Car o’ souls

Fuga

Sbucò su uno spiazzo vuoto, il primo dopo decine di chilometri. Dovevano essere passate almeno tre ore dalla partenza. Si guardò le spalle, tremante per il freddo e per l’agitazione: il bosco buio pareva ora una macchia indistinta, un posto spaventoso da cui era emersa sana e salva per chissà quale miracolo.

Lasciò cadere lo zaino sentendo il nervo del collo tirare. I piedi anche dolevano, più per il percorso accidentato che per la fatica. Ma sentieri sterrati e puliti non erano in programma per lei: non poteva lasciare tracce.

Cercò di indovinare a che punto fosse arrivata. Aveva tagliato verso Est, la direzione opposta a dove sarebbero andati, ma mentiva se pensava di avere tutto sotto controllo; in realtà aveva perso il senso dell’orientamento da un pezzo, da un’ora circa deambulava alla cieca, con l’unica speranza di non tornare accidentalmente indietro.

Le prime luci dell’alba sparsero un soffuso alone ceruleo sulla sua testa, inargentando le punte dei rami. Quella che doveva essere una manna, fu in realtà il suo peggiore incubo. Presto avrebbero levato le tende, lui si sarebbe accorto che era scomparsa… se non si era allontanata a sufficienza, le probabilità di rincontrarli strada facendo erano alte.

Qualcosa si mosse dentro alla tasca e raschiò timidamente sulla stoffa.

«Sssh» sussurrò infilando una mano dentro. Un dente affilato le punse il polpastrello, lei gli tirò un’orecchia. Scostò un lembo del mantello quando un rumore, da qualche parte, la impietrì. Scandagliò la vegetazione con attenzione, tendendo le orecchie. Un fruscio proveniva da destra. Trattenne il fiato e attese che qualcuno le piombasse addosso di colpo. Ma niente di tutto ciò avvenne.

Sei troppo stanca, si disse. Finirai per avere le allucinazioni.

Raccolse la sacca da terra, pronta ad arrampicarsi su un albero qualsiasi per provare a coricarcisi. Tastò il più grosso, pregando di non cadere nel sonno. E quando afferrò un nodo della corteccia, piantandovi la punta del piede, una sagoma buia sbucò da dietro l’arbusto, facendo cadere qualcosa.

«Che diavolo…»

Scivolò, lanciando un grido che squarciò l’aria come un fendente.

Il ragazzo nell’ombra trasalì, mentre una pila di rami secchi e appuntiti sotto al sedere le graffiava impietosamente le gambe. Sgambettò indietro, cercando di non inciampare su quell’ammasso acuminato.

«Che cosa stai facendo?» si sentì chiedere, come se fosse la domanda più idonea da pronunciare in quel momento.

«Cosa stai facendo tu» fu la risposta fuori dalle righe, una volta tornata in piedi e in grado di poterlo guardare in faccia.

Il giovane aveva una zazzera bionda spettinata, occhi azzurri e vestiti trasandati, quasi quanto i suoi. Dopo un primo momento di panico, il solo fatto che si trattasse di una faccia sconosciuta le calmò il battito cardiaco.

Lui lanciò un’occhiata incuriosita al suo abbigliamento, squadrandola come uno strano animale.

«Raccolgo legna» rispose poi con tutta naturalezza, «nulla di così spaventoso».

Si spazzolò il vestito, cercando di recuperare il controllo. «Scusami… ho i nervi un po’ tesi. Stavo cercando di salire.»

«Sei una scimmia?» chiese, con quello che voleva essere un tono scherzoso ma risultò piuttosto stranito.

«C’è chi mi ci potrebbe chiamare» cercò di sdrammatizzare. Poi fece un passo fuori dal cono d’ombra per lasciarsi illuminare. Il ragazzo si chinò a raccogliere i rami caduti, continuando a spiarla di sottecchi.

«Eri tu prima… mi era parso di sentire qualcosa.»

«E pensavi di nasconderti lì?» ironizzò, tornando a drizzarsi.

«A dire il vero ho bisogno di dormire. È tutta la notte che cammino.»

«Da dove vieni?»

Esitò appena, apparentemente indecisa. «Un accampamento… sai, compagnia circense. Ci siamo fermati qualche notte prima di uno spettacolo.»

Il ragazzo inarcò le sopracciglia.

«Domattina dovremmo levare le tende, anzi… stamattina. Fra poco, sì.»

«Mi sembri un po’ in anticipo» commentò sarcastico.

«Me ne sono andata» confessò senza troppi preamboli. «Li ho lasciati, di nascosto» aggiunse incalzata dalla sua espressione.

Il giovane aggrottò la fronte perplesso. Eilish si chiese cosa stesse pensando.

«Di’ un po’» chiese sporgendosi in avanti, «non sarai mica una ladra?»

«Cosa?» Quasi si strozzò con la propria saliva. «Assolutamente no! Non ho nulla con me, guarda» e si sfilò le bretelle dalle spalle per vuotargli lo zaino davanti agli occhi.

«Non ti offendere, ma…» si interruppe, cambiando formula. «Non potevi semplicemente rassegnare le dimissioni o cose così, insomma, andartene alla luce del sole?»

«Rassegnare le dimissioni!» esclamò, divertita dalla pomposità dell’espressione. «Sì avrei potuto, ma non so come l’avrebbe presa.»

«Chi?»

«Il mio direttore, ovvio. Ti assicuro che ho le mie buone ragioni per fuggire nel mezzo della notte come un criminale, ma non ho fatto nulla. Voglio soltanto dire addio a… tutti.»

Il giovane offre a Eilish il suo aiuto. Lei...

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13 Commenti

  1. Molto carini questi due capitoli: una circense in fuga dal circo incontra un circense entusiasta del proprio, vedremo chi condizionerà l’altro.
    Visto che Grisam sembra stimare molto il suo capo, immagino che si mostrerà accogliente.
    A presto

    • Sono contenta che la chiave di lettura sia chiara! Per ora sta vincendo la terza opzione, per cui credo proprio che verrà accolta… Sto iniziando a scrivere il capitolo e penso di pubblicarlo nei prossimi 2/3 giorni! Grazie mille per il parere positivo 🙂

  2. Ciao! Di questi primi due capitoli mi sono piaciuti molto i dialoghi, che non sono per niente facili da scrivere in maniera così spontanea. I nomi dei personaggi sono un po’ strani, è perchè richiamano qualche cultura che non conosco, per vezzo o devono farmi intuire che non ci troviamo proprio nel nostro mondo? A tal proposito, anche Eilish che nel primo capitolo percorre decine di chilometri a piedi in tre ore fa alzare il sopracciglio, perchè non si capisce se sia voluto o se è una svista… Attendiamo delucidazioni 😛
    Per il seguito siccome sono un po’ cattivello voto l’opzione meno prevedibile, ossia che il capo dell’altro campo cacci via la povera protagonista ]:-)

    • Ciao! Grazie per avermi lasciato il tuo parere 🙂
      Sulle decine di chilometri non ho nessuna scusa: sono caduta in un tic narrativo (quante volte si sente questa formula) senza riflettere se fosse o meno idonea al contesto… non lo è! 😆
      Eilish è un nome irlandese, più comunemente scritto senza “h”. Grisam Burdock il personaggio di un libro per bambini che da ragazzina amavo. Kyo significa “albicocca” in giapponese ed è il nome della gatta di una persona a cui voglio bene.
      Sono nomi poco comuni e dalle provenienze disparate, vero… li ho scelti semplicemente perché mi rimandano a una dimensione fiabesca e slegata da qualsiasi luogo determinato.
      Hai fatto bene a scegliere l’opzione che preferisci, me la caverò!

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