La strana estate al Telescopio Blu

La mia prima volta al Telescopio Blu

La prima volta che varcai la soglia de Il Telescopio Blu mi colpì lo stato di degrado del locale. La scia di chi poco prima aveva sorseggiato una tazza di caffè o il primo bicchiere di vino della giornata rimaneva intatta sui tavoli per una sorta di inerzia ed era divertente immaginare i tratti fisici, l’abbigliamento e i comportamenti ossessivi di chi aveva ordinato e poi abbandonato un caffè viennese con troppa cannella, una cioccolata calda un po’ liquida o un panino dalla lattuga sciupata e il pane gommoso. Non riuscivo ad indovinare il motivo di quel nome che mi sembrava più adatto ad un ristorante e che comunque non suggeriva nessun aspetto di un bar dalla moquette rossa bordeaux e la carta da parati scrostata in alto, vicino al soffitto. A quell’ora nel locale c’era solo un signore con un cane nero, così nero che era difficile distinguere gli occhi se non perchè riflettevano come due piccole biglie la luce del vecchio lampadario che illuminava la sala. Il padrone del cane pareva sulla cinquantina, indossava degli occhiali scuri e interrompeva il suo immobilismo solamente per girare le pagine di un quotidiano appoggiato sul suo tavolo, gesto meccanico che lo faceva sembrare un insetto. Quando mi decisi ad attraversare il breve corridoio di moquette sudicia e corrosa che separava le due file di tavoli del Telescopio Blu era un sabato mattina di metà giugno, avevo ventidue anni e cercavo urgentemente un lavoro. Ad accogliermi al bancone c’era una signora sulla quarantina, bionda e piuttosto corpulenta, dal naso aquilino e tre macchie colorate che corrispondevano a degli occhi e ad una bocca troppo truccati. 

 “Cosa posso fare per te, dolcezza?” mi aveva chiesto, senza smettere di asciugare i bicchieri che tirava fuori da una minuscola lavapiatti.

“Salve, vorrei sapere se avete bisogno di personale”. 

“Che carina. Finalmente un viso fresco. Ti chiamo Loran, il proprietario”.

La donna era scomparsa dietro a una tenda e pochi istanti dopo era riapparsa assieme ad un uomo di media statura, biondo, i cui tratti pronunciati erano compensati da due occhi profondamente apatici.

“Cosa sai fare dietro il bancone di un bar, signorina?” mi aveva chiesto Loran, con una sigaretta in bocca e senza guardarmi in faccia, sistemando invece dei menù che erano stati abbandonati disordinatamente vicino alla cassa. 

“Ho aiutato per anni i miei genitori nel loro ristorante. So lavorare alla cassa e servire ai tavoli. Sono molto veloce ad imparare”. Mentre parlavo sentivo delle voci e delle risate provenire da dietro la tenda, ma non riuscivo a riconoscere la lingua, sembrava un dialetto di origine slava.

Loran continuava a sistemare gli oggetti vicino alla cassa senza guardarmi, con la sigaretta in bocca, tirando ogni tanto una boccata di fumo e lasciando cadere a terra la cenere. 

“Ci serve qualcuno che segua i tavoli. La nostra cameriera si è licenziata da un mese e da sola Elsa non ce la fa a gestire la clientela.” Annuii speranzosa di fronte a quell’affermazione che rendeva il mio contributo al Telescopio Blu una necessità corrisposta. 

“Sembri un tipo sveglio” stava continuando Loran, questa volta osservandomi, ma si era interrotto d’improvviso per il frastuono che proveniva dalla cucina. 

“Scusami un secondo”. Era scomparso dietro la tenda e un attimo dopo le voci si erano zittite. 

Era ricomparso per concludere una frase che inevitabilmente includeva un “ma”.

“Ma non è facile durare qui. Specialmente in cucina.” Si era appoggiato con la schiena sullo stipite della porta della cucina dopo aver spento sulla suola la sua Lucky Strike.

Dovevo sembrare fuori posto in quel locale e credo che Loran lo avesse intuito fin dal primo momento, era sufficiente dare un’occhiata al mio viso ansioso di qualcuno in cui riporre la mia fiducia. 

Il padrone del Telescopio Blu a quel punto mi aveva rivolto un sorriso dal retrogusto amaro e mi aveva risposto “Vieni domani alle 11 per una prova. Maglietta, pantaloni e scarpe nere, mi raccomando. Il grembiule te lo diamo noi”.

Quale sarà l'esperienza della protagonista nel suo primo giorno di lavoro al Telescopio Blu?

  • Non viene assunta. (10%)
    10
  • Viene assunta, ma le difficoltà si palesano immediatamente nei colleghi (30%)
    30
  • Viene assunta, ma le difficoltà non si palesano subito. (60%)
    60

Voti totali: 10

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8 Commenti

  1. Ciao, può essere l’inizio di una commedia, di un triller, di un fantasy o un rosa, o anche un’ avventura; insomma scegli tu come continuare, ( ti confesso che in questo caso propenderei per la commedia.) Anche io ho notato un poi troppe “ed, ad…” e avrei sostituito la “…scia di chi poco prima…” anche se leggo l’intento evocativo, con un più naturale ” traccia di chi poco prima… ”
    Comunque bravissima ti seguo. ciao🙏

  2. Ciao. Mi era sfuggito questo tuo incipit, oggi ho letto il titolo e mi ha invogliato molto.
    Diciamo che le prime difficoltà si palesano nei colleghi.
    Il testo è piacevole e ben scritto, mi permetto solo di consigliarti di fare un po’ più di pause (la prima parte è una successione ininterrotta di lunghi periodi, ricchi di dettagli, senza a capo, senza cesure) e di ridurre l’uso delle d eufoniche che appesantiscono la lettura (bisognerebbe usarle solo tra vocali identiche).
    Come la tua protagonista, voglio sapere anch’io perché il posto si chiama così 🙂

  3. Ciao e benvenuta! 😊
    Quest’incipit mi incuriosisce, seguo per vedere come continua.
    Mi sembra che tu scriva bene e abbia gusto, forse ogni tanto c’è un eccesso di informazioni, molte cose potrebbero essere dette con meno parole o lasciate all’immaginazione del lettore, ma per il resto penso che tu sia brava e che valga la pena continuare a leggerti.
    Voto “Viene assunta ma le difficoltà non si palesano subito”. Spero di rileggerti presto!

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