Io odio Jimmy Gros

Turkey land

Vi voglio raccontare, chissà perché, la storia che si è occupata di me Sonny Lion in questo ultimo periodo e che cominciò da sola quando io ero ancora un tipo, più incompreso che strano.
Cominciamo da Turkey land: è la mia terra. Da noi si celebra, si alleva, si mangia il tacchino. Niente di più Americano, direte voi. È proprio così risponderemmo noi Americani di quella striscia di terra tra Texas e Oklahoma in bilico tra praterie, deserto e acquitrini.
Al mio villaggio si arriva in modo semplice: basta sbagliare strada quattro o cinque volte di seguito e il “cul de sac” ti raccoglie, ti accoglie in mezzo a una accozzaglia di gente perbene e maleducata arrivata qui prima di te e, come l’insetto in una pianta carnivora, qui sta, prigioniera e svuotata dei sogni irrealizzati. La differenza sta nel tempo di digestione: la “nostra” pianta carnivora ti digerisce piano nel corso degli anni; lei ti cambia lentamente i connotati e il cervello. Tutto si deforma, il tuo comportamento si modifica e si adatta alla polvere e ai serpenti
alle piogge scroscianti, ai tornados e al fiato pesante della prateria che senti ogni tanto sul collo. Succede pure che il sogno che hai concretizzato ti incastra qui e, anche volendo, altri orizzonti ti sono negati.
Qui, poi ci sono gli indigeni, gli indiani Comanches, Oklahomas, Apaches, eredi di terre selvagge ormai espropriate, estorte dalla storia e che rivedono il loro mondo solo dalla tv.
Molti sono anche i poveracci indolenti che se ne stanno lì a sognare “Parigi” senza un dollaro in tasca e con i tacchini da spennare.
Dunque, tornando a me, non sto qui a dire quali fossero le mie stranezze perché, del resto, per me erano cose normali, anzi ovvie, e non capivo lo stupore e la cattiveria della gentaglia che mi guardava come fossi il verme solitario scappato dal culo del loro tacchino preferito.
Io, per esempio, era uno che da sempre pisciava per strada, nella polvere, se avevo un dollaro lo spendevo, se non lo avevo lo chiedevo in prestito a uno più piccolo di me e lo spendevo. Io ero uno che odiava più o meno tutta quella marmaglia che occupava il paese ma soprattutto odiava Jimmy Gros.
Al contrario di me quel bravo ragazzo, il più fico, il più bello e intelligente aveva la capacità di inebetire tutte le sceme del paese. E già, non gli serviva nient’altro che esistere. Lui esisteva e loro sbavavano: nessuna fatica, nessun merito, solo una gran bella faccia da cazzo. Non era nemmeno benestante, due o tremila tacchini, niente di più quindi non erano i soldi che gli spianavano la strada. Aveva una voce celestiale che qualche anno prima, infarciva di vocalizzi sublimi le funzioni in chiesa, e pure il pastore si squagliava nell’ascoltarlo.
Tutte le ragazzine, dicevo, pendevano dalle sue labbra e più di qualche volta se le diedero di santa ragione, tirate di capelli, graffi, tentativi di accecamento per lui. Per lui!
Tutte invidiose di quella che ci aveva scambiato una parola.
Un invito per due passi insieme valeva un vita e un qualsiasi approccio di tipo sessuale scatenava passioni, conflitti, lotte fratricide.
Ditemi se un maschietto non può, non deve odiare un tipo così.
Lui aveva, per la verità, un solo nemico, me!
Gli altri, non so, sembravano tutti carini con lui, non avevano le palle per odiarlo e combatterlo: tutti arresi e vinti come tacchini al macello.
Io dovevo fargliela vedere: togliergli il sorrisetto dalla faccia e cambiargli i connotati. Lo avrei voluto vedere dopo quando il naso e le orecchie avrebbero conservato a vita il timbro delle mie carezze, e la gambette la forma che io gli avrei leggermente modificato; tra l’altro, visto che era pure intelligente, una bella mazzata in testa poteva tornare utile.
Jimmy Gros era il mio nemico, il mio concorrente unico, quello che mi impediva di svettare sulla plebaglia ed essere amato e ammirato come meritavo.

Tutto in me era eccezionalmente migliore di lui. 

Ero più e alto, più istruito, avevo un lavoro da magazziniere e lui era mantenuto da papà, avevo un’auto, scassata ma funzionante, potevo andare al bar o al bigliardo, portarmi in giro una ragazza e spupazzarla un po’: io ero, insomma un uomo uomo, avevo trentaquattro anni e potevo diventare presidente. Jimmy Gros aveva diciotto anni e nessuna chance di battermi: eppure lui era amato e ammirato e io no.
Beh, insomma mi organizzai ben bene per il lavoretto. Lo aspettai un giorno che scendeva da un’auto accompagnato dal solito amico che lo scorrazzava aggratis. Sceso, doveva percorrere circa trecento metri dal cancello sulla strada a casa sua attraverso i vialetti e il boschetto che stavano dentro proprietà della casa di suo padre. Poiché il cancello veniva tenuto aperto sempre mi fu facile aspettarlo dietro una pianta. Quando arrivò lo accolsi con una bastonata in faccia che gli fece cascare qualche dentino da latte, ha, ha, me lo caricai sulle spalle e lo lasciai accostato a un muretto. Forse mi avrebbero beccato, anzi mi beccarono, inutile tergiversare. Ma che soddisfazione!

che succede

  • Sonny si pente (25%)
    25
  • Sonny la fa franca (25%)
    25
  • Sonny va in galera (50%)
    50
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24 Commenti

  1. Caro Lorenzo i tuoi commenti sono per me preziosissimi e cercherò di metterli in pratica sempre. È un piacere scoprire i mille dettagli tecnici di punteggiatura che possano dare al lettore il senso di quello che si vuole comunicare. Grazie ancora, migliorerò, lo giuro!
    ciao 🙏

  2. La scrittura mi è sembrata un po’ frettolosa, ci sono diversi passaggi che avrebbero potuto essere curati meglio, speciale per la punteggiatura.
    Per esempio: Ero un libero cittadino ex, ex! Detenuto al quale si può chiedere tutto ma senza pregiudizio ”per favore, grazie! “
    Il primo punto esclamativo, messo così, non è corretto così come la maiuscola successiva, mentre prima delle virgolette (spesso messe nel verso sbagliato), per esprimere un dialogo o un pensiero, ci vogliono sempre un punto, due punti o almeno una virgola.
    Poi: — Ma tu sei sempre per caso nei luoghi dove accadono i massacri? Insinuò lo sceriffo […]
    Qui manca il secondo trattino dopo la battuta o perlomeno una virgola, e non ci dovrebbe essere quella maiuscola.
    Sono piccole cose, lo so, però se non vengono rispettate danno un’aria di trascuratezza al testo che sarebbe meglio evitare, perché danno l’impressione che hai scritto di fretta senza rileggere, o che le ignori.
    Comunque il racconto prosegue bene, ormai possiamo dire di essere nel vivo della vicenda. Pur non gradendo particolarmente le storie d’amore ho votato che si innamora perché in questo contesto mi sembra che ci stia bene. Alla prossima!

  3. Buongiorno Keziarica,
    “la faccia di chi precipita” è quella tra idiozia e sgomento, totale mancanza di controllo su quello che accade intorno: la faccia di chi si aggrappa alla sedia per tenersi ben saldo al posto anche se è un perfetto idiota il cui massimo desiderio e riempirsi la pancia e “vai così” .
    La scena del salvataggio è come la vive e la racconta e la considera il protagonista: lei portata via “in quattro e quattr’otto ” e poi il tempo sprecato a fare mille inutile domande a lui. Riguardo al tema del racconto, come già detto a Lorenzo, il “racconto” comincia con questo episodio; i precedenti capitoli sono serviti a inquadrare la personalità di Sonny e il contesto in cui si muove.
    Rimane che questa, seppur in brevissimo spazio, è la “storia” della vita di un uomo attraverso gli episodi che l’hanno segnata e incanalata verso dove chi leggerà e Gibbone vorranno. Grazie per il commento e i consigli.
    🙏 ciao.

  4. Ciao Gibbone,
    non ho capito com’è la faccia di chi precipita, ma fa lo stesso. Il protagonista, come dice Lorenzo, si muove in situazioni che tra loro hanno a che fare poco, come una serie tv, in cui il filo logico viene seguito a spanne e ci si concentra di più sulle singole avventure del personaggio prinicipale.
    Mi è piaciuta molto la scena dell’inseguimento, un po’ meno la maniera sbrigativa in cui si è conclusa la sequenza del salvataggio, ma è una mia idea.
    Per ora ti saluto e voto per il coinvolgimento.
    Alla prossima!

  5. Grazie Lorenzo per la segnalazione (cow boy).
    Giusta l’impressione che si proceda per “flash” scattati ad illuminare una vita che richiederebbe una narrazione molto più organica ed estesa, un romanzo e non un racconto. I primi capitoli soprattutto non possono essere diversi. Ora che conosciamo il protagonista e conosciamo il contesto potremmo anche cambiare registro. 🙏 ciaoo

  6. Sempre divertenti i tuoi capitoli, anche se ogni tanto si potrebbe sistemare qualcosa, specialmente per quanto riguarda la sintassi. Piccola segnalazione: le parole straniere non vanno messe al plurale ( quindi “i cowboy”).
    Il racconto in generale mi sta piacendo, solo che mi sta sembrando un po’ frammentario, nel senso che i vari capitoli raccontano storie un po’ slegate tra di loro, non è una cosa negativa però non so se è voluto o meno. Il protagonista però mi piace, per quanto alla fine sia un personaggio negativo!

  7. Una cosa non mi é chiara, il ruolo di Sonny nella rapina. Non ha svolto quello di “palo” perché era all’interno del negozio, mi é sfuggito qualche passaggio forse. Comunque vedo un Sonny un po’ meno sbruffone dopo il pestaggio subito. Vediamo come reagirebbe a confrontarsi nuovamente con la legge.
    Ciao.

  8. Ciao Gibbone,
    Ma non si doveva vendicare? I proprietari del market sono parenti di Jimmy? Non ho ben capito questo capitolo, spiega ancora un po’ il metro di misura della vita di Sonny, ma non aggiunge molto alla storia… questa è una mia opinione, ovviamente.
    Vediamo cosa accade con il tornado…
    Alla prossima!

    • buon giorno Keziarica,
      la vendetta di Jimmy è consistita nel violento pestaggio
      da parte dei quattro ” amici di Jimmy”, che rivendicano oltretutto l’azione come una punizione per chi si comporta male, (allusione all’episodio precedente).
      Il pestaggio serve a Sonny a maturare l’idea di procurarsi una pistola. Potrà averne una in cambio della partecipazione al colpo al market. In quanto alla storia personale di Sonny è fondamentale, a mio avviso, per capire da dove viene il suo modo di interpretare la vita e, come tutto puo’ cambiare quando a una persona “problematica” come lui si offre una chance, (se mai accadrà), oppure si continua a pestarlo e condannarlo.
      Grazie per commento. 🙏 ciao

  9. Mi piace il fatto che sia un racconto molto americano e secondo me riesci a rendere bene l’atmosfera tipica del sud degli States, però proprio per questo ci sono diversi cliché, come l’auto in panne nel deserto o il personaggio della ragazza stupida e frivola. Però il racconto riesce comunque ad avere un suo stile grazie al protagonista, che commette azioni discutibili che però trovano giustificazione all’interno della sua logica distorta. Alla prossima!

    • Buon Giorno Lorenzo,
      grazie, per il tuo commento.
      In quanto ai cliché, in questo genere di storie “Western” sono un po’ il sale. Certo non obbligatori ma piacevolmente utili a rendere certe atmosfere. Ne troverai altri nei prossimi episodi, fai finta di guardare un vecchio film Western; in fondo è un modo per sdrammatizzare perché questo è un racconto non di “cattiveria” ma di spavalderia e disagio sociale-mentale destinato a… vedremo ciao🙏

  10. La galera ha certamente finito di trasformare il nostro Sonny in uno spavaldo fuorilegge. Contrapposto ad un personaggio del genere vedo bene un vendicativo Jimmy, magari anche lui con un burrascoso trascorso alle spalle dopo il pestaggio subito circa due anni prima. Sono curioso di come andrà a finire. Ciao.

  11. Ciao Gibbone,
    un viaggio nella mente di un pazzo, a metà tra il narcisista e il paranoico… La galera lo ha trasformato, gli ha dato sicurezza e lo ha trasformato in qualcosa di peggio, come spesso accade. L’episodio trova una collocazione nel voler dipingere il protagonista, tuttavia avrei fatto vivere a Sonny qualche altra “avventura” prima di arrivare all’odiato Jimmy Gros, che è il punto di arrivo e non di passaggio di questo racconto, almeno a parer mio.
    Credo che la ragazza sia stata stuprata, se così è hai reso bene la mancanza di empatia di Sonny.
    Non credo che Jimmy sia uno da vendetta, magari non sa nemmeno cosa sia capitato alla ragazza; ho votato per la rapina e vediamo che succede.
    Alla prossima!

    • Carissima, come sai l’essere umano può riservare sorprese. Le avventure di Sonny sono appena cominciate e il suo odio è solo il distillato di un disagio mentale che il treno della vita
      se indovina il giusto binario, può guarire. Io mi aspetto grandi cose da Sonny in futuro. Naturalmente sarete voi a indicarmi la strada e vedremo se quel binario riusciremo ad imboccarlo insieme. (p.s. la ragazza ci stava, era stufa del damerino e si è sciolta nelle mani di un vero uomo. Me l’ha detto Sonny 😊) Alla prossima🙏

  12. grazie Lorenzo,
    la prima frase raccontata in forma passiva dal protagonista vuole sottolineare la parziale o totale incapacità del soggetto di controllare gli eventi in cui è coinvolto. Una irresponsabilità, un atteggiamento assolutorio che lo porta a considerarsi una specie di “essere speciale” in mezzo ad una realtà incontrollabile se non con il disprezzo o la violenza. Si potrebbe dire molto in proposito ma mi ripropongo di tornarci col racconto quando Sonny diventerà un “altro” Sonny. grazie, alla prossima.

  13. Ti seguo, l’incipit mi è piaciuto nonostante la scrittura mi sia sembrata un po’ acerba, concordo sul fatto che la frase iniziale è scorretta e andrebbe riformulata. Invece il dettaglio dei tacchini l’ho trovato originale, in particolare mi ha divertito molto l’idea che la ricchezza si misuri in base a quanti se ne hanno 😂
    Tuttavia, da come avevi iniziato, non mi aspettavo che la rabbia del protagonista avrebbe trovato sfogo così presto, vediamo come continuerai. Buon proseguimento!

  14. Ciao Gibbone,
    sono bastate la parola Texas e la foto del profilo ad attirare la mia attenzione. Ho una passione per un certo piccoletto di Oak Cliff, se lo conosci sai di chi parlo 🙂
    La storia mi pare interessante, un bel quadro iniziale sulla cittadina. L’insistere sui tacchini e i culi degli stessi mi è risultata un po’ forzata nel proseguo, ma immagino servisse a dare enfasi alla malattia mentale del protagonista, che un po’ malato mi pare. Uno a cui tutto è stato negato e a cui serve qualcuno su cui scaricare la frustrazione e a cui dare la colpa.
    Direi che lo arrestano, lo dice lui in fondo che lo beccano. Però, potrebbero passare gli anni, potrebbe esserci il processo, non so che strada vuoi prendere, per ora ti seguo e stiamo a vedere come va.
    Alla prossima!

  15. È bello scrivere per divertimento, se ti fa stare bene continua a farlo.
    Non ho capito bene l’inizio “la storia che si è occupata di me Sonny Lion in questo ultimo periodo e che cominciò da sola quando io ero ancora un tipo…” chi è Sony e che vuol dire “la storia che si è occupata di me?”

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