La Compagnia

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede ora? Uno dei sicari è ancora vivo? (50%)

guardati e spalle

Spingere via quel corpo morto era quasi come lottare ancora con lui. Rifiatò e imprecò in silenzio. ERa buio, ma non troppo. Perquisì velocemente l’uomo che quasi lo aveva ucciso,  certo che  non avrebbe trovato niente di importante. Già sapeva che quei tre appartenevano alla Compagnia, proprio come lui.  Un gemito soffocato, lo fece girare. Il primo dei tre, vicino alle scale. Si trascinò fino da lui. La ferita gli faceva male e di sicuro stava lasciando una traccia di se su quel tetto. Rivoltò di schiena l’uomo ancora intontito e per essere sicuro di non ricevere sorprese lo colpì ancora abbastanza forte da togliergli ogni volontà di riprovarci, ma non abbastanza da ucciderlo. “Perchè la Compagnia mi vuole morto?!” gli chiese a denti stretti a pochi centimetri dal suo volto. LO scrollò più volto ottenendo solo altri versi inarticolati. L’uomo si afferrò alla sua mano cercando invano di farlo smettere. I suoi occhi erano dilatati, le pupille differenti tra loro. Lui non poteva dirgli niente. Lo colpì ancora facendogli perdere i sensi e lo abbandonò li. C’era ancora qualcuno che di sicuro sapeva qualcosa di più. Quella donna. 

Sentiva i goccioloni di sudore freddo corrergli lungo la schiena, segni di debolezza imminente. Recuperò lo zaino. L’uomo di mezzo aveva un coltello, lo scambiò con il proprio e ricreò velocemente una scena di uno scontro fra quei tre, mettendo in mano all’unico supersitite l’arma. Tempo. Questo gli forniva un po’ di tempo per potersi allontanare, almeno con le forze dell’ordine. La Compagnia, avrebbe scoperto molto prima, che lui in effetti era sopravvissuto all’agguato. SCese lungo le scale esterne, quelle anticendio. Ad ogni piano scrutava attentamente i dintorni, nel frattempo pensò ad una soluzione. Non poteva dirigersi al silos dove aveva lasciato il proprio mezzo. Non poteva raggiungere il rifugio in città, di sicuro erano entrambi sorvegliati. Si fermò al secondo piano. Le scale davano sull’uscita di sicurezza a vetri del corridoio. La porta non era allarmata, la spinse e si aprì un po’ ruvida sui cardini. Telecamere e sistemi di sorveglianza erano disattivati, raggiunse le scale interne e scese nel parcheggio sotterraneo. 

Un’auto stava uscendo dal parcheggio, gli passò accanto. Si era voltato un secondo in ritardo, non era più così lucido. Sperò quanto meno di non essere troppo evidente, in quello stato. Dall’altro ingresso una donna fece la sua comparsa. scarpe da ginnastica, zaino di una palestra, capelli raccolti in una coda morbida. Non gli piaceva farlo, ma in quel momento non aveva alternative. La seguì a distanza. Si accesero le frecce di una auto chiara, una berlina. La donna aprì il bagagliaio e mise dentro lo zaino, poi aggirò dal lato guida ed aprì la portiera infilandosi dentro.

Neiro attese l’attimo in cui lei non guardava attraverso gli specchietti e si infilò dietro il suo sedile. “Non urli” le ingiunse. La donna con la cintura di sicurezza in mano lo fissò dallo specchietto interno e il suo volto passò dallo sbigottito al terrorizzato. “Cosa…cosa vuole. Io non ho…”.

“Faccia quello che le dico e nessuno si farà del male. Ora, come ti chiami?”.

“E..elys”.

“Bene, Elys. Dove eri diretta?”.

“Scendi subito dalla mia auto!” si incendiò lei. Mollò la presa sulla cintura e stava già per scendere. Lui afferrò la cintura al volo e la schiacciò contro il sedile guida.

“Ricominciamo, Elys. Fai quello che ti chiedo e non ti accadrà nulla di male” gli disse lui all’orecchio. “Ora metti in moto e guida in maniera pulita. Non attirare l’attenzione con movimenti bruschi, non ci pensare neppure. Non ho molto da perdere, tu invece si”.

Lei lo fissò con odio malcelato attraverso lo specchietto. Serrò la mascella. “Ti sei fatto di eroina? Sei sudaticcio, pallido, tremi leggermente…”. Lo scrutò più attentamente e vide la macchia più scura emergere dal giubbino scuro all’altezza della spalla sinistra. “Dovresti andare in ospedale”, gli disse.

“Sta zitta e guida!”, le ordinò.

Lei Prese le chiavi e le depose sul sedile del passeggero. Neiro non riusciva quasi a credere a quel gesto. Era chiaramente spaventata, ma non così tanto come aveva sperato. “Questo cosa significa, prendi quelle cazzo di chiavi e metti in moto!”, stava perdendo la pazienza oltre che la lucidità.

Lei lo fece. La macchina partì con calma, uscì dal parcheggio e si infilò nel traffico serale. “Dove siamo diretti?” chiese lei.

“Fuori città. Prendi la radiale quando saremo fuori ti dirò dove andare!”. Chi era quella donna, si chiese. Fecero il giro dell’isolato, per raggiungere l’arteria di scorrimento. Passarono davanti all’ingresso dell’altro palazzo, quello del suo incarico. Un furgone bianco con delle scritte sulla fiancata era parcheggiato li, un uomo era al volante in attesa. Qualcosa scattò, come una premonizione, i loro occhi si incrociarono per un breve istante e si riconobbero nei rispettivi ruoli. A conferma, la donna emerse dal palazzo. Neiro imprecò a mezza voce. “Elys devi fuggire subito via, vai! Accelera!!”.

Elys, chi è?

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  • La donna gli fa il gesto della pistola (0%)
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  • Il furgone li insegue (0%)
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2 Commenti

  1. Ciao, Markoor,
    ci catapulti in un film d’azione classico: un sicario “incastrato” da altri sicari, scene di lotta tra cornicioni e scale antincendio, l’immancabile la femme fatale. Sulla vicenda non ho nulla da dire: seguo nella curiosità di vedere chi vuole morto Neiro e perché. Ho votato perché un sicario sia ancora vivo, magari potrà darci delle informazioni.
    Sulla forma, ho notato un paio di cosette, te le segnalo, poi tu ne fai quello che vuoi, tanto siamo tutti qui per divertirci 🙂
    La prima non è un’osservazione ma una domanda? Perché hai scritto la prima frase al passivo? “Il mirino del fucile inquadrava la finestra…” non era più immediata? Ma è solo una questione di gusti, immagino.
    “il suo lavoro sarebbe stato rimandato a future”: non l’avevo mai sentita l’espressione ” a future”
    “Qualcosa di luminoso fece comparsa nelle mani di lei..”: comparve, spuntò, apparve. Fece comparsa suona male.
    “qualcun’altro era sulle tracce del suo compito? si chiese.”: qualcun altro senza apostrofo. (Magari avrei anche messo “target” o “obiettivo” più che compito, che poi lo usi anche dopo, eviti la ripetizione). Ma soprattutto, la domanda indiretta non puoi scriverla così: dovrebbe essere “si chiese se qualcun altro fosse sulle tracce del suo compito”, senza il punto interrogativo.
    ” appena il primo dei due si volse per inquadrare il secondo”: qui non ho capito il senso di inquadrare. Cercava il complice con gli occhi?

    L’ultima annotazione che posso farti è che hai usato troppi puntini, particolarmente nella prima parte. Secondo me gli unici davvero giustificati sono quelli in cui Neiro sta chiedendosi che senso abbia dare un doppio incarico di eliminare qualcuno ed è interrotto dallo sguardo della donna e capisce di essere in pericolo. Però i puntini di sospensione devono essere 3, per essere corretti non 2.
    La scena della colluttazione è ben gestita, mi è piaciuta, è concitata, si legge con pathos, un finale di capitolo che dà voglia di leggere il seguito.
    Spero che le mie osservazioni non ti dispiacciano: è uno dei motivi di interesse dei siti di scrittura, scambiare consigli e reazioni.
    A rileggerti

    • Grazie per le tue precise ed attente osservazioni, Six Pistols.
      Primo errore non averlo riletto, se lo avessi fatto probabilmente lo avrei modificato altre tre, quattro volte, prima di pubblicarlo. Hai ragione troppo e mal gestiti i finti puntini di sospensione, alla fine rubano spazio alle parole.
      La frase “Tutto era scivolato via…rimandato a future…” doveva rappresentare il pensiero di Neiro che si interrompe bruscamente su “future” per riposizionarsi sul mirino e sul suo obiettivo. Chiaramente lo sapevo io, ma non sono riuscito a renderlo tale anche agli altri.
      Ancora grazie per avermi dedicato del tempo. A presto con il secondo capitolo!!

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