L’importanza di saper fallire

Dove eravamo rimasti?

Che cosa approfondiamo nel prossimo episodio? La storia di Fox. Prima e dopo Exenor. (100%)

SEGRETI

20 anni prima. 2034
 
 
«Hai mai visto la neve sporca di sangue?» chiese «Trovo sia artistico quando il rosso si unisce al bianco».
«Sei responsabile quanto me di quello che è successo» replicai aspro.
«Dovevi vederti. Una marionetta che eseguiva tutti gli ordini che gli davano» disse ridendo sarcastico.
«Quei tempi sono finiti. Vattene o ti farò conoscere personalmente come è il sangue sulla neve».
Mentre gli parlavo non avevo voluto guardarlo in faccia, perché sapevo che se lo avessi fatto lo avrei di certo gettato a terra mentre sputava sangue da ogni buco che aveva in corpo.
Poco dopo sentì i suoi passi mentre si allontanava e questo mi fece rilassare la mano, contratta a pugno così a lungo da farla diventare bianca. Quando fui sicuro di essere da solo, finì di fumare e rientrai dentro.
Appoggiai il cappotto e rindossai la divisa, un completo nero modificato da motociclista, insieme al camice e mi diressi al vano ascensore per salire dal dottor Julian, il responsabile.
Una volta lì strisciai il badge sul lettore e aspettai che la cabina mi portasse al primo livello.
Fu un viaggio breve, e in poco fui arrivato. Appena sceso dal vano imboccai un corridoio e fui in fretta nel suo ufficio. La porta cigolò quando entrai, annunciandomi allo scienziato che in quel momento stava scrivendo qualcosa. «Ah sei tu. Chiudi la porta quando entri» disse freddo, non facendosi sorprendere.
Feci come disse e mi sedetti, dritto davanti a lui. «Perché mi hai chiamato?» gli chiesi.
«Voglio che partecipi al progetto Stirpe» disse l’uomo.
«Credevo che avessimo smesso di parlarne ormai».
«Per il bene di tutti devi cambiare idea» afferma deciso.
«Quella cosa ci distruggerà e quando succederà non ci voglio essere per vederlo».
Julian accenna un sorriso e si dirige verso un mobiletto con alcune bottiglie di liquore sopra.
Ne stappa una, versa due bicchieri di whisky, poi ritorna alla scrivania.
«Cambiamo argomento» dandomi uno dei due bicchieri «Hai trovato Alfa?».
«I test sugli speciali…» inizio a dire, ma vengo interrotto.
Un breve calo di tensione seguito dall’allarme generale.
«Attenzione: codice nero. Struttura compromessa» dice una voce robotica.
Subito dopo i soldati irruppero nella stanza «Sta arrivando. Dobbiamo andare!».
Una volta usciti arrivammo nell’atrio. Ogni minuto che passava arrivava sempre più gente, creando un ambiente chiassoso e incomprensibile.
Quando ci fummo tutti il capitano Arner, capo della sicurezza, parlò.
«Non vi mentirò. Il rifugio è stato violato. Non sappiamo cosa sia ma sta arrivando rapidament…».
Non riuscì a finire la frase che la folla esplose. Una manifestazione di paura collettiva difficile da domare.
L’ufficiale tentò più volte di riprendere il controllo, ma non ci riuscì. Allora sparò, la sala si svuotò di tutto.
«So come vi sentite in questo momento» riprese «Ma dobbiamo stare calmi ed aspettare i soccorsi».
Detta l’ultima parola scese dal palco e andò in un corridoio con Julian a parlare.
«Che cosa è successo?» domandò schietto Julian.
«Non possiamo più rimandare. Bisogna evacuare tutti e fuggire!» esclamò allarmato il capitano.
«Rispondi alla domanda» incalza il dottore.
«Non lo so. I tecnici hanno detto di un guasto ad un generatore, poi ho perso il collegamento».
«Deve esserci di più, ma ormai non possiamo fare più nulla. Andiamocene» disse rassegnato.
Detto ciò estrasse una radio dalla cintura e la accese «Qui Julian. Richiedo evacuazione immediata».
Dall’altra parte risposero subito. «Vi vediamo. Stiamo arrivando».
«Dovete venire subito!» sbraitò il professore.
«Non possiamo fare altrimenti signore» controbatté il ragazzo.
«Qualcosa è entrato qui dentro e sta per arrivare a noi. Saremo già morti quando arriverete».
La persona dall’altra parte rimase in silenzio qualche attimo poi rispose, «Buona fortuna» e chiuse.
Appena Julian fu sicuro di essere rimasto solo, non ci vide più e lanciò la radio in un impeto d’ira.
Questa andò a finire contro un muro, rompendosi in due.
«Arner!» urlò pochi minuti dopo «Porta tutti qui e leviamoci da questo posto del cazzo».
Bastò poco che il piano si riempì di persone. Ora erano tutte lì, e avrebbero tutte condiviso lo stesso destino.
Quando anche l’ultimo piano sicuro fu sgomberato, il sistema di contenimento scattò, isolando tutto.
Allo scatto dell’ultima serratura, si sentivano le urla di chi non ce l’aveva fatta uscire dagli interfoni.
Erano disturbanti, dure, e esprimevano appieno cosa doveva essere stare a contatto con la cosa.
Alla fine le aeronavi arrivarono, a fatica, ma ce la fecero. Erano quasi tutti dei civili, accompagnati dai soldati. Uno reggeva un palmare nella mano, e stava parlando alla persona nello schermo.
Il militare mi osservò e poi mi indicò, credo su indicazione dell’individuo con cui parlava.
«Ragazzo, è per te» fece poco dopo, avvicinandosi e porgendomi il tablet.
«Dottor Halderian, o Fox come si fa chiamare, è un piacere rivederla».
 
 

Come continuiamo?

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42 Commenti

  • Ci è voluto un bel po’ ma alla fine ce l’abbiamo fatta 😀 Allora, il finale mi è piaciuto, nella sequenza finale della stanza con la scrivania ha un vibe un po’ “evangeliano” che funziona e tutto sommato la storia ha un buon ritmo, ma come già ti è stato detto è stata davvero molto penalizzata dal ritmo di pubblicazione e credo da una mancanza di revisione, almeno a giudicare da quest’ultimo capitolo, dove ci sono parecchi refusi e tempi verbali che cambiano un po’ a caso. Comunque, l’idea di base della storia non è originalissima ma il modo in cui l’hai messa in scena è particolare e sono contento di averla letta. A presto!

  • Grazie del riassunto, ne ho beneficiato anche io! Direi di proseguire spediti visto che non mancano troppi capitoli al finale, quindi opto per il pulsante verde del sì (si intuiva per cosa stessero i colori, ma puoi comunque usare anche i caratteri della domanda e delle risposte per dare qualche dettaglio in più, se necessario)

  • Ciao salvo!
    La prima cosa che mi ha attratta dopo aver letto il tuo commento sotto la storia della mia amica Caterina è il titolo, a prescindere dal genere del tuo racconto. A parte i refusi, che già altri ti hanno fatto notare, mi è piaciuta molto la trama. Anche il tuo stile mi piace: magari sapessi descrivere le scene d’azione come te, io ho sempre difficoltà:) ti seguo comunque. A presto!

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