Anelli di fumo

I. Il sottopassaggio

Il sottopassaggio che collega l’ingresso della stazione ai vari binari è uno di quei luoghi in cui attesa e passaggio si alternano in un gioco di scambi. Centinaia di vite vi transitano ogni giorno. Pendolari che ormai lo percorrono esperti, sapendo bene su quale lato camminare per non restare intasati nel flusso; viaggiatori occasionali, spaesati e confusi, persi a guardare orari e corrispondenze; bambini, tirati da mani più grandi; ritardatari, sempre di corsa, affannati, mentre in cuor loro si ripromettono che la volta successiva andrà meglio; i “traslocatori”, quelli che hanno più valigie che mani, finendo per ostacolare il passaggio e il corretto scorrimento; per non parlare, infine, di quanti semplicemente sostano, attendono un arrivo, una partenza, un incontro, uno scontro, un segno, una moneta, uno sguardo, un annuncio, uno, dieci, trenta o chissà quanti minuti.

Il sottopassaggio è come un ecosistema, un mondo a sé, un luogo di incroci, passaggi, di sguardi, di solidarietà e solitudine. È un posto di tutti e di nessuno, un po’ come una strada, un parco o un marciapiede, ma protetto, avvolto e concentrato.

Forse per questo – o forse perché era il primo luogo a essergli venuto in mente – Elia scelse di recarsi proprio lì per il suo esperimento. Si era alzato presto quella mattina, non per scelta, ma per l’agitazione. Sapeva che quello che stava per fare avrebbe comportato dei rischi, eppure, si ripeteva, doveva correrli.

Indossò un paio di jeans, una felpa col cappuccio, infilò in tasca le chiavi, il cellulare e il portafoglio per poi uscire di casa. Fece pochi passi prima di tornare indietro per prendere l’oggetto più importante. L’aveva lasciato sulla mensola all’ingresso, in bella vista, eppure se ne stava dimenticando. Sorrise nervosamente, cercando di stemperare la sua tensione. Elia uscì questa volta sapendo di non aver dimenticato niente.

La stazione distava circa quindici minuti a piedi da casa sua. Percorse quel tratto in venti minuti, arrivando col fiatone. Il cuore gli batteva forte nel petto, facendo rimbombare le solite domande che da giorni si poneva: sto facendo bene? È davvero la cosa giusta?

Elia si fermò davanti alla stazione per prendere alcuni respiri profondi, cercando di calmarsi. Strinse il pacchetto nelle sue tasche, come per infondersi coraggio, poi varcò la soglia e senza nemmeno guardare il tabellone degli arrivi o delle partenze, scese nel sottopassaggio.

Nei suoi anni da pendolare aveva percorso quel tratto quasi ogni giorno. Odiava e amava quel luogo, e forse era proprio per questo che si trovava proprio lì. La familiarità gli dava il coraggio necessario.

Elia camminò rapido tra la gente e i bagagli, fino ad arrivare a un pezzo di parete libera tra il binario 6 e il 7. Come sempre, il sottopassaggio era molto affollato, molti, come lui, attendevano appoggiati a una parete, guardando il cellulare o leggendo un libro o chiacchierando fra loro.

Erano circa le sette e venti del mattino quando Elia estrasse il pacchetto dalla tasca dei pantaloni. Dal pacchetto estrasse una sigaretta e l’accendino. Aveva le mani tremanti, ma nessuno se ne accorse.
Infilò la sigaretta in bocca, l’accese, aspirò profondamente per poi buttare fuori una densa nuvola di fumo.

***

Fino a metà sigaretta nessuno gli rivolse la parola. I vicini lo guardarono storto, allontanandosi. Chi passava faceva altrettanto, senza fermarsi. Qualcuno certamente si lamentava, molti lo indicavano, ma nessuno gli disse nulla, finché, cominciata l’ultima parte della sigaretta, una signora gli disse: «Qui non si fuma.»

Elia si era preparato diverse risposte, ipotizzando diverse situazioni, così, come recitando una parte, rispose: «Lo so.»

La signora, non aspettandosi una risposta simile, fece l’offesa e si allontanò. Poco dopo, un anziano gli disse: «Per fumare può uscire sul binario, qui è vietato, maleducato!»

«Non mi va di salire di sopra», ribatté Elia, facendo spallucce.

L’anziano borbottò lamentele a mezza voce, per poi andarsene.

La sigaretta era ormai finita e attorno si era fatto il vuoto. Molti osservavano, ma nessuno faceva o diceva nulla.

Elia aspirò l’ultima boccata, per poi gettare la cicca a terra e andarsene, mentre alle sue spalle le lamentele si facevano più forti.

«…e non ha nemmeno spento la cicca!»

***

«Avresti dovuto assistere, Sofia!» iniziò Elia, ora su di giri. «Stavo lì a fumarmi la sigaretta nel sottopassaggio e quasi nessuno mi ha detto niente! Ci puoi credere? Qualcuno ha provato a dirmi che non si fa, ma quando gli ho risposto che lo sapevo e che volevo continuare a fumare lì allora tutti sono stati impotenti. Ci puoi credere? Un luogo pubblico, con chissà quante persone, uno commette un’infrazione e nessuno ha il coraggio di intervenire, di fermarlo!»

Elia si lasciò cadere a terra, come sfinito. «Sai, ero terrorizzato! Speravo che già dopo la prima boccata qualcuno mi togliesse la sigaretta di bocca e mi dicesse di smettere. Ma come temevo non è andata così… chissà se domani cambierà qualcosa…»

Elia riproverà il suo esperimento il giorno dopo. Cosa succederà?

  • Ci sarà un imprevisto. (44%)
    44
  • Una persona inizierà a parlare con lui. (33%)
    33
  • Ancora niente. (22%)
    22
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47 Commenti

  • Gran bel capitolo, che dà una brusca sterzata alla storia e probabilmente anche un’accelerata, forse un po’ troppo rapida visto quanto velocemente si precipita nel dramma… ma d’altra parte il dramma è sempre così, e anche il flashback e la scelta mi fanno pensare che proprio una dramma nel passato sia alla base dell’esperimento di Elia. Vedremo se ci ho visto giusto, intanto voto per le 8 ruote

  • Secondo me invece non c’è un gran distacco dai capitoli precedenti, semmai solo una rapida accelerata che porta improvvisamente del tragico lì dove però si intuiva già che ci sarebbe stato. Mi è piaciuto molto questo capitolo, in particolare è ben descritto il senso di angoscia e disperazione di Elia nel momento in cui si rende conto di quello che ha fatto, e la consapevolezza di non poter tornare indietro. Forse un po’ forzata l’idea dei manichini visto che avrebbe dovuto intuire il pericolo a cui andava incontro, però tutto sommato è in linea con la natura particolare del protagonista. Voto per le otto ruote, sono curioso di sapere a cosa si riferiscono!

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