Il senso che non c’è

L’amica fedele.

Quando ero piccola mio nonno mi raccontò la storia di una cantante,la sua preferita,Mia Martini. Aveva un grande talento,e come tutti i grandi talenti suscitava molta invidia che poi si trasformò in vera e propria perfidia. Mia era una ragazza fragile, delicata e non riuscendo a sopportare tanto odio decise di dare a coloro che tanto la disprezzavano ciò che volevano e sparire.La prima volta che sentii questa storia non riuscii a capire come potesse esistere tanto odio. A distanza di qualche anno,purtroppo lo compresi a pieno. All’epoca dei fatti quello di Mia fu visto come un gesto di profondo egoismo,io,invece,la capisco. Credo che l’odio esista con l’unico scopo di metterci alla prova,di capire se siamo in grado di sopravvivere alle avversità della vita ed eliminare coloro che non ci riescono, i deboli. Mia era tra questi e credo di esserlo anche io. “Quale dolore potrà mai provare una ragazzina di 13 anni?” Vi starete chiedendo.Beh,io vi posso rispondere che,sfortunatamente,il dolore è una delle poche cose per capire le quali non si deve aspettare di diventare grandi. Molti portano dentro il dolore di un infanzia infelice di cui,crescendo acquisiscono consapevolezza e al quale si aggiunge il dolore che la vita perfidamente continua ad offrirgli. Ricordo che un giorno,alle elementari,tornata da scuola decisi che avrei studiato a casa con un insegnante privato, che non sarei più andata a scuola. Quando mi fu chiesto perché mi limitai a rispondere: “Voglio stare più tranquilla.” Non dissi che i maschi della mia classe mi avevano chiamata “scema”, né che uno di loro mi aveva persino spinto facendomi cadere.Ammetterlo mi avrebbe fatto sentire una bambina debole,una che si lamentava di ogni cosa,e poi ero convinta che una volta arrivata alle medie sarebbe andata meglio. Avrei cambiato classe,ambiente,sarebbe cambiato tutto. Invece fu solo peggio. Anche le bambine cominciarono ad isolarmi e a giudicarmi per il mio modo di vestire, di parlare, per il fatto che non mi truccassi e non uscissi la sera come loro. Quegli insulti che trovavo scritti ogni mattina sul mio banco appena arrivavo a scuola,quegli scherzi,quegli inviti alle feste distribuiti di nascosto (ma neanche troppo, infondo io contavo meno di niente),quelle pallonate in faccia durante l’ora di ginnastica date palesemente apposta,quegli sgambetti mi facevano sentire sbagliata, un errore dell’universo,immeritevole della vita che le era stata donata.Questi pensieri,che mi facevano sentire utile quanto il più piccolo granello di sabbia sul fondale di un oceano,mi portavano a chiedermi che senso avessero le poche qualità che mi riconoscevo:andare bene a scuola,rispettare le regole,essere fisicamente in salute. Del resto anche Mia deve essersi chiesta che senso avesse il suo talento. Ho pensato di raggiungerla,ma non ho mai avuto il suo coraggio,il coraggio di liberarmi dal dolore,di seguire la pace interiore.In fondo è questo l’obbiettivo dell’universo,no? Liberarsi dei più deboli. Io,però,non ci riesco. Non riesco a farmi da parte,non sono come Mia,o forse il mio dolore non è ancora tanto forte.So di non essere sola,che ci sono tante altre persone che vivono schiacciate dal peso di una vita che sembra non volerle.Quest’anno,ad esempio ne ho conosciuta una. C’eravamo sempre incrociate per strada, ma ogni volta che era successo l’avevo sempre ignorata, come i miei compagni di classe ignoravano me,convinta che prima o poi sarebbe sparita.Invece sono stati proprio loro a farmela conoscere.Si chiama Paura.E’ sempre stata con me,ma non mi ero mai voltata ad ammettere la sua esistenza fino a quando uno dei miei professori non ha insistito perché ci conoscessimo davanti a tutta la classe.Era convinto che fosse la cosa migliore per me.E’ stato l’inizio della fine.Io e Paura passiamo molto tempo insieme da sole e per via di quest’amicizia vengo ignorata più di prima.Tutto sommato mi trovo bene con lei,ho capito che sta solo cercando di aiutarmi a trovare il coraggio di raggiungere Mia.E’ un’amica fedele,non mi ha mai abbandonato.Mi protegge perché mi vuole bene e non vorrebbe che mi capitasse nulla di male.Riesce sempre a farmi  ragionare quando penso di fare qualcosa che potrebbe nuocermi. E’ molto diversa dai ragazzi che mi prendono in giro a scuola.Ieri,però,abbiamo litigato.A scuola ho conosciuto un’altra ragazza, si chiama Marta.Mi è sembrata simpatica, l’opposto delle mie compagne di classe, così abbiamo cominciato a stringere amicizia. A quel punto Paura ha pensato che la volessi abbandonare e mi ha chiesti di partire subito con lei per andare a trovare Mia.Io le ho risposto che non volevo. Le voglio bene e farei di tutto per starle accanto, perché senza di lei mi sentirei persa,vulnerabile,ma c’è qualcosa che mi spinge a rimanere qui.Non so cosa sia.Ne ho parlato con Marta e lei mi ha consigliato di non partire,di allontanarmi da Paura perché potrebbe portarmi su una cattiva strada. Sento che dovrei darle ascolto ma non voglio perdere l’amicizia con Paura.

Quale decisione prenderà Aurora?

  • Abbandona l'amicizia con Paura per seguire i consigli di Marta e trovare la pace grazie a lei. (0%)
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  • Sceglie di rimanere fedele all'amicizia di Paura e partire per raggiungere Mia insieme a lei. (0%)
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  • Chiude il rapporto con Paura e parla del suo stato d'animo con suo nonno. (0%)
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