Io odio Jimmy Gros

Dove eravamo rimasti?

Che cosa accade? l'idea piace e si procede; (100%)

si parte in missione

Alla fine trovammo il modo di farmi arrivare al ranch dalla porta principale.
Dopo la devastazione del tornado bisognava riprendere in mano la situazione delle colture e l’idea fu di provare nuove sementi, concimi e fertilizzanti della ditta per cui lavoravo, ditta che mai fino ad allora era stata tra i fornitori di Harrison.
Rose ed Helen avevano convinto Harrison e quindi il mercoledì mattina misi in moto la mia vecchia Ford e, con un carico di campioni e adrenalina mi buttai sulla strada per Harrison Ranch.
La campagna intorno smaltiva i fumi dell’ultima imbarcata di vento, acqua e grandine. A ben guardare qualche piccolo animale selvatico giaceva ancora ai bordi della strada gonfio di gas e di morte.
I campi erano devastati e, in ogni caso, ci sarebbe stato molto da lavorare per ricostruire.
Arrivai dunque all’ingresso del ranch dove la strada attraversava un grande arco in ferro con la scritta “HARRISON” trapassato il quale ti sentivi immediatamente ospite o dipendente. Dovevo lavorare perché così fosse anche in futuro visto che un arco di cerchio con la scritta “GROS” mi procurava dolori addominali al solo immaginarla.
Dopo un buon miglio tra colline a boschetti la strada cominciava a mostrare tracce di passaggio frequente di mezzi agricoli e animali. Si arrivava così alla costruzione principale percorrendo una strada ormai di campagna. Qui il tornado era stato indulgente: tracce di fango sì, ma tollerabili.
Una spianata di generose dimensioni introduceva, come tavola di palcoscenico, il fondale neoclassico.
Una costruzione massiccia con la facciata sostenuta da sei colonne doriche con un ingresso sopraelevato servito da tre ampi gradini. Un breve patio e poi una grande porta a vetri bianca come tutto il resto. ‘Un monumento’, pensai, anche se era proprio così che me l’ero immaginato, e pensai a Rose, al ruolo che si era ritagliato in quella casa difficile da ristrutturare ma certo anche da vivere.
Fermai l’auto a un centinaio di piedi dall’ingresso e poi mi voltai a guardarla: in quel contesto faceva veramente pena.
Salii il primo gradino e la porta a vetri si aprì.
Una donna bellissima apparve sulla soglia e subito dietro lei un giovane dall’aspetto gioviale, che la scavalcò e mi venne incontro con la mano tesa.
«Mister Leon… Sonny! Giusto?»
«Giusto!» Ammisi senza riserve, (non ero in incognito).
«Sono Ted Ryan, consulente, amico e maggiordomo della famiglia», disse con un tono che definire sopra le righe sarebbe limitativo.
«Le presento la nostra regina: msr Helen Harrison, e…benvenuto».
«Benvenuto», sentenziò lei con un limpido sorriso sul volto ovale, i lunghi capelli biondi lisci e una frangia che non nascondeva gli occhi nocciola e qualche piccola ruga precoce.
«Il nostro Ted si è presentato da solo, ma del resto, sarà lui ad introdurla in questa casa azienda di cui conosce ogni aspetto, le sarà molto utile come lo è per tutti noi ogni giorno».
‘Amico o nemico?’ Mi chiesi subito, pur immaginando che me ne sarei accorto presto, e pensai anche che se Helen in sua presenza era così formale nonostante sapesse perché io ero lì, evidentemente non si fidava di lui.
«Il signor Harrison la vedrà subito, confida molto nelle novità che vorrà proporgli».
«Signora, signore vi ringrazio per l’accoglienza. Sono a disposizione. Un momento per favore», dissi retrocedono velocemente verso l’auto da dove trassi un buquet di fiori di campo.
«Uh, un vero gentiluomo texano! Grazie lei è veramente gentile».
Fatto il mio figurone texano portai l’auto in una rimessa che Ted mi indicò e partimmo insieme su un pick-up in direzione signor Harrison.
Il giro fu interessante. Ted si rivelò subito per quello che era; con sfrontatezza e, (devo dire), coraggio mi rivelò chi io ero: Io ero una spia e non avevo chance, Gros era di fatto il padrone: ‘puoi anche tornatene a casa…’.

Mi piacciono le persone dirette, di poche parole, perché sono come me. Lo picchiai sulla testa e lasciai nel letame accanto ad un stalla. Argomento chiuso.
Quella sera il capo mi volle ad una cena con la famiglia, (Lui, Helen, Rose con il suo amico e collega Mallory, ed io).

Tutto perfetto a parte l’assenza di Ted: ‘ha un po’ di mal di testa’, disse Helen.
*
Stavo giusto per lasciare la casa dopo la cena quando un paio di cow boy dopo un raid coi pick-up nel piazzale vollero entrare in casa e lo fecero senza difficoltà perché nulla era chiuso a chiave.
Li lasciammo scorrazzare nell’anticamera, dove ruppero un vaso antico, ma quando arrivarono al primo piano dovremmo affrontarli.
Tirai fuori la mi S&W e sparai un paio di colpi a caso. Quelli si bloccarono ma inopinatamente da una porta interna comparve nell’atrio Helen. Loro tentarono di portarsela via ma sparando ancora feci loro cambiare idea.
«…Di sopra!», disse lei piangendo, così mi precipitai verso la camera di Rose.
Quello che vidi per un attimo mi gelò:
Rose ad un lato del letto imbrattato di sangue, sull’altro lato c’era Ted con un coltello in mano… e poi un lampo di luce mi spense il cervello e più nulla.

la situazione precipita?

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39 Commenti

  • Rieccomi qui, mi spiace essermi perso gli ultimi capitoli ma alla fine li ho recuperati.
    Per quanto riguarda il finale condivido l’opinione di keziarica, ho trovato anch’io frettoloso lo scontro finale, che forse avrebbe dovuto richiedere un capitolo intero. Il lieto fine ci sta, anche se è sbrigativo allo stesso modo e avrebbe potuto essere un po’ più curato.
    Per quanto riguarda il racconto nel suo complesso la mancanza di cura l’ho visto come il difetto principale, sia nell’ortografia che nella sintassi, ma per il resto (storia, personaggi e ambientazione) devo dire che mi è piaciuto, anche perché altrimenti non ti avrei seguito (anche se in effetti devo dire che il capitolo iniziale rimane quello che mi è piaciuto di più). La narrazione dal punto di vista del protagonista non era male, e anche quel tono di cinismo e di disincanto un po’ stile noir è un bel tocco, se ci fosse stata anche quella cura dei dettagli che secondo me è mancata il livello poteva essere alto.
    In bocca al lupo per il prossimo racconto e a presto!

  • Ciao, K. grazie sempre, comunque. Non credo che Sonny apprezzerebbe passare per “femminuccia” infatti lo scontro è, in realtà come quello fra due pugili alla quindicesima ripresa. Dopo una notte come quella tra paura, odio, fango il nostro eroe si butta a ‘ corpo morto’ sull’altro allungato nel fango e vorrebbe divorarlo vivo per quanto lo odia. L’altro fa lo stesso naturalmente e la lotta è per sopravvivere, non per picchiare. Alla prossima storia… Ciaoooo

  • Ciao Gibbone,
    bella l’idea dei due punti di vista. La storia si è dunque conclusa nel migliore dei modi, non ho capito il perché della “zuffa tra femminucce” dei due; abbiamo aspettato tanto che Sonny si rifacesse su Jimmy e alla fine si mordono e si graffiano? Un finale classico e apprezzabile, l’eroe ha avuto il suo arco di trasformazione e ha trovato la sua strada, forse un po’ precipitoso il momento della resa, mi sarei aspettata di più (visto anche il titolo) dall’ultimo scontro tra i due, però il racconto è tuo e la scelta anche 🙂
    In complesso un bel racconto. Spero di ritrovarti presto con qualcosa di nuovo.
    Alla prossima!

  • Ciao… Gibbone.
    Allora, oddio, ora non guardo più al racconto nello stesso modo. Tutto precipita verso la resa dei conti con il caro Jimmy, vediamo cosa accade. Facciamo girare la fortuna e magari, il nostro Sonny, si ritaglierà una vita nuova di zecca.
    Alla prossima!

  • Ciao Keziarica, grazie per le puntuali osservazioni.
    L’accelerazione data al racconto, viene dall’intento di vivere col protagonista, (che racconta in prima persona), quella piega insperata della vita. Lui è come quello che dopo un noioso lungo viaggio in autostrada a 60 miglia orarie con pochi incidentali scossoni, si ritrova in città e tutto intorno si fra frenetico: dovrebbe rallentare ma non può ormai la parola d’ordine è: adrenalina. Aggiungi a questo che io non amo soffermarmi sulla minuziosa descrizione di scazzottate e sparatorie in stile “telefilm” che nulla aggiungono alla sostanza della storia e che davvero poco trovano riscontro nella vita vera. Tutto questo, naturalmente si poteva fare meglio ma io sono solo un “gibbone” e ho molto da imparare.

    • ciao… Fenderman????
      quindi Gibbone sei tu? O no? Tuo figlio? Mi prendi in giro? 😉
      Ho fatto anch’io lo stesso errore una volta, ho risposto al commento a un racconto di Keziarica con l’account della mia amica Allegra… o viceversa, non me lo ricordo. Qualcuno si è anche risentito per questa cosa, che trovo innocente.
      Ma, dimmi un po’, com’è sta storia? 🙂

      • Buongiorno; sono vere tutte e due le cose. Fenderman scrive anche con un’altro profilo ma io sono suo figlio e sono quello che lui ha portato a The Incipit quando mi ha fatto leggere 3×1. Ci siamo dati la regola di non commentare sulla piattaforma i racconti “ di famiglia”. ( Lo facciamo a quattr’occhi).
        😊 Adesso mi viene voglia di scrivere anche io con un nome nuovo, magari spacciarmi per una ragazza e raccontare di un alieno con sei mani che ha tanta voglia di scrivere storie tipo ” Balle Spaziali”, come dice il mio profilo: “per il solo piacere di farlo”. Ti saluto papà che è uscito con un nuovo racconto giallo. Ciao e grazie!🙏

  • Ciao Gibbone,
    A cominciare dalla frase: “Fatto il mio figurone texano portai l’auto in una rimessa”… (che non ho capito) tutto prende una piega precipitosa. Sonny colpisce Ted sulla testa, perché è in combutta coi Gros, ok. Poi la cena e l’irruzione precipitosa dei cowboy che tentano di portarsi via Helen e, infine, Ted ha colpito Rose… Quel che intendo è che, a mio parere, c’è un un bel divario tra la prima parte (molto descrittiva) e la seconda (precipitosa) in poche righe avvengono tantissime cose. Scusa, so che ogni autore è libero di realizzare il suo progetto come gli pare, ma c’è poco equilibrio.
    Ho votato: certo! In fondo mi pare di aver capito che la situazione sia già precipitata 🙂
    Alla prossima!

  • Ciao Gibbone,
    ho l’impressione che in questo capitolo tu abbia cercato di accelerare un po’, di mettere a posto il passato per prepararti a raccontare il futuro prossimo di Sonny; ci sta, è un racconto e ci sono i caratteri imposti a mettere dei paletti. Attenzione a non precipitare le cose 😉
    Ho trovato un po’ confuse queste due frasi:
    “Tutta la casa che visitammo in pochi minuti, era una piccola casa, era stata devastata, ma non dal tornado.”
    “Nuvole di insetti voraci tutt’intorno nel controluce che sembravano milioni.”
    Non è che siano scorrette, sono un po’ ingarbugliate, forse sarebbe bastata qualche virgola al posto giusto… anche le nuvole macabre, guardate dallo sceriffo: io avrei evitato macabre; ma questo te lo dico da lettrice, perché come autrice lo avrei aggiunto anch’io, che amo gli aggettivi alla follia. 🙂
    Aspetto il nuovo capitolo e ti saluto.
    Alla prossima!
    p.s. si procede.

    • Cia, buongiorno, è vero.
      Nella prima frase …era una piccola casa… stava meglio fra due parentesi; in quanto alle “nuvole” che siano “di insetti ” o “macabre” sono le quinte di una tragedia e una, (giusto!), concessione alla passione dell’autore, che dopo averci ragionato un po’ le ha lasciate al loro posto semplicemente perché lui le vede: sono lì, dove e come le descrive. Grazie ancora, alla prossima.

  • Ciao Gibbone,
    eccola, la svolta dell’eroe. A quanto pare la bella Rose ha conquistato il cuore di Sonny… Bene, il capitolo serviva a far varcare la linea, ora occorre una svolta e vediamo come la imposti.
    Ho notato qualche virgola di troppo qua e là e, a dire il vero, un eccesso di informazioni su chi è Rose, sulla sua famiglia e anche su come ha ottenuto la tuta sportiva. I caratteri qui sono pochi, bisogna farne tesoro e lasciare fuori il superfluo.
    Ho votato per un’idea e aspetto di sapere di che si tratta.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, grazie per i puntuali preziosi consigli.
      È vero che, nel dubbio, io la virgola la metto sempre. ( Ma non è detto che sempre ci piglio 😉).
      In quanto a Rose il capitolo ha il suo nome: meritava un po’ di spazio dopo tutto quello dedicato a Sonny.
      Grazie ancora, alla prossima se vorrai 🙏

  • Caro Lorenzo i tuoi commenti sono per me preziosissimi e cercherò di metterli in pratica sempre. È un piacere scoprire i mille dettagli tecnici di punteggiatura che possano dare al lettore il senso di quello che si vuole comunicare. Grazie ancora, migliorerò, lo giuro!
    ciao 🙏

  • La scrittura mi è sembrata un po’ frettolosa, ci sono diversi passaggi che avrebbero potuto essere curati meglio, speciale per la punteggiatura.
    Per esempio: Ero un libero cittadino ex, ex! Detenuto al quale si può chiedere tutto ma senza pregiudizio ”per favore, grazie! “
    Il primo punto esclamativo, messo così, non è corretto così come la maiuscola successiva, mentre prima delle virgolette (spesso messe nel verso sbagliato), per esprimere un dialogo o un pensiero, ci vogliono sempre un punto, due punti o almeno una virgola.
    Poi: — Ma tu sei sempre per caso nei luoghi dove accadono i massacri? Insinuò lo sceriffo […]
    Qui manca il secondo trattino dopo la battuta o perlomeno una virgola, e non ci dovrebbe essere quella maiuscola.
    Sono piccole cose, lo so, però se non vengono rispettate danno un’aria di trascuratezza al testo che sarebbe meglio evitare, perché danno l’impressione che hai scritto di fretta senza rileggere, o che le ignori.
    Comunque il racconto prosegue bene, ormai possiamo dire di essere nel vivo della vicenda. Pur non gradendo particolarmente le storie d’amore ho votato che si innamora perché in questo contesto mi sembra che ci stia bene. Alla prossima!

  • Buongiorno Keziarica,
    “la faccia di chi precipita” è quella tra idiozia e sgomento, totale mancanza di controllo su quello che accade intorno: la faccia di chi si aggrappa alla sedia per tenersi ben saldo al posto anche se è un perfetto idiota il cui massimo desiderio e riempirsi la pancia e “vai così” .
    La scena del salvataggio è come la vive e la racconta e la considera il protagonista: lei portata via “in quattro e quattr’otto ” e poi il tempo sprecato a fare mille inutile domande a lui. Riguardo al tema del racconto, come già detto a Lorenzo, il “racconto” comincia con questo episodio; i precedenti capitoli sono serviti a inquadrare la personalità di Sonny e il contesto in cui si muove.
    Rimane che questa, seppur in brevissimo spazio, è la “storia” della vita di un uomo attraverso gli episodi che l’hanno segnata e incanalata verso dove chi leggerà e Gibbone vorranno. Grazie per il commento e i consigli.
    🙏 ciao.

  • Ciao Gibbone,
    non ho capito com’è la faccia di chi precipita, ma fa lo stesso. Il protagonista, come dice Lorenzo, si muove in situazioni che tra loro hanno a che fare poco, come una serie tv, in cui il filo logico viene seguito a spanne e ci si concentra di più sulle singole avventure del personaggio prinicipale.
    Mi è piaciuta molto la scena dell’inseguimento, un po’ meno la maniera sbrigativa in cui si è conclusa la sequenza del salvataggio, ma è una mia idea.
    Per ora ti saluto e voto per il coinvolgimento.
    Alla prossima!

  • Grazie Lorenzo per la segnalazione (cow boy).
    Giusta l’impressione che si proceda per “flash” scattati ad illuminare una vita che richiederebbe una narrazione molto più organica ed estesa, un romanzo e non un racconto. I primi capitoli soprattutto non possono essere diversi. Ora che conosciamo il protagonista e conosciamo il contesto potremmo anche cambiare registro. 🙏 ciaoo

  • Sempre divertenti i tuoi capitoli, anche se ogni tanto si potrebbe sistemare qualcosa, specialmente per quanto riguarda la sintassi. Piccola segnalazione: le parole straniere non vanno messe al plurale ( quindi “i cowboy”).
    Il racconto in generale mi sta piacendo, solo che mi sta sembrando un po’ frammentario, nel senso che i vari capitoli raccontano storie un po’ slegate tra di loro, non è una cosa negativa però non so se è voluto o meno. Il protagonista però mi piace, per quanto alla fine sia un personaggio negativo!

  • Una cosa non mi é chiara, il ruolo di Sonny nella rapina. Non ha svolto quello di “palo” perché era all’interno del negozio, mi é sfuggito qualche passaggio forse. Comunque vedo un Sonny un po’ meno sbruffone dopo il pestaggio subito. Vediamo come reagirebbe a confrontarsi nuovamente con la legge.
    Ciao.

  • Ciao Gibbone,
    Ma non si doveva vendicare? I proprietari del market sono parenti di Jimmy? Non ho ben capito questo capitolo, spiega ancora un po’ il metro di misura della vita di Sonny, ma non aggiunge molto alla storia… questa è una mia opinione, ovviamente.
    Vediamo cosa accade con il tornado…
    Alla prossima!

    • buon giorno Keziarica,
      la vendetta di Jimmy è consistita nel violento pestaggio
      da parte dei quattro ” amici di Jimmy”, che rivendicano oltretutto l’azione come una punizione per chi si comporta male, (allusione all’episodio precedente).
      Il pestaggio serve a Sonny a maturare l’idea di procurarsi una pistola. Potrà averne una in cambio della partecipazione al colpo al market. In quanto alla storia personale di Sonny è fondamentale, a mio avviso, per capire da dove viene il suo modo di interpretare la vita e, come tutto puo’ cambiare quando a una persona “problematica” come lui si offre una chance, (se mai accadrà), oppure si continua a pestarlo e condannarlo.
      Grazie per commento. 🙏 ciao

  • Mi piace il fatto che sia un racconto molto americano e secondo me riesci a rendere bene l’atmosfera tipica del sud degli States, però proprio per questo ci sono diversi cliché, come l’auto in panne nel deserto o il personaggio della ragazza stupida e frivola. Però il racconto riesce comunque ad avere un suo stile grazie al protagonista, che commette azioni discutibili che però trovano giustificazione all’interno della sua logica distorta. Alla prossima!

    • Buon Giorno Lorenzo,
      grazie, per il tuo commento.
      In quanto ai cliché, in questo genere di storie “Western” sono un po’ il sale. Certo non obbligatori ma piacevolmente utili a rendere certe atmosfere. Ne troverai altri nei prossimi episodi, fai finta di guardare un vecchio film Western; in fondo è un modo per sdrammatizzare perché questo è un racconto non di “cattiveria” ma di spavalderia e disagio sociale-mentale destinato a… vedremo ciao🙏

  • La galera ha certamente finito di trasformare il nostro Sonny in uno spavaldo fuorilegge. Contrapposto ad un personaggio del genere vedo bene un vendicativo Jimmy, magari anche lui con un burrascoso trascorso alle spalle dopo il pestaggio subito circa due anni prima. Sono curioso di come andrà a finire. Ciao.

  • Ciao Gibbone,
    un viaggio nella mente di un pazzo, a metà tra il narcisista e il paranoico… La galera lo ha trasformato, gli ha dato sicurezza e lo ha trasformato in qualcosa di peggio, come spesso accade. L’episodio trova una collocazione nel voler dipingere il protagonista, tuttavia avrei fatto vivere a Sonny qualche altra “avventura” prima di arrivare all’odiato Jimmy Gros, che è il punto di arrivo e non di passaggio di questo racconto, almeno a parer mio.
    Credo che la ragazza sia stata stuprata, se così è hai reso bene la mancanza di empatia di Sonny.
    Non credo che Jimmy sia uno da vendetta, magari non sa nemmeno cosa sia capitato alla ragazza; ho votato per la rapina e vediamo che succede.
    Alla prossima!

    • Carissima, come sai l’essere umano può riservare sorprese. Le avventure di Sonny sono appena cominciate e il suo odio è solo il distillato di un disagio mentale che il treno della vita
      se indovina il giusto binario, può guarire. Io mi aspetto grandi cose da Sonny in futuro. Naturalmente sarete voi a indicarmi la strada e vedremo se quel binario riusciremo ad imboccarlo insieme. (p.s. la ragazza ci stava, era stufa del damerino e si è sciolta nelle mani di un vero uomo. Me l’ha detto Sonny 😊) Alla prossima🙏

  • grazie Lorenzo,
    la prima frase raccontata in forma passiva dal protagonista vuole sottolineare la parziale o totale incapacità del soggetto di controllare gli eventi in cui è coinvolto. Una irresponsabilità, un atteggiamento assolutorio che lo porta a considerarsi una specie di “essere speciale” in mezzo ad una realtà incontrollabile se non con il disprezzo o la violenza. Si potrebbe dire molto in proposito ma mi ripropongo di tornarci col racconto quando Sonny diventerà un “altro” Sonny. grazie, alla prossima.

  • Ti seguo, l’incipit mi è piaciuto nonostante la scrittura mi sia sembrata un po’ acerba, concordo sul fatto che la frase iniziale è scorretta e andrebbe riformulata. Invece il dettaglio dei tacchini l’ho trovato originale, in particolare mi ha divertito molto l’idea che la ricchezza si misuri in base a quanti se ne hanno 😂
    Tuttavia, da come avevi iniziato, non mi aspettavo che la rabbia del protagonista avrebbe trovato sfogo così presto, vediamo come continuerai. Buon proseguimento!

  • Ciao Gibbone,
    sono bastate la parola Texas e la foto del profilo ad attirare la mia attenzione. Ho una passione per un certo piccoletto di Oak Cliff, se lo conosci sai di chi parlo 🙂
    La storia mi pare interessante, un bel quadro iniziale sulla cittadina. L’insistere sui tacchini e i culi degli stessi mi è risultata un po’ forzata nel proseguo, ma immagino servisse a dare enfasi alla malattia mentale del protagonista, che un po’ malato mi pare. Uno a cui tutto è stato negato e a cui serve qualcuno su cui scaricare la frustrazione e a cui dare la colpa.
    Direi che lo arrestano, lo dice lui in fondo che lo beccano. Però, potrebbero passare gli anni, potrebbe esserci il processo, non so che strada vuoi prendere, per ora ti seguo e stiamo a vedere come va.
    Alla prossima!

  • È bello scrivere per divertimento, se ti fa stare bene continua a farlo.
    Non ho capito bene l’inizio “la storia che si è occupata di me Sonny Lion in questo ultimo periodo e che cominciò da sola quando io ero ancora un tipo…” chi è Sony e che vuol dire “la storia che si è occupata di me?”

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