Fuori servizio

Dove eravamo rimasti?

Chi seguiamo nel prossimo capitolo? Li seguiamo tutti e tre, ci mancherebbe (78%)

Asparagi selvatici

«Finito! Inforco lo scooter e arrivo. Scusami ancora per il ritardo»

«Non dimenticarti la pizza, ho mangiato tutti i Fonzies in casa… HO FAME!»

Nina alza gli occhi al cielo: trasportare le scatole delle pizze in equilibrio sul motorino è l’ultima cosa di cui abbia voglia. Richiude scrupolosamente la porta blindata del deposito e attiva l’allarme: ci mancherebbe solo che entrassero dei vandali e fosse colpa sua. Avvia lo scooter, ma non si decide a partire. Fredo non ha chiamato né mandato messaggi, nonostante si fosse raccomandata: e se non fosse riuscito a trovare la signora Ebe? O se l’anziana si fosse spaventata trovando uno sconosciuto ad aspettarla?

Durante il tragitto in bus non ha potuto informarsi, era così tesa che ha dimenticato di inserire il vivavoce e quello di armeggiare con il telefonino mentre guida è un divieto cui non trasgredirebbe mai.

Seleziona il penultimo contatto chiamato e preme sul simbolo della cornetta verde.

***

L’anziana stringe tra le braccia un fascio d’erbe: scure, sottili, culminano in una sorta di piccole spighe. Parla veloce, la voce vibra di eccitazione.

«Guarda! Guarda quanti ne ho trovati. Ti ricordi quando ci preparavo il risotto e borbottavi “zia, lo sai che a me mi piace di più la frittata” e io ti correggevo “non si dice a me…”», si interrompe quando incontra lo sguardo interdetto di Fredo.

«Oddio! Mi scusi, mi prenderà per pazza. Per un attimo ho pensato che fosse mio nipote. Da lontano mi ha fatto pensare a lui, non so… non vedendo più l’autobus ho pensato che Nina l’avesse chiamato. E dove avrebbe trovato il numero? Non ci sto con la testa. Mi scusi, e ora la sto anche stordendo con tutte le mie chiacchiere. Devo sembrarle una vecchia rincitrullita e non posso darle…»

Fredo ha alzato una mano per fermarla. Le sue scuse e il suo evidente senso di imbarazzo lo mettono a disagio, ma non è solo quello: ora che vede la donna da vicino e nella luce del lampione, è sicuro di non essersi sbagliato. Ci sono gli anni in più, parecchi, ma il volto è lo stesso. E anche la voce, appena più tremolante.

«Non c’è problema, meglio così, se mi ha scambiato per qualcuno di conosciuto: Nina aveva paura che si spaventasse nel trovare solo me. Ho dovuto insistere perché andasse». Le spiega rapidamente la conversazione avuta con la collega, in modo da distrarla e tranquillizzarla.

«Vuole che le trovi una sporta per i… il suo raccolto?»

Ebe sorride annuendo con il capo. «Asparagi selvatici. Facevo due passi lontano dalla strada e li ho visti. Ce n’erano ovunque: una distesa, ho cominciato a raccoglierli e più andavo avanti più ce n’erano. Ho finito con l’allontanarmi troppo… un po’ come Cappuccetto Rosso, ho abbandonato il sentiero. Per fortuna invece del lupo ho visto la luce della sua torcia, signor…»

«Alfredo, ma non mi dia del signore. Lo sa che sono stato un suo studente? Lei non se ne ricorderà, ma l’ho riconosciuta subito». Le porge una borsa di carta, in cui la donna ripone con delicatezza il frutto della sua passeggiata, mentre scuote la testa con un sorriso di scusa.

«Ne ho avute tante di classi… ed è passato qualche annetto».

Fredo apre la portiera destra e le porge il braccio per aiutarla a salire.

«Sì, è passato qualche annetto, ma non tanti quanti pensa lei. Non ero più un ragazzo. Non l’ho finita la scuola, da ragazzo. Non faceva per me, pensavo. Mi sono reso conto dopo di quanto fossi stato scemo a mollarla. Ero già vicino ai quaranta, facevo le serali, dopo il lavoro. Dura riaprire i libri dopo tanto».

«Al Fermi? Ero quasi in pensione.… una bella esperienza. E lo ha poi preso il diploma?»

«Sì. E se non ho abbandonato è soprattutto grazie a lei. Al suo modo di spiegare, di spiegare… davvero».

Ebe lo guarda con un sorriso. Qualcosa le luccica all’angolo degli occhi. Abbassa lo sguardo verso la sporta sulle sue ginocchia.

Fredo ha messo in moto: il suo colpo di tosse è nascosto dal rumore del motore che si avvia, ma il raschio in gola non accenna a passare, e decide di cambiare argomento.

«E cosa ci farà con tutti questi asparagi?»

Ebe alza le spalle.

«Nulla, immagino. Come una sciocca li ho visti e ho sragionato: sono tornata indietro nel tempo. Non ho neanche riflettuto,  chissà che mi credevo, forse pensavo ancora alla mia vecchia cucina… Se li vuole glieli lascio volentieri».

La delusione nella sua voce è resa ancora più forte dal contrasto con l’entusiasmo di pochi minuti prima, nella gola di Fredo il raschio è diventato bruciore.

«Sa, io in cucina… a parte le grigliate, meglio non contare su di me. A proposito, ma a quest’ora alla Villa il refettorio è ancora aperto?»

«No, si cena alle sette in punto. Ormai staranno tutti sonnecchiando davanti a Don Matteo. Ma non importa, non ho gran appetito, la sera».

Fredo scuote la testa. «Senta, e se prima di rientrare…»

Lo interrompe la suoneria del telefono: Nina. Preso dallo stupore di imbattersi nella professoressa Morandi ha dimenticato di avvertirla.

«Scusami, Nina. Stavo per chiamarti, sono con la signora Ebe e non indovinerai mai…»

Cosa succede ora?

  • Fredo riaccompagna Ebe alla casa di riposo, ma... (15%)
    15
  • Nina e Fredo decidono di tenere Ebe ancora un po' con loro e di cenare tutti insieme, anche se... (38%)
    38
  • Fredo decide di invitare Ebe a cena e... (46%)
    46
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121 Commenti

  1. Se mi posso esprimere con i colori…
    La routine da te raccontata non è grigia come la noia, ma si colora di blu per la profondità d’intesa tra loro due e di verde per la quiete che trasmette al lettore.
    Leggendoti, viene da pensare che sia facile scrivere di cose semplici, sappiamo che non è proprio così 🙂
    Ebe da sola

  2. Un capitolo che potrebbe sembrare solo di passaggio ma secondo me molto significativo, come dici giustamente tu, oltre che molto ben scritto. Un approfondimento sulla vita di Nina che però non tralascia l’altra protagonista, Ebe. Bello il parallelo tra la routine casalinga e quella lavorativa, a me personalmente angoscia l’idea di una vita sempre uguale a se stessa, però ho apprezzato molto il senso di dolcezza che traspare dalla coppia, senza essere però minimamente stucchevole.
    Voto per il dopocena, magari Fredo ci riserverà ancora qualche sorpresa ☺️

  3. Ciao Maan,
    Bello. Orfanotrofio per anziani è geniale, triste e bello.
    Ti ho già detto altre volte che riesco a rendere con semplicità le cose di tutti i giorni, lo fai naturalmente E con naturalezza viene da leggerli, i tuoi scritti.
    Brava, in saprei che altro aggiungere…
    Alla prossima!
    p.s. Ebe da sola.

  4. Ebe da sola! E con questo voto ti porto allo stallo. Se la situazione resta invariata, potrai scegliere tu cosa scrivere, ché quando ci si avvicina alla fine secondo me è la cosa migliore. 🙂
    Mi è molto piaciuto anche questo capitolo, con la ripresa del tema dei figli e la tematizzazione della solitudine, non necessariamente una condizione negativa di cui avere pena o paura.
    Ho apprezzato la scelta di concentrarti esclusivamente su Nina (tralasciando quell’“e poi torniamo” da lei), pur con qualche spunto sulla vita di Fredo. Per questo vorrei che il prossimo episodio fosse interamente dedicato a Ebe, finalmente da sola, senza parlare con altri. Vorrei vedere com’è quando non ha nessuno attorno, anche se questo dovesse significare incorrere in un’atmosfera malinconica. D’altronde mi sembra che questi ultimi capitoli stiano virando proprio verso questa atmosfera, il che mi piace, come contrasto ai primi pieni di vitalità e allegria.

    • Tornare su Nina mi sembrava una buona idea, tanto più che il primo capitolo era dedicato a lei, ai suoi giorni, abitudini… per poi concentrarsi solo sull’anziana. Ma non volevo neanche fare un capitolo riempitivo, staccato dalla storia, e fare esprimere a lei aspetti di Fredo e Ebe, senza doverli far mostrare agli interessati, mi sembrava una buona soluzione.
      Per lo stallo, non preoccuparti: il racconto ha un “pubblico” di 7/8 lettori fedeli: ne mancano ancora qualcuno all’appello 🙂

  5. Mi è piaciuto questo capitolo su Nina e il marito, in alcune cose mi ci sono ritrovata molto, tipo il marito campione di tetris da lavastoviglie, deve essere una peculiarità maschile! E’ scorrevole e scritto con capacità, molto reale.
    C’è spazio per seguire la cena tra Ebe e Fredo, aspetto il nuovo capitolo. Buon lavoro!

  6. Concordo col discorso di Ebe sui figli, però sono di quelli che credono al destino, proprio per non lasciarsi abbattere troppo dalle brutte cose.
    Leggendo della “difficoltà” di Ebe mi sono venuti in mente due ricordi, uno bello e uno triste: i due protagonisti delle Pagine della nostra vita, che è tra i miei film preferiti, e la mia defunta nonna. Da anni aveva perso completamente la memoria e viveva sdraiata su un letto-poltrona in una stanza piena di altri anziani come lei… Ebe se la cava decisamente meglio, per fortuna.
    Mi è piaciuto particolarmente questo capitolo, forse per le emozioni che mi ha suscitato oppure per le riflessioni, appena accennate ma ben messe a fuoco.

    Voto di tornare un po’ da Nina, mi sembra una buona chiusa con cui lasciarli e troverei strano abbandonarla in questo modo quando all’inizio ce l’hai presentata come (co)protagonista.

    • Quando ho cominciato la storia, avevo in mente una sorta di on the road in bus, un bus che usciva dal tragitto regolare e raccoglieva personaggi vari di cui raccontare le storie… il racconto è partito decisamente altrove e mi mancava una trama, così mi è venuto in mente come filo conduttore la solitudine di tanti e la “perdita di se stessi” che bisogna affrontare a una certa età. Vado a impressioni e ricordi, soprattutto quelli di mia nonna, che prima di “spegnersi” definitivamente un po’ alla volta, visse per anni alternando lucidità e allucinazioni, passato e presente, fantasia e immaginazione. Farò di tutto per dare a Ebe una demenza senile più gentile e meno triste di quella di mia nonna 🙂
      Nina sarebbe comunque tornata nel capitolo finale, credo che la rivedremo prima 🙂
      Grazie del bel commento

    • Ciao.
      Non mi sono posta il problema perché Fredo è solo reperibile: basta che sia a una distanza limitata nel momento in cui dovessero chiamarlo per un guasto o un’emergenza meccanica, non è obbligato a stare a casa. (cioè, tutte le reperibilità che conosco funzionano così, dei meccanici delle aziende trasporti non so nulla, ma facciamo finta che valga lo stesso ^^)
      Il mio dubbio era sul fatto che usasse il furgone dell’azienda per andarsene a cena, ma farlo andare a casa a cambiare auto mi sembrava poco narrativo… diciamo che in qualità di responsabile del servizio si prende qualche piccola libertà XD
      A presto

    • Sì, infatti ho fatto un rapido calcolo e scelto un orario accettabile, anche se in realtà, dalle 8 del primo capitolo, tra spostamenti, discussioni, passeggiate, forature… probabilmente sarà almeno mezzanotte, ma diciamo che hanno fatto tutto molto in fretta 🙂

  7. Per la prima volta non ho scelto d’istinto un’opzione e sono andato a vedere come ha votato la maggioranza. In realtà non riesco a immaginare come andrai avanti verso il finale. Tornare su Nina mi sembra un inutile diversivo, anche se è vero che quel personaggio non può sparire così.
    Sono molto curioso di vedere come proseguirai.

    • Confesso: ero così in ritardo che appena il capitolo mi è sembrato passabile ho voluto pubblicarlo e lì mi sono resa conto di non aver pensato alle opzioni. Le prime due erano abbastanza evidenti, ma per la terza… mi sono detta che tornare su Nina che in fondo guidava (non ho resistito al gioco di parole) la prima metà del racconto, poteva essere interessante. Ma non mi aspettavo questa maggioranza schiacciante. Almeno così rassicurerò tutti sul fatto che il marito di lei possa infine cenare 🙂 Cercare di rendere il capitolo sensato e non un mero riempitivo sarà la sfida.

  8. Ciao Maan,
    il quadro sulla malattia si amplia e dà maggior chiarezza al comportamento di Ebe, ho dato per scontato che le reazioni alla temporanea confusione potessero essere tutti uguali; non ho tenuto conto dei diversi fattori che regolano e scatenano le crisi. Ancora non sono certa che possa correggere i propri ricordi da sola, ma sono solo mie supposizioni.
    Ho votato per il locale in chiusura, immagino che Fredo troverà il modo per rimediare, intanto ti auguro una bella giornata.
    Alla prossima!

    • L’episodio di cui parli in realtà può avere diverse spiegazioni: magari si era persa in “fantasie” nei campi, ha visto un uomo e ha pensato al nipote, ma quando ha ritrovato lucidità ha inventato una scusa per giustificarsi. Oppure aveva dimenticato dove si trovasse e ha davvero creduto di parlare al nipote…
      Non lo so, io mi baso un po’ sui ricordi di mia nonna: a volte era lì con te, ben lucida, poi d’un tratto credeva di essere bambina e che tu fossi sua madre (ed erano le volte di buon umore), altre volte credeva d’essere giovane, nella grande casa di campagna in cui viveva dai suoceri e ti scambiava per la cognata che l’aveva odiata e maltrattata per anni (ed erano le volte spiacevoli, rischiavi insulti o peggio), altre volte erano veri deliri da film… Le “crisi” potevano durare pochissimo, quasi non se ne accorgeva, potevano durare ore fino a sfinirla e poi si svegliava senza ricordarsene. Altre volte, semplicemente realizzava di stare perdendo la memoria e si disperava di se stessa. Però a Ebe voglio riservare una vecchiaia più sopportabile di quella di mia nonna, sia chiaro! 🙂
      Insomma, tutto molto empirico, non mi sono documentata per nulla, è diventato un po’ una digressione sull’invecchiamento, questo racconto, mi sa… mi chiedo se aver compiuto 45 anni il mese scorso abbia influito sulla direzione della mia penna XD
      <3

    • O chiamiamo fortuna il destino, o scegliamo episodi ad hoc per usarli come prova del destino e/o della fortuna… è un argomento che si presta a infinite riflessioni, non ho risposte, però mi piace sempre tanto farmi delle domande 🙂
      Ti ringrazio tanto, ma non dirmi che stai in ansia che poi ho paura di deludere: non so ancora bene cosa succederà, ho più o meno in mente il capitolo conclusivo, ma come arrivarci è ancora abbastanza fumoso 🙂

  9. Il destino, alleato e complice di ogni scrittore. In effetti un autore, che manipola personaggi e storie, non è altro che l’artefice del loro destino. Temi antichi e ricorrenti forse, come i colori su una tela. Dipingi allora questi tuoi personaggi fino a renderli veri. Buon lavoro. ciao,
    alla prossima 🙋

  10. Ciao Maan,
    anche questo capitolo ha portato con sé un pezzettino di vita della cara Ebe; visto che, a parere mio, la protagonista è lei, mi piacerebbe che si restasse focalizzati su di lei e si desse un po’ di spazio anche a Fredo. Ho votato per l’invito a cena e… non saprei, so che non deluderai.
    Non ho ricevuto notifiche su questo episodio, ogni tanto il sistema fa cilecca 🙂 ma dato che non ti leggevo da un po’ sono andata a controllare. Se posso farti un appunto, piccolo in verità, ho trovato un pochino forzato il momento di confusione della donna che per un attimo pensa di parlare col nipote; sono in campagna, è sera e lui è uno sconosciuto. Lei è anziana ma, a parte i viaggi nel passato con la mente, mi pare sia molto lucida. Ma è una mia impressione, magari tu la conosci meglio e l’hai vista così, la scena.
    Alla prossima!

    • Ciao Kappa,
      scusa tu per il ritardo nella risposta. Non so cosa dirti, perché se trovi la cosa forzata, temo che allora il continuo della storia non regga ai tuoi occhi. Il fulcro su cui dovrebbe poggiare è che Ebe debba affrontare il nemico di tanti anziani: la perdita della memoria e delle facoltà intellettive, un pezzetto alla volta. Per questo vive e ricorda meglio il passato, ha vuoti di memoria e momenti di confusione… per quello ha voluto fare una scappatella: approfittare della propria autonomia che teme di perdere.
      È l’idea che ho deciso di seguire, ma ammetto di non essermi documentata sul problema: avanzo un po’ a tentoni sull’onda dei ricordi, i miei con mia nonna, e quelli di amici e conoscenti. Non so se la cosa reggerà, ormai sono partita su quella via, spero di non sfociare troppo nell’approssimativo né nel “tragipatetico”. Ci provo.
      Un bacio <3

      • In realtà mi è parso forzato perché lei se ne accorge e si scusa. Mio padre aveva l’alzheimer e non si rendeva conto degli scherzi che la mente gli giocava, si correggeva a volte, ma solo se glielo si faceva notare, mi rendo conto che Ebe potrebbe, però, essere affetta dai primi sintomi di demenza e non da qualcosa di
        Più grave… 😊

    • Anche a me spiace aver dovuto lasciare l’autobus, ma il racconto si è snodato diverso da quel che pensavo inizialmente. Non ho ancora avuto il tempo di organizzare bene le idee per il seguito, tra oggi e domani provo a farlo. grazie dell’assiduità 🙂

  11. Fredo invita a pranzo la prof.
    Concordo sul fatto che Don Matteo sia camomilla per gli anziani (e non solo anziani), mi meraviglio che sia arrivato anche in Francia. Terence Hill è doppiato? Perché è la sua voce sussurrante che ha un potente effetto soporifero.
    Per il resto vai come un treno, anzi come un autobus.

    • In realtà ho una buona idea del palinsesto fiction rai perché passo una settimana in visita dai miei almeno 3/4 volte l’anno, ma sì,credo che Don Matteo sia arrivato anche qui, ma sono una netflixiana, la tv la guardo poco, non so dirti se il doppiatore di terence hill sia quello storico o un altro, né che voce abbia. Ma don Matteo e l’latro là, quello in cui fa la guardia forestale, sono veramente dei polizieschi tristissimi.
      Non so se vado come un autobus: ho un tot di idee che vorrei mettere nei capitoli che restano, ma non ho ancora trovato il modo di organizzarle in modo coerente e strutturato. Work in progress (speriamo) 🙂

  12. Faccio la guastafeste e voto “Fredo riaccompagna Ebe alla casa di riposo”, facendo affidamento su quel “ma…” finale. Sarà che ho bisogno di rivedere presto il vecchietto del primo capitolo, che mi è rimasto in gola. Ma penso anche che sia l’opzione più razionale, dopo tanto vagabondaggio.
    Ebe qui mi ha fatto molta tenerezza, mi preoccupa la punta di angoscia che hai intenzione di inserire 😕 Speriamo bene!

    • Per ora questa opzione è in minoranza, prevalgono le altre due in equilibrio, vediamo dove penderà l’ago della bilancia.
      In realtà la punta d’angoscia è già in un certo senso annunciata in alcuni dei dialoghi di Ebe, ma è un’angoscia comune a molti anziani, non una roba da film catastrofico 🙂
      Mi fa molto piacere la tua partecipazione empatica, grazie davvero

    • Più che punto di riferimento, la vedevo come un “buon ricordo”, come lo sono gli insegnanti che abbiamo amato. Pensa che inizialmente le ho attribuito il mestiere di insegnante solo perché mi sembrava abbastanza funzionale: volevo un mestiere che permettesse negli anni 50 a una donna di essere indipendente, avere un posto sicuro che le lasciasse la scelta di non sposarsi e mantenersi da sola. Poi mi sono lasciata prendere da ricordi, persone, e dal mio amore per la scuola 🙂
      Vedremo chi cenerà con chi, per ora le opzioni sono indecise. grazie e a presto

    • In realtà, nella mia idea (sono infine riuscita a mettere a fuoco un’idea di storia, al sesto capitolo!) una punta d’angoscia sotto c’è; ma sono d’accordo con voi: è decisamente una storia fatta di non avventure di non eroi. Finisco sempre per appassionarmi a quelle 🙂
      Grazie a te

    • Sarà che arrivo a un’età in cui ora conosco anziani che conoscevo già prima che lo fossero, ma inizio a pensare che da anziani non si sia molto diversi da quello che si era prima, forse solo un po’ più stanchi e con meno voglia di smussare i propri difetti.
      Forse siamo noi che li guardiamo diversamente perché sono anziani, non lo so.
      Grazie del commento

  13. Ciao. Mi è piaciuto tanto il particolare di Fredo che ha fatto la scuola serale, quindi molto più consapevole della validità dell’insegnante, rispetto a uno studente regolare.
    Niente da segnalare. Ho votato di farli cenare tutti e tre, anzi quattro, se no il povero marito di Nina morirà di fame 🤣
    Alla prossima

  14. Vorrei seguirli tutti e tre sempre più immersi nel buio a vivere un’avventura “semplice.” La notte ha il suo fascino, il bus vuoto, le vecchie storie. Trovo giusti i consigli sulla scrittura che ti hanno dato i colleghi. Aspetto la prossima
    Buon lavoro🙋 e…grazie!

  15. Mi è piaciuto molto il cambio di punto di vista alla fine, per cui mi devo ricredere sul fatto che ci avrei visto meglio la prima persona, come ti avevo detto prima, visto che in tal caso non sarebbe stato possibile. Capisco poi che non si possono sempre ripetere i nomi dei personaggi, però anche a me “l’uomo” e “la donna” stonano un po’, li avrei messi solo se necessario.
    Chissà se quella sarà effettivamente la nostra Ebe… 😀

    • Sono contenta che ti piaccia: avevo (ho ancora) il dubbio che non sia molto ortodosso un narratore che segue un personaggio per quasi 5 capitoli e poi cambia punto di vista all’improvviso. Ma mi piaceva e siam qui per sperimentare 🙂
      Su uomo e donna non sei il solo, ma volevo evtare di ripetere troppo i nomi o lui e lei e a volte temevo che lasciato implicito il soggetto non fosse evidente.
      Forse devo imparare a caratterizzare di più i personaggi, così mi darebbe modo di avere appellativi più personalizzati da utilizzare.
      Ciao e grazie, Lorenzo

  16. Mi piace che la scena cominci quando la ruota è stata già cambiata, sarebbe stato inutile e pedante seguire la storia passo passo fin dall’arrivo del meccanico. Invece con dialoghi ben congegnati sei riuscita a restituirci i punti essenziali di ciò che era successo nel frattempo.
    Bella anche la trovata finale, non un vero e proprio cliffhanger ma un coup de théâtre nel tuo stile. Non so quanto tu ne sia cosciente, ma ormai la tua prosa leggera e raffinata sa chiaramente di stile e di cultura francese.

    • Ci ho riflettuto un po’, ma mi sono detta che telefonata, attesa e cambio della gomma avrebbero preso troppo spazio (diciamo anche che già so poco come si cambia la gomma a un’auto, figuriamoci a un bus!).
      Sulla prosa francese… forse perché in questa storia non succede nulla? 😉
      A parte gli scherzi, sai che invece più leggo romanzi francesi, più mi rendo conto che hanno proprio una scrittura e un modo di raccontare e persino soggetti diversi dai nostri? mi chiedo se oserò mai provare davvero a scrivere un pezzo di narrativa in francese.
      Ciao, Napo, grazie

      • Trovo molto interessante la tua osservazione sulla letteratura contemporanea francese che è diversa dalla nostra nello stile di scrittura e nella scelta dei soggetti. Davvero mi piacerebbe se ce ne dessi un esempio.
        Non volevo assolutamente intendere che la tua prosa sia “francese” perché nella storia non succede nulla. Ci vuole molta maestria a comporre un testo equilibrato e gradevole senza avere una trama complessa e accattivante. La tua cifra ormai è questa, tu scrivi storie all’apparenza semplici, senza cliffhanger mozzafiato, e le scrivi benissimo, non sei mai banale o noiosa. Sai che io – come te – non risparmio le critiche, e non critico mai per ferire un autore ma solo per spronarlo a fare meglio. Il tuo tratteggiare la psicologia dei personaggi mi piace e soprattutto mi piace che tu lasci al lettore la possibilità di leggere una storia oltre la storia.

  17. Bello questo capitolo, per fortuna il meccanico è un tipo simpatico… però magari ha visto male e non sta parlano con Ebe, chissà.
    Quando scrivi “l’uomo” o “la donna” mi fai sentire i personaggi un po’ come degli estranei. Non che sia un errore, ma a me dà quella sensazione e userei solo “lui” e “lei”. Sono gusti comunque 😁
    A presto

    • Forse hai ragione, mi intrippo a cercare di ridurre le ripetizioni e trovare alternative ai nomi e a lui e lei, qui però, avendo pochi riferimenti ai personaggi non so cosa usare e finisco con l’uomo o la donna. Forse avrei potuto usare l’autista e il meccanico… non so
      Grazie di lettura e commento

  18. Ciao. Non so cosa è successo. O ho smesso di seguirti per sbaglio, o quando ho scritto il primo commento ero ancora agli inizi e avrò dimenticato di schiacciare segui. Per fortuna mi piace curiosare, ti ho trovata fra gli ultimi episodi pubblicati e ho recuperato gli ultimi 2. Sempre più intrigante il passato di Ebe, speriamo di scoprire qualcosa di più anche attraverso il meccanico. Ti segnalo solo “ Mi chiami appena la trovi!” O ci andava il punto interrogativo o qualcosa non torna

    • Non preoccuparti, nemmeno io faccio seguistoria a tutti i racconti che seguo, se no mi si impalla la mail di notifiche; ogni tanto mi scappa un capitolo ma recupero 🙂
      La frase che citi voleva essere un’imitazione di parlato: invece dell’imperativo, usa l’indicativo, una sorta di “(mi raccomando), mi chiami appena la vedi”, invece di chiamami!. Ma hai ragione, letta così pare proprio un errore. Pretendo sempre che gli altri leggano come l’ho pensato io XD
      Grazie mille di lettura e commento

  19. Sorpresa!
    Ciao Maan,
    ci lasci con il fiato sospeso… e così Fredo ed Ebe hanno dei trascorsi, forse era un suo alunno.
    Ovviamente vorrei saperne di più, ma non vorrei abbandonare Nina, che nel frattempo rimarrebbe in pensiero. Ho scelto tutti e tre e ti rinnovo i complimenti.
    Alla prossima!

  20. Ciao Maan.
    Vediamo cosa succede se entra in scena il meccanico dell’azienda. Un uomo in compagnia della pimpante anziana ex insegnante e dell’autista generosa. Beato tra le donne, speriamo solo non sia il classico collega strnz😂.
    Ciao, a presto.
    Ilaria

    • Non sono una gran amante della prima persona, la uso, ma di rado. Ho un debole per il narratore esterno che segue i pensieri del protagonista senza sposarlo per intero. Un vizio, quasi.
      Inverosimili… a mia discolpa, nel caso avesse vinto il ragazzino, l’avevo immaginato figlio di meccanico cui avrebbe chiesto aiuto; e per l’anziano… non so, ma avrei cercato un’idea 😉
      Grazie di essere passato

    • Ehi, non spoilerare le mie idee! 😉
      Sì, speriamo che Nina non finisca nei guai.
      Per quanto riguarda i prof di lettere, ne ho cambiati tanti e amati alla follia solo 2, uno di quelli riuscì davvero a farci ridere, e partecipare, con una lezione sul Galateo. Un tipo speciale.
      Grazie e a presto

  21. Ciao Maan,
    in qualche modo mi hai fatto venir voglia di visitare le aree della Manifattura tabacchi della mia sona🙂
    Bello il racconto del bacio d’altri tempi, bella la pennellata di realismo sulle credenze che permeano il passato. Bello anche il racconto di Ebe insegnante, si direbbe quasi che ti dia ispirata a una delle tue, di insegnanti😉.
    Ora non saprei cosa scegliere. Vediamo… il meccanico, dai.
    Alla prossima!

    • È così palese che quell’aneddoto del Galateo non è di fantasia? In ogni caso voleva essere una sorta d’omaggio, non poteva neanche essere troppo criptico. (Però era un uomo, il prof. in questione, anzi lo è ancora, anche se dell’età di Ebe o suppergiù;) )
      Non me l’aspettavo questo en plein per il meccanico, ma è di certo la scelta più realista.
      Grazie Kez, as always

  22. Concordo con quello che dicono gli altri: il meccanico dell’azienda è poco romantico ma necessario, a un certo punto bisogna tornare sulla retta via! Ma spero anch’io di rivedere il vecchio Don Giovanni prima o poi, tifo per una riconciliazione 🥰 D’altronde, si dice che quando si invecchia si torna un po’ bambini… e io me li immagino proprio così 🙂

    • Per le notifiche non so se sia tutta colpa del sito: mi sono resa conto che, da un po’, buona parte delle notifiche di TI mi arrivano nella cartella “mail pubblicitarie”, almeno su gmail. Forse capita la stessa cosa anche alle tue.
      Quanto all’impasse: grazie, ero un po’ perplessa, ma per il tempo, direi che lo sto lasciando scorrere io che, come spesso, ho voluto pubblicare con un’ “atmosfera” in testa, ma non una trama ben precisa, e ora tentenno. Work in progress, spero 🙂

  23. Scusami, temo di averti mandato in pareggio, ho votato “lì vicino…”, la vecchietta ha ancora voglia di raccontare. Solo un appunto, questi adolescenti colti che sanno chi è Ebe, tu dove li hai trovati? Perchè magari c’è speranza lì fuori. Questo è l’unico elemento che mi stona un po’. Per il resto il racconto è piacevole e scorre fluido. Buon lavoro!

    • Sniff, sniff! io che già mi chiedevo come coniugare le due opzioni in parità, ora mi ritrovo con una parità triplice e ora farli andare a piedi e in bus insieme è più difficile. Dovrò pagare qualcuno per un voto che mi tolga dallo stallo XD
      Sui ragazzi mi ero posta la questione anch’io, ma un po’ perché volevo rovesciare lo stereotipo e un po’ perché mi serviva comunque un “aggancio” per far entrare Nina in una conversazione avviata, ho deciso di usare la cosa di Ebe. Poi basta che sia uno/a solo dei ragazzi a sapere chi sia Ebe, per l’utilità della storia.
      In fondo, anche quella degli adolescenti tutti ignoranti e superficiali è uno stereotipo largo. Giuro che i miei figli hanno buone nozioni di mitologia greca e latina, anche se sono più imbattibili sulla genealogia pokemon! E tra i loro amici e gli “incontri” sui forum di scrittura, di ragazzi che ascoltano e a scuola e amano letteratura e arte ne ho incrociati diversi. Saranno eccezioni, ma ben vengano le eccezioni. 🙂
      Grazie delle osservazioni, a presto

  24. Ciao Maan,
    come faccio a non ripetermi? Non so come altro dirtelo: i tuoi racconti sono belli. Sono belle le frasi, sono belle le descrizioni (semplici eppure così vivide) che usi, sono belli i personaggi, che paiono normali e poi normali -come del resto è nella vita- non sono mai.
    Bellissima questa di frase: “Ebe si ferma, succhia il filtro della sigaretta, ma più che voglia di nicotina, sembra quasi aspirare ricordi.”
    Leggendo ho provato leggerezza, nostalgia, tenerezza. Ho respirato un po’ di fumo insieme a loro e ho sorriso per il modo in cui Nina ha giudicato i giovani intorno alla vecchina; comincio a farlo anch’io e non sono poi così vecchia.
    Bello anche il nome della passeggera abusiva e la sua storia, in una riga.
    Brava, Maan. Ma non avevo dubbi 😉
    Alla prossima!
    p.s. un’altra piccola tappa.

    • Grazie K,
      sai che quella frase sul succhiare la sigaretta mi ha creato grossi dubbi? Mi conosci ormai abbastanza per sapere che gli “eccessi di lirismo” non sono il mio pane 🙂 però a quella non sono riuscita a rinunciare: sarà una debolezza da ex fumatrice, ma mi sembrava rendere bene certe boccate di fumo che sembrano risvegliare sensazioni o cose già vissute. Sono felice che l’immagine abbia “parlato” anche a te. Ho tutta una biografia in testa per Ebe, ora devo trovare il modo di non strafare facendole mangiare tutta la storia. Dev’esserci una storia (lo ripeto per me, per convincermi!).
      Ciao.
      P.S; Mi sa che il tuo “voto” non è arrivato a buon fine, perché la piccola tappa ha un voto solo, quello di Maria. O forse sono io che interpreto male le percentuali, boh

  25. Ciao Maan.
    L’anziana signora è troppo attiva, figuriamoci se ha voglia di fare ritorno alla casa di riposo! 🤣 Ecco una faccina per te. A me piacciono molto e le utilizzo spesso per dare più enfasi alle frasi 😊
    E ridaie.
    Ciao! Buona Pasqua.
    Ilaria

    • Ahahah, le uso parecchio anch’io le faccine (soprattutto da quando ho capito che nella comunicazione da “social” la gente spesso non capisce ironia e humor e parte in tromba a offendersi!), meno qui da pc perché non le so fare, hihihi, sono una frana tecnologica
      Sì, la vecchina ha preso il sopravvento nella mia idea di partenza, sto facendo degli sforzi per no farla invadere tutto e lasciare un po’ di spazio a Nina. Vedremo se i miei sforzi daranno frutti.
      Ciao

  26. Ciao. Non sono riuscita a resistere. Ho letto tutti i capitoli. Bellissimi. Riesci ad immaginare similitudini e a descriverle in un modo così chiaro che dopo mi viene da dire : “ovvio, perché non ci ho mai pensato?” Quella delle emoji del cellulare con i geroglifici mi ha fatto impazzire
    Ho scelto di tornare al deposito. Con il lavoro non si scherza. Magari si incontreranno in una seconda occasione

    • Ti confesso che quella cosa dei geroglifici mi è venuta in mente mentre scrivevo, pensando a cosa potesse riflettere Nina nell’attesa, anzi diciamo che è proprio una riflessione di Nina,così non me ne assumo l’intera responsabilità XD
      Per il prosieguo del viaggio, e del racconto, ho diverse idee e parecchio confuse, come mio solito, cercherò di mettere ordine e forma.
      Benvenuta a bordo 🙂

    • Ma sai che ho talmente rigirato nella mia testa la biografia della signora (mai sposata, nessun figlio) che non avevo nemmeno pensato che potesse esserci equivoco? È la zia di un nipote 50enne. Mannaggia all’italiano che ha una parola sola per i figli dei figli e quelli dei fratelli! 😄
      Ciao e grazie della tua puntuale presenza

  27. Scrivi molto bene ed entrambi i capitoli non hanno un difetto. Questa frase in particolare è la mia preferita:
    “Rimostranze e scortesie non sono spariti del tutto, ma sono ormai solo rumori folkloristici, come il campanello del camioncino dei gelati.”
    Non so perché, mi è rimasta in testa! Complimenti 🙂

    • Scegliere il genere è sempre arduo, per me, forse per quello opto spesso per “avventura” che tra quelli a disposizione mi suona come il più vago 🙂
      Ho un’idea di cosa insolita, se si passa da queste manifatture, ma non so se rientri davvero nello “strano”, vedremo.
      Grazie della lettura, Maria

  28. Ciao Maan,
    quello che racconti ha il potere di prendere forma, di diventare visibile agli occhi della mente. Con pochi tocchi riesci a raccontare emozioni e paesaggi, tanto che mi pare di esserci io di fianco alla signora a porgerle l’acqua, sul predellino del bus. Anche qui le Manifatture hanno perso il loro ruolo e sono state destinate ad appartamenti e alla sede di ambulatori della ASL, probabilmente le persone, che hanno conosciuto la struttura ai tempi della destinazione originale, hanno gli stessi sentimenti dell’anziana signora.
    Tutto per dirti che hai fatto un bel lavoro fin qui e, ne sono certa, continuerai a farlo.
    Dico che l’accompagna nel viaggio nostalgico alla Manifattura e ti auguro un buon week end.
    Alla prossima!

    • nella mia zona carteria, manifatture, fonderie… tutte le vestigia dell’industrializzazione primo 900 sono diventate condomini, uffici, sale concerto o musei. Ambulatori e anagrafe mi sembravano credibili, per farne un quartiere tipico di molte città. Sembra che andremo a visitarle, queste Manifatture, e forse scopriremo l’effetto sulla signora.
      Buon fine settimana anche a te, io torno in patria per qualche giorno, sonio sicura che saranno buoni 🙂

  29. Ciao Maan! Un incipit di tutto rispetto, mi piace moltissimo.
    Le descrizioni, questo senso di spossatezza di fine giornata, ma anche di ricognizione e relax.
    Ma diamo un po’ di brio: la vecchina è fuggita con lo spasimante, tanto per rimanere in tema con la non convenzionalità di alcune donne!
    Aspetto il prossimo capitolo. 😁

    • Non ti dirò che il fatto che il tuo voto abbia sbloccato il pareggio non mi faccia piacere (mi hai proprio tolto dall’impasse!), ma non eri tenuta a passare: il tuo racconto mi attira molto, non ero in cerca di lettori.
      Ma sono felice di trovarti qui, ci mancherebbe. Avanti con la fuggiasca dalla casa di riposo!
      A rileggerci

      • Anche a me piace molto il tuo racconto e se non eri in cerca di lettori… Mi dispiace tu ne abbia trovata una! 😄
        Ben riuscito anche il secondo capitolo, soprattutto i racconti dell’anziana. Mi scuserai se ho votato per il richiamo, ma sono proprio curiosa di vedere come se la caverà Nina! Buona fortuna per il prossimo capitolo.

        • Non esageriamo, ci mancherebbe che non volessi lettori, che ci farei qui, dicevo solo che non faccio strategie di marketing 😉
          hai ragione l’opzione richiamo è la ,più ardua, ma ho già un paio di idee in proposito, se dovesse prevalere dovrò sceglierne una sola.
          A presto

  30. Ciao Maan
    Mio fratello, guarda caso, ha lavorato come autista e molte delle scene presenti in questo racconto sono a dir poco somiglianti alle avventure che ha lui stesso vissuto durante il suo servizio.
    Ora non è più il suo lavoro ma tutte le volte che chiacchieriamo sul passato lui mi racconta tutto quello che succedeva a bordo del bus, con le persone alcune gentilissime altre decisamente meno, dei regali che gli facevano nelle ricorrenze, della spesa che ogni tanto qualcuno si dimenticava tra i sedili, degli incontri con i maiali del quartiere… si proprio così… maiali in mezzo alla strada, famiglie di suini con piccoli a seguito che intralciavano la strada e non lo lasciavano passare… insomma sembrerebbe un film ma gli sono successe cose incredibili!
    Quindi, quando ho letto di Nina non ho potuto che immedesimarmi nel suo personaggio.
    Ho scelto l’anziana che non ricorda nulla.
    Attendo il prossimo capitolo e ti saluto.
    Ilaria S.

    • Ciao, Ilaria.
      Quella dei maiali è un’idea interessante: chissà quali incontri aspettano Nina in questa corsa fuori programma…
      Al momento sono un po’ spiazzata dallo stallo signora smemorata/signora scappata con l’amante, spero che un’anima buona me lo sblocchi, se no dovrò scegliere io. Wait and see.
      Grazie del supporto 🙂

  31. Ciao Maan,
    bentornata!!
    Bene, benissimo, un’autista d’autobus e una vecchina spaventata… Ho pensato molto alle opzioni e a quale scegliere, una troppo drammatica, l’altra troppo triste… ho preferito la fuga con lo spasimante, più leggera.
    Lo stile non ha perso un colpo, sei sempre sul pezzo. Non ho appunti da fare, aspetto solo che arrivi il secondo episodio per sapere cosa ne sarà di loro 😉
    Allora, come sempre, alla prossima!

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