Punto a capo

Dove eravamo rimasti?

Cosa dirà la ragazza al protagonista? Chiederà se sono aperti sabato e il giovane sprofonderà, illuso, tornando a farsi sotterrare dalla routine. (33%)

Vortice

-Siete aperti sabato?

-Si ci siamo, ora che è iniziata l’alta stagione.

-Va bene allora ci vediamo, devo farti una proposta.

-Una proposta? Mi devo preoccupare?

Non sto qui a dirvi cosa mi è girato per la testa. Non sto qui nemmeno a descrivere la risata che mi è uscita. Sembra che ho appena terminato di fumare marijuna. E lei come me, visto che mi è venuta dietro. Due fattoni sotto il limpido cielo primaverile, avvolti dal profumo di erba di campo appena tagliata.

-No non ti preoccupare, ti spiegherò con calma.

E’ salita in auto e le ho aperto il cancello.

Il resto del pomeriggio è proseguito nello smistamento di asciugamani e lenzuola piene di calzini.

Non immaginereste quante dannate calze si trovano nelle lenzuola. Tante da chiedersi come sia possibile non cercarle il mattino seguente. Come se fosse scontato che il letto ti mangia la biancheria e chi si è visto si è visto.

Sono andato a casa e mi sono fatto una bella doccia per lavare anche lo sporco del giorno dopo. Cena, divano e lettura. ‘Freddo nell’anima’, di Lansdale. Un romanzo interessante, letto a frazioni a causa della simpatica cucciola di amstaff. Prima mi salta in braccio, pesa ventidue chili. Poi mi prende a testate con in bocca i suoi giochi umidicci. Dopo cinque minuti che non la calcolo mi ruba una ciabatta e se la porta allegramente in cuccia. Mi alzo e vado a riprendermela. Come mi avvicino abbassa le orecchie e sprofonda nel cuscino che sembra essersi improvvisamente trasformato in sabbie mobili.

Che sagoma.

Mi sveglio venerdì, sabato è alle porte. Passo la giornata a chiedermi quale sarà mai la proposta che mi deve fare Rebecca. Che le serva un rappresentate? Un operaio nell’azienda del padre? Che lavoro farà poi un confezionista? O meglio, cosa potrei fare io li dentro? Il segretario di Rebecca? Non certo la mia ambizione, ma pur sempre una nuova esperienza.

Fantastico tra lenzuola rancide, asciugamani profumati, confezioni di biscotti, calzini, carte di preservativi, ancora calzini e altri dannati. Potrei metterli da parte e aprire una dannata bancarella. Quindi faccio bolle, preparo e consegno ordini, ancora bolle, aspirapolvere, mangano, piegatrice. Etichette, telefono, etichette e campanelli che suonano. La sera è arrivata al volo. E’ divertente, vi inviterei a venire al lavoro con me qualche giorno. Uno spasso, non ci si annoia, porco mondo.

Doccia.

Cena.

Divano.

Meditazione.

Branda.

Ed è subito sabato.

Mi sveglio come un quindicenne che deve andare in gita a Barcellona.

Apro le finestre, scendo, bevo un bel bicchiere d’acqua e un caffè, dopo averlo quasi aspirato dalle narici tanto è buono il suo aroma questa mattina. Mi lavo, mi cambio, faccio il letto, chiudo la finestra e pulisco un regalino che l’amstaff, Zoe, mi ha nascosto in un angolo del salotto.

Una mattinata produttiva, direi.

Arrivo al lavoro, raggiante, tra colleghi sereni e facce da funeral party.

Sono le 8.20 quando suona il campanello. L’aspetto felice e curioso come se attendessi Babbo Natale. Rebecca scende dall’auto e corre verso il capannone cercando di bagnarsi il meno possibile, ma piove che Dio la manda.

Che carina. Saltella sorridente come una bimba nel suo vestito nero e i collant neri, stivaletti e giacca di pelle.

-Buongiorno Rebecca.

-Ciao Paul, tutto bene?

-In forma, come sempre, sereno. Bevi un caffè?

-Volentieri, speravo me lo chiedessi.

E per chi mi hai preso, un mascalzone? Mannaggia a me se non ti offro nemmeno quello.

Saliamo le scale in acciaio. Non faccio in tempo a raccomandarle di fare attenzione che potrebbero essere scivolose che lei spicca il volo plastico. Le afferro l’avambraccio e mi stringo alla ringhiera, lei recupera l’equilibrio e si arrampica su di me come se mi dovesse scalare.

Profuma di fiori bianchi. Le sorrido, mi sorride e si sistema i riccioli scuri dietro l’orecchio.

-Per un pelo!

Dice lei.

-Già, non sarebbe stato piacevole.

Arriviamo in cima sani e salvi ma con sette/otto anni in meno per lo spavento.

-Come lo prendi?

-Nero, grazie.

Le prendo il caffè dalla macchinetta e seleziono il mio.

-Non sei qui da molto, come ti trovi?

-Sono qui da sei mesi, tutto sommato mi trovo bene.

-Di cosa ti occupi?

-Faccio tutto ciò che c’è da fare: organizzo i viaggi; preparo e consegno gli ordini; controllo le restituzioni; do una mano in produzione. Mi diverto, imparo molte cose. Toglimi una curiosità: voi nello specifico di cosa vi occupate?

-Acquistiamo capi all’ingrosso e poi li vendiamo ai punti vendita dopo averli personalizzati.

-Anche il vostro sembra essere un lavoro interessante.

Mi sorride mentre sorseggia il caffè.

-Allora Paul, come ti dicevo ho una proposta da farti. E’ un po’ che ti osservo e ho notato che sei puntuale e preciso nel lavoro. Sai porti molto bene con le persone e per questo ho pensato a te per il lavoro che ora ti spiego. Per il momento deve restare una cosa tra noi. Forse per sempre. D’accordo?

E chi non lo tiene un segreto se lo chiedi tu.

Quale lavoro gli propone?

  • Ha bisogno di un killer per un conto personale in sospeso (20%)
    20
  • Ha bisogno di una talpa per spionaggio industriale. (60%)
    60
  • Lo vuole ingaggiare per il front office. (20%)
    20

Voti totali: 5

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18 Commenti

  1. La storia scorre piacevole, con un bel ritmo cadenzato, scarno ed immediato.
    “Mi sveglio come un quindicenne che deve andare in gita a Barcellona.”, bellissima metafora, rende l’idea dell’emozione del protagonista.
    Ho votato per lo spionaggio industriale.
    Buon lavoro!

  2. La storia scorre veloce e bene, unico appunto nei dialoghi finali non si capisce bene chi è a parlare. Poi se parla di lavanderia cosa c’entrano i viaggi, gli ordini e le restituzioni? Non capisco. E Rebecca lavora in quello stesso stabile? Forse questo lo hai detto nel primo episodio, non ricordo

    • Meglio leggere dall’inizio 😉

      Le lavanderie industriali lavorano tramite ordini di dotazioni (lenzuola, ecc), i quali vanno consegnati ai clienti e il materiale sporco che ritirano ai clienti spesso viene contato per verificare che ci sia tutto.
      Così lavorano le lavanderie industriali. Non a gettoni.
      Grazie per la lettura e l’appunto sui dialoghi. Mi sarà molto utile.

  3. Da donna non posso non scegliere l’opzione in cui gli chiede gli orari di apertura,crudelmente mi immagino il poverino smontarsi come neve al sole. Mi è piaciuta l’idea di ambientare un racconto in una lavanderia, i posti più banali nascondono le svolte più geniali, se si è bravi a scovarle. Buona scrittura!

  4. La proposta lavorativa: magari le serve un “pulitore” di scene del crimine 🙂
    Carino il tuo incipit, curioso e intrigante. Sappiamo che il protagonista ha da poco cambiato vita e ambiente e che è vittima di astinenza/desiderio represso. Un inizio promettente per un’avventura.
    Ti consiglio solo di andare un po’ più spesso a capo, che aiuta a separare le immagini e a leggere senza restare senza fiato. E di rileggere un paio di volte prima di pubblicare: soprattutto all’inizio ci sono diversi “ascigamani” senza la U, e più giù ho notato un “pò” con l’accento, mentre vuole l’apostrofo: po’. E un “li” senza accento, che invece lo richiede.
    Seguo volentieri e ti auguro una buona storia

  5. Ciao e Benvenuto
    Incipit un po’ particolare che inizia tra un groviglio di lenzuola 🙂
    Il protagonista sembrerebbe un “sognatore”… vedremo cos’hai in mente…
    Immagino non sarà un rosa, visto che l’hai inserito nel genere avventura, in ogni caso, dal sorriso ammiccante della ragazza, dico che propone un caffè.

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