I LUNGHI GIORNI DEL SILENZIO

Se muore anche la speranza.

<< Nonna. Nonna rispondimi. Nonna svegliati per favore. >>

La vecchia donna non risponde, siede scomposta su di una poltrona antiquata, l’abito nero risalta sopra alla fantasia a fiori. Le palpebre sono chiuse, gli angoli della bocca, inumiditi da saliva ancora tiepida. Ai suoi piedi un bambino singhiozza, ha gli occhi lucidi, le guance irrorate di lacrime. Fra le mani stringe un peluche dalle fattezze canine.

<< Nonna. >> Mormora, toccandole una spalla.

La testa della vecchia si getta pesante in avanti, non si sveglierà più. Vorrebbe seppellirla in giardino, non ne ha le forze, si limita a coprirla con una grossa coperta. Se un giorno tornerà, pensa, là sotto non troverà altro che polvere. Dentro ad uno zaino infila quanti più viveri possibile, quindi lascia la casa.

I suoi passi battono acuti sulla via lastricata di pietre, riemergono spettrali, dal buio più profondo delle case disabitate. Corvi appollaiati sopra ai tetti, gracchiano sinistri, non ci sono più carcasse da spolpare. Il bambino solleva una bici da terra, ne sistema la catena, le mani gli si imbrattano di grasso, le ripulisce sui pantaloni. Non può fare a meno di voltarsi verso il paese, la vegetazione se ne stava inesorabilmente impadronendo. Non c’era più cibo ne affetto di cui poteva nutrirsi, solo dolorosi ricordi, tristi case vuote. Salito in groppa alla bicicletta, pedala giù per la ripida strada incatramata, alle sue spalle non restano altro che fantasmi.

***

Era stato in città quando era in fasce, prima che tutto avesse inizio, non poteva ricordarla. Giuntovi in prossimità, arresta bruscamente la bici, la ruota di dietro lascia nell’asfalto una sottile striscia di gomma. Il suo volto è attonito, il fuoco si era portato via ogni cosa. Le case, le strade, le carcasse d’auto; era tutto coperto da un funereo velo di cenere. Già nell’avvicinarsi aveva percepito l’aspro odore di bruciato, che lì diveniva intollerabile, al punto che nessuno avrebbe potuto camminare per le grigie strade per più di qualche minuto.

Costretto ad allontanarsi da quel surreale scenario desolato, si trattiene ad osservarlo da sopra un’altura. Era stata la sua speranza, quando aveva lasciato il paese, quella di trovare in quel luogo altre persone. Ora, non sapeva più in cosa sperare. Il suo sguardo si perde, assente, fra i tetti diroccati di una città cadente. Fino a che, fra quella opprimente scala di grigi, un colore acceso emerge, lo ravviva.

Era la prima volta che la vedeva, la sconfinata distesa azzurra, di cui aveva sentito parlare solo dai racconti di sua nonna. Il mare, che si estendeva davanti ai suoi occhi, sino a perdersi nello sfumato confine col cielo. Un istante di esitazione, appena prima di toccare l’acqua per poi lasciarsi bagnare, lasciarsi cullare dalle timide onde. Solo l’arrivo dell’umidità, con la sera, lo costringe a uscire.

Una nave della Capitaneria di Porto, si era spiaggiata a non troppa distanza. Doveva trovarsi lì da parecchio, la salsedine aveva corroso il ferro e lo scafo era stato per buona parte inghiottito dalla spiaggia. Ciò gli permette di arrivare sul ponte senza problemi. Attraverso delle scale pericolanti, raggiunge la porta d’ingresso alla plancia, unico locale coperto non ancora sommerso dalla sabbia. La leva è rotta, per entrare è costretto ad infilarsi per una piccola breccia sulla parete. Passerà lì la notte.

Un sacco a pelo, una torcia con le pile scariche ed un quadernino; qualcuno era stato lì tempo prima. Il bambino, incuriosito da tutti quegli strani dispositivi, comincia per gioco a premere pulsanti e a tirare leve. Aveva visto alcuni immagini di navi su dei libri, ma erano racconti sui pirati, non c’era nulla di simile. I comandi si erano spenti diversi anni prima, non si sarebbero più accesi. Solo un aggeggio aveva dato segnali di vita, limitandosi tuttavia ad emettere fischi disturbati e ronzii confusi.

***

Sono passati diversi giorni da quando si è stabilito dentro alla nave. Le sue scorte di cibo sono quasi terminate, anche l’acqua inizia a scarseggiare. Non è tuttavia la cosa peggiore; la solitudine, quella era la cosa più difficile da affrontare. Trascorrere intere giornate senza poter parlare con anima viva, senza potersi stringere al petto di qualcuno, sentire i battiti del suo cuore. Il bambino, rassegnato, è sul punto di arrendersi. La sola cosa che gli dà un briciolo di conforto, è tenere fra le mani il cane di peluche, quello che sua mamma gli aveva donato allora, quando il mondo era ancora degli uomini. Non gli resta che stringerselo forte al petto, chiudere gli occhi, ed attendere che la sua fiamma si spenga.

Le onde che si riversano sulla spiaggia, suonano come dita premute sui tasti logori di un vecchio pianoforte scordato. Il mare, addolorato pianista, consegna alle orecchie del bambino le note della sua melodia d’addio, fino a quando…

<< RRS, seicento-ventitreesima sintonizzazione sulla frequenza 92.6. Qualcuno è in ascolto? Ripeto. Qui RRS, c’è qualcuno la fuori? >>    

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39 Commenti

  1. Ciao Gabriele,
    mi spiace per quanto avvenuto, come dice Gra: sicuramente la scrittura, insieme a molte altre cose, può aiutarti a staccare un po’ la mente.
    Il capitolo è intenso, ben scritto e denso di adrenalina, soprattutto la parte relativa all’incontro coi cani. Bello il momento del ricordo, suscitato dall’agonia del cinghiale, un po’ fortuito il ritrovamento, ma va bene. Magari i dardi sono stati sparati dai soccorritori.
    Ti auguro una bella giornata, piena di quel che più di piace. Stai su.
    Alla prossima!

  2. Mi dispiace tanto per la tua perdita, la scrittura potrebbe aiutarti a superare il difficile momento, o almeno mitigarlo.
    Scrittura sempre più chiara e precisa, stai migliorando davvero tanto. Comincio ad affezionarmi al bambino per quanto bene descrivi quello che prova. Spero che si risvegli nel luogo dove voleva andare e che lì trovi un po’ di tregua. Vediamo cosa ci riservi. A pesto 🙋🏻‍♀️

  3. Altro bel capitolo, bello anche il colpo di scena finale. Ho notato anch’io una scrittura meno barocca e devo dire che l’apprezzo di più, è più scorrevole e meno stancante da leggere, senza però rinunciare a termini più ricercati e a effetto che fanno comunque parte del tuo stile, come è giusto che sia. Chissà se quegli occhi appartengono a un amico o a un nemico…

  4. Ciao Gabriele,
    un altro capitolo riuscito. Qualcuno ha ucciso da poco, il bambino potrebbe essere in pericolo. Ci lasci col fiato sospeso, bene,
    ti segnalo due refusini:
    attivare-attirare
    visto-viso
    per il resto trovo la storia scorrevole e ben articolata.
    Aspetto il quarto e ti auguro un buon week end.
    Alla prossima!

  5. Ciao Gabriele, trovo la tua scrittura migliorata! Lo stile si è fatto meno autoreferenziale e più incisivo, anche l’alternanza passato-presente è scomparsa e le virgole sono quasi tutte al posto giusto. Bravo 😊
    La trama continua a interessarmi e mi piace molto lo sguardo maturo con cui descrivi le cose.
    Per il prossimo episodio voto: “Durante o alla fine del viaggio verso il punto cinque.” Sono molto curiosa di scoprire chi lo stia spiando, la trovata ti è riuscita bene.
    A presto!

  6. Si presenta il primo scossone. Chi sarà il misterioso osservatore? Spero una persona amica ma è un horror, potrei aspettarmi anche qualche mostro.
    Capitolo descrittivo e descritto bene. Non so se hai volontariamente abbandonato i termini “altisonanti” o è stato un caso. Ne ho visti giusto un paio. Continua così.,

  7. Ciao Gabriele,
    quindi il bambino trova sul quadernino una lista di contatti persi, tra cui, in ultimo il nome della nave su cui si trova, è corretto? Spero di aver capito bene 🙂
    Mi piace molto questa storia, il bambino solo, la nave abbandonata e un mondo che la natura ha riconquistato a scapito degli uomini. Il bambino troverà il modo per interagire con la donna, almeno lo spero. Per ora mi piacerebbe indagare sulla mappa e scoprire mondi sommersi in ogni senso.
    Occhio alle eufoniche, lo dico sempre a tutti, perché scritte non suonano bene, almeno per me 🙂
    Per oggi ho finito di rompere.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, mi fa piacere ti stia piacendo.
      L’elenco di nomi nel quaderno non so ancora di preciso cosa contenga. Potrebbero essere nomi di persone, di edifici o magari di zone specifiche. Accanto ad ogni nome c’è un numero e ogni numero è riportato sulla mappa. E sulla mappa è disegnata anche la nave. Però non ti so ancora dire in che scala sia la mappa e neppure chi l’abbia disegnata. Sai, mi sta davvero piacendo scrivere in questo modo, perché anche io rimango curioso di scoprire come si evolverà la storia. 😀😀😀

  8. Ciao. A me continua a piacere il tuo modo di scrivere, mi riporta indietro nel tempo, se poi non è coerente con la storia che stai scrivendo, sinceramente non lo so. La prossima storia la potresti ambientare in un periodo storico, sarebbe Un’idea
    Ti segnalo solo “Cosa farò quando il sole sorgerà domani?” Uscendo direttamente dalla testa del bambino questa frase mi stona un po’. I bambini non parlano così, e questa volta non è la voce del narratore,

    • Ciao Gra. Grazie del commento, mi fa piacere che apprezzi. La tua sensazione che il racconto sia ambientato nel passato è giustificata. Trovandoci in un mondo post_apocalittico la mano dell’uomo è sempre meno visibile, al contempo la natura si sta riprendendo ciò che è suo. Grazie anche per la tua segnalazione, effettivamente gli ho attribuito un pensiero troppo “poetico”.

    • Ciao Lorenzo. Grazie del commento e delle belle parole. Hai ragione, il bambino non ha motivo per allontanarsi dalla nave. Lui ha lasciato il paese per raggiungere la grande città, dove sperava di trovare altre persone. Avendola trovata in cenere è disilluso e l’unica cosa che gli rimane da fare è sopravvivere. In una realtà di quel tipo ci vuole davvero poco per lasciarsi andare, ed altrettanto poco per sperare.
      Alla prossima!

  9. Ciao Gabriele,
    ho trovato il tuo incipit per caso, girovagando alla ricerca di nuove storie. Un inizio interessante, il bimbo solo contro un mondo ormai cadavere, il bisogno di trovare qualcuno e di cercare riparo, ci sono tutti gli ingredienti per un buon horror, attenzione a non cadere nella trappola del cliché.
    Nei commenti sottostanti ti è già stato fatto notare molto di quel che ti avrei fatto notare anche io, mi ricordi un po’ me al primo racconto qui: troppe virgole, messe un po’ alla rinfusa, un mare di aggettivi, descrizioni, giri di parole… non è che oggi sia diventata la scrittrice provetta, però la mia scrittura si è asciugata un po’ (come dice Lorenzo); per i racconti “liberi”, dove lascio andare la fantasia, uso un altro nick 😉
    Ti consiglio di sostituire i segni con le caporali « o, se preferisci, con le virgolette alte “… vedi tu.
    Ho votato la persona tra i 40 e i 50, perché immagino (ma è solo una mia idea) che l’uso della radio possa essere più alla portata di un adulto; l’anziano poteva anche starci, ma non lo vedo adatto al genere.
    Alla prossima!

    • Ciao e gazie del commento e dei tuoi consigli.
      Nel secondo episodio ho cercato di sistemare l’uso della punteggiatura. Per quanto riguarda i tanti aggettivi, ho già spiegato che sono voluti. Seguo come riferimento il genere Pulp e descrivo in modo anche ripetitivo, come fa ad esempio Rovert Howard (giusto ieri ho ascoltato un suo audiolibro su Conan il barbaro, nel quale descriveva l’interno di una grotta con tanti aggettivi ed in più occasioni durante il racconto). Ho comunque provato a “snellire” il testo, sarete però voi a dirmi se ci sono riuscito. Il tuo ragionamento sulla possibile età della persona alla radio penso sia quello che hanno fatto anche tutti gli altri, indubbiamente il più logico. E tra l’altro ritorna nel secondo episodio.
      Per quanto riguarda la trappola del cliché, effettivamente sto cercando di stare attento a non sviluppare un racconto trito e ritrito. Certo è difficile visto che il tema post-apocalittico è oggi molto frequente. Voglio comunque provare a costruire una storia quanto piu possibile originale.
      Grazie ancora dei consigli, a presto!

  10. Ciao e benvenuto! 🙂
    Prima di scrivere questo commento ho letto i precedenti e le tue risposte, per capire che rapporto avessi con le critiche. Mi sembri abbastanza aperto e in grado di metterti in discussione, per cui sarò onesta.
    Hai una buona scrittura, si vede che non è la prima volta che provi a scrivere una storia, per cui partiamo dal presupposto che questo è un bel capitolo e che hai delle qualità innegabili. Però nella vita non si smette mai di migliorare, che è poi il motivo per cui siamo tutti qui, me compresa!, perciò sebbene sia vero che la scrittura è un’arte, sul fatto che sia sempre una questione di gusti non sarei d’accordo… Sicuramente ogni scrittore ha uno stile personale e ogni lettore delle preferenze di lettura, ma esistono anche delle regole, prima di tutto grammaticali, da rispettare. Lasciando perdere l’alternanza fra tempo presente e tempo passato, l’abbondanza di virgole (questione stilistica, okay) usata per dare una cadenza poetica alla narrazione ti è un po’ sfuggita di mano, in particolare fra soggetto e verbo:
    “Corvi appollaiati sopra ai tetti, gracchiano sinistri […]”
    “Una nave della Capitaneria di Porto, si era spiaggiata a non troppa distanza.”
    “La sola cosa che gli dà un briciolo di conforto, è tenere fra le mani il cane di peluche […]”
    So che il ruolo di maestrina è irritante e non me lo voglio proprio prendere, probabilmente tra l’altro ti sto dicendo cose che già sai, ma visto che da quanto ho capito sei uno che fa sul serio e non sta qui per semplice divertimento trovo sia utile seguire il suggerimento di The Incipit e dirti cosa funziona e cosa no per aiutarti a migliorare. Spero che tu prenda le mie parole per il verso giusto. Sulle questioni di stile come vedi non mi pronuncio.
    Seguo la storia per vedere come continua e voto per una persona fra i 40 e i 50 anni.

    • Intanto ti ringrazio per il benvenuto e per i tuoi consigli costruttivi (termine che preferisco rispetto a critica).
      Quando dico che la scrittura/lettura è sempre una questione di gusti, intendo proprio sul piano dello stile dello scrittore e delle preferenze del lettore. La grammatica non è compresa in questo discorso (viene prima ancora dello stile). Vorrei perciò scindere i due concetti.
      Per quanto riguarda lo stile, con l’abbondanza di virgole ho cercato di “rallentare” il racconto, oltre a dargli una cadenza poetica (Come appunto dici tu). Che sia stata una scelta vincente o meno è da vedere. I commenti in merito mi hanno dato modo di rifletterci, cosa che speravo.
      Per quanto riguarda la grammatica, ti ringrazio tanto per avermi fatto notare l’errore (orrore) nell’aver inserito la virgola fra soggetto e verbo. Qui non si tratta di una questione di stile ma bensì di regole. Devo stare più attento su questo aspetto molto importante.
      Come hai detto tu, siamo qui per migliorare, perciò i consigli sono ben accetti. Non sei stata saccente o arrogante, quindi stai tranquilla. Anzi, hai citato l’alternanza fra tempo passato e presente, potresti specificare dove non sono stato coerente? Grazie ancora. 🙂

      • Sono davvero contenta di non averti infastidito o demoralizzato. E mi scuso per aver mal interpretato le tue parole sulla questione “gusti”.
        L’alternanza fra i tempi verbali in realtà l’ho riscontrata un po’ in tutto il capitolo, ogni volta che dal presente sei passato al passato. Ti copio solo qualche passaggio dalla prima metà:

        “Non PUÒ fare a meno di voltarsi verso il paese, la vegetazione se ne stava inesorabilmente impadronendo. Non c’ERA più cibo ne affetto di cui POTEVA nutrirsi, solo dolorosi ricordi, tristi case vuote.”

        “Il suo volto È attonito, il fuoco si è portato via ogni cosa. Le case, le strade, le carcasse d’auto; ERA tutto coperto da un funereo velo di cenere.”

        “Costretto ad allontanarsi da quel surreale scenario desolato, si TRATTIENE ad osservarlo da sopra un’altura. […] Ora, non SAPEVA più in cosa sperare.”

        Visto che la scena si apre al presente, tutto ciò che ha a che fare con la contemporaneità dell’azione (il non sapere che fare, l’assenza di cibo, l’aspetto della città in cui si trova) dovrebbe rimanere in quel tempo. Sono sicura che sono solo delle sviste, il grande limite di questa piattaforma purtroppo è che non si può correggere nulla una volta pubblicato… Pazienza, è successo a tutti! Aspetto il prossimo episodio 🙂

  11. Gran bell’incipit, mi è piaciuto molto! Ambientazione post-apocalittica, bambino che deve sopravvivere, morte presente fin dalle prime righe, insomma ci sono tutti gli ingredienti per un racconto interessante. Anche la scrittura mi è piaciuta molto, anche se ho notato a volte un po’ troppa enfasi in passaggi che magari andrebbero un po’ “asciugati”. In particolare ho notato molti aggettivi che anticipano il nome, non so se sia una scelta voluta. Comunque attendo con curiosità i capitoli successivi!

    • Grazie del commento, mi fa piacere tu abbia apprezzato. Per quanto riguarda gli aggettivi, effettivamente è una scelta voluta. Mi ispiro al genere Pulp, non so se lo conosci. Negli anni 20-30, gli autori venivano pagati in base al numero delle parole, perciò erano soliti utilizzare molti aggettivi ed avverbi, anche superflui, per allungare il racconto. Due autori che utilizzavano questo stile, e che apprezzo molto, erano Howard e Lovecraft. Per quanto riguarda l’eccessiva enfasi, forse ha giocato il limite dei caratteri. Saresti così gentile da indicarmi dove ritieni avrei dovuto “appiattire” la narrazione? Attendo una tua risposta, grazie.

      • Per esempio nel passaggio “I suoi passi battono acuti sulla via lastricata di pietre, riemergono spettrali, dal buio più profondo delle case disabitate” io avrei scritto un più semplice “I suoi passi emettono un suono spettrale” o qualcosa del genere, mentre nel successivo “Un istante di esitazione, appena prima di toccare l’acqua per poi lasciarsi bagnare, lasciarsi cullare dalle timide onde” usi molte parole per descrivere un’azione tutto sommato abbastanza semplice.
        Comunque non fraintendermi, non è che voglio dirti come scrivere, ci mancherebbe! Mi sono permesso di fare quelle osservazioni sia perché non sapevo se fosse qualcosa di voluto o meno, sia perché la tua scrittura mi è sembrata molto buona e quella piccola enfasi di troppo rischiava di appesantirla un po’ troppo. Poi se è un elemento tipico del tuo stile non ti posso dire niente, anche perché non è che sia un errore, riguarda molto anche i gusti personali!

  12. ti confesso che non è facile commentare questo episodio. c’è una forte carica di sentimenti e di emozione che isi confonde in uno strano mescolarsi di aggettivi, tempi dei verbi un po’ dissonanti, frasi evocative accenti poetici. Un grande potenziale da non sprecare quindi: misura e attenzione. Non esagerare mai.
    Una piccola osservazione a margine: una nave della Capitaneria di Porto è praticamente impossibile che rimanga abbandonata su una spiaggia! complimenti, puoi scrivere cose molto belle ma devi misurare le forze! ciao alla prossima🙋

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