Stella cadente

Un attracco di fortuna

Il suono dell’allarme sembrava entrarle dentro e percuoterle le viscere.

Gli scossoni della Macchina erano accompagnati dal battito irrefrenabile del suo cuore e il fulgore scarlatto pulsava imperterrito, illuminando l’abitacolo di una luce spettrale.

Fuori dai finestrini lucine intermittenti saettavano nel buio, mischiandosi a quelle provocate dal mal di testa che aveva aggredito Tea.

-Diamine!- sbraitò la ragazza facendo correre lo sguardo sulle migliaia di ologrammi pulsanti che le fluttuavano attorno -Diamine, diamine!

Cal l’aveva avvertita del danneggiamento della Macchina, ma lei, cocciuta come al solito, aveva insistito comunque per rubarla dall’officina riparazioni e utilizzare tutti i suoi meen faticosamente risparmiati in un ultimo disperato tentativo di raggiungere SITA 51, dove l’attendeva il suo contatto.

Ma appena partita si era resa conto che il viaggio non era fluido come doveva essere, ma zigzagante, spezzato o laggoso, come avrebbe detto un giovane del suo Mondo.

La destinazione che aveva impostato era mutata e il flusso di quanti che le avrebbero garantito il passaggio da una dimensione all’altra era stato interrotto bruscamente, invertendo la direzione di marcia e facendo scattare l’allarme.

Doveva fermarsi e risolvere il problema, non importava che i suoi meen fossero andati sprecati: vivere era meglio del vagare per sempre nel Vuoto, l’esterno dell’universo, fuori da ogni cosa.

Una scossa più violenta delle precedenti le fece perdere un battito.

-Ok, fermiamoci- disse a se stessa mentre il bagliore rosso le inondava la vista e il suono sordo dell’allarme le rimbalzava da un lato all’altro del cranio.

Tenendo botta ai sussulti della Macchina digitò il codice di attracco al SYD più vicino senza neanche guardarne la posizione.

Un ultimo, potente, sobbalzo, le fece sbattere la testa contro la tastiera comandi; poi tutto si fermò d’improvviso e la luce entrò a fiotti dai finestrini rimasti oscurati per chissà quanto.

Tea prese un profondo respiro prima di avere il coraggio di aprire gli occhi.

La Macchina si era spenta, eppure sentiva ancora l’eco lontano dell’allarme aggrappato al timpano.

Riempì di nuovo i polmoni d’aria e la buttò fuori sotto forma di una sospiro rassegnato.

Era finita.

Ci volle un po’ per aprire la portiera della navicella, la quale doveva essersi inceppata durante il viaggio turbolento; ma dopo parecchi spintoni e imprecazioni, Tea la spalancò e la luce si riversò all’interno della Macchina come un fiume in piena.

I SYD erano punti sicuri nell’universo nei quali i viaggiatori dimensionali potevano atterrare senza esigere nessun servizio utile che non fosse un attracco sicuro. Ne esistevano parecchi, luoghi tranquilli in tempi altrettanto tranquilli nei quali prendere un respiro prima di ricominciare il viaggio. Non costava nulla atterrare in un SYD e, a volte, capitava di incontrare uno sfigato come te che non aveva abbastanza meen da attraccare in una stazione più fornita, ad esempio una PLAS.

Il SYD dove si trovava Tea era piuttosto rozzo, neanche un cartello piantato nella zona di atterraggio.

Era sola in mezzo a un prato di erba verde. Faceva un caldo pazzesco e, all’orizzonte, vedeva delle abitazioni basse dall’aria stranamente familiare.

-Oh, no- Tea si frugò freneticamente nella tasca per poi afferrare un affarino argentato a forma di conchiglia e aprirlo fra le mani mentre il cuore ricominciava a batterle forte.

Un fascio luminoso partì dall’aggeggio e dei numeri di delinearono in aria, mutando velocemente da uno all’altro a una velocità incredibile.

Due secondi di ansia poi le cifre si bloccarono, accertando le sue paure:

Settore 335 823 442

Regione 759 132

Tempo 57 930

Terra. 2016.

La ragazza si trattenne dal bestemmiare in modo più che esagerato.

Proprio lì doveva finire? Proprio in quell’anno? Aveva giurato di non tornarci più, aveva promesso a se stessa che avrebbe dimenticato le proprie origini. Dopo che…

Con uno scatto Tea richiuse il localizzatore e i ricordi.

Si voltò verso la Macchina, era danneggiata e, cosa peggiore, pareva che il carburante fosse agli sgoccioli.

Tea si morse il labbro.

Bloccata sulla Terra (nel 2016), con un trasportatore dimensionale scassato e neanche un meen sul conto. Ottimo.

Bene si disse Tea Se voglio andarmene dovrò incominciare a tirar su qualcosa…

Fece una lista mentale delle cose da fare:

Recuperare qualche attrezzo per aggiustare le portiere (facile); dello xalantio come combustibile (meno facile); e qualche soldo da convertire in meen tramite un software della Macchina e ripartire per SITA 51 senza avere nessun contatto con il pianeta (impossibile).

La ragazza digitò qualcosa sul pannello esterno della Macchina e quella parve sfumare nell’aria calda della Terra. Due secondi e nessuno si sarebbe mai accorto della presenza di un trasportatore dimensionale.

Almeno ha ancora qualche goccia di xalantio per attivare il Mimetizzatore pensò Tea, corrucciata.

Si voltò verso le abitazioni, dovevano essere lontane pochi chilometri.

Sospirò, poi iniziò a camminare.

E dopo parecchio tempo sono tornata anch'io! Hip, hip, urrà! La domanda di oggi è: Tea cosa farà per prima cosa?

  • "I soldi! Ci hanno fatto anche una canzone per Sanremo: sono very utili!" (15%)
    15
  • "Come l'hai chiamato? Xalantio? Va beh, dai, cerchiamo quello, anche se non ho idea di cosa sia" (54%)
    54
  • "Recuperare degli attrezzi: non può lasciare la Macchina ridotta così!" (31%)
    31

Voti totali: 13

Vota la tua opzione preferita

Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

21 Commenti

  1. Ciao Fior,
    bentornata!
    un ottimo rientro, con un incipit perfetto. Mi piacciono i dettagli fantascientifici, li trovo molto… fantascientifici 😉 Questo racconto promette bene, certamente ci racconterai una bella storia.
    per la frase: “Ci volle un po’ per aprire la portiera della navicella, la quale doveva essersi inceppata durante il viaggio turbolento”… potevi usare anche solo un “che” al posto di “la quale”, ma è una piccolezza, solo per far suonare meglio la frase. 🙂
    Benissimo, vediamo cos’ha da offrire la cara vecchia terra a Tea, intanto le farei recuperare degli attrezzi, che non guastano mai, soprattutto quando c’è una navicella da riparare.
    Ciao e buona scrittura!

    • Ciao, Six (Posso chiamarti così? O preferisci il nome intero?)
      Grazie per il bel commento, mi ha fatto veramente piacere riceverlo. 🙂
      Non mi ero accorta della “dissonanza” della frase, ti prometto che tenterò di non ripetere più l’errore. 🙂
      Mi fa molto piacere che tu abbia deciso di fare un salto anche qui da me, davvero 😀
      Un altro grazie e un augurio di ottima giornata.

  2. Ciao,
    un incipit scoppiettante come la povera navicella di Tea, ma molto più in forma 🙂
    Io partirei dagli attrezzi, più facili da trovare , secondo la tua protagonista e cerchiamo di riparare il mezzo di trasporto.
    Premesso che per la tua età (e anche senza tenerne conto, diciamocelo) scrivi davvero benissimo, due quisquilie te le segnalo lo stesso, anche perché se no a che servono ‘sti commenti? La tastiera dei comandi mi suona un po’ “vintage” in questo contesto ultratecnologico, ma ancora passi, invece la portiera della navicella non mi convince. Non sono esperta, ma per me la portiera è quella dell’automobile, forse qui sarebbe più adatto un portellone o portello? Col punto di domanda, perché le mie conoscenze in viaggi spaziali e accessori sono sotto zero 🙂
    Piacere di averti letto, al prossimo episodio

    • Ciao, Maan (Posso chiamarti così?)
      Innanzitutto grazie per il commento 🙂
      Se devo dirti la verità nemmeno io sono tanto esperta e la mia conoscenza sulle navicelle spaziali si limita ai film di Star Wars visti un paio di volte… perciò posso dirti apertamente che sono ignorante quanto te in materia.
      Io ti ringrazio per avermi fatto notare questi dettagli, ti assicuro che farò qualche ricerca e tenterò di creare una navicella realistica la prossima volta 😉
      E’ un piacere averti tra i miei lettori.
      Alla prossima!

  3. Buongiorno, Fior, bentornata! Ho votato per lo xalantio, chissà che non sia solo un nome difficile per qualcosa che conosciamo anche noi… magari raro ma familiare… che ne so, un tartufo? 😀
    Sei sempre più brava, non c’è che dire, e questo incipit mi è piaciuto parecchio, anche perché il genere è uno dei miei preferiti. Brava davvero, continua così!
    Ciao, ti auguro un condensato di Bose-Einstein di giorni divertenti 😀

  4. Non so come potresti cavartela come astrofisica o archeologa, ma se il percorso che sceglierai sarà quello della scrittrice direi che sei sulla strada giusta. Scrivi in maniera spontanea e simpatica, ricca ma senza ridondanze, e mi hai fatto interessare subito alle sorti della tua protagonista. Non so se hai scritto altro su questa piattaforma (sono nuovo da queste parti) ma se lo hai fatto corro a recuperare. Davvero complimenti, specialmente considerando la tua giovane età.

    (e io andrei in cerca di soldi, ma giusto perchè condivido l’intenzione di minimizzare i contatti con i terricoli :P)

    • Ciao, Dapiz.
      Fa sempre piacere un commento come il tuo, grazie. 🙂
      Sì, ho già scritto (avrai guardato), scrivo da poco più di due anni su The Incipit e due dei pochi racconti che ho creato sono legati a una piccola saga con una collega coetanea camostilla… Giusto per farci pubblicità. 😛
      Un altro grazie per il tuo commento che mi ha strappato un sorriso.
      E con la speranza di risentirti ti auguro una buona giornata. 🙂
      Ciao!

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi