LA MIA MASCHERA NERA

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Dunque, vediamo un po’ come potrei iniziare. Era una fredda mattina di dicembre ed io, come al solito avevo appena finito di fare colazione. In TV davano i cartoni animati ma le mie palpebre erano ancora troppo socchiuse per poter capire il senso della puntata. Come ogni mattina non avevo alcuna voglia di lasciare quel mio bel posticino davanti alla mia tazza di latte. Quanto era bella quella tazza. Aveva una piccola crepa sul bordo ed ogni volta che ci bevevo, cercavo sempre di non avvicinarmici troppo. Era perfetta nella sua imperfezione. Come qualsiasi cosa dentro casa, d’altronde. Al mattino era come se ci fosse un flusso magico di energia che mandava avanti ogni cosa. Mia madre sempre sorridente, l’odore del caffè nella Moka, la mia abbondante colazione, il dentifricio sullo spazzolino. Tutto perfetto. Finché non arrivavano le otto meno cinque ed ero costretto a varcare la soglia per andare a scuola. Sgusciavo via sempre lentamente, nella speranza che qualcosa mi rispedisse dentro casa, ma la scuola è un dovere, l’unico dovere richiesto ai ragazzi ripeteva sempre mia mamma. Ed il flusso mi abbandonava, puntualmente lì, sulla soglia. 

Il tragitto da casa a scuola era ciò che mi rendeva più nervoso. Era un “nervosismo da prima volta”, di quelli che si riesce a sentire quel demone nero chiamato ansia entrare nelle viscere del corpo e mangiare lentamente la ragione e l’anima. Lo sentivo. Lo stomaco iniziava a chiudersi e le spalle farsi più rigide. Ogni maledettissima mattina lo sentivo arrivare lento ed inesorabile. Per combattere questa situazione facevo il giro più lungo per arrivare a destinazione, cosi potevo accendermi una sigaretta e non farmi vedere da nessuno. Non mi piaceva in realtà ma i miei ripetevano che fosse un ottimo alleato contro la tensione, che fumavano per questo. Era evidente che fumassi anch’io per lo stesso motivo. Buttavo la sigaretta sempre nello stesso tombino, lasciandola affogare nel mare di merda li sotto. Quanto la invidiavo. Quella stramaledetta sigaretta affogava e si spegneva in quello schifo. Ne diventava complice. Era una piccola parte del grande mare di merda. Si confondeva con la merda.  

Io invece nel mare di merda ci sguazzavo ma ne uscivo di nuovo. Entravo alle otto ed uscivo alle 13, a volte alle 14. Sei giorni su 7. Un incubo che durava da mesi ormai. Un incubo di merda. Quindi, anche quella mattina stavo entrando a scuola ed ecco, puntuale come un orologio svizzero(di merda), Antonio. 

Quel bastardo. Era lui la causa del mio bagno di feci giornaliero. Mi aveva preso di mira da mesi e non era intenzionato a lasciarmi in pace. Per me quel tipo era l’incarnazione del male. Lui e la sua combriccola di teste di minchia rompevano i coglioni a chiunque all’interno dell’istituto. 4 perdigiorno uguali. Uguali nel senso che si vestivano uguali. Si muovevano uguali. Parlavano in maniera uguale. Tutti con lo stesso giubottino di pelle e i risvolti alle caviglie. Uguali. 4 teste di cazzo da sbattere con la testa nel cesso e tirare lo sciacquone, in maniera uguale. Oh e poi, avevano tutti lo stesso profumo, che non dimenticherò mai. Giuro che sapeva di merda. 

“Ehi ciccione” iniziò. Mi fermai un attimo a guardarlo, gli avrei voluto tirare un cazzotto tra i denti e sfigurarlo a vita, ma non ne ebbi il coraggio, neanche quella volta. Abbassai la testa e continuai. “Oggi la mammina cosa ti ha preparato? Panino con mortadella da 400 gr?”

“Vai a fare in culo” gli dissi, mentre gli passavo davanti. Era alto Antonio, sarà stato sul metro e 85, palestrato. Si voltò di scatto e si mise di fronte a me, fissandomi negli occhi.

“Sai come cade una balena?” Continuò. 

Prima ancora che potessi rendermene conto, quel pezzente mi spinse con tutta la sua forza all’altezza del petto. Dietro di me si era accovacciato quel vigliacco di Giacomo. Andai a sbattere contro il suo busto e bum, un tonfo assordante e un dolore terribile. Mi scappò una scorreggia. Rumorosa. Ci furono 10 secondi di silenzio assoluto. Poi delle risate malefiche. Cazzo avevo scorreggiato. La ciliegina sulla loro torta di merda.

Antonio mi si avvicinò con quel suo viso squadrato e quegli occhi perennemente rossi

“Ehi balenottera, non sapevo che oltre a cadere le balene fossero anche in grado di cagare.” 

“Seee… ma non lo vedi che è gonfio e ripieno di mer…” disse Giacomo, ma non fece in tempo a finire la frase perché gli sputai in un occhio.

“EHI! COSA CAZZO FAI? CHE SCHIFO MALEDETTO! TI AMMAZZO!” 

Vidi il suo pugno avvicinarsi al mio viso, stavo per tirare un’altra scorreggia quando qualcun altro si avvicinò, bloccandolo. 

“Stai Fermo deficiente, sta arrivando Panati. Andiamocene.” Era Oscar, il meno peggio del gruppo. Gli avrei spaccato il culo volentieri, ma questa volta lo dovevo ringraziare. 

“Tu alzati da lì lardoso, e non spiaccicare parola.” Mi disse. Annuii e mi rialzai. Intanto Giacomo, girandosi di scatto mi fece il segno della croce. Cazzo. Ero nei casini sul serio. Mi avrebbero cambiato i connotati, ne ero sicuro. 

Come reagirà il protagonista alla vicenda?

  • Racconterà l'accaduto al prof. (33%)
    33
  • Scapperà da scuola cercando un modo per vendicarsi. (33%)
    33
  • Entrerà in classe cercando di far finta di niente, come sempre. (33%)
    33

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3 Commenti

  1. Ciao Manuel, innanzitutto benvenuto su The Incipit! 🙂
    Leggendo il commento che ti ha lasciato Six Pistols prima di me ho pensato di evidenziare qualche aspetto positivo e bilanciare un po’ i pareri.

    Trovo interessante il tema, seppur non originale, perché anch’io ho una vicinanza particolare all’argomento.
    Al contrario di Six Pistols non trovo incoerente il carattere del protagonista, anzi. Non sono d’accordo nel dire che le vittime di bullismo debbano essere fragili, perché la persona problematica in queste dinamiche è essenzialmente il bullo, che sceglie di tormentare una vittima per svariati motivi, non sempre legati alla personalità di quest’ultima. Nel tuo caso mi pare evidente che il “difetto” scatenante sia il peso del protagonista, un dettaglio fisico, non caratteriale. Trovo superficiale associare a una vittima una mentalità debole, come se non fosse provvista di personalità intrinseca. Ti dirò di più, secondo me è verosimile che sviluppi aggressività e pensieri violenti, proprio perché obbligata a incassare a ripetizione senza riuscire a sfogarsi. Mi viene in mente una serie Netflix molto discussa proprio per l’eccentricità della protagonista, vittima di bullismo che decide di vendicarsi in tutti i modi possibili e immaginabili, spesso immorali e criminali: si chiama Insatiable.
    Infine penso sia catartico leggere di una vittima che pur nelle vessazioni non perde il sarcasmo e sa anche fare della sottile autoironia qua e là.
    Dalle premesse, mi aspetto una bella vendetta in linea con questo spirito.

    In chiusura concordo nel dire che la punteggiatura andrebbe curata un po’ di più e che dovresti prestare attenzione alle ripetizioni, quando non necessarie. Non mi riferisco al primo paragrafo in cui compare la parola “merda”, dove è evidente che la ripetizione sia un’anafora voluta, ma più avanti, quando il concetto comincia a diventare ridondante. Nonostante questi difetti ho trovato altre trovate stilistiche molto mature, quindi penso che tu abbia potenziale e debba solo prendere un po’ la mano! Aggiorna presto mi raccomando!

  2. Ciao Manuel.
    Ho letto il tuo Incipit. Le storie sul bullismo hanno sempre avuto un particolare ascendente su di me, anche se questa l’ho trovata molto cruda e, a tratti, un po’ volgare. Forse è il tuo stile ma con la parola “merda” ci sei andato giù pesante.
    Scusa se mi permetto di farti notare due cosucce. Spero non ti offenderai anche perché io, le critiche costruttive, le accetto sempre molto volentieri.
    In questa frase:
    …di quelli che si riesce a sentire quel demone nero chiamato ansia entrare nelle viscere del corpo e mangiare lentamente la ragione e l’anima…” manca di una giusta punteggiatura… Prova a leggerlo a voce alta: io l’ho fatto e manca davvero una pausa per riuscire a riprendere fiato… Non credi?
    Riguarda i refusi (es: così non cosi).
    Riguarda le ripetizioni: maledetta, maledetto, stramaledetta… L’ho letto troppe volte.
    Poi capisco la situazione ma non comprendo la violenza che il protagonista (a proposito: come si chiama?) prova nei confronti dei bulli. Di solito la vittima è fragile, soprattutto psicologicamente… Nonostante tutto, non sono riuscita ad entrare in empatia con lui, mi aspettavo un ragazzo con le tipiche caratteristiche del bullizzato invece, da come la pensa, sembra come “sdoppiato” e incoerente.

    Infine hai utilizzato la parola “profumo” per descrivere l’odore della “merda”… Visto che i francesismi qui si sprecano, avrei utilizzato “puzza” o qualche altro sinonimo.

    Seguo comunque la storia.
    A presto.

    • Ciao!
      Ti ringrazio per il tuo commento e non ti nascondo che sono stato felicissimo nel leggerlo! È la mia prima storia ed il mio obbiettivo principale è proprio quello di ricevere dei commenti come il tuo per poter finalmente capire dove e cosa sbaglio! Ti sono davvero molto grato!
      Spero che il seguito della mia storia possa piacerti, se così non fosse, ti prego di farmi notare cosa pensi si possa migliorare.
      Grazie ancora, a presto

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