Ho paura di chiederti ‘chi sei’?

Buongiorno amore

“Amore… Svegliati è pronta la colazione!”

Mi stavo stropicciando ancora gli occhi quando questa frase mi svegliò. Il tono della voce e il linguaggio non erano quelli soliti di mia madre e purtroppo dopo ne ebbi la conferma. Mi alzai e andai in bagno a lavarmi, feci con calma visto che era sabato e non sarei dovuto andare a scuola. Mio padre probabilmente era già al lavoro e mia madre era sicuramente in cucina. Andai in salotto ancora in pigiama e subito mi sentii strano, quella stranezza che ti pervade quando ti senti a disagio, indesiderato o fuori da casa tua e questo era molto strano. Misi la testa dentro la cucina e vidi mia madre che lavando delle tazze di schiena fischiettava serena. I suoi capelli erano diversi, la pettinatura era la stessa ma sembravano i capelli di una bambola bionda, molto fini e arricciati. Mi misi sull’uscio della porta:

“Ciao Mamma”.

Si girò di scatto e il sangue mi si gelò. Non era mia madre. Un uomo dagli occhi vuoti con dei lividi all’attaccatura dei capelli e un trucco sbavato su tutto il viso.

“Buongiorno amore! Siediti e mangia tranquillo!

Si rigirò di scatto e con la coda dell’occhio riuscii a intravedere delle macchie rosse sul suo grembiule e per terra una striscia uguale che portava sotto il lavandino.

Ero pietrificato. Ormai il torpore mattutino era stato rimpiazzato da una paura che aumentava ad ogni parola detta. Avevo intenzione di scappare ma al contempo non voleva destabilizzare quell’uomo che ancora era calmo e intento nel lavare le tazze, tazze già pulite. 

“Mangia composto! Io ci tengo alla mia famiglia e voglio che si alimenti bene per sostenere una grande giornata. Nonostante sia difficile portare avanti una famiglia non permetterò a nessuno di intralciare i miei doveri madre a costo della vita”.

A quel punto decisi di assecondare quella persona che non avevo mai visto e che non avrei più dimenticato in un modo o nell’altro. Mi sedetti nella sedia del tavolo più lontana e c’era un piatto coperto per me. Con calma mentre il fischiare era diventato sempre più flebile alzai la carta che lo ricopriva. Il mio respiro aumentò di intensità e lentamente aprii gli occhi per vedere cosa avevo davanti a me. Erano semplicemente due uova e del bacon croccante. In quel momento cadde una tazze e si ruppe facendo finire il cocci vicino alla mia gamba. Con calma la persona venne vicino a me si chinò per raccogliere un pezzo di ceramica e sorridendo mi disse

“Tesoro scusa, la mamma è un po’ sbadata, oggi non gliene va proprio una giusta.”

Si avvicinò al cestino e nel sollevarlo intravidi una specie di palla con molti buchi regolari  e profondi. Era una testa! Subito mi alzai di scatto e corsi in salotto a cercare il mio cane Charlie che non avevo sentito in tutto quel tempo. Lo vidi accucciato dietro alla poltrona ancora con il guinzaglio e tirandolo la sua testa si staccò, la sua testa era l’unica cosa che rimaneva. Quell’uomo entrò nella stanza guardandomi i capelli li annusò dicendo:

“Lascia stare il resto della tua colazione oppure dovrò darti altro da mangiare tesoro”.

Mentre me lo diceva un rigolo della sua bava cadde sui miei capelli. Sentii un brivido attraversarmi la schiena, stavo per mettermi a piangere quando vidi la borsa di mia madre e allora pensai che fosse ancora in casa magari nascosta da qualche parte. Mi feci la pipì addosso e corsi in bagno.

“Non chiuderti dentro, lo sai che non mi piace!”

Mi guardai allo specchio e non sapevo cosa fare, non sapevo cosa potessi fare. Chi era quella persona? Avevo paura ad avere un contatto diretto. Poteva essere ipnotizzato o essere in uno stato di sonnambulismo. Non sapevo come avrebbe reagito. A un certo punto sentii le chiavi di casa e una voce femminile dire entrando

“Che palle! Ho dimenticato il telefono.”

Doveva essere mia sorella.

Era veramente mia sorella?

  • Io non ho una sorella. (50%)
    50
  • Era mia sorella che aveva lasciato il telefono in cucina. (33%)
    33
  • Era un altro uomo che aveva preso il posto di mia sorella. (17%)
    17
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14 Commenti

  1. Comportarmi come un bimbo è quello che proverei a fare io.
    Ciao, LupoSardo. Un’atmosfera piuttosto surreale, o forse decisamente onirica. In effetti in più passaggi ho avuto l’impressione di assistere a un sogno, un po’ per la reazione abbastanza blanda del protagonista, un po’ per alcune incoerenze, tipo quando il protagonista immagina che alla porta ci sia la sorella, salvo ricordare che è morta da tempo. Soprattutto nel primo capitolo ci sono alcune ripetizioni che appesantiscono la lettura (mi sentii strano… questo era molto strano, si girò di scatto… si rigirò di scatto), mentre nel secondo capitolo, sul finale è un fioccare di quell/o/i/e: una maggiore ricchezza del linguaggio e dei costrutti spesso rende più interessante e scorrevole la lettura.
    Ciao, a presto

  2. Fosse per me scapperei a gambe levate quindi voto per quella opzione 😀
    La tua storia mi piace, ma proprio per questo ti suggerirei di dedicare un po’ più di tempo a rilettura e “post-produzione”, perchè c’è qualche sbavatura che durante la lettura dà un po’ fastidio, nulla di grave ma ti basterebbe poco per correggere piccoli refusi, ripetizioni e cose del genere 🙂

  3. Ciao LupoSordo,
    mi piacciono gli horror e se ne arriva uno nuovo vado a dare una letta, per vedere di che si tratta. Il tuo mi pare interessante, anche se “la nuova mamma”, non so perchè, mi fa venire in mente Barney Gumble vestito da donna… Ho notato qualche refuso, ma poca roba. Questo racconto lo stai scrivendo volta per volta o parte da una storia già scritta?
    Ho scelto la sorella, anche perchè le altre due opzioni mi paiono poco probabili: se non avesse una sorella perchè dovrebbe pensare che sia lei a parlare e se, invece, si trattasse di un uomo dubito, come successo per la madre, che ne confonderebbe la voce.
    Comunque aspetto di sapere come continua.
    Alla prossima!

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