SILVIA

Dove eravamo rimasti?

RIPRENDIAMO LA SEDUTA E... UN PICCOLO INDIZIO (73%)

L’UOMO DEL TRENO

«Senti la mia voce?»

«Sì.»

«Concentrati sul ritmo delle parole, sul soffio leggero della mia voce. La mia voce lontana. Le parole galleggiano intorno a te, leggere, sottili; ora sono solo un tappeto sonoro indistinto.»

Silenzio.

«Cosa senti, ora?»

«Musica, distante.»

«Ascolta meglio, senti altro intorno a te?»

«Un rumore insistente, metallico. Monotono.»

«È un rumore vicino a te?»

«No, non è vicino, ma lo sento.»

«Bene, ascolta ancora, riesci a sentire altro?»

«Un fischio, stride. Stride forte, sembra gesso sulla lavagna. È assordante. Aiuto, qualcuno mi sente?» La voce della ragazza si strinse in un lamento.

«Sono qui, Silvia. Mi senti?»

«Lo faccia smettere!» Urlò d’improvviso. Il gelo scese nella stanza oltre lo specchio, freddando gli animi dei presenti.

«Chi, Silvia? Chi devo fare smettere?»

«L’uomo sopra di me. Mi soffoca. Non respiro. Non respiro, mi soffoca. Aiuto, per favore!»

«Guardalo, Silvia. Guarda la sua faccia, la vedi? Riesci a vederlo in faccia?»

«Mi soffoca!»

«Guarda la sua faccia, Silvia!»

«Mamma» sussurrò la ragazza.

Kauffman deglutì a vuoto.

«Silvia?»

«Sì.»

«Ora voglio che mi ascolti attentamente. Conterò fino a cinque e a ogni numero tu farai un passo indietro. Sei pronta?»

«Sì.»

«Bene, cominciamo: uno, due. La vista è meno offuscata. Tre, quattro. Tutto si fa più nitido, ci sei quasi, guarda dritto davanti a te. Cinque. Ora tutto è chiaro. Cosa vedi, Silvia?»

«Un uomo.»

Nella stanza oltre lo specchio, Sarti si alzò. Cesarano spostò il busto sulla sinistra e sbirciò la penombra oltre il vetro. La dottoressa Cavalli si morse il labbro inferiore e inspirò, senza neanche rendersene conto.

«Che uomo?» domandò Kauffman, in tono neutro.

«Ha le mani sporche.»

«Che cosa fa, riesci a vederlo?»

«Si lava le mani, l’acqua è rossa.»

«Puoi vederlo in faccia?»

«Posso vederlo nello specchio. Lo specchio è rotto al centro, ma vedo i suoi occhi riflessi. Ha la faccia sporca. Si sciacqua, sta con la faccia sul lavandino. Il lavandino è piccolo, picchia sul bordo del lavandino con la fronte. Ancora, ancora, ancora…»

«Silvia?»

«Sì.»

«Riesci a vederlo?»

«Sì. È l’uomo del treno.»

«Il capotreno intendi?»

«No.»

Kauffman inspirò, poi riprese: «vende i biglietti?»

«No.»

«Che fa sul treno?»

«Provini.»

«Per un film?»

«No.»

Oltre lo specchio finto Sarti si voltò verso la Cavalli, lei intuì la domanda e lo precedette: «non può fare diversamente. Se sbaglia approccio la ragazza si chiude e addio seduta. Ci vuole tempo e tanta pazienza. In questo momento, è come se Silvia vivesse in una dimensione diversa dalla nostra. Non percepisce ciò che la circonda come me e lei. Kauffman è molto bravo, glielo assicuro. Sta facendo un lavoro ottimo. Peccato…» si lasciò sfuggire infine.

Sarti la interrogò con gli occhi. La Cavalli spostò lo sguardo rendendo palese il suo intento a mantenere il segreto. L’uomo aprì la bocca per interrogarla e conoscere il motivo che qualche anno prima aveva portato alla radiazione dall’albo e alla quasi carcerazione di Kauffman, ma rinunciò. In realtà aveva tentato di conoscere i trascorsi del medico con i mezzi concessi a un poliziotto, ma ogni tentativo era fallito davanti a un’unica parola, scritta in rosso su ogni dossier relativo al caso: secretato.

«Silvia?» fece lo psichiatra nell’altra stanza.

«Sì.»

«Riesci ancora a vedere l’uomo?»

«Sì.»

«Cosa fa?»

«Piange.»

Kauffman si stropicciò le labbra con le dita.

«È ancora davanti allo specchio?»

«No.»

«Dov’è ora?»

«Seduto.»

«Dove?»

«Accanto a me.»

«Hai già fatto il provino?»

«Sì.»

«Dove?»

«Sul treno.»

Lo psichiatra rimase in silenzio qualche secondo, poi riprese a parlare.

«Silvia?»

«Sì.»

«Ascolta la mia voce, concentrati sulla vibrazione della mia voce, non contano le parole. Ascolta, Silvia. Tu ascolta, tu ascolta, tu ascolta. Il sibilo, il lento sibilo; e ancora ascolta, tu ascolta, tu ascolta, tu ascolta. Sei sul treno ora, Silvia. Riesci a vederlo?»

«Sì.»

«Vedi lo scompartimento?»

«Sì.»

«Vedi anche l’uomo del provino?»

«No.»

«Cosa vedi?»

«Un obiettivo.»

Sarti si mosse in uno scatto fulmineo, si avventò sulla scrivania in fondo alla stanza e aprì un fascicolo con tanta foga che alcuni fogli finirono sul pavimento. La Cavalli lo raggiunse, li raccolse e li risistemò sul ripiano.

«Le è venuto in mente qualcosa?»

«Credo proprio di sì. Cesarano, continua la registrazione fino alla fine. Mi perdoni dottoressa, ho bisogno di fare una telefonata.»

Sarti uscì dall’ufficio e raggiunse il telefono a parete in fondo al corridoio, urtò lo spigolo del distributore di caffè e imprecò a bassa voce. L’orologio a muro di fronte a lui segnava le tre e due minuti. Nel silenzio livido del corridoio, pregno dell’odore di caffè e nicotina, Sarti alzò la cornetta e compose il numero.

A CHI TELEFONA SARTI?

  • A UN COLLEGA DELLA SEZIONE REPERTI (58%)
    58
  • AL QUESTORE (0%)
    0
  • ALLA MOGLIE (42%)
    42

Voti totali: 12

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112 Commenti

  1. A un collega. Molto avvincente, fin qui, brava!
    A differenza di Maan, non mi disturba affatto l’odore di caffè e nicotina (giusto un po’ il “pregno”), mi sembra che ci possa stare e che contribuisca a farci vivere la scena. Penso sia una questione di gusti, anche perché, per dire, personalmente mi piace molto meno l’elencazione dei vari colori delle capocchie. Probabilmente è giusto così, perché è ciò che succede anche nella vita reale, la nostra memoria funziona così: di una situazione che hai vissuto, ti piaccia o meno, quasi sempre ricordi dettagli strani, dei colori, un odore.
    Ciao, a presto

    • Ciao Jaw,
      il tuo commento mi fa tirare un sospiro di sollievo. Credevo non ti piacesse e che magari ti dispiacesse dirmelo. Ma, pensarci bene, non sei il tipo. La gentilezza sì, ma sei sempre stato molto schietto e corretto 🙂
      È come dici tu: è strano, ma alla mente tornano particolari che per noi compongono parti del nostro passato e ad altri non rievocano un bel nulla di niente. Da bambina ho passato molto tempo in ospedale (sia per me che per mia madre, stava sempre male) e delle sale comuni ricordo proprio quell’odore orrendo di nicotina e caffè. Oggi sarebbe impensabile, ma allora si fumava nelle corsie degli ospedali.
      Grazie infinite per i complimenti e per le osservazioni, sempre graditissimi.
      Alla prossima!

  2. A un collega della sezione reperti: deve rivedere qualcosa che ha già visto tempo fa.

    So che ti piacciono i dettagli sensoriali e trovo che in questo racconto siano anche molto utili per l’atmosfera, ma nel finale quell’inciso:
    ” pregno dell’odore di caffè e nicotina” avresti potuto/dovuto evitarlo: rallenta il ritmo. Rileggilo senza, vedrai che la concitazione di sarti e dell’azione è più forte. (IMHO, come dicono i giovani, naturalmente!)
    Non ho nessuna idea, supposizione, sospetto, mi piace molto

    • Ciao Maan,
      grazie per l’osservazione, effettivamente scorre meglio. È che volevo trasmettere l’idea di un luogo e un atmosfera del 1982, quando ancora si poteva fumare e in diverse sale d’aspetto (ospedali compresi) gli ambienti odoravano proprio di caffè e nicotina. Come dice Jaw è un mio ricordo, una mia percezione, do per scontato che questo possa risvegliare sensazioni e ricordi anche in altri, ma non sempre funziona.
      Il racconto è strutturato come un horror (un po’ di giallo c’è) quindi non ci sono indizi particolari che puntino a portare al colpevole, ma sono felice che tu non abbia ancora alcun sospetto 🙂
      Quando ho cominciato a scrivere qui, non avevo ben chiaro quale fosse il mio genere, credo di averne trovato uno, riesci a indovinare quale? 😉
      Grazie, puntuale e gentile come sempre.
      Alla prossima!

  3. Voto la moglie, per l’accenno che hai fatto alla figlia nello scorso capitolo. Tutta quella foga potrebbe arrivare da un problema personale e mi sembra l’opzione più inquietante. Questo capitolo l’ho trovato davvero ben scritto. Al mistero del passato di Kauffman (che già mi intrigava) hai aggiunto quello del provino e ora sono davvero curiosa di saperne di più 🙂

    • Ciao Quante Storie,
      grazie, sono davvero contenta che il racconto ti risulti piacevole. Il mistero di Kauffman prima o poi deve venire fuori, intanto mi sa che il collega vada per la maggiore, quindi forse, del dottore se ne parlerà più il là.
      Grazie ancora per il passaggio.
      Alla prossima!

  4. Ho votato per la moglie, mi incuriosisce il legame che potrebbe scoprirsi tra lei e l’indagine e mi sembra un buon modo per dare spazio ad almeno uno dei personaggi secondari. Confermo quanto detto in precedenza, il procedurale/poliziesco non è proprio il mio genere ma in questa storia ci sono molti elementi che mi piacciono: un caso intrigante, uno stratagemma originale per portare avanti l’indagine, la particolarità di ambientare tutta la vicenda (per ora) in un’unico luogo e non ultimo il mistero sul passato di Kauffman. Sono ansioso di sapere come procede!

    • Ciao Dapiz,
      molto gentile e puntuale il tuo commento. Mi fa piacere sapere che il mio stratagemma ti stia piacendo e spero di riuscire a mantenere il ritmo fino alla fine. Il mistero di Kauffman verrà svelato, non so quando, ma verrà svelato.
      Grazie davvero e alla prossima!

  5. Un collega della sezione reperti.
    Sono d’accordo con fenderman: nella descrizione della seduta d’ipnosi i dettagli – e le reiterazioni “tu ascolta, tu ascolta, tu ascolta” – sono un valore aggiunto perché non sono immotivati, sono pochi e ben inseriti nei dialoghi per aggiungere ogni volta un ricordo in più. Nel complesso restituiscono la giusta tensione che si genera nella seduta ipnotica.
    I dettagli inutili sono quelli nelle descrizioni, ma qui non ce ne sono.

    • Ciao Napo,
      come sai tengo conto di quanto mi viene fatto notare e dei consigli che, di volta in volta, mi vengono dati. Con quelle che sono le mie capacità, cerco di mettere a frutto quanto ricevuto. Sono contenta che tu abbia notato la ripetizione, nella mia testa serviva ad accompagnare Silvia al ricordo del treno in movimento.
      Grazie e alla prossima!

  6. Ciao, voto per il collega. Complimenti, mi piace molto e ogni capitolo incuriosisce sempre di più. Credo tu stia gestendo bene la narrazione e rispetto ad altri racconti che ho letto mi sembra molto più chiaro dal punto di vista dei personaggi: pochi nomi chiari con ruoli ben distinti, il che rende al lettore più facile riprendere il filo di volta in volta. Giocati bene il prossimo capitolo e trova abbastanza spazio anche per il mistero parallelo del passato del dottore. Fino qui è gestito molto bene. A presto.

    • Ciao Tinarica,
      be’ dopo tutti i consigli ricevuti sui personaggi in esubero, ho capito la larzione 😉
      A parte tutto, ho cercato di tenere in ballo poche persone, da gestire con più calma e da far muovere in uno spazio ristretto proprio per creare un senso di claustrofobia e tensione. Non so se basti questo, io ci provo.
      Sei sempre gentilissima.
      Alla prossima!

  7. ciao, voto obbligato per l’ufficio reperti, non si può pretendere che sia Silvia a risolvere il caso.
    Io, un po’ controcorrente penso che alcuni dei tuoi ” dettagli” contribuiscano ad aumentare la tensione “ansiogena”. fissarsi su certi piccoli dettagli può dare l’idea di un occhio che vaga inutilmente in cerca di una via d’uscita e sia “ferito” solo da cose irrilevanti.
    brava! A presto.🙋

    • Ciao Fenderman,
      ti ringrazio per il tuo parere, molto apprezzato. Il fatto è che, magari qui i dettagli possono risultare interessanti, ma tendo ad abusarne, da lì il richiamo all’ordine 🙂 sempre amichevole.
      Credo che qualcosa di insignificante (ma particolare) ci voglia, per agganciare il lettore al set, ai personaggi, al diverso periodo storico. Tu ricorderai le Lido, i telefoni a parete, il fatto che si potesse fumare nei luoghi pubblici e come alcuni corridoi puzzassero di nicotina. Io me lo ricordo, ma forse i lettori più giovani no, quindi potrebbe essere utile qualche particolare in più, come dici tu. Ma non voglio tirare acqua al mio mulino, sono felice che a te sia piaciuto.
      Alla prossima!

  8. Ciao. Siamo tornati nel pieno della ipnosi. Dopo la pausa l’effetto è stato ancora più accattivante, forse anche perché questa volta si vede uno spiraglio di luce in fondo al tunnel. Ho votato per il collega dei referti. Avendo controllato prima il fascicolo penso che abbia trovato qualche collegamento con i delitti precedenti.
    Complimenti per il primo posto, super meritato.

    • Ciao Gra,
      grazie per le belle parole, il primo posto deriva dal fatto che molti altri hanno finito il loro racconto, ma sono comunque felice di trovare la mia storia lì.
      Per quel che riguarda gli indizi, vedremo chi chiamerà Sarti. Qualcosa nelle carte deve averla trovata e l’indizio fornito da Silvia potrebbe avergli aperto un cassettino della memoria, come dice qualcuno.
      Grazie ancora e alla prossima!

    • Ciao Anita,
      grazie per essere passata, i capitoli non sono molti, con un po’ di pazienza dovresti leggerli in breve tempo, tuttavia non sei tenuta a farlo. Se vorrai giocare, sarò lieta di ritrovarti tra i commenti.
      Alla prossima!

  9. Voterei “telefona alla moglie” perché forse la figlia deve prendere un treno a momenti (volo con la fantasia) e Sarti vuole impedirlo… magari ha parlato in casa di un tale che gira fra i vagoni munito di telecamera? Non so, vado a istinto. Spero non ti secchino le mie supposizioni, un giallo/horror che non fa sorgere domande è un giallo/horror sprecato!

    Questo capitolo mi è piaciuto particolarmente, l’indizio della macchina da presa e del provino mi intriga. Anche l’atteggiamento dell’aggressore, che batte la testa sul lavandino (ti confesso che questo tipo di scene e la vista del sangue mi impressionano molto) desta curiosità.
    Hai messo in tavola diversi ingredienti, vediamo cosa ci cucini! 😊

    • Ciao Valentina,
      sono felice che il racconto susciti domande, significa che lo leggi con attenzione e, in una qualche misura, ti intrattiene anche 🙂
      Dici che Sto mettendo in tavola diversi ingredienti, dovresti vedere cosa cucinavo prima 😀 😀
      Grazie tante per le letture attente e per le supposizioni, sulle quali non posso darti né torto né ragione, sai com’è 😉
      Alla prossima!

  10. Ciao K.
    Direi che è giunta l’ora di un piccolo indizio.
    Prenderò anch’io atto dei consigli che ti sono stati dati, purtroppo anch’io ho sempre paura di non riuscire a trasmettere le ambientazioni in modo giusto e finisco col farcire i racconti con eccessi di informazioni. Devo ammettere, però, che i tuoi non mi disturbano affatto!
    Alla prossima.
    Ilaria

    • Ciao Ilaria,
      come ho scritto a Dapiz, io esagero parecchio e lo sai, mi leggi dall’inizio. In questo racconto sto tentando di trattenermi, di tagliare, ma qualcosa scappa sempre. Un piccolo richiamo all’ordine, ti quando in quando, male non mi fa 🙂
      Sono certa che un editor farebbe di peggio 🙂
      Grazie per il passaggio.
      Alla prossima!

  11. Dopo tre capitoli piuttosto intensi io ho apprezzato lo sguardo un po’ più distaccato che abbiamo in questo e in tal senso non ho affatto sofferto di eccesso di informazioni. Non leggo quasi mai storie con una base procedurale, specialmente se ambientate in Italia, ma i dettagli mi hanno aiutato molto nell’immersione e ho trovato le descrizioni molto equilibrate e funzionali alla scena (a parte le capocchie di spillo, ok).
    Adesso però direi di procedere con un piccolo indizio 🙂

    • Ciao Dapiz,
      sono conscia del fatto che spesso (ora un po’ meno, proprio perché me lo hanno fatto notare molte volte) esagero un po’ con le informazioni; spesso ho introdotto troppi personaggi e ancor di più faccio un uso smodato di aggettivi. Tra questo nick e l’altro ho pubblicato qui una decina di racconti e ti assicuro che prima andavo molto peggio 😉
      Sono felice che a te non abbiano dato fastidio, le informazioni possono essere anche molto utili, purché non si esageri e a me serve che mi venga ribadito il concetto, proprio perché tendo a questo eccesso (e in questo racconto mi sto trattenendo parecchio). Detto questo, grazie infinite per il commento positivo, spero che il piccolo indizio possa essere d’aiuto. 🙂
      Alla prossima!

  12. K, ci risiamo con l’infodump, eh? C’è un controproducente eccesso di informazionei: il pacchetto “di Lido”; la piccola leva “di plastica trasparente”, la bacheca “di sughero”, le foto “in due file di tre”, la foto di Silvia “l’ultima sulla destra […] fototessera ricavata dal documento d’identità, gli spilli “dalla capocchia di plastica colorata” con la successiva descrizione dei colori.
    Insomma vuoi per forza che vediamo con i tuoi occhi, non vuoi lasciare spazio alla nostra immaginazione. Capisco che tu ti immerga nella scrittura e “veda” la scena in mente tua. Capita anche a me e – devo dire – è un’esperienza quasi onirica in cui i personaggi sembrano muoversi e dialogare autonomamente e non bisogna fare altro che trascrivere ciò che si vede e si sente. Ma questo dettaglio è troppo, consumi un sacco di caratteri e non stai scrivendo un romanzo di duecentomila battute (e comunque per me sarebbe ugualmente un dettaglio eccessivo).
    Amo i flashback (a differenza di Aless).

    • Ciao Napo,
      sapevo che prima o poi sarebbe arrivata la tua critica e per questo ti ringrazio, grazie alle tue osservazioni, e a quelle di altri, sono migliorata molto in questi quasi due anni di permanenza sulla piattaforma. 🙂
      La frase iniziale è effettivamente un po’ artificiosa, complicata e ci sono troppi elementi, come mi ha fatto notare anche Maan; Sto cercando di scrivere altro e i periodi si sono dilatati, si sa è questione di abitudine. Effettivamente di che colore sono le copocchie degli spilli è un particolare che si poteva tralasciare, non utile al proseguo della storia.Hai centrato il problema, che poi è quello che mi porto dietro da sempre, io vedo la scena nella mia testa e cerco di riprodurla sul testo, senza rendermene neanche bene conto. Il fatto di voler imporre la propria visione al lettore è controproducente e ti ringrazio per avermelo fatto notare. A volte mi perdo, tuttavia devo dire che ho dato una bella sfoltita ai giri di parole, c’è ancora da lavorare, ma non demordo.
      Grazie ancora per il commento e per i consigli, sempre preziosi 🙂
      Alla prossima!

      • Ecco, prendili come consigli e non come critiche. I commenti devono servire a fare capire all’autore come reagisce il lettore difronte al testo. Ho sempre apprezzato i commenti di alcuni autori/lettori storici, mentre rimango basito per commenti ai racconti dell’ultima generazione (racconti con tanti incipoints e pochissimi commenti del tipo “Non vedo l’ora di leggere il prossimo capitolo”). Complimenti per essere entrata in classifica nonostante il sito sia attualmente così mal frequentato.

    • Ciao Lorenzo,
      ti direi che sono anch’io curiosa di dove voglio andare a parare, ma non farei una bella figura… 😉
      Grazie, sono contenta che ti sia piaciuta la panoramica e spero di continuare a interessarti.
      Alla prossima!

  13. Non so perché, ma un malore.
    Questo horror è molto giallo per ora, ma la cosa non mi dispiace per nulla.
    Visto che so che ci tieni alle mie pedanterie, te ne appioppo una: ho trovato poco scorrevole l’inizio con la sigaretta, molte frasi, troppi complementi oggetto. Snellirei un po’, tipo:
    “Sarti estrasse le Lido dal taschino, picchiettò il fondo del pacchetto sul dorso della mano e infilò in bocca la prima (sigaretta, se vuoi, ma secondo me non serve) che ne uscì (o scivolò fuori). L’accese senza fare caso alla dottoressa Cavalli che… (o ai colpi di tosse della dottoressa)…”
    Giusto perché tu non dica che sono stata troppo breve e neutra 😉
    Ciao

    • Ciao Maan,
      appioppa appioppa, che mi fa bene 😉
      Sai che ci ho girato intorno per un po’, alla frase iniziale? Non ero certa di come fargli estrarre la sigaretta dal pacchetto, ma “cavare” mi girava in testa fin dalla nascita dell’idea. Ho avuto un momento di défaillance, come dicevo qui sotto. Sto lavorando sul tagliare il superfluo e snellire così il racconto, ma ogni tanto il diavoletto dell’arzigogolatura torna a farmi i dispetti. A parte gli scherzi: grazie Maan, sempre gentile e puntuale. Alla prossima!

    • Ciao Fenderman,
      grazie. Sei gentilissimo e mi fa piacere ricevere i tuoi complimenti.
      Vediamo se il flashback avrà la meglio sul piccolo indizio… Intanto ti saluto e ti chiedo: a quando un tuo nuovo racconto?
      Alla prossima!

      • Ciao Keziarica,
        voglio chiudere 3×1 è credo che lo farò oggi stesso.
        Sono già pronto con il nuovo racconto che inserirò nella sezione “giallo” o “avventura” .
        Siccome scrivo per puro diletto, proverò una forma di narrazione inconsueta, a suo modo sperimentale. Spero incuriosisca qualcuno. Ciao, grazie e complimenti ancora🙋

  14. Ciao keziarica!
    Ti faccio veramente i complimenti: il racconto ha un ottimo ritmo, è scorrevole, la trama è complessa e intrigante. I personaggi, pennellati un indizio alla volta, sono psicologicamente complessi. Sono rimasta molto colpita. Il modo in cui crei l’atmosfera e i dialoghi veloci creano la giusta tensione e…un po’ di ansia (che è più che lecita, visto il genere).
    Ho votato per un piccolo indizio e ti seguo davvero volentieri!

    • Grazie Carlotta e benvenuta,
      felicissima che stia piacendo il mio racconto, ce la metto tutta 😉
      Ho dato una sfoltita ai fronzoli, anche se ogni tanto ci ricasco, per cercare di avere un taglio più asciutto che prediliga il mostrato e non il detto.
      Grazie ancora per essere passata e per i complimenti.
      Alla prossima!

    • Ciao Tinarica,
      tu (da brava scrittrice) m’insegni che lasciare in sospeso l’azione è uno dei ganci più potenti, chissà se funziona e se lascia con la voglia di leggere il prossimo 😉
      Grazie molte, sei sempre gentile.
      Alla prossima!

  15. La figlia di Sarti potrebbe essere in pericolo (ammesso che ne abbia una)?
    Alla fine ha vinto la panoramica: ci voleva, ma aspetto un approfondimento sul passato di Kauffman prima o poi. Mi intriga il suo personaggio, vorrei capire da dove nascano i suoi disagi.
    Per ora invece voto “un piccolo indizio” sperando di vedersi aprire al più presto una pista.

    • Ciao Valentina,
      e chissà se Kauffman riuscirà a trovare uno spiraglio per raccontarci un po’ di sé…
      Grazie per essere tornata, mi auguro di riuscire a fornire qualcosa per capire meglio quel che sta succedendo alle ragazze.
      Alla prossima!

  16. Ciao. La panoramica ci voleva proprio, si è capito anche dalle richieste, e l’hai impostata abbastanza bene. Voto per un piccolo indizio, per il motivo che sto per dirti, che è poi l’unico “appunto” che mi sento di farti. Al lettore piace che lo scrittore metta qua e là degli indizi, più o meno nascosti, in modo da cominciare il gioco di scoprire chi è stato o cosa è successo. Questo lo fa sentire parte attiva nella storia. Poi magari mi sto sbagliando, magari gli indizi li hai messi e io non li ho visti, o lo farai più avanti.
    Sempre ansiosa di andare acanti

    • Ciao Gra,
      no, hai ragione, di indizi non ne ho praticamente messi (a parte il fischio, ma si capisce il perché), non è un giallo, quindi non mi sento in dovere di fornire indizi per la risoluzione del caso, in realtà il mio scopo era creare un racconto terrificante, ma sta virando al giallo, perché ultimamente (chissà poi perché) questo genere sta monopolizzando la mia creatività 😉
      Grazie per avermelo fatto notare, vedo che il consiglio iniziale è stato messo in atto alla grande, brava, un occhio critico e sincero in più fa sempre comodo.
      Alla prossima!

  17. Ciao Keziarica,
    bello questo racconto, mi affascina il metodo di lavoro di Kauffman: in bilico tra il dover chiedere, non potere andare troppo oltre e dover trovare soluzioni per aggirare le resistenze. Per ora abbiamo avuto solo un assaggio di ciò che succede, quindi voto per una panoramica sul caso.
    A presto 🙂

    • Buongiorno a te Maria,
      grazie per i complimenti, so che sono sinceri.
      Per quanto riguarda l’etica delle indagini, ti dirò: in passato e non solo, gli inquirenti si sono affidati ai medium (o sedicenti tali) per risolvere casi di cronaca, quindi perché non affidarsi all’ipnosi? Soprattutto dopo sei aggressioni. 🙂
      Alla prossima!

    • Ciao Fenderman,
      riponi in me molta fiducia… 🙂 non so se sarò in grado di aiutare gli investigatori, spero di riuscire ad aiutare i lettori a capire meglio, però 😉
      Grazie infinite per essere passato, spero di mantenere vivo l’interesse.
      Alla prossima!

  18. Una buona via personale tra appunto un classico giallo e un horror pieno, come hai detto tu stessa all’inizio.
    Forse la pausa del dottore per espletare, non fa parte del mio schema, però rientra nel “personaggio” Kauffman, quindi vediamo cosa accade con un imprevisto.
    Buon lavoro.

    • Ciao Mankoor,
      grazie per essere passato a dare un’occhiata. Ti è mai capitato di sentire la frase: “la banalità del male”? trovo che renda l’idea su come un fatto di cronaca nera possa risultare ancor più terrificante se vicino alla normalità. IN questo senso trovo che le azioni comuni, come la minzione e la necessità di bere e mangiare, non solo di fumare (che fa molto noir), creino nel lettore la sensazione che quel che accade nel racconto possa accadere facilmente nella realtà. Per questo racconto ho pensato a una sera comune, in una questura italiana dei primi anni ’80. Gli elementi della normalità andranno a cozzare contro il male sospeso oltre la bolla di luce ove Silvia, di quando in quando, si nasconde.
      Vediamo quale opzione prevarrà, intanto ti saluto.
      Alla prossima!

  19. Ciao K.
    Scelgo la panoramica sulle sei ragazze.
    Un horror ben orchestrato, attendo lo snocciolarsi della vicenda. Per adesso pervade un’atmosfera densa di mistero e la mia curiosità ha bisogno di essere soddisfatta. So che non deluderai.
    A presto
    Ilaria

    • Ciao Ilaria,
      dovrà arrivare qualcosa di terrificante, in fondo si tratta di un horror, quindi spero di riuscire a soddisfare la tua curiosità, ma non credo avverrà a breve 🙂
      Intanto ti ringrazio per essere tornata e ti saluto.
      Alla prossima!

  20. Incuriosita dal titolo (Silvia è un nome che mi è molto caro), ho iniziato a leggere la tua storia e avere già tre capitoli pronti da leggere mi ha aiutato molto per capire cosa sta succedendo, leggendoli uno per volta sarei rimasta molto più spiazzata.
    Ho votato per l’arrivo imprevisto, per spezzare la tensione.
    Buon lavoro!

    • Ciao Valentina,
      non so se sia un bene oppure no, il fatto che ti siano occorsi tutti e tre i capitoli per non rimanere spiazzata. Se ti può essere d’aiuto puoi anche aspettare che ne pubblichi altri tre, prima di commentare. Non mi offendo 😉 scherzo, fai come credi giusto.
      Grazie per essere passata.
      Alla prossima!

  21. Una panoramica sul caso delle sei ragazze è d’obbligo al quarto episodio, le altre due opzioni ti porterebbero a digressioni che non ti aiuterebbero nella gestione del plot con i caratteri che ti restano a disposizione da qui al decimo capitolo. Te la sei fatta una scaletta? Hai fissato le milestones? Ho di nuovo l’impressione che sia il fluire delle parole e delle emozioni a guidarti e non il viceversa. Ottimo lavoro comunque.

    • Ciao Napo,
      a dire il vero… no, non mi sono fatta la scaletta. In verità, questo racconto è nato per divenire altro, a qualche battuta dall’inizio (circa diecimila, per la verità) mi sono accorta che non funzionava per quel che mi ero prefissata e ho deciso di continuarlo qui. Ho un’idea di quello che succederà, devo solo trovare il modo per incastrare le tessere nella maniera corretta, arrivando alla fine con qualcosa di concreto. Ho scelto l’horror proprio per non dover rimanere nei canoni (decisamente più rigidi) del giallo, anche se di giallo, in fondo, si tratta.
      Grazie per il complimento, so che è sincero e mi fa molto piacere. 🙂
      Alla prossima!

    • Ciao Lorenzo,
      benvenuto. Grazie, gentilissimo. Sto cercando di lavorare proprio sui tempi, sulla tensione e la distensione, ma anche sulle emozioni visive e cognitive dei personaggi, soprattutto di Kauffman e della povera ragazza.
      Cercherò di mantenere il ritmo, anche se non ti assicuro nulla 😉 sono una pasticciona 😀
      Alla prossima!

  22. Mi sembra il momento giusto per uno stacco, quindi mi sposterei su Kauffman e il suo passato. Per una volta un’indagine della polizia mi sembra qualcosa di interessante XD Mi piace anche che per ora tutto si svolga in una stanza durante la seduta, dovesse continuare su questa linea ne sarei molto contento (ma non è un suggerimento eh :P)

    • Ciao Dapiz,
      grazie molte per i complimenti, mi fa davvero piacere. Non ero sicura che sarebbe piaciuto il taglio, un po’ statico, dell’indagine, ma parrebbe funzionare, almeno per ora 😉
      Mi auguro di riuscire a restare sulla giusta pista, in ogni senso, e di portare a termine il racconto senza annoiarvi.
      Grazie ancora.
      Alla prossima!

  23. Una panoramica sul caso delle 6 ragazze.
    magari con un salto indietro, in cui si vedono gli inquirenti completamente sperduti nel confronto tra i casi e la mancanza di indizi. ma è solo la mia idea, tu fai come ti pare meglio, eh?
    “Una vecchia foto è la foto di una donna anziana”: avrei messo un segno di interpunzione tra le due frasi, virgole, punto, due punti, quello che vuoi, ma secondo me una cesura serve.
    Il “buio rosso” è un’immagine geniale 🙂

    • Ciao Maan,
      consigli preziosi, sempre. 🙂
      Sono passata dall’interpunzione selvaggia alla scarsità della stessa, qualcosa mi dice che sono ancora in alto mare con virgole e compagnia bella 😀
      Vediamo come va per le opzioni, gli inquirenti di sicuro non hanno ancora nulla in mano e di certo brancolano nel buio.
      Sono felice che il “buio rosso” abbia sortito un effetto positivo, si fa per dire; essendo questo un horror ho bisogno di espedienti visivi per creare terrore. Vabbè, almeno ci provo 🙂
      Grazie Maan, sempre attentissima e preziosa.
      Alla prossima!

  24. Non un racconto da leggere la sera prima di dormire…
    Rieccomi! Mi ero persa il capitolo precedente durante le vacanze e li ho recuperati entrambi al volo. Per fortuna ha vinto il continuo della seduta, avrei votato lo stesso. Ora invece scelgo di approfondire il passato di Kauffman, nonostante anche una panoramica sul caso delle ragazze si renda necessaria quanto prima.
    Continui a essere bravissima e a saper costruire le atmosfere in modo egregio. Quasi riuscivo a sentire la puzza della stanza rossa, il che mi ha fatto arricciare il naso. Complimenti!

    • Ciao Valentina,
      sei troppo buona, ma ti ringrazio.
      L’idea era proprio quella di creare una visione della stanza in cui si trova Silvia, una visione a tutto tondo, odori compresi 😉
      Vediamo quale opzione prevarrà, intanto ti ringrazio tantissimo per i complimenti e ti auguro una buona giornata.
      Alla prossima!

  25. episodio, ansiogeno; nessuno vorrebbe essere al posto i Silvia. Conosciamo il dottore così almeno usciamo dal tubo nero in cui si è cacciata😕 il Kinder sembra una citazione inutile ma forse ci vuole dire che quello è un bambino vero? il dialogo fitto ed efficace si legge d’un fiato. brava.💪💪💪

    • Ciao Fenderman,
      che si tratta di un bambino lo dice la stessa Silvia, rispondendo alla domanda del dottore. Il perché del Kinder e del ragazzino, l’ho scritto qui sotto ad Aless.
      Il tubo nero, diverrà sempre più nero, è il genere che lo richiede 😉
      Grazie per il commento e per il voto.
      Alla prossima!

  26. Conosciamo meglio il dottore, anche perché due episodi di seguito con la seduta … L’idea è molto interessante, davvero, brava come sempre; non avrei mai lasciato al pubblico la decisione del primo episodio, ovvero “chi” vede Silvia, perché il bambino mi pare poco incisivo all’inizio della storia, non lo avrei votato ma non ho fatto in tempo; e non avrei mai messo in mano al bambino un kinder! 🙂 di sicuro avrei evitato di dire cosa avesse in mano… ma a parte questo sei sempre una con idee intriganti e ti seguo anche in questo viaggio. 😉

    • Ciao Ale,
      ti ringrazio per essere tornata e per i complimenti, sempre benaccetti.
      Il discorso del Kinder e del bambino mi serviva per creare realismo, è un horror e nulla fa più paura della banalità. Le cose banali, quelle di tutti i giorni, capitano a tutti. Sta tutto lì l’inghippo, almeno quello era il mio intento 😉
      Per la seduta, mi spiace deluderti, ma il racconto nasce e si basa proprio su quella e probabilmente andrà avanti, tra flashback e sprazzi di vita sugli altri personaggi, fino alla fine 🙂
      Ancora grazie e alla prossima!

    • Ciao Napo,
      sì, ho tentato su altre piattaforme, ma non funziona come vorrei. Avrei voluto aspettare che lo sciame passasse, ma non ho resistito…
      Sono felice che tu mi abbia trovata e che ti sia fermato a leggere nonostante il genere, che so non essere tra i tuoi preferiti.
      Spero di continuare a interessarti, grazie per il complimento.
      Alla prossima!

        • Scusa Valentina, mi ero scordata di risponderti 🙂
          Lo sciame sarebbero i ragazzi del liceo che stanno pubblicando da qualche mese a questa parte sulla piattaforma. Non che sia un male, per carità, la piattaforma è libera e ci pubblica chi vuole; è che sono talmente tanti che hanno un po’ monopolizzato il sito e le altre storie finiscono sommerse 🙂
          Per quanto riguarda gli altri siti: uno è il famosissimo WP e l’altro è Typee. Ma non mi piacciono le regole, le modalità di adesione e, soprattutto, la mancanza quasi totale di lettori; il che, ahimè, per un autore (anche amatoriale) non è il massimo. Qui è diverso, lo scambio di letture è più attivo e anche edificante. Tramite le critiche ricevute e i complimenti, ho imparato molto e se vado indietro ai racconti pubblicati nel tempo, mi rendo conto io stessa del miglioramento avvenuto. Credo che lo scopo di questi siti dovrebbe essere proprio questo.
          Scusa il “pippone” grazie per l’interesse, sei davvero gentile.

          • Wattpad! Per carità 😆 quello sì che è monopolizzato dai liceali, e forse anche da ragazzi più piccoli. Un mare magnum che ho abbandonato presto per evitare di affogarci.
            A parte gli scherzi, trovo anch’io che TI sia una piattaforma più viva e stimolante, persino più di EFP, che frequentavo anni fa. Figurati per il “pippone”, è bello scambiarsi opinioni ogni tanto! 🙂

  27. Avendo provato l’ipnosi mi è piaciuto come la hai utilizzata in questo capitolo, senza la troppa spettacolarizzazione tipica della sua versione più fantasiosa. Molto bella e a suo modo “cinematografica” anche la sequenza del bambino Kinder, non sono un grande fan di questi espedienti ma l’hai resa davvero molto bene… Anche se questo rende il capitolo un po’ troppo di passaggio, forse, per cui per il prossimo direi di proseguire la seduta 🙂

    • Ciao Dapiz,
      grazie. Io non ho mai fatto una seduta d’ipnosi, ma so che spesso si usa la metafora della scala che scende per indurre il rilassamento. L’espediente del bambino serviva a creare un contatto con la realtà, perché quando si racconta di ipnosi, regressioni e così via, si rischia di creare un mondo irreale e io vorrei restare nell’ambito del male nella sua banalità, almeno vorrei provarci.
      Il capitolo è un po’ lento, lo so, ho aggiunto il bagno per stemperare un po’, ma occorre più azione. Chissà se riuscirò a infilarcene dentro un po’ col terzo capitolo…
      Grazie ancora e alla prossima!

  28. Anche se questo kauffman suscita molta curiosità, vorrei restare sulla seduta che al momento non ci ha rivelato molto, a parte il fatto che lei ha paura e lo psichiatra ha un po’ di problemi.
    magari sono io, non ho nessuna nozione per dirlo, ma un terapeuta che lascia solo un paziente sotto ipnosi mi sembra strano. Mi sarebbe sembrato più naturale che sospendesse tutto, per andare in bagno, ma ripeto è un dubbio mio. E i “sintomi” di lui sono perfetti.

    Non c’entra un tubo, ma: hai visto la serie “the Sinner” con Jessica Beal? Lei è amnesica e la rivelazione dei ricordi che ha rimosso è al fondo di una scala da scendere. Scala che ritorna più volte durante la storia. Niente, mi è venuto in mente. ed è un’ottima serie, se ti interessasse 🙂

    • Ciao Maan,
      ottima osservazione (come sempre), in effetti è un po’ strano, ma come spiegavo a Maria serve a creare il personaggio, in più ha lasciato la paziente sospesa, in una bolla di luce. Al sicuro da quello che la spaventa nel suo viaggio in fondo alle scale. Tra l’altro, in questura hanno premura, sospendere del tutto e poi riprendere avrebbe richiesto troppo tempo… il tempo stringe e Silvia pare l’unica in grado di raccontare qualcosa di utile. Ma le spiegazioni non servono a molto se non si riesce a rendere l’idea con quanto scritto. Come sempre immagino che gli altri riescano a “vedere” quel che vedo io nella mia testa 😉
      La scala viene usata spesso dai terapeuti per la fase di rilassamento, Nel caso di Silvia, trattandosi di un horror e di un’esperienza orribile, ho pensato a una scala buia e tetra, un po’ come quella che ho messo nella foto del profilo, non so se è venuto fuori dal racconto.
      La serie di cui mi parli non l’ho vista, ma potrei rimediare.
      Grazie Maan, sempre attenta e precisa.
      Alla prossima!

      • Lo so, lo so che la scala è “uno strumento” usato spesso; per quello mi è venuta in mente la serie, perché lì la scala è vera: il ricordo traumatico rimosso si svolse in una stanza segreta cui conduceva la famosa scala. ma fino alla lettura del tuo capitolo oggi, non avevo realizzato il “doppio livello di linguaggio” delle immagini della serie: la scala vera e la scala verso la memoria celata 🙂

        Sulla seduta di, ipnosi non preoccuparti: quello che dici, la premura, la bolla di luce… li avevo ben colti, ripeto è solo un dubbio mio 🙂

  29. Complimenti come sempre, bel capitolo e scrittura scorrevole e adatta al genere. Kinder mi ha fatto sorridere perché ho proprio immaginato il bambino della kinder sorridente e in effetti può essere inquietante :D. Però ci stanno particolari così quotidiani che appunto creano un contrasto bizzarro con l’atmosfera cupa. Al prossimo, ho votato per i tre.

    • Ciao Tinarica,
      mi pareva interessante far interagire le diverse dimensioni, il bambino della Kinder che sorride da un cartellone serviva a creare tensione e a rilasciarla, proprio come durante una seduta ipnosi con il respiro che entra ed esce. Tensione e rilassamento.
      Grazie per essere tornata e alla prossima!

  30. Vorrei farti notare qualcosa che non va … ma non ci riesco. Mi sembra tutto perfetto. La tensione che cresce, per poi rilassare il lettore con eventi banali e poi farla crescere di nuovo. Non mi è sfuggito il volto alieno, non credo sia una similitudine.
    Continua presto, ti prego 😉

    • Ciao Gra,
      sei troppo gentile, sono certa che qualcosa che non va si possa sempre trovare, soprattutto nei miei racconti strampalati 😉
      Spero che il racconto continui a piacerti e ti ringrazio per essere tornata a leggermi.
      Alla prossima!

    • Ciao Maria,
      sì, Silvia è sotto ipnosi.
      il dottor Kauffman è un personaggio particolare, tormentato e ripudiato dai suoi pari. I suoi atteggiamenti poco ortodossi mi servono per dipingere il personaggio, per renderne bene l’idea che mi sono fatta di lui.
      Il suo corpo parla per lui… potrebbe essere, tutto potrebbe essere 🙂
      Spero di continuare a interessarti.
      Alla prossima!

  31. Ciao! Sei stata la prima autrice che ho letto qui (mi sono iscritta da poco) e “Ode al fantasma di Eileen Kendall” mi era piaciuta talmente tanto che mi è dispiaciuto non poterla vivere in diretta e giocarla.
    Per fortuna sei tornata a scrivere e stavolta posso seguirti passo passo! Incipit davvero intrigante, la tua scrittura prende subito e le atmosfere sono molto evocative. Ho votato per l’uomo, il bambino mi sembra una scelta troppo scontata per un horror… A presto!

    • Ciao Valentina,
      grazie, sei davvero gentilissima. La storia di Eileen è piaciuta anche a me, tanto che stavo pensando di trasformarla in qualcosa di più 🙂
      Sono felice di averti tra i lettori di questa nuova storia, spero ti piaccia come l’altra e ti ringrazio ancora per i bei complimenti che mi fai.
      Vado a dare una letta alla tua di storia e ti auguro un ottima settimana, 25 aprile compreso 🙂
      Alla prossima!

  32. Ciao K e bentornata.
    Vedo che ti cimenterai con un genere horror, bene bene.
    Ho votato per il bambino che solitamente, in questo genere di racconto, è sempre presente. Effettivamente i bambini, chissà perché, mettono sempre un po’ di ansia…
    Attendo bilancio prossimo, ovviamente.
    A presto e buona Pasqua.
    Ilaria

    • Ciao Ilaria,
      ahahahah effettivamente alcuni bilanci potrebbero terrorizzare più di qualsiasi horror 🙂
      Grazie per essere passata; sì, sono tornata all’horror, in questa veste un po’ diversa dagli horror che mi piacciono tanto (vedi Eddie e Gock), voglio vedere cosa riesco a tirar fuori dal mix che ho in mente… dalle stanze buie e dalla nostalgia del passato… 🙂 Non sono sicura di aver capito cosa ho scritto… vabbè, forse tu sì.
      Grazie ancora e alla prossima!

  33. Un uomo.
    Buongiorno Keziarica
    Incipit intrigante. Piccoli dettagli trasmettono bene l’atmosfera di tensione.Il tuo stile si è affinato: “spazi ampi” e frasi corte danno respiro al capitolo 🙂
    Una piccola cosuccia. La domanda: «Che genere di medico?» l’ho trovata un po’ forzata. Mi sembra più un’esigenza del narratore che della ragazza che, in quel momento, si presenta vulnerabile e turbata.

    • Ciao Maria,
      bentornata, sono felice di riaverti tra i lettori.
      Hai ragione, la domanda della ragazza può apparire un po’ forzata. Non è data dalla necessità di far sapere al lettore qual’è la specializzazione del medico, ma credo si capirà più in là, almeno lo spero
      😉
      Grazie ancora tantissime per essere tornata e alla prossima!

  34. Sono contento di poter seguire una tua storia “in diretta” 🙂 Il giallo non è il mio genere preferito ma lo apprezzo molto di più quando presenta qualche sfumatura horror, è a mio parere un connubio perfetto. Atmosfere e personaggi delineati con poche parole precise, che bastano a calarti nel contesto come se fossi proprio dietro la spalla di Kauffman. Complimenti! Per il seguito… il bambino è un grande classico dell’horror, quindi preferisco puntare sulla più insolita donna. Ciao!

    • Ciao Dapiz,
      felice di trovarti tra i lettori 🙂
      In realtà non l’ho pensato come un giallo; nel senso che potrà averne le tinte (del giallo) ma non ne segue i canoni, infatti ho scelto la categoria Horror proprio per evitare di dover stare dentro le restrizioni dettate dal genere. Hai presente le quattro M ? 😉
      Grazie per i bei complimenti, spero di meritarmene altri con i prossimi capitoli e di non fare pasticci come al mio solito. 😉
      Grazie ancora e alla prossima!

  35. Un uomo.
    Mi sa che abbiamo pubblicato praticamente nello stesso momento: che sintonia!
    Trovo che la tua scrittura migliori a ogni lavoro. Mi è piaciuto molto.
    Un horror, uno psichiatra torturato, un mistero.
    Mi hai fatto pensare a certi romanzi di Lars Kepler. E io adoro i polar svedesi.

    • Ciao Maan,
      sono andata a leggere e… e niente, che ti posso dire, vai a leggere il commento 😉
      Grazie per il complimento, sono felice che ti spia piaciuto il primo, vediamo se riesco a interessarti anche col secondo.
      Grazie ancora tantissimo e alla prossima!

    • Ciao Tinarica,
      bentornata, felicissima di ritrovarti 🙂
      Proverò a tirare fuori una storia credibile, spaventosa e, spero, non banale a cominciare dal bambino, sempre che sia lui la scelta finale 😉
      Grazie ancora e alla prossima!

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