giochi?

tutta colpa del gin tonic

Regola numero 1: Non sfidare chi vuole essere sfidato.

Regola che ho sempre infranto, spesso mi sfido da sola, mi sono messa in competizione con me stessa e qualunque essere vivente sulla faccia della terra. ho amato, ho amato tanto, non ho un unità di misura per definire quanto amore sia riuscita a dare senza mai riceverne. Il primo esempio è mio padre, ho sempre avuto il torcicollo,ho fatto tutto con la testa rivolta verso lui, ma lui non c’era, mi evitava. Sono cresciuta cercando attenzioni da chi non mi voleva, il sesso spesso ci si fa ottenere persone e momenti in aspettabili. da subito trovai nel sesso una liberazione, trovai delle certezze che non mi dava lo studio, il lavoro o la famiglia. parto da un scadentissima base di autostima, quasi pari a zero, quello era l’unico momento in cui  in mi sentivo bella, senza difetti, impossibile  a combattere, ma diventò quasi una malattia, il mio rifugio a tutto, e per non smentirmi ora metto in discussione pure questo.

Oggi è il turno di un pugile, un uomo come tanti, anzi forse il peggio del peggio che si possa solo pensare, ma il desiderio di riaverlo ancora, lo rende unico. Si, di riaverlo perché è già successo.

il 6 marzo scorso, mi trovavo al solito locale, un pugno di amici a parlare di cose insensate dopo il quarto gin-tonic, ero davanti la porta avevo appena acceso la sigaretta e dopo aver messo l’accendino nella borsa alzai lo sguardo e lui eri li, camminava verso di me, e non avrei potuto evitarlo. Lo conosco da qualche mese e le poche volte che abbiamo avuto modo di parlare le nostre discussioni sono finite con insulti e un sottilissimo vaffanculo. Quella volte no, arrivato con il sorriso pronunciando classiche frasi di circostanza e chiedendomi un semplice “come stai?”, “C-O-M-E- S-T-A-I-?” 2 parole 8 lettere e un inferno dentro di me. non so cosa sia accaduto, ma mi sentivo strana e non era l’alcol, ero bagnata come se i 4 gin-tonic me li fossi buttata addosso, provai a distrarmi a parlare con altri, ma lui torno indietro mi prese il braccio e mi invito a bere, ovviamente non avevo voglia di rifiutare, e accettai. rispetto alle altre volte apparve simpatico quasi piacevole la sua compagnia, ma mi girava la testa e con la scusa dell’orario provai a svincolarmi dicendo che sarei voluta andare a casa. gentilmente offrì di accompagnarmi, su una fottuttissima Ducati 1199 Panigale. Comincia a dubitare che non fosse la stessa persona dei mesi precedenti, una persona infantile, egoista, egocentrica, presuntuosa, arrogante ,vs, un uomo gentile e premuroso. 

arrivati davanti casa, lui esclamo: “offrimi da bere!” 

Nel mio pronunciare la parolina “sali” ero già consapevole che sarebbe stato mio in non più di 20 minuti. Arrivata in cucina vado verso il frigorifero per prendere una bottiglia, lui si avvicina al tavolo mette le mani in tasca ed esce della coca, fa due strisce sul tavolo, io rifiuto e lui le tira entrambi senza tanti perché. Mi tolse la bottiglia delle mani e la posò sulla cucina, mi guardava e sorrideva, e il mio piacere aumentava.  Accarezzò il seno e mi spinse verso il muro, le mie gambe tremavano  a ritmo del suo respiro sul mio collo. Arrivati in camera, un corpo su un altro come se fossero fatti apposta per stare li in quella maniera, me sue mani calde su i miei fianchi, e la sua lingua, Dio, la sua lingua. non capii più nulla, volevo riprendermi tornare in me, ero immobile quasi senza forze, mi aveva già svuotata, cercai più volte di allontanarmi con una qualsiasi scusa, mi alzai dal letto e lui venne dietro di me sbattendomi al muro;

L:”che cè?”

I: “è un minkiata” 

L:”perchè?”

I:”perche non ne sono convinta.” mi girai verso la scrivania e  accesi una sigaretta

L:” ti convinco io! tu continua a fumare.”

E con la sua lingua torno li dove io entrai  in estasi, qualunque cosa lui toccasse era un piacere un sensazione strana, un piacere che quasi mi spaventava. rimase dentro di me per molto, molto tempo, senza farmi mai stancare. ma l’antifurto della moto ha messo fine a tutto! lasciando in sospeso “la fine”!

mi chiese in numero di telefono, 

“perché?non lo hai mai avuto fino a ora, non vedo il motivo per cui dartelo adesso!”

si stava rivestendo a questa mia affermazione.

L: “allora tieni”

si sfilò le mutande lasciandomele sul letto.

Sono passati ben 2 mesi , non ci siamo visti molte volte, ci siamo incrociati un paio di volte al solito locale e entrambi abbiamo fatto finta di non vedere, nessun dialogo. Torno in quel maledetto locale con l’asia di vederlo e con il desiderio di averlo. Per anni quella che spariva ero io, dopo un paio di volte quando la situazione sfuggiva di mano cambiavo città. Questa volta è sparito lui rimanendo nel raggio di 90 metri quadrati calpestabili. Non è amore, ma questione di punto, dove sparire io, lo rivoglio per andarmene.

come proseguirà la storia?

  • cambio città (0%)
    0
  • cambierò sogetto (50%)
    50
  • ci rincontreremo (50%)
    50
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6 Commenti

  1. Ciao. Sono contenta che stai andando avanti. La punteggiatura va molto meglio, ho notato che a volte non lasci lo spazio dopo, forse è un modo per non sprecare caratteri, non so. Ti segnalo la frase “l’intere braccia tatuate” meglio “le braccia tatuate per intero” o “interamente tatuate”. Poi anche “lui non mi staccava gli occhi addosso” suona meglio “di dosso”, poi qualche errore di battitura qua e là.
    Spero che non te la prendi per la mia puntigliosità, solo così si può migliorare. Io ho sempre preteso che con me lo facessero e ti posso assicurare che serve tanto.
    Ormai mi piacerebbe sapere come si conclude la serata 😊 alla prossima

  2. Tu, come me, hai bisogno di rileggere il tuo lavoro varie volte prima di pubblicare. È un peccato rovinare una emozione solo per fretta o disattenzione. La frase che segue ad esempio non ha un senso compiuto ma, sicuramente, nella tua testa lo aveva; “il sesso spesso ci si fa ottenere persone e momenti in aspettabili .”
    Buon lavoro, brava, ciao🙋

  3. Benvenuta. Questo è un genere che va avanti molto a rilento, spero che dopo questo incipit abbastanza accattivante, porterai la storia avanti fino alla fine.
    Oltre i consigli azzeccati di Rossella, vorrei farti notare che spesso non inizi la frase dopo il punto con la lettera maiuscola. Può sembrare una fesseria, ma è importante. Leggendo è più la lettera maiuscola che attiva l’attenzione rispetto alla punteggiatura, fa capire che inizia un altro periodo e si interpreta la lettura nella maniera corretta.
    Aspetto il prossimo episodio

  4. Ciao, sono stata colpita dal titolo e ho deciso di passare a dare un’occhiata. Ti dirò: il tuo incipit mi ha abbastanza colpita, ma vorrei darti un consiglio: utilizza meglio i segni di punteggiatura: essi sono molto importanti all’interno di un racconto, poiché gli danno un ritmo diverso da quello che avrebbe senza essi; anche i lettori, inoltre, sono facilitati nella lettura. Ti faccio un esempio per capirci. Verso la fine hai scritto: “Per anni quella che spariva ero io, dopo un paio di volte quando la situazione sfuggiva di mano cambiavo città”; avresti potuta renderlo meglio in questo modo: “Per un paio di anni, quella che sparivo ero (o sono stata) io; (ma potresti usare anche i “:”)dopo un paio di volte, quando la situazione sfuggiva di mano, cambiavo città.) Spero che non te la prenda per queste “precisassioni”, fatte solo a fine costruttivo. Detto ciò, seguirò con piacere la tua storia.

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