IL MISTERO DELLA FOTO DI SUNRIDGE

L’ARRIVO

Peter continuava a rimandare la consegna del suo ultimo manoscritto. Nonostante avesse garantito all’editore di essere a buon punto del suo nuovo tomo, non aveva ancora inciso un solo carattere con la sua vecchia Remington.

Malgrado l’avanzare della tecnologia, Peter non avrebbe mai scritto in altro modo: «C’è bisogno del rumore dei tasti di una macchina da scrivere durante la stesura di un romanzo. La mentalità di una battuta ha un peso.» Ripeteva da sempre ai suoi allievi della facoltà di Lettere.

Negli anni aveva messo a punto una sua formula personale, per far fronte al tanto temuto blocco dello scrittore: un week end di isolamento nel vecchio chalet di montagna, e del buon vino rosso da sorseggiare davanti al focolare.

Poco fuori città, immerso in una distesa di abeti bianchi e pini grigi, lo chalet “Sunridge” gli avrebbe donato nuova linfa creativa.

Finalmente un po’ di pace, pensò appena dentro la dimora. Una volta sistemate le sue cose, stappò una bottiglia di Barolo di Monforte d’Alba, e ne versò un po’ in un calice grande e panciuto.

Si recò in soggiorno, si mise a sedere, e già al secondo sorso di quel nettare pregiato sentì la mente liberarsi dalle catene che la opprimevano.

Abbozzò un inizio di storia, fin quando a un tratto una piccola cornice d’argento sopra il davanzale del camino attirò la sua attenzione. Non che vi fosse nulla di eccezionale nell’oggetto in sé, ma Peter non l’aveva mai notata prima di allora.

La cornice conteneva una foto in bianco e nero datata luglio 1946, che immortalava lo chalet nello splendore di quegli anni. Tuttavia nella sua semplicità e, apparente normalità, la foto aveva un che di magnetico.

Peter la osservò a lungo prima di riprendere la scrittura.

Passarono i minuti e, inevitabilmente lo sguardo di Peter si assopì nel focolare.

I pensieri si moltiplicavano nella sua mente portandolo avanti e indietro nel tempo, fin quando non avvertì quella sensazione.

Eccoti finalmente! L’ispirazione gli giunse come sempre per magia. Stracciò quanto scritto fino a quel momento, e proseguì di getto fino a notte inoltrata. Solo quando la cervicale iniziò a farsi sentire, Peter capì che forse era il momento di smettere.

Scostò la Remington da un lato e si alzò per spegnere le luci, ma qualcosa gli balzò agli occhi.

Pigiò nuovamente sugli interruttori e si avvicinò alla foto sopra il camino. «Che mi venga un colpo!» Esclamò.

Una figura umana, che prima non c’era, era comparsa proprio al centro della vecchia foto dello chalet. Non poteva essergli sfuggito un particolare simile la prima volta che l’aveva osservata. Eppure doveva essere così. Cercò di convincersene, dando la colpa al troppo vino e alla grande stanchezza di quei giorni, ma il dubbio non lo abbandonò.

Spense le luci e si recò in una delle stanze da letto al piano superiore. 

Si girò e rigirò con quell’immagine negli occhi per più di un’ora, prima di decidersi a fare le scale per prendere un sonnifero, ma una volta in cucina indugiò.

Cosa farà Peter una volta in cucina?

  • Si siederà un attimo in cucina, e attendendo che il sonnifero abbia effetto accenderà la TV. (0%)
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  • Non prenderà alcun sonnifero e si recherà in soggiorno per osservare nuovamente la foto d'epoca. (80%)
    80
  • Deciderà di tornare a dormire una volta ingerito il sonnifero. (20%)
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45 Commenti

  1. Mi dispiace di non esser stato qui per seguire la tua storia fin dall’incipit, ma sicuramente inizierò adesso! Mi piace lo stile e la trama sembra interessante, anche se forse mi sono un po’ perso il collegamento esatto tra il fantasma e lo scrittore. Sono curioso di vedere gli sviluppi!

  2. Ciao Vincenzo,
    dunque, il fantasma sta cercando di raccontare la sua storia al nuovo inquilino che, guarda caso, è uno scrittore. A questo punto, Peterr scopre che la sua scrittura ha il potere di cambiare il destino del fantasma, è corretto?
    Scusa, domando perché non vorrei interpretare erroneamente il tuo intento.
    Ho trovato un po’ corto il capitolo, ma comunque interessante. I cliché dell’horror classico ci sono tutti, sta a te renderli unici e originali. Per il momento ti saluto, ho votato per il passato, mi piacerebbe rivivere qualcosa della vita di Mr Sunridge.
    Alla prossima!

  3. Ciao Vincenzo, come errori di scrittura ti segnalo solo “ne tanto calda da stare in maniche corte, ne così fredda” manca l’accento su né.
    Poi, ma sarà solo una sensazione mia, già te ne ho parlato, vedo scorrere troppo tranquillamente degli eventi che tranquilli non sono. Ma è un genere che non conosco a fondo, sicuramente sono esagerata io.
    Aspetto il prossimo.

    • Ciao. Hai proprio ragione sui né, mannaggia a me. E dire che è una regola che conosco. Peter ha capito ormai che qualcosa di paranormale sta accadendo, e ha capito che forse lo spirito non vuole fargli del male, ma cerca solo aiuto. E’ talmente intento a volerci capire qualcosa che la paura passa in secondo piano, anche se in alcuni momenti l’ha avuta e come. Dall’esterno una persona reagisce in un modo, ma dall’interno penso sia tutta un’altra cosa. Non ha altra scelta che affrontare le cose che accadono dato che tanto non può lasciare lo chalet in alcun modo. Se si lasciasse dominare dalla paura sarebbe finita. La chiave del racconto è la verità di ciò che successe a quella famiglia, e Peter non può concedersi il lusso di avere paura se vuole svelare il mistero.

  4. Forse mi sono distratta, ma non ho colto il collegamento fra la presenza spettrale e il romanzo del protagonista… sembra essere stato buttato lì soltanto ora, oppure mi sono persa degli indizi nei capitoli precedenti? Se sì, mi scuso, può darsi che li abbia dimenticati, rinfrescami la memoria!

    Ps: ci sono un po’ di errori di scrittura, in particolare delle virgole fra soggetto e verbo… è un peccato perché in generale la tua scrittura è piacevole. Magari dovresti solo rileggere prima di pubblicare 🙂

  5. Carissimo: ciao! Qualche piccola cosa, il mio pensiero che, per carità vale quello che vale ma che ti potrà tornare utile se vorrai; “poi riflettè” mentre si specchia? forse meglio “poi pensò” . “prima di recarsi…,” ” rimembrò”, “si destò”, “recarsi in biblioteca” , sono forme un po’ usurate di stampo classicheggiante inadatte al tema.” lunotto posteriore “: forse “posteriore” non serviva. “Alla chetichella” è una espressione in po’ farsesca che non si addice alla situazione. Infine “capo chino verso il basso”: bastava “capo chino”. La situazione che hai ben delineato si presta ad un linguaggio asciutto e diretto, che sottolinei i colpi di scena. Scusa se sono stato lungo e pignolo ma meglio un parere in più che uno in meno. No? ti seguo con piacere ciao🙋

  6. Ciao. “Rimembrare tutte le volte in cui aveva dibattito sull’argomento”, non so, mi sembra che hai usato dei termini troppo altisonanti per questo contesto. Ma magari mi sbaglio.
    Per il resto procede bene. Vediamo cosa vuole questa donna. Ho votato il pericolo imminente. Per ora non la vedo come una minaccia, bensì come qualcuno che lo vuole avvisare di un pericolo ancora più grande.

  7. Ciao Vincenzo,
    il racconto prosegue dritto dritto sui binari del terrore più classico. Mi ha fatto sorridere la Gran Torino che, per me, ha un solo guidatore possibile, Starsky! Ma è una mia riflessione, non farci caso.
    Direi che la donna della foto indica la vecchia libreria e vediamo cosa ne viene fuori.
    Alla prossima!
    p.s. non so se te l’ho già detto, forse no: fai un giro e dai una letta agli altri autori, il senso di questa piattaforma è proprio ricevere commenti (e consigli) e darne 😉

  8. Ciao! La trama di questo racconto mi incuriosiva da un po’, ho aspettato di avere un momento di calma per dedicarmici. In effetti non sono stata smentita: la trama è interessante anche se non originalissima (per ora) e lo stile buono. Scrivi bene e a parte qualche cliché (il famoso Morfeo già citato) mi piacciono le scelte che adotti scrivendo.
    Voto “indagherà”, anche se trovo più realistico che scappi a gambe levate, perché raramente trovo realistiche le azioni dei personaggi negli horror. Quindi, già che ci siamo, che inizi subito a fare chiarezza!
    Buona scrittura e a presto 🙂

    • Grazie del commento. Mi devo arrendere al fatto che se me lo dite in tanti, è veramente troppo sfruttato il povero Morfeo. Finalmente grazie al tuo voto potrò proseguire perché le tre scelte erano tutte alla pari. In effetti mi sono reso conto che affinché la storia possa scorrere bene, i protagonisti di questo genere devono fare a volte le scelte più stupide.

  9. Uno scrittore anche se impaurito rimane un curioso per natura quindi cercherà di capire che succede.
    magari è uno scherzo di cattivo gusto!
    Vediamo cosa accadrà. Due piccoli appunti:
    “le braccia di Morfeo” espressione un po’ consumata.
    Un “rumore sordo” non è come un battere furioso sulla porta… bravo, buon lavoro🙋ciao

  10. Ti do un’opinione molto personale: mi è piaciuto l’effetto che la donna alla finestra ha su Peter, costretto a guardarsi le spalle; un po’ meno la frase gridata alla porta. Avrei preferito qualcosa di più incisivo e minaccioso, l’urlo “Il finale!” per esempio, per darti l’idea. Anche il probabilmente, quando dici che desiderò fare una scelta diversa, secondo me stona: racconti pensieri e sentimenti del protagonista in modo preciso, come mai questo particolare non lo conosci?
    Questa, è ovvio, è solo la mia opinione.
    A presto 🙂

  11. Ciao.
    Forse sto ragionando troppo razionalmente, ma se io vedessi una foto modificarsi la prima volta, crederei di essermi sbagliata. La seconda volta cosa dovrei pensare? Non posso accettarlo come cosa naturale e limitarmi ad ignorarla, una spiegazione me la devo dare, magari l’alcool che fa brutti scherzi o qualche medicinale che da allucinazioni.
    Hai uno stile che mi piace. Continua e stupisci.

    • Ti ringrazio molto per il commento. In realtà la nostra mente quando capita qualcosa che va al di fuori della nostra comprensione spesso e volentieri tende a ignorarla. È un’auto difesa quasi involontaria, vuoi per paura, vuoi per altro, ma poche persone affrontano di petto il paranormale. La paura che stia accadendo davvero qualcosa di inspiegabile può far avere mille reazioni. Peter cerca in tutti i modi di ignorare l’inspiegabile, altrimenti credo che una persona normale morirebbe di paura. Magari crede che dimenticandosene per un po’, e riguardando la foto in un secondo momemto non ci sia più nulla di strano. Certo l’ ultimo evento ora non è più ignorabile. Vedremo cosa farà.

  12. Ciao Vincenzo,
    siamo nel classico horror, in un certo senso ha un che di rassicurante, gli eventi classici quasi garantiscono la buona riuscita del racconto. Non ho capito il Barolo. dove è ambientata la storia?
    L’idea di chiamare in causa Morfeo per parlare di sonno mi pare un po’ abusata e io la avrei evitata, meglio dire che si addormentò.
    Per il resto il racconto procede bene. Ho votato per l’indagine, anche perché non vedo altre strade🙂
    Alla prossima!

    • Ti ringrazio per le tue osservazioni. Sì, probabilmente è un po’ classico come dici tu, ma in realtà ho solo seguito la via più logica per tessere la trama della storia, e credo che ogni genere abbia delle piccole regole non scritte che il lettore si aspetta di trovare, anche solo per essere rassicurato, proprio come hai detto tu. Forse avrei potuto dire semplicemente “si addormentò”, questo è vero, ma credo sia una preferenza soggettiva che non penalizza più di tanto la frase. Il luogo esatto in cui si svolge la storia non credo sia così importante ai fini della stessa, inquanto il Barolo è un vino molto famoso e si può bere in molte parti del mondo. Ti ringrazio per il voto, ma in realtà l’unico limite è la fantasia che uno ha. Potrei anche far scappare Peter, il quale si accorgerebbe di non poterlo fare, o farlo tornare a casa per poi scoprire che la foto lo ha seguito, o mille altre cose ancora, persino farlo morire se volessi, riuscendo comunque a concludere la mia storia. Non esistono scelte obbligate nella scrittura, ma solo regole.

  13. Bell’incipit, abbastanza classico e forse un po’ troppo breve, ma mi è piaciuto. Non ho capito però un passaggio: “Passarono i minuti e, inevitabilmente lo sguardo di Peter si assopì nel focolare”. In particolare non ho capito se si addormenta o meno, dato che da come prosegui sembra che il protagonista continui a essere sveglio e che quindi l’assopimento riguarda solo lo sguardo, mentre all’inizio avevo capito il contrario 😀
    Per il resto comunque scrittura scorrevole e coinvolgente!

  14. Ciao. Niente da aggiungere a quanto già detto. Incipit scorrevole.
    Ti rispondo alla domanda che hai fatto: non è possibile cambiare quanto già inviato, puoi solo fare tesoro dei consigli per i capitoli successivi.
    Ho votato per osservare la foto. Vediamo se esce fuori qualche altro particolare

  15. Benvenuto 🙂
    Mi piace questo incipit, c’è solo un particolare che mi infastidisce: dopo anni di weekend nello chalet di montagna c’e una foto incorniciata che non ha mai notato? Ovviamente possono esserci molte ragioni per cui è lì, magari condivide la proprietà con qualche parente (per dirne una), ma avrei preferito che lui si/ci desse una spiegazione.
    Comunque capitolo scorrevole e misterioso, seguo e voto per tornare a osservare la foto.
    A presto

    • Intanto ringrazio per il commento. Si, in effetti è un particolare che era chiaro nella mia testa ma in fase di scrittura mi è sfuggito. Se posso lo aggiungerò sicuramente, anche perché so esattamente il il motivo per il quale Peter non conoscesse la foto. Lo chalet lo aveva acquistato ad un’asta alcuni anni prima e aveva scelto volutamente di lasciare alcune cose come le aveva trovate.

  16. Ciao Vincenzo,
    gli horror mi attirano sempre, perciò eccomi.
    Un incipit interessante, lo chalet, lo scrittore in ritardo con la consegna del manoscritto… mi ricorda un pochino Markus Goldman, se sai di chi parlo capirai. 😉
    Nella frase: “immerso in una distesa di abeti bianchi e pini grigi” avrei evitato i “bianchi” (o uno o l’altro aggettivo), e grigio mi risulta più musicale in fondo alla frase.
    E poi l’altra frase: “Non poteva essergli sfuggito un particolare simile la prima volta che l’aveva osservata” non che sia errata, ma la vedo come un eccesso d’informazione: c’è una persona in più nella foto, è chiaro che prima non ci fosse o ce ne avresti parlato e comunque lo fai già presente con l’inciso: che prima non c’era. 😉
    Bene, detto ciò, ti seguo e ci si vede al secondo che mi auguro sia un po’ più lungo 🙂
    Alla prossima!

    • Buongiorno Keziarica. Intanto ti ringrazio per il commento. Conosco a grandi linee Goldman, ma in realtà mi sono ispirato a un fatto reale: una foto nella quale sembrerebbe sia apparsa una donna e che tutt’ora rimane un mistero per gli appassionati di fatti inspiegabili.
      Le tue osservazioni mi sembrano appropriate e intelligenti. Non so se sia possibile correggere i racconti una volta pubblicati, è la prima volta che scrivo qui, ma se si può, prenderò in considerazione i tuoi appunti.

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