coda dell’occhio scruta la sua passeggera, che fissa davanti a sé con aria seria.

Sono quasi all’incrocio con la Provinciale, quando l’anziana riapre bocca.

«Senta, potremmo passare dalle Manifatture, prima? Mi piacerebbe tanto rivederle».

Cosa decide Nina?

  • Poco importa cosa decide: dall'Azienda la richiamano all'ordine, si sono accorti che il bus non è ancora in deposito (25%)
    25
  • Sta già contravvenendo alle regole per far piacere alla signora, ma non esageriamo: si va alla casa di riposo senza deviazioni (0%)
    0
  • Già che sta facendo uno strappo alla regola, tanto vale perdere 5 minuti in più e accontentare la signora: si passa dalle Manifatture (75%)
    75
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

25 Commenti

  1. Ciao Maan,
    come faccio a non ripetermi? Non so come altro dirtelo: i tuoi racconti sono belli. Sono belle le frasi, sono belle le descrizioni (semplici eppure così vivide) che usi, sono belli i personaggi, che paiono normali e poi normali -come del resto è nella vita- non sono mai.
    Bellissima questa di frase: “Ebe si ferma, succhia il filtro della sigaretta, ma più che voglia di nicotina, sembra quasi aspirare ricordi.”
    Leggendo ho provato leggerezza, nostalgia, tenerezza. Ho respirato un po’ di fumo insieme a loro e ho sorriso per il modo in cui Nina ha giudicato i giovani intorno alla vecchina; comincio a farlo anch’io e non sono poi così vecchia.
    Bello anche il nome della passeggera abusiva e la sua storia, in una riga.
    Brava, Maan. Ma non avevo dubbi 😉
    Alla prossima!
    p.s. un’altra piccola tappa.

  2. Ciao Maan.
    L’anziana signora è troppo attiva, figuriamoci se ha voglia di fare ritorno alla casa di riposo! 🤣 Ecco una faccina per te. A me piacciono molto e le utilizzo spesso per dare più enfasi alle frasi 😊
    E ridaie.
    Ciao! Buona Pasqua.
    Ilaria

  3. Ciao. Non sono riuscita a resistere. Ho letto tutti i capitoli. Bellissimi. Riesci ad immaginare similitudini e a descriverle in un modo così chiaro che dopo mi viene da dire : “ovvio, perché non ci ho mai pensato?” Quella delle emoji del cellulare con i geroglifici mi ha fatto impazzire
    Ho scelto di tornare al deposito. Con il lavoro non si scherza. Magari si incontreranno in una seconda occasione

    • Ma sai che ho talmente rigirato nella mia testa la biografia della signora (mai sposata, nessun figlio) che non avevo nemmeno pensato che potesse esserci equivoco? È la zia di un nipote 50enne. Mannaggia all’italiano che ha una parola sola per i figli dei figli e quelli dei fratelli! 😄
      Ciao e grazie della tua puntuale presenza

  4. Scrivi molto bene ed entrambi i capitoli non hanno un difetto. Questa frase in particolare è la mia preferita:
    “Rimostranze e scortesie non sono spariti del tutto, ma sono ormai solo rumori folkloristici, come il campanello del camioncino dei gelati.”
    Non so perché, mi è rimasta in testa! Complimenti 🙂

    • Scegliere il genere è sempre arduo, per me, forse per quello opto spesso per “avventura” che tra quelli a disposizione mi suona come il più vago 🙂
      Ho un’idea di cosa insolita, se si passa da queste manifatture, ma non so se rientri davvero nello “strano”, vedremo.
      Grazie della lettura, Maria

  5. Ciao Maan,
    quello che racconti ha il potere di prendere forma, di diventare visibile agli occhi della mente. Con pochi tocchi riesci a raccontare emozioni e paesaggi, tanto che mi pare di esserci io di fianco alla signora a porgerle l’acqua, sul predellino del bus. Anche qui le Manifatture hanno perso il loro ruolo e sono state destinate ad appartamenti e alla sede di ambulatori della ASL, probabilmente le persone, che hanno conosciuto la struttura ai tempi della destinazione originale, hanno gli stessi sentimenti dell’anziana signora.
    Tutto per dirti che hai fatto un bel lavoro fin qui e, ne sono certa, continuerai a farlo.
    Dico che l’accompagna nel viaggio nostalgico alla Manifattura e ti auguro un buon week end.
    Alla prossima!

    • nella mia zona carteria, manifatture, fonderie… tutte le vestigia dell’industrializzazione primo 900 sono diventate condomini, uffici, sale concerto o musei. Ambulatori e anagrafe mi sembravano credibili, per farne un quartiere tipico di molte città. Sembra che andremo a visitarle, queste Manifatture, e forse scopriremo l’effetto sulla signora.
      Buon fine settimana anche a te, io torno in patria per qualche giorno, sonio sicura che saranno buoni 🙂

  6. Ciao Maan! Un incipit di tutto rispetto, mi piace moltissimo.
    Le descrizioni, questo senso di spossatezza di fine giornata, ma anche di ricognizione e relax.
    Ma diamo un po’ di brio: la vecchina è fuggita con lo spasimante, tanto per rimanere in tema con la non convenzionalità di alcune donne!
    Aspetto il prossimo capitolo. 😁

    • Non ti dirò che il fatto che il tuo voto abbia sbloccato il pareggio non mi faccia piacere (mi hai proprio tolto dall’impasse!), ma non eri tenuta a passare: il tuo racconto mi attira molto, non ero in cerca di lettori.
      Ma sono felice di trovarti qui, ci mancherebbe. Avanti con la fuggiasca dalla casa di riposo!
      A rileggerci

      • Anche a me piace molto il tuo racconto e se non eri in cerca di lettori… Mi dispiace tu ne abbia trovata una! 😄
        Ben riuscito anche il secondo capitolo, soprattutto i racconti dell’anziana. Mi scuserai se ho votato per il richiamo, ma sono proprio curiosa di vedere come se la caverà Nina! Buona fortuna per il prossimo capitolo.

        • Non esageriamo, ci mancherebbe che non volessi lettori, che ci farei qui, dicevo solo che non faccio strategie di marketing 😉
          hai ragione l’opzione richiamo è la ,più ardua, ma ho già un paio di idee in proposito, se dovesse prevalere dovrò sceglierne una sola.
          A presto

  7. Ciao Maan
    Mio fratello, guarda caso, ha lavorato come autista e molte delle scene presenti in questo racconto sono a dir poco somiglianti alle avventure che ha lui stesso vissuto durante il suo servizio.
    Ora non è più il suo lavoro ma tutte le volte che chiacchieriamo sul passato lui mi racconta tutto quello che succedeva a bordo del bus, con le persone alcune gentilissime altre decisamente meno, dei regali che gli facevano nelle ricorrenze, della spesa che ogni tanto qualcuno si dimenticava tra i sedili, degli incontri con i maiali del quartiere… si proprio così… maiali in mezzo alla strada, famiglie di suini con piccoli a seguito che intralciavano la strada e non lo lasciavano passare… insomma sembrerebbe un film ma gli sono successe cose incredibili!
    Quindi, quando ho letto di Nina non ho potuto che immedesimarmi nel suo personaggio.
    Ho scelto l’anziana che non ricorda nulla.
    Attendo il prossimo capitolo e ti saluto.
    Ilaria S.

    • Ciao, Ilaria.
      Quella dei maiali è un’idea interessante: chissà quali incontri aspettano Nina in questa corsa fuori programma…
      Al momento sono un po’ spiazzata dallo stallo signora smemorata/signora scappata con l’amante, spero che un’anima buona me lo sblocchi, se no dovrò scegliere io. Wait and see.
      Grazie del supporto 🙂

  8. Ciao Maan,
    bentornata!!
    Bene, benissimo, un’autista d’autobus e una vecchina spaventata… Ho pensato molto alle opzioni e a quale scegliere, una troppo drammatica, l’altra troppo triste… ho preferito la fuga con lo spasimante, più leggera.
    Lo stile non ha perso un colpo, sei sempre sul pezzo. Non ho appunti da fare, aspetto solo che arrivi il secondo episodio per sapere cosa ne sarà di loro 😉
    Allora, come sempre, alla prossima!

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi