Fuori servizio

Dove eravamo rimasti?

Cosa decide Nina? Già che sta facendo uno strappo alla regola, tanto vale perdere 5 minuti in più e accontentare la signora: si passa dalle Manifatture (75%)

Spagnolette

“Sarò più in ritardo del previsto”

“Problemi?”

“No. Diciamo che… faccio un favore. Hai cenato?”

“Ti aspetto. Ordiniamo la pizza quando arrivi?” Il messaggio si conclude con un faccino sorridente.

Nina scoppia a ridere e risponde con l’invio di un pollice alzato e un cuore. Da quando abbiamo sostituito le parole con i disegnini? Si stupisce. Non che sia così innovativo: lo facevano già gli egizi qualche millennio di anni prima di noi. Forse la storia è fatta di corsi e ricorsi: i geroglifici hanno lasciato la pietra per comparire sui telefoni. È uno sbadiglio a mettere un termine alla sua riflessione: è stanca e inizia ad aver voglia di rientrare a mangiarla, la famosa pizza; ma la sua passeggera clandestina ancora non torna.

Si chiede se abbia fatto male ad accontentarla, non tanto il fatto d’essere passate dalle Manifatture, ma averla lasciata scendere a guardare da vicino. Controlla l’orologio e decide di andare a cercarla.

Sul piazzale non la vede e la cosa la preoccupa un po’. Dove può essere andata? Forse avrebbe dovuto accompagnarla da subito. Smettila, donna, sempre a immaginare subito le peggiori catastrofi. Per fortuna che non hai voluto figli: li avresti soffocati di ansie, si rimprovera mentalmente, mentre s’incammina lungo il perimetro dell’ex complesso industriale.

Non impiega molto a scorgerla sul retro dell’edificio: è seduta su una panchina di cemento, nel piccolo piazzale costellato di aiuole, un po’ brulle a causa della stagione. Di fronte a lei, in piedi, un piccolo gruppo di ragazzi. Nina è ancora troppo lontano per riuscire a distinguere cosa dicano. L’anziana le appare così piccola e fragile, in quella posizione raccolta, in confronto ai giovani che le svettano sopra. Cosa possono volere da lei? Inquieta, Nina accelera il passo, anche se non sa bene cosa potrebbero fare loro due per difendersi da quei marcantoni adolescenti, in caso avessero intenzioni aggressive. Con la mano stringe il telefono nella tasca della giacca, pronta a usarlo. Non avrei dovuto lasciarla scendere, non da sola, si rimprovera di nuovo.

«… e lasciamo stare i “signora”, che poi tecnicamente sarei signorina, chiamatemi Ebe».

«Che bel nome. I suoi genitori erano appassionati di dei greci?»

«No. In realtà volevano chiamarmi Libertà, doveva essere questo il mio nome, ma sarebbe stato sconsiderato a quei tempi, sono nata nel ‘41. Ebe era meno rischioso. Ma per mio padre sono sempre stata il suo grido di libertà».

I ragazzi sembrano ascoltare l’anziana con interesse e suggestione, Nina si vergogna un po’ di aver pensato male, ma con quel che si legge sui giornali, non è nemmeno sicura che sia tutta colpa sua.

«Potrei avere un’altra… paglia, dite così, voi?»

Il ragazzo ride, mentre le porge il pacchetto. «Mio padre le chiama così, forse. Per noi, al massimo, una “siga”».

«Hai ragione, mio nipote diceva così, quando iniziò a fumare… ormai ha quasi cinquant’anni anche lui. Grazie, caro. Ne vuole una anche lei?» chiede a Nina che annuisce con il capo. In realtà avrebbe smesso, ma una sigaretta offerta non si rifiuta.

«Questa è la gentile autista che ha accettato di raccogliermi e accompagnarmi. Vi presento…»

«Nina», risponde con il sorriso beato di chi riassapora l’agognato veleno dopo tanto tempo. Casa e pizza possono aspettare ancora cinque minuti, decide espirando lentamente il fumo.

«In realtà, fumare non mi è mai piaciuto gran che», riprende l’anziana, «nella mia lunga vita, l’ho fatto di rado. Ma è un’occasione speciale, un omaggio: mia madre fu sigaraia qui per anni, chissà quante spagnolette avrà fabbricato… Con mio padre, si sono incontrati qui. Era capoturno, all’epoca: sorvegliava le operaie. “Una la sorvegliai più da vicino”, scherzava nei pranzi di famiglia». Ebe si ferma, succhia il filtro della sigaretta, ma più che voglia di nicotina, sembra quasi aspirare ricordi.

«Ed era un lavoro duro? Siamo andati a una mostra con la scuola, tempo fa… non mi ricordo molto, solo le foto delle operaie. Sembravano… vecchie, cioè, appassite. Scusi…».

L’anziana annuisce e sorride alla ragazza che ha parlato. «Non scusarti. Mia madre smise qualche mese prima che nascessi io. Fu mio padre a convincerla. Aveva già perso un bambino, forse a causa delle inalazioni, o dello stare piegata ore e ore… chi può saperlo. Era davvero un lavoraccio. Infatti mio padre studiò per entrare negli uffici, poi, non gli piaceva stare lì a sorvegliare e spronare le “forzate” come le definiva».

Il gruppo resta in silenzio, tutti hanno gli occhi fissi sulle sigarette che hanno in mano.

«Mia madre lasciò il mestiere che non aveva ancora trent’anni, ma le sue dita restarono macchiate e grinzose tutta la vita. Il marchio del tabacco… forse per quello non sono mai riuscita a farmene piacere il vizio. Ehi, ragazzi, non volevo farvi venire il magone, eh? Mi sono lasciata trasportare dal passato. Certo, se servisse a farvi smettere…», sorride maliziosa.

Si alza di scatto, per quanto possa scattare un corpo quasi ottantenne, e sollecita la piccola assemblea: «Andiamo?»

«Andiamo» dove?

  • Risalgono sull'autobus, ma Ebe vorrebbe fare un'altra piccola tappa (29%)
    29
  • Bisogna riprendere la strada di casa, anche se Ebe di tornare alla casa di riposo sembra non averne voglia (43%)
    43
  • Lì vicino: vuole mostrar loro l'angolo in cui... (29%)
    29
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70 Commenti

  1. Vorrei seguirli tutti e tre sempre più immersi nel buio a vivere un’avventura “semplice.” La notte ha il suo fascino, il bus vuoto, le vecchie storie. Trovo giusti i consigli sulla scrittura che ti hanno dato i colleghi. Aspetto la prossima
    Buon lavoro🙋 e…grazie!

  2. Mi è piaciuto molto il cambio di punto di vista alla fine, per cui mi devo ricredere sul fatto che ci avrei visto meglio la prima persona, come ti avevo detto prima, visto che in tal caso non sarebbe stato possibile. Capisco poi che non si possono sempre ripetere i nomi dei personaggi, però anche a me “l’uomo” e “la donna” stonano un po’, li avrei messi solo se necessario.
    Chissà se quella sarà effettivamente la nostra Ebe… 😀

    • Sono contenta che ti piaccia: avevo (ho ancora) il dubbio che non sia molto ortodosso un narratore che segue un personaggio per quasi 5 capitoli e poi cambia punto di vista all’improvviso. Ma mi piaceva e siam qui per sperimentare 🙂
      Su uomo e donna non sei il solo, ma volevo evtare di ripetere troppo i nomi o lui e lei e a volte temevo che lasciato implicito il soggetto non fosse evidente.
      Forse devo imparare a caratterizzare di più i personaggi, così mi darebbe modo di avere appellativi più personalizzati da utilizzare.
      Ciao e grazie, Lorenzo

  3. Mi piace che la scena cominci quando la ruota è stata già cambiata, sarebbe stato inutile e pedante seguire la storia passo passo fin dall’arrivo del meccanico. Invece con dialoghi ben congegnati sei riuscita a restituirci i punti essenziali di ciò che era successo nel frattempo.
    Bella anche la trovata finale, non un vero e proprio cliffhanger ma un coup de théâtre nel tuo stile. Non so quanto tu ne sia cosciente, ma ormai la tua prosa leggera e raffinata sa chiaramente di stile e di cultura francese.

    • Ci ho riflettuto un po’, ma mi sono detta che telefonata, attesa e cambio della gomma avrebbero preso troppo spazio (diciamo anche che già so poco come si cambia la gomma a un’auto, figuriamoci a un bus!).
      Sulla prosa francese… forse perché in questa storia non succede nulla? 😉
      A parte gli scherzi, sai che invece più leggo romanzi francesi, più mi rendo conto che hanno proprio una scrittura e un modo di raccontare e persino soggetti diversi dai nostri? mi chiedo se oserò mai provare davvero a scrivere un pezzo di narrativa in francese.
      Ciao, Napo, grazie

      • Trovo molto interessante la tua osservazione sulla letteratura contemporanea francese che è diversa dalla nostra nello stile di scrittura e nella scelta dei soggetti. Davvero mi piacerebbe se ce ne dessi un esempio.
        Non volevo assolutamente intendere che la tua prosa sia “francese” perché nella storia non succede nulla. Ci vuole molta maestria a comporre un testo equilibrato e gradevole senza avere una trama complessa e accattivante. La tua cifra ormai è questa, tu scrivi storie all’apparenza semplici, senza cliffhanger mozzafiato, e le scrivi benissimo, non sei mai banale o noiosa. Sai che io – come te – non risparmio le critiche, e non critico mai per ferire un autore ma solo per spronarlo a fare meglio. Il tuo tratteggiare la psicologia dei personaggi mi piace e soprattutto mi piace che tu lasci al lettore la possibilità di leggere una storia oltre la storia.

  4. Bello questo capitolo, per fortuna il meccanico è un tipo simpatico… però magari ha visto male e non sta parlano con Ebe, chissà.
    Quando scrivi “l’uomo” o “la donna” mi fai sentire i personaggi un po’ come degli estranei. Non che sia un errore, ma a me dà quella sensazione e userei solo “lui” e “lei”. Sono gusti comunque 😁
    A presto

    • Forse hai ragione, mi intrippo a cercare di ridurre le ripetizioni e trovare alternative ai nomi e a lui e lei, qui però, avendo pochi riferimenti ai personaggi non so cosa usare e finisco con l’uomo o la donna. Forse avrei potuto usare l’autista e il meccanico… non so
      Grazie di lettura e commento

  5. Ciao. Non so cosa è successo. O ho smesso di seguirti per sbaglio, o quando ho scritto il primo commento ero ancora agli inizi e avrò dimenticato di schiacciare segui. Per fortuna mi piace curiosare, ti ho trovata fra gli ultimi episodi pubblicati e ho recuperato gli ultimi 2. Sempre più intrigante il passato di Ebe, speriamo di scoprire qualcosa di più anche attraverso il meccanico. Ti segnalo solo “ Mi chiami appena la trovi!” O ci andava il punto interrogativo o qualcosa non torna

    • Non preoccuparti, nemmeno io faccio seguistoria a tutti i racconti che seguo, se no mi si impalla la mail di notifiche; ogni tanto mi scappa un capitolo ma recupero 🙂
      La frase che citi voleva essere un’imitazione di parlato: invece dell’imperativo, usa l’indicativo, una sorta di “(mi raccomando), mi chiami appena la vedi”, invece di chiamami!. Ma hai ragione, letta così pare proprio un errore. Pretendo sempre che gli altri leggano come l’ho pensato io XD
      Grazie mille di lettura e commento

  6. Sorpresa!
    Ciao Maan,
    ci lasci con il fiato sospeso… e così Fredo ed Ebe hanno dei trascorsi, forse era un suo alunno.
    Ovviamente vorrei saperne di più, ma non vorrei abbandonare Nina, che nel frattempo rimarrebbe in pensiero. Ho scelto tutti e tre e ti rinnovo i complimenti.
    Alla prossima!

  7. Ciao Maan.
    Vediamo cosa succede se entra in scena il meccanico dell’azienda. Un uomo in compagnia della pimpante anziana ex insegnante e dell’autista generosa. Beato tra le donne, speriamo solo non sia il classico collega strnz😂.
    Ciao, a presto.
    Ilaria

    • Non sono una gran amante della prima persona, la uso, ma di rado. Ho un debole per il narratore esterno che segue i pensieri del protagonista senza sposarlo per intero. Un vizio, quasi.
      Inverosimili… a mia discolpa, nel caso avesse vinto il ragazzino, l’avevo immaginato figlio di meccanico cui avrebbe chiesto aiuto; e per l’anziano… non so, ma avrei cercato un’idea 😉
      Grazie di essere passato

    • Ehi, non spoilerare le mie idee! 😉
      Sì, speriamo che Nina non finisca nei guai.
      Per quanto riguarda i prof di lettere, ne ho cambiati tanti e amati alla follia solo 2, uno di quelli riuscì davvero a farci ridere, e partecipare, con una lezione sul Galateo. Un tipo speciale.
      Grazie e a presto

  8. Ciao Maan,
    in qualche modo mi hai fatto venir voglia di visitare le aree della Manifattura tabacchi della mia sona🙂
    Bello il racconto del bacio d’altri tempi, bella la pennellata di realismo sulle credenze che permeano il passato. Bello anche il racconto di Ebe insegnante, si direbbe quasi che ti dia ispirata a una delle tue, di insegnanti😉.
    Ora non saprei cosa scegliere. Vediamo… il meccanico, dai.
    Alla prossima!

    • È così palese che quell’aneddoto del Galateo non è di fantasia? In ogni caso voleva essere una sorta d’omaggio, non poteva neanche essere troppo criptico. (Però era un uomo, il prof. in questione, anzi lo è ancora, anche se dell’età di Ebe o suppergiù;) )
      Non me l’aspettavo questo en plein per il meccanico, ma è di certo la scelta più realista.
      Grazie Kez, as always

  9. Concordo con quello che dicono gli altri: il meccanico dell’azienda è poco romantico ma necessario, a un certo punto bisogna tornare sulla retta via! Ma spero anch’io di rivedere il vecchio Don Giovanni prima o poi, tifo per una riconciliazione 🥰 D’altronde, si dice che quando si invecchia si torna un po’ bambini… e io me li immagino proprio così 🙂

    • Per le notifiche non so se sia tutta colpa del sito: mi sono resa conto che, da un po’, buona parte delle notifiche di TI mi arrivano nella cartella “mail pubblicitarie”, almeno su gmail. Forse capita la stessa cosa anche alle tue.
      Quanto all’impasse: grazie, ero un po’ perplessa, ma per il tempo, direi che lo sto lasciando scorrere io che, come spesso, ho voluto pubblicare con un’ “atmosfera” in testa, ma non una trama ben precisa, e ora tentenno. Work in progress, spero 🙂

  10. Scusami, temo di averti mandato in pareggio, ho votato “lì vicino…”, la vecchietta ha ancora voglia di raccontare. Solo un appunto, questi adolescenti colti che sanno chi è Ebe, tu dove li hai trovati? Perchè magari c’è speranza lì fuori. Questo è l’unico elemento che mi stona un po’. Per il resto il racconto è piacevole e scorre fluido. Buon lavoro!

    • Sniff, sniff! io che già mi chiedevo come coniugare le due opzioni in parità, ora mi ritrovo con una parità triplice e ora farli andare a piedi e in bus insieme è più difficile. Dovrò pagare qualcuno per un voto che mi tolga dallo stallo XD
      Sui ragazzi mi ero posta la questione anch’io, ma un po’ perché volevo rovesciare lo stereotipo e un po’ perché mi serviva comunque un “aggancio” per far entrare Nina in una conversazione avviata, ho deciso di usare la cosa di Ebe. Poi basta che sia uno/a solo dei ragazzi a sapere chi sia Ebe, per l’utilità della storia.
      In fondo, anche quella degli adolescenti tutti ignoranti e superficiali è uno stereotipo largo. Giuro che i miei figli hanno buone nozioni di mitologia greca e latina, anche se sono più imbattibili sulla genealogia pokemon! E tra i loro amici e gli “incontri” sui forum di scrittura, di ragazzi che ascoltano e a scuola e amano letteratura e arte ne ho incrociati diversi. Saranno eccezioni, ma ben vengano le eccezioni. 🙂
      Grazie delle osservazioni, a presto

  11. Ciao Maan,
    come faccio a non ripetermi? Non so come altro dirtelo: i tuoi racconti sono belli. Sono belle le frasi, sono belle le descrizioni (semplici eppure così vivide) che usi, sono belli i personaggi, che paiono normali e poi normali -come del resto è nella vita- non sono mai.
    Bellissima questa di frase: “Ebe si ferma, succhia il filtro della sigaretta, ma più che voglia di nicotina, sembra quasi aspirare ricordi.”
    Leggendo ho provato leggerezza, nostalgia, tenerezza. Ho respirato un po’ di fumo insieme a loro e ho sorriso per il modo in cui Nina ha giudicato i giovani intorno alla vecchina; comincio a farlo anch’io e non sono poi così vecchia.
    Bello anche il nome della passeggera abusiva e la sua storia, in una riga.
    Brava, Maan. Ma non avevo dubbi 😉
    Alla prossima!
    p.s. un’altra piccola tappa.

    • Grazie K,
      sai che quella frase sul succhiare la sigaretta mi ha creato grossi dubbi? Mi conosci ormai abbastanza per sapere che gli “eccessi di lirismo” non sono il mio pane 🙂 però a quella non sono riuscita a rinunciare: sarà una debolezza da ex fumatrice, ma mi sembrava rendere bene certe boccate di fumo che sembrano risvegliare sensazioni o cose già vissute. Sono felice che l’immagine abbia “parlato” anche a te. Ho tutta una biografia in testa per Ebe, ora devo trovare il modo di non strafare facendole mangiare tutta la storia. Dev’esserci una storia (lo ripeto per me, per convincermi!).
      Ciao.
      P.S; Mi sa che il tuo “voto” non è arrivato a buon fine, perché la piccola tappa ha un voto solo, quello di Maria. O forse sono io che interpreto male le percentuali, boh

  12. Ciao Maan.
    L’anziana signora è troppo attiva, figuriamoci se ha voglia di fare ritorno alla casa di riposo! 🤣 Ecco una faccina per te. A me piacciono molto e le utilizzo spesso per dare più enfasi alle frasi 😊
    E ridaie.
    Ciao! Buona Pasqua.
    Ilaria

    • Ahahah, le uso parecchio anch’io le faccine (soprattutto da quando ho capito che nella comunicazione da “social” la gente spesso non capisce ironia e humor e parte in tromba a offendersi!), meno qui da pc perché non le so fare, hihihi, sono una frana tecnologica
      Sì, la vecchina ha preso il sopravvento nella mia idea di partenza, sto facendo degli sforzi per no farla invadere tutto e lasciare un po’ di spazio a Nina. Vedremo se i miei sforzi daranno frutti.
      Ciao

  13. Ciao. Non sono riuscita a resistere. Ho letto tutti i capitoli. Bellissimi. Riesci ad immaginare similitudini e a descriverle in un modo così chiaro che dopo mi viene da dire : “ovvio, perché non ci ho mai pensato?” Quella delle emoji del cellulare con i geroglifici mi ha fatto impazzire
    Ho scelto di tornare al deposito. Con il lavoro non si scherza. Magari si incontreranno in una seconda occasione

    • Ti confesso che quella cosa dei geroglifici mi è venuta in mente mentre scrivevo, pensando a cosa potesse riflettere Nina nell’attesa, anzi diciamo che è proprio una riflessione di Nina,così non me ne assumo l’intera responsabilità XD
      Per il prosieguo del viaggio, e del racconto, ho diverse idee e parecchio confuse, come mio solito, cercherò di mettere ordine e forma.
      Benvenuta a bordo 🙂

    • Ma sai che ho talmente rigirato nella mia testa la biografia della signora (mai sposata, nessun figlio) che non avevo nemmeno pensato che potesse esserci equivoco? È la zia di un nipote 50enne. Mannaggia all’italiano che ha una parola sola per i figli dei figli e quelli dei fratelli! 😄
      Ciao e grazie della tua puntuale presenza

  14. Scrivi molto bene ed entrambi i capitoli non hanno un difetto. Questa frase in particolare è la mia preferita:
    “Rimostranze e scortesie non sono spariti del tutto, ma sono ormai solo rumori folkloristici, come il campanello del camioncino dei gelati.”
    Non so perché, mi è rimasta in testa! Complimenti 🙂

    • Scegliere il genere è sempre arduo, per me, forse per quello opto spesso per “avventura” che tra quelli a disposizione mi suona come il più vago 🙂
      Ho un’idea di cosa insolita, se si passa da queste manifatture, ma non so se rientri davvero nello “strano”, vedremo.
      Grazie della lettura, Maria

  15. Ciao Maan,
    quello che racconti ha il potere di prendere forma, di diventare visibile agli occhi della mente. Con pochi tocchi riesci a raccontare emozioni e paesaggi, tanto che mi pare di esserci io di fianco alla signora a porgerle l’acqua, sul predellino del bus. Anche qui le Manifatture hanno perso il loro ruolo e sono state destinate ad appartamenti e alla sede di ambulatori della ASL, probabilmente le persone, che hanno conosciuto la struttura ai tempi della destinazione originale, hanno gli stessi sentimenti dell’anziana signora.
    Tutto per dirti che hai fatto un bel lavoro fin qui e, ne sono certa, continuerai a farlo.
    Dico che l’accompagna nel viaggio nostalgico alla Manifattura e ti auguro un buon week end.
    Alla prossima!

    • nella mia zona carteria, manifatture, fonderie… tutte le vestigia dell’industrializzazione primo 900 sono diventate condomini, uffici, sale concerto o musei. Ambulatori e anagrafe mi sembravano credibili, per farne un quartiere tipico di molte città. Sembra che andremo a visitarle, queste Manifatture, e forse scopriremo l’effetto sulla signora.
      Buon fine settimana anche a te, io torno in patria per qualche giorno, sonio sicura che saranno buoni 🙂

  16. Ciao Maan! Un incipit di tutto rispetto, mi piace moltissimo.
    Le descrizioni, questo senso di spossatezza di fine giornata, ma anche di ricognizione e relax.
    Ma diamo un po’ di brio: la vecchina è fuggita con lo spasimante, tanto per rimanere in tema con la non convenzionalità di alcune donne!
    Aspetto il prossimo capitolo. 😁

    • Non ti dirò che il fatto che il tuo voto abbia sbloccato il pareggio non mi faccia piacere (mi hai proprio tolto dall’impasse!), ma non eri tenuta a passare: il tuo racconto mi attira molto, non ero in cerca di lettori.
      Ma sono felice di trovarti qui, ci mancherebbe. Avanti con la fuggiasca dalla casa di riposo!
      A rileggerci

      • Anche a me piace molto il tuo racconto e se non eri in cerca di lettori… Mi dispiace tu ne abbia trovata una! 😄
        Ben riuscito anche il secondo capitolo, soprattutto i racconti dell’anziana. Mi scuserai se ho votato per il richiamo, ma sono proprio curiosa di vedere come se la caverà Nina! Buona fortuna per il prossimo capitolo.

        • Non esageriamo, ci mancherebbe che non volessi lettori, che ci farei qui, dicevo solo che non faccio strategie di marketing 😉
          hai ragione l’opzione richiamo è la ,più ardua, ma ho già un paio di idee in proposito, se dovesse prevalere dovrò sceglierne una sola.
          A presto

  17. Ciao Maan
    Mio fratello, guarda caso, ha lavorato come autista e molte delle scene presenti in questo racconto sono a dir poco somiglianti alle avventure che ha lui stesso vissuto durante il suo servizio.
    Ora non è più il suo lavoro ma tutte le volte che chiacchieriamo sul passato lui mi racconta tutto quello che succedeva a bordo del bus, con le persone alcune gentilissime altre decisamente meno, dei regali che gli facevano nelle ricorrenze, della spesa che ogni tanto qualcuno si dimenticava tra i sedili, degli incontri con i maiali del quartiere… si proprio così… maiali in mezzo alla strada, famiglie di suini con piccoli a seguito che intralciavano la strada e non lo lasciavano passare… insomma sembrerebbe un film ma gli sono successe cose incredibili!
    Quindi, quando ho letto di Nina non ho potuto che immedesimarmi nel suo personaggio.
    Ho scelto l’anziana che non ricorda nulla.
    Attendo il prossimo capitolo e ti saluto.
    Ilaria S.

    • Ciao, Ilaria.
      Quella dei maiali è un’idea interessante: chissà quali incontri aspettano Nina in questa corsa fuori programma…
      Al momento sono un po’ spiazzata dallo stallo signora smemorata/signora scappata con l’amante, spero che un’anima buona me lo sblocchi, se no dovrò scegliere io. Wait and see.
      Grazie del supporto 🙂

  18. Ciao Maan,
    bentornata!!
    Bene, benissimo, un’autista d’autobus e una vecchina spaventata… Ho pensato molto alle opzioni e a quale scegliere, una troppo drammatica, l’altra troppo triste… ho preferito la fuga con lo spasimante, più leggera.
    Lo stile non ha perso un colpo, sei sempre sul pezzo. Non ho appunti da fare, aspetto solo che arrivi il secondo episodio per sapere cosa ne sarà di loro 😉
    Allora, come sempre, alla prossima!

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