L’importanza di saper fallire

Dove eravamo rimasti?

E adesso? Accetta la proposta di Helene (100%)

NIENTE È COME SEMBRA

Quando Helene smise di parlare, Fox si ritrovò bloccato in un silenzio innaturale. Abituato come era ormai allo sferragliare meccanico dei macchinari, era difficile pensare che non ci fossero più. Sentiva l’eco dei suoi passi mentre camminava nervosamente per il settore. Non sapeva cosa fare, o cosa sarebbe successo tra poco, erano solo lui e le parole criptiche dell’ultimo messaggio dell’IA, che non lo aiutavano in nessun modo nella sua decisione.
Entrambe le scelte percorribili erano un azzardo, ma di una cosa era sicuro: se fosse uscito da lì avrebbe riniziato la sua corsa con la sicurezza, e forse questa volta non sarebbe riuscito a salvarsi.
Va da sé quindi che la strada più sicura, nonostante fosse quella con più incognite, poteva essere solo accettare. E lo fece, non troppo convinto di quello che stava dicendo, ma comunque speranzoso sul fatto che forse quello che avrebbe trovato non lo avrebbe ucciso.
Quello che venne dopo fu terribile. Non era più solo silenzio, ma uno scontro in campo aperto con i suoi demoni interiori. Furono brevi momenti ma sufficienti perché mettesse in dubbio le ragioni che lo avevano portato a quella scelta, spingendolo in ogni modo a fargli cambiare idea, ma quando una sirena iniziò a suonare capì di non avere più quella possibilità.
Fox non afferrò subito il messaggio implicito che quell’allarme gli stava trasmettendo, ma non ci volle molto a collegare a questa cosa la sua risposta di prima, e come capì questo comprese anche che qualcosa di grande stava per succedere, nel bene e nel male. 
Provò a chiamare Helene per chiederle istruzioni diverse volte, ma non gli rispose, limitandosi sempre a ripetere formalmente la stessa frase ogni volta che faceva quella domanda: <<Durante le operazioni restare fermi nello spazio assegnato>>.
Rimase pensando a quelle parole diverso tempo cercando di trovarci un senso, ma non riusciva a collocarle in una causa, fino a quando non le vide realizzarsi praticamente.
Ogni cosa che collegasse il cinque al resto della struttura si stava rapidamente disattivando, fino a che non rimase nulla. Ora se da una parte non doveva più temere che qualcuno potesse entrare, dall’altra lui non poteva più tirarsi indietro. Solo andare avanti.
Aspettò un segno per molti minuti, ma quando si accorse di essere da solo decise di agire: andare nell’area riservata. Una volta che fu davanti alla porta non riuscì subito ad aprirla, anzi non la aprì affatto. Infatti appena aveva provato a sfiorare la maniglia si era visto un laser in mezzo agli occhi, gentile invito a stare fermo, mentre una luce lo trapassava a destra e sinistra diverse volte.
Quando il laser scomparse, sentì la serratura scattare, mentre una voce robotica e fredda disse gli esiti <<Utente 19/F: autorizzato a procedere>>. E fino a qui tutto bene, finché non scoprì che il suo ID e la sua posizione esatta erano stati inviati al sistema centrale. La voce si era giustificata poi dicendo che erano per soccorrerlo nel caso si fosse trovato in pericolo nel laboratorio, ma adesso quelli che lo stavano braccando sapevano esattamente dove era. Da quel momento non sarebbe passato molto che le guardie sarebbero andate al computer centrale per far sbloccare le porte forzatamente, e questo non doveva succedere.
Da quella scansione in poi sembrava essere tornata la calma, ma dopo pochi momenti di pace, il suo incubo si realizzò. Helene irruppe nella stanza allarmata, in quella che sembrava la modalità da battaglia, e questo fece capire quanto la situazione fosse critica.
<<Fox che diavolo hai fatto?>> Chiese cercando di ostentare una finta calma.
<<Tu non rispondevi, e comunque da quando mi chiami per nome?>> rispose sorpreso e infastidito.
<<Da quando lo hai fatto sapere a tutta la struttura>>.
<<Puoi fare qualcosa per salvarmi?>> chiese, dritto al punto.
<<Il protocollo di isolamento regge ancora, ma presto troveranno il modo di bypassarmi e allora lì non potrò più proteggerti>>.
Quell’affermazione gli sembrò da subito strana, come ci fosse qualcosa sotto, ma non era sicuro e allora invece di perdere il poco tempo che aveva per scoprirlo, decise di perdersi un attimo per sapere perché una cosa fredda come una IA, nonostante Helene non lo fosse mai stata, volesse impiegare per salvare qualcuno che per lei era uguale a tutti gli altri.
<<Perché ti importa così tanto di me?>> disse schietto.
Lei non rispose. Si limitò a dire solo <<Entra nella stanza. La porta del laboratorio la puoi aprire solo tu. Non posso più bloccarli>> e poi scomparve, senza lasciare possibilità a Fox di replicare.
Vestì in fretta la tuta e passò la porta della camera stagna. Ebbe solo il tempo di vedere le porte del settore riaprirsi, poi più nulla.
 
Poco dopo. Quando furono sicuri che Fox non sentisse.
 
<<Qui Helene: tutto è andato come previsto. Il creatore è nel laboratorio. Inizio simulazione>>.
 

Che cosa approfondiamo nel prossimo episodio?

  • La Exenor in generale (0%)
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  • L'area riservata. (0%)
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  • La storia di Fox. Prima e dopo Exenor. (100%)
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42 Commenti

  • Ci è voluto un bel po’ ma alla fine ce l’abbiamo fatta 😀 Allora, il finale mi è piaciuto, nella sequenza finale della stanza con la scrivania ha un vibe un po’ “evangeliano” che funziona e tutto sommato la storia ha un buon ritmo, ma come già ti è stato detto è stata davvero molto penalizzata dal ritmo di pubblicazione e credo da una mancanza di revisione, almeno a giudicare da quest’ultimo capitolo, dove ci sono parecchi refusi e tempi verbali che cambiano un po’ a caso. Comunque, l’idea di base della storia non è originalissima ma il modo in cui l’hai messa in scena è particolare e sono contento di averla letta. A presto!

  • Grazie del riassunto, ne ho beneficiato anche io! Direi di proseguire spediti visto che non mancano troppi capitoli al finale, quindi opto per il pulsante verde del sì (si intuiva per cosa stessero i colori, ma puoi comunque usare anche i caratteri della domanda e delle risposte per dare qualche dettaglio in più, se necessario)

  • Ciao salvo!
    La prima cosa che mi ha attratta dopo aver letto il tuo commento sotto la storia della mia amica Caterina è il titolo, a prescindere dal genere del tuo racconto. A parte i refusi, che già altri ti hanno fatto notare, mi è piaciuta molto la trama. Anche il tuo stile mi piace: magari sapessi descrivere le scene d’azione come te, io ho sempre difficoltà:) ti seguo comunque. A presto!

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